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Paola Pezzo 1Dal sogno olimpico con gli sci, alle medaglie d’oro con la mountain bike. Il desiderio di montagna ha caratterizzato la storia sportiva di Paola Pezzo. Nata a Bosco Chiesanuova, sui Monti Lessini, iniziò praticando lo sci di fondo come gli illustri compaesani Fulvio e Sabina Valbusa. A quindici anni si classificò al secondo posto ai Campionati italiani nella 7,5 km. alle spalle di Stefania Belmondo. L’anno dopo, però, rimase fuori dal giro della Nazionale e così, a 17 anni, decise di smettere, rimanendo ferma un anno.

 

Nel frattempo, il dentista del paese, grande appassionato di ciclismo, le regalò un arrampichino, dicendole che sarebbe stato lo sport del futuro. Ed ebbe ragione. Nel 1988, a 22 anni, cominciò così la sua avventura di mountain biker. Nel 1992 vinse il titolo italiano e la medaglia d’argento agli Europei, mentre, nel 1993, conquistò il Mondiale di Métabief in Francia. Nel 1994 si aggiudicò il suo primo oro continentale, cui si aggiunsero quelli del 1996 e del 1999.

 

Nel 1993, una settimana dopo il Mondiale, la mountain bike - nello specifico, il cross country - fu inserita tra le discipline olimpiche. Per la biker veronese, quindi, la tanto sognata partecipazione olimpica stava per diventare realtà.

 

E fu un trionfo. Ad Atlanta, nel 1996, fu la prima donna a vincere la medaglia d’oro olimpica in sella ad una mountain bike, imponendosi al termine di una gara pazzesca. Superò di oltre un minuto la canadese Alison Sydor, pluricampionessa del mondo e grande favorita della vigilia. Indimenticabile il suo décolleté che fece storia nell’ultima fase della gara, quando il caldo torrido la costrinse ad abbassare la zip. Dopo quella vittoria fece richiesta di un body con l’apertura sulla schiena, portando un tocco di femminilità in un mondo declinato al maschile. Ai successivi Mondiali, quindi, la Castelli Cycling, realizzò una collezione interamente da donna per il ciclismo.

 

Il 1997, poi, fu il suo anno d’oro: dopo i Giochi americani si aggiudicò tutte le gare a cui partecipò, con una dimostrazione di superiorità impressionante, che culminò con il trionfo sia ai Mondiali che in Coppa del Mondo. Nel 1999, invece, si dovette accontentare del bronzo iridato, quando mancava un anno alla sua seconda Olimpiade.

 

Nei quattro mesi precedenti a Sydney, iniziò ad alzarsi alle sei del mattino, anticipando ogni tre giorni la sveglia di un quarto d’ora, finché non arrivò alle tre, ora in cui avrebbe gareggiato in Australia. Andava a letto alle 15 e si svegliava alle 23, per riequilibrare il fuso di dieci ore. Una preparazione puntigliosa, di grande sacrificio, che le regalerà ancora forti emozioni.

 

Ai Giochi della XXVII Olimpiade si presentò tra le favorite, anche in virtù dello straordinario riconoscimento ricevuto l’anno prima, con l’inserimento nella Mountain Bike Hall of Fame di Fairfax in California. Le avversarie da battere erano la spagnola Margarita Fullana, campionessa del mondo nel 1999 e nel 2000 e la canadese Sydor, già iridata nel 1994 e 1995. Trenta le concorrenti iscritte alla gara, che quel 23 settembre del 2000 dovevano percorrere cinque giri da 7,1 km.

 

Paola Pezzo 2Sul circuito del Fairfield City Farm prese subito la testa la svizzera Barbara Blatter, mentre, al terzo giro, la Fullana si portò al comando. A metà gara la Pezzo era settima, ma poi, con un’incredibile rimonta risalì fino al terzo posto. Al quarto giro l’azzurra superò la Blatter e si mise all’inseguimento della Fullana.

 

Fu l’attacco decisivo. Recuperò terreno sulla battistrada spagnola, con la quale lottò gomito a gomito, con ferocia, fino a scontrarsi in un tratto stretto di discesa. La Fullana cadde rovinosamente, mentre la Pezzo rimase miracolosamente in sella, tenendo a debita distanza le avversarie nell’ultimo giro, per poi involarsi verso il suo secondo titolo olimpico. Nell’ultima curva prese al volo un Tricolore con cui tagliò il traguardo, scese dalla bicicletta, baciò lo sterrato e si diresse con la sua due ruote sulle spalle a festeggiare l’ennesima impresa di una carriera formidabile.

 

“Non ci credevo, solo un miracolo poteva fare accadere tutto questo”. Ad oggi, insieme alla norvegese Gunn-Rita Dahle, è l’unica atleta ad aver vinto Olimpiade, Mondiale e Coppa del Mondo. Nostra Signora della mountain bike.

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