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Il Presidente del Coni Giovanni Petrucci e il Capo Missione della squadra italiana Raffaele Pagnozzi hanno presentato oggi a Casa Italia un bilancio della partecipazione a questi Giochi Olimpici Invernali. Petrucci ha ricordato il grande impegno dei tecnici, degli atleti e dei componenti della squadra azzurra. A questo proposito ha sottolineato come la splendida vittoria di Giorgio Di Centa, nella gara di fondo più impegnativa, ha concluso la partecipazione italiana ai Giochi nel modo più esaltante e portato a 11 il numero di medaglie anche più di quanto auspicato prima dell’inizio delle gare. “L’inno di Mameli risuonerà per questo - ha ricordato il presidente - in mondovisione questa sera durante la premiazione allo Stadio Olimpico di Torino e questo riempie d’orgoglio tutti noi che rappresentiamo lo sport italiano”. Un pensiero Petrucci lo ha poi rivolto anche a quegli atleti che non hanno ottenuto i successi sperati. In particolare ha voluto ricordare che non esisterà mai un caso Rocca. Lo slalomista ha dato come tutti gli altri il massimo e la sua uscita anticipata dalla gara fa parte delle eventualità purtroppo sempre possibili. Grandi meriti sono stati riconosciuti al settore ghiaccio i cui successi promettono nuove prospettive per la diffusione di queste discipline. Le valutazioni tecniche dei settori meno presenti nelle prime posizioni saranno approfondite con attenzione nei prossimi giorni con l’aiuto delle valutazione degli esperti. Proprio in chiave tecnica l’intervento del Capo Missione Pagnozzi. “Il raffronto tra i piazzamenti ottenuti nelle prime otto posizioni di classifica a Torino e a Salt Lake City 2002, offre un panorama confortante – ha detto Pagnozzi – Gli atleti italiani avanzano in molte specialità e il numero di medaglie d’oro conseguite è aumentato da 4 a 5.” Pagnozzi ha poi ricordato che la 9^ posizione dell'Italia nel medagliere su 26 Paesi in classificaci consente di guardare con soddisfazione a questa edizione considerando anche che a fronte di un avanzamento di nazioni come la Svezia c’è stato un calo di altre superpotenze degli sport invernali e che i successi di alcune nazioni (Corea e Olanda) sono limitati a pochissime discipline.