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Lo sport italiano racconta e si racconta. Un’analisi tecnica e capillare per fotografare lo stato di salute del movimento e per valutare punti di forza, criticità e prospettive. Questo l’obiettivo degli Stati Generali che si sono aperti oggi nel Salone d’Onore del CONI: due giorni di approfondimento e di riflessioni con 5 sessioni – come i 5 cerchi olimpici – sviluppate anche grazie a specifiche tavole rotonde, chiamate ad animare il confronto tra illustri relatori. Due i precedenti, con un’altra denominazione: Conferenze Nazionali dello Sport, che si svolsero nel 1982, con Franco Carraro Presidente del CONI, e nel 2000 con Giovanni Petrucci al vertice dell’Ente. E’ la prima volta che il CONI organizza l’iniziativa, di norma convocata dal Ministero.

 

La prima sessione – colorata d’azzurro come il tratto cromatico distintivo dello sport italiano - e moderata dal Direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, è stata incentrata sul tema: “Sport che unisce, condivide valori e riconosce regole”.

 

stati generali sport foto mezzelani pagliaricci gmt046I lavori sono stati aperti dal Presidente Malagò: “Saranno due giorni significativi, alla presenza di tutti gli stakeholder del nostro mondo. Partiamo dal presupposto che questo Ente è cambiato molto negli ultimi tempi ma ritengo necessario che debba fare ancora di più nei prossimi anni. Mi sembra che il nostro mondo sia pronto ad accettare le riforme, non è vero che è ancorato a privilegi o a posizioni pregresse. Il nostro obiettivo è promuovere lo sport sul territorio ma ci sono 2 cose che non possiamo fare: il primo è legiferare e quindi dovremmo sempre fare riferimento al Parlamento. La seconda cosa è legata al fatto che nella Costituzione non c’è la parola sport e nello statuto del CONI non c’è la parola scuola. Sulla scuola ha cominciato Petrucci a pianificare investimenti perché non potevamo rimanere sordi al cospetto delle problematiche del settore. Sappiamo che dobbiamo fare di più e spero che la prossima legislatura chiarisca questo equivoco, sul numero delle ore e sul coinvolgimento del CONI. Siamo in tante cose i primi della classe, in altre meno. Su una cosa siamo i numeri uno: vigiliamo su più discipline sportive, siamo a 385. La storia dell’Italia non è confrontabile con quella di altri Paesi. Dobbiamo però aggregare risorse, indipendentemente da quello che succederà. Oggi abbiamo un quarto dei contributi rispetto al CONI di 20 anni fa. Non è sufficiente l’attività di implementazione che pure ha avuto un grande successo e un grande riscontro. A oggi – nonostante alcune situazioni difficili - nel 2017 abbiamo vinto 140 medaglie complessive a livello mondiale ed europeo: in proiezione Tokyo 2020 abbiamo invece vinto 35 medaglie, di cui 15 ori. Sono numeri importanti, che rendono merito a un modello ma vogliamo migliorarci. Ringrazio chi mi ha preceduto e spero che, tutti insieme, si possano trovare gli elementi per crescere ancora”.

 

Il Direttore Generale del CIO, Cristophe De Kepper, ha voluto tributare – con la propria presenza – il riconoscimento del movimento olimpico al CONI: “E’ un grande piacere essere qui in questa grande occasione. E’ una cornice prestigiosa, con i vertici dello sport italiano che saluto, vedo tanti amici, a cominciare dai membri CIO. Questa è una grande opportunità per affrontare le sfide del futuro. Il movimento olimpico si sta evolvendo, anche per assecondare le passioni giovanili. Siamo alla vigilia dei Giochi di PyeongChang. Stiamo guardando al futuro e serve il contributo di tutte le realtà che fanno parte del nostro mondo per cogliere le sfumature che devono orientare con intelligenza la nostra attività salvaguardando la tradizione. Le prossime sfide sono quelle legate all'uguaglianza di genere, al contrasto del doping e del match fixing, anche per lanciare segnali importanti ai giovani. Ci siamo riuniti più volte: per noi è fondamentale valorizzare la sostenibilità e la legacy dei Giochi, siamo in una nuova epoca. Per proteggere gli atleti si può immaginare una realtà di controllo indipendente. L’Italia è importante per lo sviluppo del movimento olimpico, e sono sicuro che contribuirà a sviluppare il nostro progetto futuro con la passione che da sempre la caratterizza”.

