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DSALa sesta, la settima, l'ottava, la nona e la decima sessione - che hanno chiuso i lavori degli Stati Generali - sono state caratterizzate dagli interventi dei rappresentanti delle Discipline Sportive Associate, degli Enti di Promozione Sportiva, dei Comitati Regionali e dei Delegati Provinciali e delle Associazioni Benemerite.

SESTA SESSIONE – DISCIPLINE SPORTIVE ASSOCIATE

 

Donato Antonio Milano (Federazione FIKBMS): rappresentiamo circa 260mila tesserati e 5mila società certificate e otteniamo risultati di alto livello enormi e ancora oggi non capisco la differenza una DSA e una FSN. Tutto ciò è basato sul volontariato. Lavoriamo con applicazione e una programmazione decisa e siamo spinti da passione. Questa non è una riforma ma un intervento a gamba tesa. Se si fosse trattato di riforma avremmo dovuto leggere qualcosa all’interno del dossier. Ma il dossier è vuoto. Il nostro Presidente Malagò è il nostro faro e tale resterà qualsiasi cosa accada. Questo è un intervento politico a gamba tesa. Ho atteso 47 anni per mettermi addosso lo stemmino del CONI e col cavolo che me lo faccio togliere. Sono pronto a sfilare con i gilet tricolori. Scriviamo bene questa norma affinché non diventi Sport e salute e massaggi dei piedi.

 

Enzo Casadidio (Federazione FIGeST): Appartengo ad una federazione che ha all’interno 19 discipline. Faccio parte delle DSA e condivido lo scudetto del CONI. Chiediamo di rivedere il rapporto con gli Enti di Promozione e le Federazioni Sportive Nazionali. Abbiamo tanti riconoscimenti ma chi ci salva da quelle pseudo federazioni lucrative? Volgiamo difendere il nostro mondo e dire alla politica cosa significa essere una federazione e fare lo sport. Noi siamo sul territorio, su 70 province. Compiamo uno sforzo immenso e non vogliamo che tutto ciò venga buttato via. Noi vogliamo vivere, non sopravvivere.

 

Stefania Lenzini (Presidente FITw): Si dice che non vogliamo accettare una manovra perché non siamo disposti al cambiamento, ma io sono l’esempio vivente di chi ha voluto accettare le sfide. E come me ce ne sono tante di persone. Sono l’unico Presidente donna e sono fiera che in Consiglio Nazionale ci siano altre donne – tra i tecnici e le atlete - che rappresentano il mondo dello sport. Questa manovra ci sta disorientando e il disorientamento crea vuoto. Non abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a tutelare sport di base. Noi siamo lo sport di base. Io mi sento nella casa dello sport sotto l’egida dello scudetto e dei cinque cerchi e da nessuna altra parte posso sentirmi nella casa dello sport. Siamo in un momento in cui qualcuno ha deciso di appropriarsi di un’identità che non dobbiamo farci togliere.

 

Ariano Amici: Alcuni anni fa festeggiavamo i 100 anni del CONI e oggi si parla di Sport e Salute. Non voglio dire che tutto ciò che è stato fatto sia stato fatto bene, avremmo potuto infatti riformarci da soli.

 

Vincenzo Drago (Presidente FIWuK): Le linee guida che il Governo ci sta sottoponendo presuppongono un approccio di tipo politico, non è vero che la politica non debba occuparsi dello sport. Lo sport si occupa di politica quando si occupa ad esempio di disagio sociale, vanno di pari passo. Lo sport deve rappresentare i propri interessi. Il dialogo che vogliono è di tipo politico e questo dobbiamo dargli. In questo momento la politica combatte i centri di potere, usciamo allo scoperto, facciamo noi politica dello sport. Spero che in questa contrattazione tutte le federazioni siano rappresentate e non ci siano associazionismi di federazioni che vanno per i fatti loro. Vorrei che il Presidente Malagò si faccia garante nell’interesse di tutti.

