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bartalispoleto3“Vorrei tu potessi vedere quello che è e che può essere questa corsa, la manifestazione stessa di questi italiani all'estero piangere per la gioia di vedermi vincere, sia pure una tappa. Fai conto essi sì sono liberi, ma sempre mal visti perché considerati stranieri”. A settant’anni esatti dall’attentato a Palmiro Togliatti (era il 14 luglio 1948), la vittoria del Tour di Gino Bartali che salvò il Paese dalla guerra civile e serrò l’unità dello Stato nascente si arricchisce di nuovi particolari fino ad oggi inediti, raccontati dallo stesso “Ginettaccio” in uno scambio epistolare con la moglie avvenuto durante la Grande Boucle che la nipote Gioia ha svelato ieri a Spoleto, in occasione del secondo salotto letterario de “il CONI per il Festival”.


Il 9 luglio, quattro giorni prima dell’attentato al segretario del PCI, Bartali, dalla sua camera del Grand Hotel Capoul di Tolosa, approfitta del giorno di riposo per scrivere alla sua amata moglie Adriana una delle 200 lettere (e 400 cartoline) che le indirizzò nel corso della sua carriera. Le racconta le emozioni che prova mentre, a 34 anni, cerca di compiere l’impresa di vincere il Tour a 10 anni di distanza dal primo e il calore e il sostegno che gli danno tanti connazionali emigrati che nelle sue gesta trovano l’orgoglio di essere italiani in terra straniera. “Quanti farebbero forse anche a piedi queste tappe così dure pur di guadagnare anche una centesima parte di quello che guadagno io – si domanda il campione - Quanti pericoli dici tu ci sono a correre e bene, ma forse non ci sono tanti altri esseri umani, disgraziati tutti i giorni, che non sono corridori e che mancano come me da casa per gli stessi giorni ed hanno tutti una casa, figli e famiglia?”
È un Bartali consapevole del proprio ruolo quello che emerge nel corso dell’incontro andato in scena nella Sala dei Duchi del Palazzo Comunale spoletino e moderato dal giornalista RAI, Maurizio Ruggeri, con gli interventi del Maestro di Sport, ex ct della Nazionale di ciclismo a Barcellona ’92, Giuseppe Antonini, di Donatella Porzi, Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, di Stefania Proietti, Sindaco di Assisi, di Daniela Isetti, Vice Presidente della federazione ciclistica italiana, del giornalista Rai Antonello Brughini e di Gabrio Spapperi, collezionista di cimeli di ciclismo. Con loro Rossana Ciuffetti, direttore della Scuola dello Sport, e Domenico Ignozza, Presidente del CONI Umbria, a rappresentare il Comitato Olimpico Nazionale Italiano che ha fortemente voluto questa partnership con il Festival dei 2 Mondi. “Per il secondo anno viene realizzata a Spoleto questa bella iniziativa che lega il Festival al mondo dello sport – ha sottolineato Donatella Porzi -. La giornata di oggi è particolarmente interessante ed emozionante, sono felice che questo personaggio dello sport straordinario per i suoi risultati sportivi venga approfondito anche per il suo straordinario aspetto umano”.

bartalispoleto2La storia del ciclista fiorentino, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour de France, è una storia d’amore di un Paese in guerra, ma il successo al Tour che scongiurò la rivolta di piazza, fu soltanto l’ultima delle imprese che regalò all’Italia. Lui che, mentre la Guerra lo privava dei suoi anni migliori, si alzò sui pedali di un Paese in macerie e mostrò tutto il suo coraggio nascondendo nella sua bici e trasportando dai monasteri francescani d’Assisi fino a Firenze i documenti che avrebbero salvato quasi mille ebrei dall’Olocausto. Un gesto che Bartali, dichiarato poi “Giusto tra le Nazioni”, avrebbe mantenuto segreto perché “il bene si fa ma non si dice e certe medaglie s’appendono all’anima, mica alla giacca”.
“Parte della nostra grande storia è stata fatta da campioni come Bartali – ha evidenziato Daniela Isetti -. Oggi abbiamo voluto far indossare a questi giovani ciclisti una maglia con la foto di Gino per unirli con questo grande personaggio e perché il ciclismo è una scuola di vita e aiuta a capire e permette di lavorare in squadra”.
“Grazie a Gino Bartali la nostra città ha fatto qualcosa di straordinario dando speranza nei momenti più bui – è il pensiero del Sindaco Proietti -. Bartali si ritirava in preghiera nella cappella prima di questi viaggi della speranza per tante persone. Fece parte di un’organizzazione eversiva che mise a rischio la propria vita per salvare le persone, andando contro le regole ma non contro il principio inderogabile della vita”.

“Mio nonno era una personalità meravigliosa - ha raccontato Gioia Bartali – al di là dell’aspetto sportivo, abbiamo imparato a conoscerlo soprattutto a livello umanitario, fu veramente in campione nella vita. Scriveva molto bene ed era un peccato non far conoscere il suo pensiero”.
Quindi spazio alle parole di “Ginettaccio” su quel Tour che cambiò la storia. “Sentissi a noi quante volte ci chiamano mercenari - racconta Bartali alla moglie - perché vinciamo sui loro campioni e poi quante e quante cose ingiuste ci fanno! Ma non fa niente io ho nel mio cuore il pensiero sempre a S.Teresina ed essa, con le preghiere alla Nostra Madre Santissima, mi raccomanda e mi dà come vedi la forza necessaria per credere alla sua protezione". Non manca un riferimento al rivale storico, Fausto Coppi, assente da una corsa che Bartali conquistò rimontando ben 21 minuti sul campione francese Luison Bobet. “La salute è veramente ottima – scrive il 6 luglio, quando ancora l'impresa è ancora da compiere -. Credo che anche a me il mare mi abbia fatto bene, speriamo che la montagna mi faccia ancora meglio, ad ogni modo io sono ancora molto contento di me, povero vecchio con questi molti giovani. La speranza di far bene non la perderò certo ma credo che Coppi non arriverà mai a fare queste fatiche, lui è troppo sensibile. Peccato proprio che non sia venuto, altro che storielle”.

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