 

Il Presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, ha aperto il suo intervento con una citazione di Pietro Mennea nel racconto del record del Mondo del 1979. “Come ho ricordato a febbraio la prima indagine sulla pratica motoria in Italia risale nel 1959 ed era un’attività per pochi (circa 1 milione 230 mila persone) e al primo posto c’era la caccia. Oggi sono oltre 20 milioni i soggetti che fanno attività fisica e la percentuale femminile è salita al 40%: sei ragazzi su 10 e una ragazza su due praticano sport in modo continuativo: il calcio è l’attività più praticata. Le nuove generazioni mostrano attività di partecipazione superiore e gli stili di vita sono più salutari. Accanto agli sport più tradizionali emergono le nuove discipline, con fitness, arti marziali e danza tra gli altri. Lo sport oggi è una attività meno strutturata rispetto al posto. Più di quattro persone su dieci a sport in autonomia e in spazi aperti. Si fa pratica soprattutto per passione e per mantenersi in forma. Non sempre l’attività è accessibile a tutti, circa il 30% giudica poche adeguate le strutture in cui pratica sport, nel Mezzogiorno la percentuale supera il 50%. I comportamenti sedentari sono più diffusi nel Sud e tra le famiglie economicamente più svantaggiate. Uno degli elementi caratteristici del movimento sono i volontari: 9 su 10 in modo gratuito. I giovani tra i 10 e i 24 anni che hanno interrotto la pratica lo hanno fatto per mancanza di tempo o per motivi di studio, in modo minore per mancanza di interesse. L’età critica per i maschi è tra i 20 e i 24 anni, per le femmine questo accade intorno ai 18 anni. Tanti i potenziali sportivi: 2 milioni lo praticherebbero se disponessero di tempo tra i 35 e i 54 anni. Siamo ancora sotto la media europea per almeno 150 minuti considerato come standard: è un ritardo che dovremo colmare perché è sempre più dimostrato l’effetto protettivo per la salute se si fa sport. Senza dimenticare che la pratica motoria è un’occasione di inserimento e di partecipazione, anche per i ragazzi migranti. Lo sport vuol dire intrattenimento: oltre 15 milioni hanno dichiarato di aver assistito almeno a una manifestazione sportiva nel 2015. Nelle nostre indagini è emerso che oltre il 50% considera pericoloso il ricorso al doping. Lo sport non solo crea ricchezza e posti di lavoro ma contribuisce a ridurre la pressione sulle spese sanitarie del settore pubblico. Abbiamo criticità su accessibilità e miglioramento di impianti e di attrezzature, ma sono sicuro che il mondo sportivo ne sia consapevole. E sono sicuro che correrà veloce il vostro mondo, come Mennea nel 1979”.

 

Tra i relatori anche, Nerio Alessandri di Technogym: “La cultura del mens sana in corpore sana ci ha animato. Il nostro Paese ha una opportunità straordinaria, di poter affermare attraverso i suoi valori e il suo potenziale, lo sport come stile di vita. C’è un tema di sostenibilità, perché le malattie croniche hanno un impatto sulla spesa pubblica importante e noi, come Nazione, stiamo invecchiando. Di fronte a questo scenario, che ogni anno vede 50 miliardi di spese per lo Stato derivanti dalla malattie, dobbiamo lavorare per stare bene perché conviene. Wellness Valley è stato un progetto accarezzato: in Romagna abbiamo creato un laboratorio per mettere a sistema questi valori. Dopo 10 anni i risultati sono estremamente positivi. In Romagna l’indice di movimento è il 10% più del resto dell’Italia. Abbassare il 10% delle malattie aumenta di un punto percentuale il PIL. Abbiamo credibilità su questo tema, è una legacy che ci inorgoglisce. L’Italia ha bisogno di regole, di una normativa che va oltre lo sport. C’è un mondo di milioni di persone che va messo a sistema. Siamo in totale confusione perché ci sono regole diverse in base alle Regioni in cui si sviluppa attività, a livello fiscale e in altri ambiti. La Wellness foundation ha verificato che si può fare: può diventare il più grande bacino di benessere. Lo sport non può essere uguale per tutti, bisogna stabilire come esplicare l’attività in base al soggetto che lo pratica. Possiamo creare un’economia dello sport attraverso sani stili di vita, abbiamo le credenziali e le possibilità. Non possiamo lasciarsi sfuggire questa opportunità. Stare bene conviene, e il discorso vale per tutti i comparti del Paese”.