 

Carlo Bordini (Presidente FID): Grazie al modello CONI qui ci siamo sentiti a casa. Ci sentiamo parte completa del CONI ed eravamo anche noi dal Presidente della Repubblica con i campioni delle altre federazioni. Se ciò ci permette di migliorare, non ci spaventa questa riforma. Con l’impegno che ci siamo dati Presidente Malagò porta lo sport a dama affinché possa vincere la passione.

 

Sergio Anesi (Commissario FISO): Sono preoccupato di questa riforma? Sì, sono preoccupato per come ci è stata proposta e sono perplesso per alcune assenze oggi. Vorrei dire al Governo che cercare di fare più grande lo sport italiano significa riconoscere la sua grande storia. Il modello Italia ha dimostrato di saper funzionare, sarà da correggere ma non da cancellare. Occorre migliorare e cambiare attraverso proposte che diano pari identità. Abbiamo un solo modello virtuoso da migliorare ma da difendere con i denti: il CONI.

 

Andrea Mancino (Presidente FIBS): Ci dicono che nulla cambia e allora di cosa stiamo parlando? Viene fuori una certezza: cioè che il tentativo di cambiare nome ad una società esistente sia il tentativo di svuotare il CONI di competenze. Il problema non sono i 411 milioni di euro. Questa non è una riforma. Una riforma prevede un’idea, un progetto, una conoscenza. Mi dispiace ma non ho visto nulla di tutto ciò. Basta considerare le DSA come discipline a parte, noi siamo federazioni sportive. Si dice che dobbiamo investire sulle associazioni, sulla scuola, ma stia sereno l’onorevole Valente: la mia federazione già investe nella scuola e nelle attività giovanili. Noi nelle scuole ci siamo il problema sono le scuole che non hanno spazi e risorse. Hanno detto che il sistema non si vuole riformare ma questa gestione del CONI ha avuto la capacità di affrontare sempre il problema. Siamo passati da 7000 a 386 discipline, questo vuol dire che il CONI sa autoriformarsi. Noi non ci identificheremo mai in un soggetto diverso dal CONI.

 

SETTIMA SESSIONE – ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA

 

Damiano Lembo (Presidente US ACLI): Mi sento abbastanza rincuorato da ciò che ho sentito questa mattina. Grazie a questi Stati Generali è stata data una libertà piena di interventi a tutti i soggetti del mondo dello sport. Questo è un grande segno di apertura. È un bel risultato quello che abbiamo vissuto questa mattina. Nel report della commissione per la catalogazione delle discipline si auspica di valutare l’impatto sociale delle attività sportive e ciò dimostra la sensibilità di questo mondo su questo argomento.

 

Vincenzo Manco (Presidente UISP): Sono fermamente convinto che lo sport è cultura, ma non esiste una definizione di sport in questo paese. Cosa vuol dire sport in questo Paese alla luce di un’abbozzata riforma? È evidente che la domanda di sport si sia modificata, ed è così anche nel mondo olimpico. Ma voglio anche discutere se Sport e Salute sia la medicalizzazione della pratica sportiva. La scuola? Noi vogliamo continuare ad approcciare l’alfabetizzazione, c’è un problema anche nostro, ma c’è tutta una prateria che va messa sul tavolo a partire dall’unicità e dall’unitarietà del sistema sportivo. Occorre costruire una piattaforma dove tutti ci si rivede.

 

Bruno Molea (Presidente AICS): Ormai la legge c’è, proviamo a capire l’idea. Ragioniamo sul futuro. Da Giorgetti e Valente c’è stata un’apertura ed è un elemento nuovo. Per governare una nave così complessa servono competenze. Queste due persone, anche per colpa nostra, hanno ritenuto di dover costruire le condizioni di un nuovo governo. Forse dico che se fossimo stati in grado di anticipare e spiazzare certe strategie politiche saremmo stati qui in condizioni diverse. Oggi siamo costretti a rincorrere, ma io credo che ci sia lo spazio. Gli Enti di promozione non sono la feccia dello sport, forse hanno all’interno alcune associazioni che vanno messe in riga. Dobbiamo avere il coraggio di fare squadra ed essere propositivi nella direzione che questa legge ha tracciato per avere il danno minore. Dobbiamo dimostrare che c’era bisogno di fare riforma ma farla in maniera diversa e siamo pronti a lavorarci. Diversamente la musica la suoneranno solo gli altri.

