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Bellutti 11Cento giri interminabili, tra fatica, nervi da tenere sotto controllo ed occhi puntati sulle avversarie. La pista che diventa un’arena, dove ogni scatto può fare la differenza nella ricerca dei punti decisivi per inseguire il sogno a cinque cerchi.

 

Il 21 settembre del 2000, Antonella Bellutti non solo conquistò il titolo olimpico nel ciclismo su pista, ma fu la prima atleta italiana delle due ruote a vincere due ori in due edizioni consecutive dei Giochi, nonché in due diverse specialità. La 31enne di Bolzano riuscì nell’impresa di salire sul gradino più alto del podio nella corsa a punti, quattro anni dopo lo storico successo colto ad Atlanta nell’inseguimento (prima vittoria azzurra di sempre nel ciclismo femminile su pista).

 

Antonella riuscì anche a partecipare alla Olimpiade Invernale di Salt Lake City 2002 sul bob guidato da Gerda Weissensteiner che si classificò al settimo posto. Un’atleta completa, unica, dal grande temperamento, che arrivò al ciclismo quasi per caso, per via di un infortunio che le impedì di continuare a praticare l’atletica leggera.

 

La pistard azzurra iniziò la sua carriera sportiva nei 100 metri ostacoli - dopo essere passata dal basket - vincendo ben sette titoli tricolore e stabilendo il primato italiano juniores. Un problema alla gamba, però, le impedì di continuare e pedalando per la riabilitazione il destino la mise in bicicletta. Nel 1994 il Commissario Tecnico della pista De Donà, le chiese di prepararsi per i Mondiali su pista di Agrigento, dove conquisterà un incoraggiante quarto posto all’esordio. L’anno successivo arrivò l’argento ai Mondiali di Bogotà; mentre, nel 1996, stabilì il record del mondo sui tre chilometri e si aggiudicò l’oro nell’inseguimento all’Olimpiade di Atlanta.

 

Ma non solo, nel 1996 e nel 1997 si aggiudicò la Coppa del Mondo generale, cui si aggiunsero quattro coppe di specialità (1995, 1996, 1999, 2000), il bronzo al Mondiale di Manchester e l’oro all’Europeo di Berlino. Dopo due Mondiali deludenti, gli fu data la possibilità di potersi scegliere le persone con cui lavorare per la terza ed ultima avventura olimpica. La Bellutti scelse Andro Ferrari, Dino Savoldi e il medico Patrizio Sarto.

 

I Giochi della XXVII Olimpiade erano quindi l’ultimo grande obiettivo prima del ritiro dall’attività agonistica. Nella prima giornata del programma di ciclismo su pista, la Bellutti si cimentò nella prova che la rese grande ad Atlanta nel 1996, ma il quinto posto finale fu un’autentica delusione, un boccone amarissimo da ingoiare, che poteva esserle fatale.

 

Bellutti corsa a puntiLa pistard altoatesina, al contrario, non si diede per vinta e nella corsa a punti diede il meglio di sé con una prova magistrale. Le diciassette partecipanti dovevano affrontare un’unica prova, massacrante, di 100 giri, per un totale di 25 chilometri, con uno sprint ogni dieci passaggi. La favorita era indubbiamente l’olandese Leontien Zijlaard-Van Moorsel, una sorta di superman al femminile, che a Sidney si aggiudicò ben tre ori: nell’individuale e nella cronometro su strada, nell’inseguimento su pista. C’erano poi la russa Olga Slyusareva e la francese Marion Clignet, quest’ultima alla ricerca della rivincita dopo la sconfitta patita nella finale di Atlanta.

 

Al termine dei primi tre sprint la Slyusareva conduceva con 10 punti, davanti alla Bellutti, che con tre secondi posti, seguiva ad una sola lunghezza. La Zijlaard-Van Moorsel, poi, si aggiudicò i due successivi sprint, portandosi a metà gara ad un punto dalla russa - in coabitazione con la tedesca Judith Arndt - che guidava la classifica con 11 punti, due lunghezze in più della Bellutti. Nel sesto e settimo sprint, invece, la Clignet tagliò per prima il traguardo, mentre, al termine dell’ottavo, l’azzurra volò in testa alla classifica con 12 punti, con la Zijlaard-Van Moorsel e la Arndt. Nel penultimo sprint l’azzurra s’impose davanti alla Slyusareva e passò al comando della classifica con 17 punti, due di vantaggio sulla rivale russa.

 

Nell’ultimo sprint, vinto dalla spagnola Teodora Ruano, la Bellutti controllò l’avversaria olandese, accontentandosi del quarto posto che le valse una leggendaria doppietta olimpica con 19 punti, davanti a Leontien Zijlaard-Van Moorsel con 16 e ad Olga Slyusareva con 15. Una vittoria incredibile, che si trasformò in lacrime di gioia e che emozionò non solo i genitori Liliana e Luigino incollati davanti alla TV a fare il tifo per la loro Antonella, ma tutti gli italiani che avevano seguito le gesta di una grande atleta, una super atleta: la première dame della pista italiana che non si è mai fermata.

 

E’ stata anche tecnico federale della pista, poi eletta nella Giunta Nazionale del CONI 2001, rappresentante degli atleti nella commissione Ministeriale Antidoping, responsabile dei volontari alle Universiadi Invernali 2013, autrice di del libro “La vita è come andare in biciletta” solo per dirne alcune delle tante imprese da lei sostenute con la stessa grinta e determinazione che ha sempre messo in gara.

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