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Attività fisica e salute

Parte prima: l’inattività fisica come causa di gravi problemi di salute

Ilka Vuori (Istituto per le Ricerche sulla promozione della salute, Università di Tampere)

Esistono prove scientifiche certe che numerose patologie o i loro prodromi sono più comuni in persone che non svolgono un’attività fisica, o svolgono un'attività fisica molto scarsa, che in coloro che, invece, sono fisicamente attivi. Il numero di queste condizioni di salute legate all’inattività e all’attività fisica è cresciuto costantemente durante gli ultimi decenni (Booth et al. 2002)

La relazione che è stata osservata tra assenza o scarsità di attività fisica e l’aumentata esistenza o incidenza di malattie non è dovuta ai cosiddetti fattori confondenti, come l’età, il sesso, il grasso corporeo, lo stato precedente di salute, la dieta, il fumo, il consumo di alcool, l’educazione o il reddito.

Le ricerche epidemiologiche hanno fornito gradualmente prove sempre più evidenti che l’inattività fisica è una causa dello sviluppo di numerosi stati di cattiva salute. Il criterio di tali prove è la costanza dei dati rilevati in ricerche e popolazioni diverse, l’intensità dell’associazione tra livello di attività fisica e il rischio di malattie, la relativa successione temporale (inattività precedente alla comparsa della malattia), il rapporto logico tra livello e cambiamento del livello di inattività/attività e il rischio di malattie, la spiegazione coerente e plausibile del rapporto osservato.

Studi condotti su animali hanno prodotto ulteriori prove della relazione.Questo articolo, dopo una breve introduzione sul rapporto tra inattività fisica e numerosi stati patologici, espone le ragioni per le quali l'inattività fisica è dannosa e rappresenta una fonte di gravi problemi per la salute pubblica e individuale.


Riscaldamento e prestazione sportiva

I principi metodologici del riscaldamento per la prestazione sportiva
Parte seconda: gli aspetti applicativi

Gilles Cometti (Facoltà di Scienza dello sport UFR STAPS, Digione)
Lucio Ongaro (Facoltà di Scienze motorie, Università degli Studi di Milano)
Giampiero Alberti (Istituto di Esercizio fisico, salute ed attività sportiva, Facoltà di Scienze motorie, Università degli studi di Milano)

Nella prima parte di questo articolo (in SdS n.64) sono stati descritti gli effetti fisiologici legati alla fase di riscaldamento.

In questa seconda parte, vengono presentate le relative conseguenze applicative, partendo dalla definizione e descrizione degli elementi fondamentali del riscaldamento (durata della competizione in vista della quale si effettua il riscaldamento; durata della fase di riscaldamento; sua intensità; tempo intercorrente tra la fase di riscaldamento e l’inizio della competizione).

Gli Autori non mancano di suggerire alcune proposte concrete, che riguardano i contenuti del riscaldamento, con i relativi esercizi per ciascuna delle due fasi in cui esso si articola: una analitica, diretta all’innalzamento della temperatura muscolare, divisa in tre tappe, e una globale, diretta all’innalzamento della temperatura centrale, che prevede due tappe.

Si tratta, inoltre il problema della pausa tra i tempi di una competizione nei giochi sportivi e si fornisce, infine, un quadro riassuntivo delle diverse tappe e fasi del riscaldamento.



Trainer’s digest: Sostanze ergogene vegetali

A cura di Mario Gulinelli

Gli aiuti ergogeni contenenti sostanze vegetali godono di una popolarità sempre crescente. Per rendersene conto basta una ricerca su Internet, dove i loro effetti, quasi sempre molteplici e “miracolosi”, sono descritti, pubblicizzati e commercializzati in una miriade di siti.

Poiché si tratta di prodotti “naturali” è opinione comune che siano innocui, non possano produrre danni alla salute, e per quanto riguarda la loro assunzione quasi mai si richiede il consiglio del medico.