 

Luigi Musacchia (Presidente LIBERTAS): La Libertas condivide il concetto di autonomia dello sport. Se lo sport non è inteso come cultura c’è aspetto solamente campionistico, ma c’è un grande segmento della popolazione italiana che vorrebbe partecipare ad un’attività sportiva. Occorre una politica sportiva che persegua degli obiettivi che individuino con chiarezza chi fa che cosa.  Il CONI e le Federazioni hanno ottenuto degli ottimi risultati, ma circa 8 milioni di sportivi costituiscono un bacino di domanda latente. Serve una legge quadro che fissi con chiarezza le competenze e dica con chiarezza chi è dilettante, che preveda l’espansione dell’impiantistica e la piena fruibilità degli impianti esistenti.

 

Marco Perissa (Presidente OPES): Ho ascoltato con attenzione le parole del Governo e devo dire che le condivido quando si parla di prevenzione e dell’attività scolastica. Ma ho un dubbio. La burocrazia di cui parlano è colpa del CONI? Ristrutturare l’impiantistica è una prerogativa del CONI? Anziché riformare lo sport perché allora riformano il CONI? Ho un dubbio semantico: dovremmo spiegare che una riforma è un progetto normativo strutturato. Un emendamento alla finanziaria è invece un intervento economico nell’ambito delle controllate dello Stato. È legittimo ma è diverso. La mia preoccupazione è che la possibile incompiutezza del processo di riforma sia pagata dagli utenti finali: i bambini e genitori che fanno sport nelle periferie. Serve vigilare sul Governo, c’è stata un’apertura apprezzabile ma il mondo dello sport ce l’abbiamo noi. Va bene la collaborazione, assumendoci la responsabilità di vigilare sull’effettivo funzionamento della macchina. 

 

Lorenzo Lentini (Presidente CUSI): C’è il pericolo che venga minata l’autonomia dello sport universitario. Per l’ente che rappresento mi sono posto un interrogativo: chi siamo e cosa rappresentiamo? La risposta mi piace affidarla ad una metafora: la terza camera dello sport italiano. La prima le federazioni sportive, la seconda è lo sport per i disabili, la terza sono gli Enti di Promozione. Il CUSI da oltre 70 anni riveste un ruolo di federazione di servizio dello sport e dell’università. Rivendichiamo il nostro ruolo all’interno dello sport e al servizio degli studenti.

 

OTTAVA SESSIONE – COMITATI REGIONALI

 

Paola Mora (Presidente CONI Trento): “Mi piacciono gli Stati Generali che danno voce alla base che si rinnova e che si pone come attore. L’unico rammarico è che qui manchino gli attori principali. Venire a chiederci delle proposte quando la legge è stata approvata mi sembra una correzione in corso d’opera. Lo sport parte dalla base. Non possiamo dividere sport in compartimenti stagni. Oggi chiedo l’unità dello sport dalla base alla preparazione olimpica. Se cambia lo sport cambia la società italiana e non possiamo permetterlo senza il nostro contributo. Perché quando si parla di soldi dobbiamo cancellare il nome CONI? Ci accusano che lo sport è autoreferenziale e si sta allargando troppo ma il CONI ha presidiato dei vuoti lasciati da altri. Questa non è una colpa. Mai come in questo momento dobbiamo dimostrarci uniti”.

 

Oreste Perri (Presidente CONI Lombardia): Sono stato insegnante di educazione fisica che era considerata una materia era di serie B. La ginnastica era un intervallo guidato. La riforma all’interno del CONI ha sviluppato le conoscenze e le competenze ed oggi parlare di sport fuori dal CONI non dà il livello di competenze che ci sono qui. Oggi questa riforma è legge e noi sappiamo muoverci nel rispetto delle regole. Andiamo avanti sfruttando le nostre competenze”.

 

Piero Paolo Marchiando (Presidente CONI Valle d’Aosta): “Il mondo dello sport non è contrario al cambiamento, è abituato. Agonismo vuol dire confronto con gli altri. Questo confronto avviene in un mondo che oggi è basato su una forte democrazia e volontarismo. Il nostro mondo, nonostante le problematiche del Paese, sta proficuamente lavorando per lo sviluppo dello sport anche nelle scuole. Non si può fare uno spezzatino delle competenze fondamentali acquisite”.