 

Il Ministro dello Sport, Luca Lotti: “Grazie a Malagò per aver organizzato questa due giorni di dialogo e di confronto. Questa occasione arriva in un momento particolare, non solo perché ci stiamo avvicinando ai Giochi Invernali ma per la situazione che vive lo sport. E’ un momento di analisi, anche in considerazione del fatto che sono a un anno dall’inizio del mio mandato. Per la prima volta, in una Legge di Stabilità, si parla esplicitamente di sport con un pacchetto di interventi previsti specificatamente. Anche a livello normativo, nonostante sia solo un punto di partenza. Tante cose sono state fatte, a cominciare anche dallo stanziamento previsto per “Sport e Periferie”, alla no tax area per i dilettanti, fino ad arrivare ai progetti tra sport e scuola, con le varie Federazioni: i due mondi si stanno riavvicinando. Penso anche all’iniziativa dei corpi sportivi universitari che nulla tolgono ai gruppi sportivi militari. E infine penso al fondo maternità per le atlete e al supporto per gli eventi nel nostro Paese, perché sono traino per il Paese. E’ il momento di considerare questo concetto culturale per affermare lo sport come categoria di serie A, come fattore economico al centro della discussione e al centro della prossima legislatura. Dovremo essere pronti ad accettare la sfida per riformare. Non possiamo tirarci indietro, la politica, il mondo delle Federazioni non possono non farlo. E’ il momento più fertile. Saranno due giorni fondamentali per consegnare al nuovo Governo una riflessione ampia, a livello sociale e culturale. Il rapporto con la scuola va rivisto: i due mondi devono dialogare e devono interagire in modo sempre più proficuo. Dobbiamo essere pronti a trasformare in realtà quello che siamo pronti a fare. Le norme: abbiamo fatto interventi settoriali, è arrivato il momento di rivedere l’impianto generale. Arriverà nei prossimi giorni, oltre alla legge sui mandati, una politica pronta ad affrontare questo argomento”.

 

La sessione si è conclusa con una tavola rotonda “Sport che unisce, riconosce regole, condivide valori”, alla quale hanno partecipato Raffaella Masciadri, Presidente della Commissione Atleti del CONI, Franco Carraro, Mario Pescante e Ivo Ferriani, membri CIO.

 

Raffaella Masciadri: “Sono il Presidente di una Commissione Atleti, che a livello internazionale è nata nel 1981. Oggi la Commissione è un organo permanente consultivo e rappresenta tutte le problematiche che riguardano gli atleti. L’obiettivo è collaborare con il CONI, per creare anche linee guida per gli atleti in attività e a fine carriera. Operiamo a stretto contatto con tutte le Federazioni. Stiamo lavorando sui progetti con un focus particolare sulla scuola: è fondamentale l’aspetto formativo per la nostra categoria perché crediamo fortemente nel fatto che al termine dell’attività agonistica sia fondamentale avere una base per inserirsi nel mondo del lavoro, magari proprio nel nostro movimento. E’ partito il bando “atleta eccellente”. Un altro elemento importante è la Dual Career che mira a favorire l’aspetto di inserimento professionale e stiamo sviluppando percorsi anche a livello di supporto finanziario come l’accordo con la FEDUF. Capitolo Donne e sport: abbiamo partecipato a un tavolo tecnico per la creazione del fondo maternità per le atlete. E’ un traguardo storico per lo sport al femminile, veder riconosciuto questo diritto. Speriamo si possa dare presto lo storico annuncio. La partecipazione olimpica, pari al 10% nel secondo dopoguerra è cresciuta esponenzialmente: a Londra 43% e a Rio 46%. A livello dirigenziale c’è ancora da lavorare, ma il Presidente Malagò sta facendo molto. Oggi il CONI ha un Vice Presidente come Alessandra Sensini e sempre più presenze a livelli apicali nelle varie realtà, ma bisogna fare sempre di più. Siamo felici anche dell’investitura di Tania Cagnotto nei COE”.

 

Franco Carraro: “Plaudo all’iniziativa di Malagò per aver promosso queste due giornate di riflessione. Parlare del programma olimpico, dopo la relazione del Direttore Generale De Kepper, dimostra che il nostro movimento è straordinariamente attuale. A Tokyo si arriverà al 48% di presenze femminili. Abbiamo vincoli, 17 giorni di gare, 310 competizioni circa e 10.500 atleti partecipanti, con la maggior parte di loro stanziate al Villaggio Olimpico, una delle prerogative fortissimamente volute dal CIO. L’altra peculiarità dei Giochi è che non ci sono pubblicità nei luoghi di gara. Il CIO vuole salvaguardare la tradizione e contestualmente guardare al futuro, cercando di intercettare le passioni dei giovani. A Rio sono stati introdotti il golf e il rugby a 7, a Tokyo in più ci saranno 5 sport – caratteristici solo di quell’edizione: in base all’Agenda 2020 ogni Paese ospitante può proporre quel numero di discipline. Quindi vedremo baseball e softball, karate, skateboard, arrampicata e windsurf. Abbiamo avuto un successo nella questione delle donne, stiamo cercando di seguire le passioni dei giovani: tutti sappiamo che il 90% dell’interesse olimpico si concentra su una dozzina di sport. Gli inserimenti sono importanti ma attirano una parte minoritaria rispetto al contesto generale. Il CIO vuole favorire il contrasto al doping e il rispetto dell’universalità. Cerchiamo di adeguarci pensando allo sport. Di attività che richiedono una grande preparazione ce ne sono tante. Lascerò il CIO nel 2019 come membro effettivo, spero di rimanere come onorario ma non credo che sarò ancora vivo quando alcune cose di cui si parla diventeranno reali. I Giochi rimangono la più grande manifestazione sportiva in assoluto”.