E. Coleman, R. Maughan, S. Nelson Steen, R. Skinner si sono occupati in un loro lavoro degli effetti desiderati e indesiderati delle sostanze contenute in alcune piante, i cui estratti sono contenuti in questi preparati: il ginseng cinese (Panax ginseng) e siberiano (Acanthopanax senticosus), il tribolo (tribulus terrestris), la dioscorea o igname selvatico (dioscorea villosa), la salsapariglia (smilax regeli), lo yohimbe (pausinystalia yohimbe), l’efedra (ephedra sinica), l’echinacea purpurea (echinacea purpurea).

Tra di esse, al ginseng cinese e a quello siberiano sono attribuiti effetti di incremento delle prestazioni sportive, soprattutto di quelle di resistenza, sebbene la maggior parte delle ricerche sperimentali non sia riuscita a dimostrarlo.



Stretching e riscaldamento

Gli effetti dello stretching sul riscaldamento negli sport e nelle discipline di forza rapida.

Stephan Turbanski (Istituto di Scienze dello sport, Università Johann Wolfgan Goethe, Francoforte sul Meno)

Lo stretching continua a rappresentare una componente del repertorio dei metodi di riscaldamento della maggior parte degli atleti che partono dal presupposto che abbia effetti positivi sulla prestazione e diminuisca il rischio di traumi.

Però i risultati degli studi scientifici da un lato, e l’esperienza pratica di allenatori ed atleti dall’altro, mostrano che l’efficacia dello stretching statico va considerata secondo un’ottica diversa.

Numerose pubblicazioni riferiscono di un effetto negativo che lo stretching statico avrebbe sulla prestazione, soprattutto nelle discipline di forza rapida.

Inoltre in letteratura non esiste alcuno studio controllato che dimostri una diminuzione del rischio di traumi grazie allo stretching statico.

Tali effetti negativi vengono esposti e discussi in questo articolo in cui si propone lo stretching dinamico come alternativa per i programmi di riscaldamento.



Attenzione ed errore nella pallacanestro

Considerazioni psicologiche e metodologiche sulla preparazione giovanile
Parte seconda: la relazione tra attenzione ed errore; considerazioni psicologiche e metodologiche sulla preparazione giovanile

Paolo Maurizio Messina e Paolo Bozzaro (Corso di laurea in Scienze motorie, Facoltà di Medicina e chirurgia, Università di Catania)

Nella pallacanestro, come in tutti gli sport di squadra, educare i giocatori ad osservare l’evolversi del gioco e ad orientare l’attenzione sulle informazioni rilevanti è uno degli obiettivi principali dell’allenamento.

Nella prima parte dell’articolo (pubblicato in SdS n. 64), dopo un rapido esame delle varie fasi del processo attentivo, ne sono state trattate le caratteristiche in età evolutiva, ed è stato segnalato come, in questa età, le prestazioni cognitive e le dinamiche emozionali siano intrecciate al punto tale che i gradi di competenza nella percezione e nell’elaborazione delle informazioni risentono di tali dinamiche.

Questi fattori rendono i processi attentivi meno lineari e meno ‘sequenziali’ di come vengono proposti e il lavoro dell’allenatore più centrato sulle strategie cognitive del bambino.

In tale prospettiva, in questa seconda parte, si affronta la relazione fra attenzione ed errore, si fa una distinzione tra errori cronici, periodici o casuali e si esemplifica, attraverso l’analisi di errori ricorrenti nella pallacanestro (errore di esecuzione, di lettura della situazione, di scelta del piano d’azione, di valutazione delle possibilità fisiche e tecniche, di valutazione temporale, di comunicazione tattica) e delle loro cause, il legame con il processo di selezione ed elaborazione delle informazioni e si prospettano alcune ipotesi d'intervento.



Trainer’s digest: Barometro olimpico

A cura di Mario Gulinelli

Come è ormai tradizione, nell’anno successivo ai Giochi olimpici, il primo numero del 2005 della rivista Leistungssport è interamente dedicato ad un’analisi minuziosa, con dovizia di tabelle e di grafici, dei risultati dei Giochi olimpici di Atene, delle tendenze internazionali e nazionali (soprattutto della Germania) che si possono ricavare da essi, come anche ad una serie di articoli che analizzano vari aspetti della partecipazione ai Giochi della squadra olimpica germanica e delle Federazioni tedesche.