 

Gianfranco Porqueddu (Presidente CONI Piemonte): “C’era bisogno di questi Stati Generali per far capire ai nostri governanti che c’era bisogno di un confronto. Sarebbe stato interessante che ascoltassero tutte le voci del territorio perché di territorio non ho sentito parlare dai Sottosegretari. Il CONI tramite le sue strutture territoriali ed assieme alle Federazioni, alle DSA, agli EPS consente di ampliare la base di praticanti e favorire la ricerca del proprio talento che se ben guidato può trasformarsi in una nuova medaglia olimpica. Il territorio è uno dei pilastri essenziali del Comitato Olimpico. Se le medaglie sono arrivate è merito della capacità del CONI di favorire la cucitura e la coesione sociale”.

 

Antonio Micillo (Presidente CONI Liguria): “Se stiamo qui a parlare di territorio è merito del Presidente Malagò. Lo sport è democrazia, autonomia e competenza. Il grande valore del CONI sono le risorse umane. Avrei voluto qui davanti i due Sottosegretari. Hanno fatto degli interventi interessanti, ma visto che parlano di troppa burocrazia perché non ci danno la semplificazione burocratica?”

 

Maurizio Condipodero (Presidente CONI Calabria): “Ho il timore di vedere morire la nostra indipendenza. Bisogna trovare le soluzioni a un momento scellerato. Un emendamento ha cancellato un secolo di storia. Siamo 12 milioni, spero che lo sport resti sempre una metafora della vita”.

 

NONA SESSIONE – DELEGATI PROVINCIALI

 

Elena Avallone (delegato Trapani): “Essere sportivi vuol dire conoscere gioco e le regole. Abbiamo alcuni aspetti di difficoltà. C’è la necessità di ribadire l’importanza del termine scuola che non c’è nello statuto del CONI e del termine sport che non è nella Costituzione. I valori sportivi sono ancora relegati come aspetti secondari nella nostra società. Autonomia non vuol dire anarchia, rivendico con forza delle regole da riscrivere per il CONI, per un futuro sognato e non segnato da chi vuole solo giocare in maniera autoreferenziale”. 

 

Antonio Bonetti (delegato Parma): “Per me cambia tutto. L’immagine sul territorio è un po’ sbiadita, nonostante ciò sono orgoglioso della storia e dell’autorevolezza del CONI. Con Sport e Salute mi sentirei rappresentante di una beauty farm, ma questi rappresentanti vengono pagati”.

 

Giuseppe Canzone (delegato Palermo): “Dobbiamo prendere atto che c’è stata una sottrazione di cassa, un’appropriazione indebita”.

 

Michele De Simone (Caserta): “Quando si parla di sport si parla di territorio e il territorio è il luogo degli affetti e dell’entusiasmo”.

 

Claudia Giordani (Milano): “Auspico una maggiore apertura anche alle donne, sempre sotto il grande cappello del nostro simbolo”.

 

Domenico Ubaldi (Ancona): “C’è stata una rasoiata che non ha provocato nessuna reazione nella nostra periferia. Abbiamo migliaia tesserati e non abbiamo detto niente. Perché non abbiamo detto che oggi mancano rappresentanti importanti del mondo sportivo? Questa è confusione. Noi non rappresentiamo più le nostre società sul territorio. Il Registro 2.0 è stata una cosa straordinaria ma dobbiamo avere lo stesso coraggio per le delegazioni provinciali. Noi abbiamo perso potere rappresentativo e siamo spesso bypassati dai Comitati Regionali. O queste delegazioni le facciamo funzionare bene o conviene chiuderle poiché non siamo in grado di dare un servizio alle società sportive. Definite chi deve fare che cosa, la società è cambiata e dobbiamo farlo anche noi, se lo facciamo in fase difensiva perdiamo”.

 

A sottolineare l'importanza che svolge il territorio nel sistema sportivo italiano sono stati anche Lavinia Saracco (Asti) e Lucio Taschin (Rovigo).

