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tris RosolinoIl 21 settembre del 2000, a sole ventiquattro ore dal secondo oro di Domenico Fioravanti, l’Italnuoto, che fino a quel momento non era mai arrivata così in alto nelle gare olimpiche, fu protagonista di un’altra giornata memorabile. Massimiliano Rosolino, infatti, conquistò il titolo nei 200 metri misti, al termine di una gara perfetta, un vero e proprio capolavoro in una delle specialità più difficili in vasca.

 

La carriera sportiva del nuotatore napoletano - che da piccolo visse proprio in Australia, paese d’origine della mamma Carolyn - esplose nel giro di cinque anni. Nel 1995, dopo aver conquistato tre titoli continentali a livello giovanile, venne convocato per gli Europei di Vienna, dove vinse la medaglia di bronzo nella staffetta 4x200 metri stile libero. L’anno successivo, fece il suo esordio olimpico ad Atlanta, dove collezionò tre sesti posti: nei 200, nei 400 e nella staffetta 4x200 metri stile libero.

 

La prime medaglie individuali arrivarono agli Europei di Siviglia del 1997, con il doppio argento nei 200 e 400 metri stile libero. Nel 1998, al Mondiale di Perh, si dovette accontentare ancora una volta della piazza d’onore dietro all’australiano Michael Klim. Nel frattempo arrivò anche la sua prima medaglia - ancora una volta d’argento - nei 200 metri misti agli Europei di Istanbul del 1999, dove migliorò per due volte il primato italiano stabilito da Giovanni Franceschi nel 1983.

 

Nel 2000 la grande svolta, con i tre ori conquistati agli Europei di Helsinki. Nei 200 metri stile libero, in cui superò niente di meno che Pieter Van Den Hoogenband; nella staffetta 4x200 metri stile libero e nei 200 metri misti, dove migliorò il suo primato italiano. Rosolino si presentò ai Giochi della XXVII Olimpiade con grandi speranze e con la consapevolezza di potersi giocare le sue carte. E così fu.

 

Il 16 settembre, nella giornata d’esordio delle prove di nuoto, le tribune dell’Acquatic Center erano in fibrillazione per la finale dei 400 metri stile libero, che vedevano ai blocchi di partenza il beniamino di casa Ian Thorpe. Come da pronostico l’australiano non solo dominò la gara, ma migliorò il record del mondo con uno stratosferico 3’40”59, precedendo di quasi tre secondi uno straordinario Rosolino, che migliorò, comunque, il record europeo.

 

Due giorni dopo, invece, il 22enne in forza al Circolo Canottieri Napoli, si aggiudicò il bronzo nei 200 metri stile libero, preceduto da Van Den Hoogenband e Thorpe, due autentici fenomeni. Non ebbe il tempo di recuperare, che si ritrovò nuovamente in finale, nella staffetta 4x200 metri stile libero, a cui l’Italia si era qualificata con il terzo tempo e con ambizioni da medaglia. Fu, però, una tremenda delusione, con gli azzurri fuori dal podio, confinati al quarto posto.

 

Rosolino, allenato da Riccardo Siniscalco, cercò quindi la rivincita nei 200 metri misti. Il 20 settembre del 2000 si disputarono le batterie e le semifinali. Al primo turno si qualificavano gli atleti con le sedici migliori prestazioni cronometriche. L’azzurro non solo vinse in mattinata la settima batteria con il tempo di 2’00”92, ma realizzò anche il miglior tempo abbassando ulteriormente il primato italiano. Nel pomeriggio, poi, si aggiudicò la seconda semifinale in 2’01”14, precedendo l’olandese Marcel Wouda, il finlandese Jani Sievinen e lo statunitense Tom Wilkens.

 

Nell’altra semifinale, di contro, lo statunitense Tom Dolan realizzò il miglior tempo in 2’00”38 - superando il tedesco Christian Keller, l’ungherese Attila Czene e il francese Xavier Marchand - guadagnandosi la quarta corsia per la finale, proprio a fianco di Rosolino che sarebbe partito in quinta. L’indomani la tensione salì alle stelle, con il pubblico che si divise, vista l’assenza di atleti australiani dalla finale.

 

Rosolino misti 200I 200 misti sono una gara particolare, dove il cambio di stile ad ogni vasca, offriva ribaltamenti frequenti, che quel giorno non mancarono di infiammare gli appassionati. Al termine della prova a farfalla Wouda virò in 26”13, con Dolan quinto e Rosolino settimo, ma che poi risalirono la classifica nel dorso, portandosi alle spalle del campione uscente Czene, che nel frattempo aveva guadagnato la leadership della gara nuotando in 56”32, 29/100 sotto il limite mondiale appartenuto a Sievinen, già fuori dal giro delle medaglie.

 

Nella rana l’azzurro e lo statunitense volarono, con il magiaro costretto a cedere la testa della gara. Rosolino virò ai 150 metri in 1’30”88, davanti a Dolan, puntando tutto sullo stile libero. Il “cagnaccio” esplose tutta la sua potenza e tecnica negli ultimi cinquanta metri, trionfando in 1’58”98 (nuovo record olimpico!), davanti agli statunitensi Dolan e Wilkens.

 

Il pubblico salutò il successo azzurro con un boato, mentre Rosolino balzò fuori dall’acqua, stringendo prima la mano all’avversario e poi correndo verso i suoi compagni di squadra per un abbraccio liberatorio ricco di emozioni. Sul podio con l’immancabile tricolore, si commosse, ma ritrovò subito quel sorriso guascone che fece impazzire Sydney.

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