Nell’articolo d’apertura del numero (Spitz L., Ziegler J., Analyse der Olympischen Spiele Athen 2004, Leistungssport, 1, 2005, 5-20) si propone di procedere ad un’analisi sistematica dei risultati dei Giochi, allo scopo di rilevare quali siano le tendenze in atto a livello nazionale e internazionale, e di stabilire quali misure debbano essere realizzate da parte dei responsabili dello sport tedesco, in vista dei prossimi Giochi di Pechino.



Ereditarietà e allenabilità

I fattori legati all’ereditarietà che determinano l’allenabilità

Vladimir Issurin, Gilad Lustig (Dipartimento per lo sport di alto livello, Wingate Institute, Netanya)
Jan Szopa (Scuola universitaria di educazione fisica, Katowice)

Uno degli argomenti più discussi nello sport di elevata prestazione è rappresentato dalla relazione che esiste tra fattori genetici e fattori legati all’allenamento nel determinare la riuscita di un atleta.

È ovvio che i Campioni olimpici e altri atleti eccezionali non sono persone “normali”. È certo che le loro straordinarie capacità sono associate ad un particolare talento che, almeno in parte, è, indubbiamente, geneticamente determinato (Bouchard et al. 1997).

E' altrettanto certo che la nozione di talento prevede varie componenti, una delle quali è rappresentata dal fatto che gli atleti eccezionali rispondono ai carichi di allenamento meglio delle persone “normali”.

Questa caratteristica (cioè la reazione positiva all’allenamento) è chiamata allenabilità, e può essere definita come la capacità di migliorare il proprio potenziale motorio in risposta agli stimoli d’allenamento, tenuto conto dell’età, del sesso e della struttura dei carichi di allenamento.

Per capire sia la natura del talento sportivo, sia le possibilità e i limiti dell’allenamento occorre rispondere a queste domande: l’ereditarietà contribuisce al successo sportivo? Qual è la dotazione genetica di molte caratteristiche somatiche e funzionali? Fino a che punto la risposta agli stimoli d’allenamento (effetto cumulativo d’allenamento) dipende da fattori genetici?

Tutte queste domande appartengono al campo della genetica dello sport. Il contributo dell’ereditarietà all’attività fisica e alla prestazione sportiva è stato ampiamente studiato. Gli approcci specifici delle ricerche genetiche che possono essere applicati allo sport comprendono studi su gemelli, su famiglie e studi sperimentali sull’allenabilità.

Questo articolo si propone di riassumere e di semplificare i dati disponibili che riguardano l’influsso dell’ereditarietà sull’allenabilità degli atleti, dal punto di vista dello sport di alto livello.

Supercompensazione, carichi, adattamento e alcuni altri problemi della scienza dello sport

Supercompensazione: mito o realtà? Risposta alle critiche e discussione dei problemi posti dall'articolo di Y. Verchshankij e N. Verchoskansaja (parte prima).

Vladimir N. Platonov (Rettore Università nazionale per l'educazione fisica e lo sport dell'Ucraina, Kev)

Nel numero 62-63 di SdS è stato pubblicato, offrendolo alla discussione e al giudizio dei lettori, l'articolo di Y. Verchoshanskij e N. Verchoshanskaja, “Supercompensazione: mito o realtà?”, nel quale, oltre ad affrontare il tema della supercompensazione, la sua importanza per la moderna programmazione dell’allenamento e il fenomeno dell’effetto ritardato a lungo termine degli stimoli concentrati di allenamento, venivano avanzate alcune critiche ad un’opera del prof. V. N. Platonov, recentemente pubblicata in Italia.

Da noi invitato sia a partecipare alla discussione sui problemi affrontati dal prof. Verchoshnaskij, sia a rispondere alle critiche che erano state avanzate al suo libro, il Prof. Platonov ha risposto con un suo lungo lavoro, del quale pubblichiamo in questo numero la prima parte.

Naturalmente, le critiche, i giudizi, le opinioni e le tesi sostenute in tale lavoro debbono considerarsi personali, e non possono riflettere (e non riflettono) necessariamente il punto di vista della Redazione.