 

Vittorio Vito (delegato Venezia): “Il territorio andrebbe rimesso nelle condizioni di fornire maggiori servizi ed essere più utile alla promozione dell’attività sportiva. Non sono d’accordo a dire che tutto quello che è stato fatto è fatto. Occorre una sintesi per poter dire a chi ci governa che questa volta avete sbagliato perché lo sport è la manifestazione umana che gode della maggiore universalità. Nulla divide lo sport. A nome di questi valori dobbiamo assumere un’iniziativa per dare mandato al Presidente CONI e alla Giunta Nazionale per una radicale rivisitazione delle politiche sportive”. 

 

DECIMA SEZIONE - ASSOCIAZIONI BENEMERITE

Ruggero Alcanterini (Presidente Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play): “Giulio Onesti ha avuto un rapporto molto collaborativo con il Governo e basta citare i Giochi Olimpici di Roma 1960 per valutare l’importanza della sua opera. Il nostro atteggiamento è quello di chi vuole trovare una soluzione nell’interesse dello sport. Chi ha vissuto la storia del movimento da Roma ’60 in poi ha portato avanti una missione, mettendo insieme le varie componenti dello sport, dal vertice alla base, senza distinzione alcuna. Oggi ci troviamo davanti a un’apertura: in realtà non siamo di fronte a un progetto di riforma organico, ma abbiamo i numeri, la forza e l’esperienza per proporlo”.

 

Mauro Checcoli (Presidente dell'Accademia Olimpica Nazionale Italiana): “Quando ho letto gli articoli di legge avevo pensato di andarmi a legare davanti a Palazzo Chigi. Corrispondeva al sentimento di ognuno di noi. Tutti siamo cresciuti come CONI. Tagliare questo rapporto con Coni Servizi non serve a nessuno. Alcuni anni fa una parte politica italiana arrivata al Governo decise che il mondo dell’ippica andava riformato, accentrando le funzioni al Ministero dell’Agricoltura. In 15 anni quel mondo è andato distrutto. Oggi nessuno ha più voglia di investire e quel partito non esiste più. Il nostro mondo è troppo educato alla formazione, alla preparazione, non può essere legato alla politica. Ci aspettavamo un intervento dello Stato ma non questo. Siamo al servizio per qualunque cosa”.

 

Giuseppe Cindolo (Presidente Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi): “Sono stato anche atleta e insegnante di educazione fisica prima di diventare dirigente. Dal Presidente Malagò ho sentito che in questi anni ha dovuto cambiare interlocutori con frequenza e ricordo come il CONI – da statuto - non si sarebbe dovuto occupare della scuola, perché rientrava nelle altrui competenze. Suggerirei di modificare i programmi di Scienze Motorie, attraverso una riforma che serve anche per il miglioramento della cultura sportiva”.

 

Gianni Gola (Presidente Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo): “Possiamo dire la nostra dall’alto del percorso che abbiamo compiuto. C’è distonia tra quello che hanno annunciato e la realtà. Non c’era bisogno di questo tsunami per raggiungere le finalità che si prefiggono. Il modo ancora mi offende. Ora serve dialogo in attesa dei criteri attuativi, giochiamo a carte scoperte, vediamo come si arriva all’attuazione. Abbiamo bisogno che il CONI sia rappresentato a livello più importante a livello provinciale. Possiamo provare a fare la riforma delle Benemerite prima dei decreti attuativi”.

 

Michele Maffei (Presidente Associazione Medaglie d'Oro al Valore Atletico: “Chi ha vissuto lo sport per tanti anni deve far corrispondere i valori che lo animano a quelli della quotidianità. Le Associazioni Benemerite sono espressione di una passione senza confine. Siamo consapevoli di essere in una realtà di nicchia ma siamo ancora fedeli al nostro modo di essere e abbiamo la certezza che fino a oggi siamo sempre stati rispettati grazie al CONI. Il certo per l’incerto ci può preoccupare. Cercheremo di avere fiducia nel movimento olimpico, con la speranza che venga tutelata l’identità che ci rende orgogliosi”.

 

 

 

 

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