 

Emozionante l’intervento di Mario Pescante: “Complimenti a Malagò per aver aperto questa finestra su un mondo così variegato e pieno di realtà. Universale, appunto. I nostri obiettivi: abbattimento barriere, solidarietà, tolleranza, convivenza pacifica dei popoli. In questo contesto il CONI ha dato un contributo straordinario. Mai, come nella presidenza Malagò, si è parlato di Giulio Onesti. Lui è stato un precursore, la prima prodezza fu la partecipazione a Londra 1948, perché non si voleva la presenza dei Paesi che avevano avuto un ruolo particolare nel contesto bellico. Fu lui a sostenere, con Andreotti, la necessità di partecipazione e ci riuscì. Regalò i Giochi di Cortina prima e quella di Roma successivamente. In campo internazionale ha inventato la diplomazia sportiva, l’Associazione dei Comitati Olimpici e la solidarietà olimpica. Ha tracciato una strada. Abbiamo avuto 5 membri del CIO, ora ne abbiamo 3, e ne avremo meno in futuro. Carraro lascerà nel 2019, io oggi tengo l’ultimo discorso perché lascerò il Comitato Olimpico Internazionale a fine anno. Nei confronti del CIO siamo sempre stati leali, in ogni circostanza. Lo abbiamo sostenuto quando c’erano implicazioni politiche, andando sempre oltre. C’è stata una collaborazione totale. Sono osservatore nelle Nazioni Unite per conto dell’organismo. Questo anno è stato il più difficile nella storia del CIO. Ce ne sono stati tanti di problemi, per quello che è il contesto internazionale. E’ uno scenario instabile e in questo tritacarne è entrato anche il Comitato Olimpico Internazionale. Candidature che scompaiono, referendum tutti negativi, il caso di Roma è stato penoso aggiungo io e la risposta più importante è arrivata in questi giorni, con il Sindaco di Torino che chiede di riorganizzare una nuova edizione dei Giochi dopo quelli del 2006, dimostrando che non è vero che la manifestazione distrugga le città. Siamo rimasti con 2 candidature, Parigi e Los Angeles, per i futuri Giochi Estivi. Per questo sono state attribuite insieme le due edizioni. La tregua olimpica fino a oggi era un discorso retorico, pindarico. L’Assemblea delle Nazioni Unite ha deciso di portare una mozione “Sport come strumento di pace” in Corea del Sud ed è passato all’unanimità, compresi gli Stati Uniti: 156 Paesi hanno sottoscritto, la Corea del Nord non si è opposta. Per quanto riguarda le regole alcuni problemi rimangono. Sul doping, tema delicatissimo, il CONI può essere di esempio. La vicenda che ci lega a questo argomento risale ad anni fa e comportò le dimissioni del vertice dell’Ente per responsabilità oggettiva per lo scandalo del Laboratorio Antidoping. Abbiamo raccolto il testimone di Giulio Onesti e siamo certi di aver fatto il nostro dovere e ho avuto l’onore di ricoprire anche il ruolo di Vice Presidente. Dobbiamo passare ora questo testimone a un altro dirigente, che dimostri quanto sia forte questo mondo: lo vorremmo consegnare a Giovanni Malagò”.

 

La tavola rotonda è stat chiusa dalla testimonianza di Ivo Ferriani in vista degli imminenti Giochi Olimpici di PyeongChang: “Ho avuto la fortuna di crescere nello sport. I Giochi Invernali mi hanno permesso di costruire un know how importante, soprattutto Torino 2006. PyeongChang è pronta ma la Corea è lo spartiacque tra presente e futuro. La sostenibilità è un dovere, la legacy un pilastro fondamentale. L’Italia ha bisogno di nuovi modelli, partendo sicuramente dagli atleti. I Giochi sono un’opportunità, anche economica. Possiamo pensare di ospitare quelli invernali, per creare le condizioni migliori per portare a compimento un progetto virtuoso. Potrebbero essere un momento importante, anche per fare tesoro delle esperienze del passato. Abbiamo bisogno di sognare. Con questi nuovi presupposti legati alla candidatura possiamo davvero fare bene. Anche per il futuro dei nostri giovani e a un’Italia che vuole fare cose grandi”.

 

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