Dopo un’analisi critica di alcuni aspetti dell’articolo di Y. Verchoshanskij e N. Verchoshanskaja, riferiti all’etica della discussione scientifica e della metodologia della scienza, in questa prima parte si discutono la componente biologica come base metodologica e scientifica dell’allenamento sportivo; il problema dell’utilizzazione del fenomeno della supercompensazione nella pianificazione del regime d’alternanza tra carico e recupero nell’allenamento sportivo; i principi dell’alternanza tra unità di allenamento con carichi di diverso volume e diversa finalizzazione nei microcicli.



Responsabilità sociale e aziende sportive

La responsabilità sociale nella gestione delle aziende del settore dello sport

Cristiana Buscarini (Università degli studi, Istituto universitario di scienze motorie, Roma)

Le imprese di successo del XXI secolo non creeranno valore solo per i proprietari, ma per tutta la società, non soltanto evitando comportamenti inaccettabili, ma sforzandosi di massimizzare l’impatto positivo che possono avere per tutti gli interlocutori sociali (stakeholder).

È questa la principale consapevolezza che caratterizza le aziende e gli operatori del sistema economico nazionale e internazionale del nuovo millennio. Per molte di esse la Responsabilità Sociale è soltanto un modo nuovo di descrivere ciò che fanno già. Non si tratta di inventare qualcosa, ma di costruire sulle buone pratiche.

Il concetto di responsabilità sociale dell’impresa secondo il Libro Verde della Commissione della Comunità Europea è la decisione volontaria di contribuire al progresso della società e alla tutela dell’ambiente, integrando preoccupazioni e sensibilità nelle operazioni aziendali e nelle interazioni con gli stakeholders.

Essere socialmente responsabile, quindi, significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo di più sul capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate all’attività aziendale.

L'integrazione tra sistema di valori tradizionali d'impresa e sistema di valori socio-politici presente contemporaneamente all'interno e all'esterno dell'azienda pone infatti problemi nuovi di consenso e di legittimazione.

Le organizzazioni che operano nel settore dello sport sono consapevoli di questi aspetti insiti ed espliciti nella loro missione aziendale. Attraverso il bilancio sociale, quale strumento di comunicazione interna ed esterna, potrebbero testimoniare il loro fondamentale ruolo sociale all’interno della comunità. Ed è proprio in questo senso che si vuole sensibilizzare all’adozione di questo strumento tra le aziende che operano nel settore dello sport.



Apprendimento motorio e feedback verbale

L’influenza della conoscenza della performance sull’apprendimento di un’abilità ginnastica complessa

George Dallas, Chrisoula Lileta Chairopoulou, George Vagenas (Dipartimento di Educazione fisica e scienze dello sport, Università di Atene)
Claudio Scotton (Scuola universitaria interfacoltà in Scienze motorie, Università di Torino)

Lo scopo di questo studio è stato quello di esaminare il risultato di frequenze diverse di feedback (FB) verbale (conoscenza della performance) nell’apprendimento e nella ritenzione dell’abilità motoria sportiva del ribaltato al salto volteggio nella ginnastica artistica.

Settanta ragazze principianti di età compresa tra i 9 e i 12 anni (10,80±0,81) sono state divise casualmente in quattro gruppi. Dopo il pre test si sono susseguite nove sessioni pratiche ognuna delle quali consisteva di ventiquattro prove per ciascun soggetto.

Il gruppo con FB continuo riceveva FB dopo ogni prova. Il gruppo con FB misto riceveva FB dopo ogni prova per la prima metà di queste e dopo ogni terza prova per la seconda metà. Il gruppo con FB conciso riceveva FB dopo ogni terza prova. Il gruppo con FB di controllo non riceveva alcun FB.

I risultati hanno mostrato che l’apporto di FB verbale con conoscenza della performance conduce i gruppi sperimentali ad una performance superiore nella successiva ritenzione dei risultati, rispetto al gruppo di controllo.

Il gruppo con FB conciso eseguiva performance leggermente superiori nei test successivi di ritenzione rispetto agli altri gruppi con tipi diversi di FB. Questo dimostra chiaramente che l’ipotesi di guida può essere applicata ad un’abilità ginnastica complessa.