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IMG 20181006 WA0047 cr crBuenos Aires non sembra neanche lei, è racchiusa tutta in una piazza. Che per una notte nasconde le complessità ed esalta le ambizioni, dando luce ai sogni. L’immensità della capitale argentina diventa un concetto quasi relativo quando tutti convergono verso il suggestivo Obelisco - l'Avenida 9 de Julio che fa da raccordo tra le vie principali del barrio di Puerto Madero - regalando quel colpo d’occhio magico che gratifica l’inedita formula voluta dal CIO per rendere storica l’apertura della terza edizione dei Giochi Olimpici Giovanili Estivi. Per la prima volta la cerimonia non si svolge all’interno di uno stadio ma nel cuore di una città per coinvolgere, condividere e unire. Una metropoli che sembra dimenticare paure e crisi, impazzita per la magìa dei cinque cerchi, e poco importa che siano intrecciati ai destini di giovani talenti che gettano il seme per un futuro da protagonisti e a non campioni già affermati.

 

Lo spettacolo è stato studiato e realizzato (dalla società Fuerza Bruta) per stupire i giovani, utilizzando il loro linguaggio, con la forza dell’ambizione e con la forma della speranza, che è un po’ il decalogo di un Paese che vuole tornare a correre dimenticando gli affanni. Il countdown proiettato sul monumento iconico costruito nel 1936 fa da spartiacque tra la storia e un domani da scrivere a caratteri cubitale. Fuochi d’artificio lunga l’Avenida, inno argentino, la bandiera del Paese che viene proiettata sull’obelisco, giochi pirotecnici, acrobazie circensi e discorso del sindaco di Buenos Aires, che ricorda come “dietro i 12 giorni dei Giochi c’è una legacy da valorizzare, grazie a quello che lascerà in dote questo evento”.

 

La cerimonia ora corre veloce, entra il Presidente del CIO Bach, che va a occupare uno scranno nella tribuna arrangiata sulla piazza. Le squadre si sistemano ai lati, sfilano i portabandiera: il turno dell’Italia – dopo Israele e prima della Giamaica - scocca intorno alle 20:30 e ha il volto emozionato e orgoglioso dello schermidore Davide Di Veroli, applaudito dal Presidente del CONI, Giovanni Malagò, dal Segretario Generale Carlo Mornati. La delegazione azzurra, guidata dalla Capo Missione Anna Riccardi è composta da 83 atleti: la più numerosa di sempre in questa manifestazione. Sull’obelisco compaiono i pittogrammi delle discipline protagoniste del rinnovato programma olimpico, c’è la liturgia del giuramento di Tamara Romairone (Vela) per gli atleti, di Carlos Retegui (Hockey) per gli allenatori e di Lorena Mac Coll per gli arbitri, mentre i cinque cerchi si stagliano accanto al monumento, sollevati da un gru, simboleggiando una volta di più la voglia di fratellanza e di scambio all’insegna della sana rivalità che è il tratto dominante dei Giochi. La parola passa al Presidente argentino Macri, che celebra un momento unico. "Mi sono emozionato nel vedere come la città si preparava per questo grande sogno che oggi si è realizzato. A tutti gli atleti do il benvenuto e saluto il pubblico che ha partecipato a questa cerimonia storica e inclusiva. Il CIO si sta rivoluzionando cercando uno sport più urbano e vicino alla gente grazie a Bach per questo grande lavoro che sta facendo. Speriamo questi Giochi rendano il paese più forte e capace di fare gioco di squadra, offrendo tante opportunità di lavoro e la possibilità di sviluppare la zona sud della città".

 

E il Presidente del CIO, Thomas Bach, fa calare il sipario sulla cerimonia, lanciando di fatto i Giochi. "Si tratta di un'esperienza indimenticabile, ragazzi. Vi rimarrà per tutta la vita. Vivetela facendovi guidare dai valori olimpici. La determinazione e i valori di un atleta aiutano tutti gli aspetti della vita ricordiamo il gruppo valente tailandese rimasto chiuso in una grotta. Questi valori li hanno dimostrati e gli do il benvenuto ai wild Boars. L'Argentina ha dimostrato capacità, dovete esserne orgogliosi".

 

SI apre così Buenos Aires 2018. Tanti sorrisi, molta gente, l’emozione di esserci e di aver scritto una bella storia, la prima pagina di una nuova epoca. (Foto Simone Ferraro)

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