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chiusura SydneyQuando alle sette della sera un paese intero si apprestava a celebrare l’ultimo atto dei Giochi della XXVII Olimpiade, un senso di malinconia, accompagnato da qualche lacrima, faceva capolino sullo Stadium Australia. Sydney e il popolo “aussie” erano stati i grandi protagonisti di un evento indimenticabile, che il Presidente del CIO, Juan Antonio Samaranch, definì “i Giochi Olimpici più belli mai organizzati nell’era moderna”. Una delle edizioni più spettacolari, con un’accoglienza impeccabile, premiata da una risposta senza precedenti, con oltre un milione di turisti e più del 92% di biglietti venduti.

 

Furono i Giochi dei grandi numeri: dei volontari (46.967), delle presenze in tribuna stampa con 5.928 accrediti per giornalisti della carta stampata e 10.735 per radio e televisioni, con 40 miliardi di telespettatori (considerando il potenziale giornaliero di 3 miliardi e 700 milioni). Il Comitato Organizzatore, poi, ebbe dai suoi sponsor 45 milioni di dollari necessari per pagare il viaggio a tutti i partecipanti, atleti e giudici di gara e per ospitare gratuitamente le rappresentative nel villaggio olimpico. Triplice anche il numero delle mascotte: il kookaburra Olly, l'ornitorino Syd. e l’echidna Millie. Tre animali nativi dell’Australia, che rappresentavano rispettivamente non solo l’aria, l’acqua e la terra, ma anche l’Olimpiade, Sydney e il nuovo Millennio.

 

La cerimonia di chiusura iniziò con la voce di Christine Anu, accompagnata da diversi ballerini aborigeni, intorno ai quali cantavano e ballavano centinaia di bambini. Non mancarono le star australiane. Il campione di golf Greg Norman, che giocò su un enorme squalo (che rappresentava il suo famoso soprannome) e la modella Elle McPherson, che fece il suo ingresso su un enorme carro vestita di pailletes. Ed ancora, Mr. Crocodile Dundee, alias l’attore Paul Hogan; il famosissimo gruppo rock Men At Work, che scaldò il pubblico sulle note di alcuni vecchi successi e la regina pop Vanessa Amorosi, che continuò la grande festa a ritmo di musica. Ed infine, Niki Webber, tredicenne cantante-attrice, già protagonista della cerimonia d’apertura, che fu sollevata quasi all’altezza del tripode, che si spense mentre nel cielo sopra lo stadio sfrecciò un jet.

 

Tre ore intense, nel corso delle quali sfilarono gli atleti, in rappresentanza dei 200 paesi partecipanti. Per l’Italia il velista Luca Devoti, che si aggiudicò la medaglia d’argento nella classe Finn; mentre, per i padroni di casa, fu la volta di Ian Thorpe; cui seguirono alcuni campioni al loro commiato olimpico: l’astista ucraino Serhij Bubka, oro a Seul 1988; il nuotatore russo Aleksandr Popov, oro nei 50 e nei 100 metri stile libero a Barcellona 1992 ed Atlanta 1996; il pallanuotista Manuel Estiarte, oro ad Atlanta con la Spagna e Susie O’Neill, oro ad Atlanta nei 200 metri farfalla e a Sydney sulla stessa distanza, ma nello stile libero.

 

Lo spettacolo dei fuochi d’artificio fece da corollario alla manifestazione, con la città con lo sguardo rivolto verso l’alto - dallo stadio fino ad Harbour Bridge - per celebrare una festa che per quindici giorni aveva regalato emozioni uniche. E quando la bandiera olimpica passò nelle mani del sindaco di Atene, tra gioia e lacrime calò il sipario sulla magia di Sydney. Ottanta i paesi che si aggiudicarono almeno una medaglia, un primato anche questo.

 

Gli Stati Uniti dominarono il medagliere con 91 allori complessivi (36 ori, 24 argenti e 31 bronzi), seguiti dalla Russia con 89 (32, 28, 29) e dalla Cina con 59 (28, 16, 15). L’Italia chiuse al settimo posto con 34 medaglie (13, 8, 13), sostanzialmente in linea con il bottino di Atlanta.

 

Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino furono i grandi protagonisti del nuoto, con cinque medaglie. Fioravanti, alla sua prima Olimpiade, vinse l’oro nei 100 e nei 200 metri rana, stabilendo il record olimpico nella distanza breve. Rosolino, invece, dopo l’argento nei 400 metri stile libero e il bronzo sempre nello stile libero, ma nei 200 metri, si aggiudicò l’oro con una splendida rimonta i 200 metri misti, con il record olimpico. A sorpresa, inoltre, arrivò la medaglia di Davide Rummolo nei 200 metri rana.

 

Gli sport acquatici regalarono grandi soddisfazioni. Agostino Abbagnale, continuando la tradizione di famiglia, si aggiudicò l’oro nel canottaggio, specialità quattro di coppia, con Rossano Galtarossa, Simone Raineri ed Alessio Sartori. Nella canoa, Josefa Idem, a trentasei anni, dopo un lungo inseguimento, conquistò il titolo nel K1 500 metri; così come, nel K2 1000 metri, Antonio Rossi bissò il successo di Atlanta, ma in coppia con Beniamino Bonomi. Bronzo, quindi, per Pierpaolo Ferrazzi nel K1 slalom.

 

Nella vela arrivò una medaglia d’oro che mancava da Helsinki 1952. Con una straordinaria prova nell’ultima regata Alessandra Sensini vinse nella classe Mistral. Paola Pezzo, invece, replicò il successo di Atlanta nella mountain bike. Sempre nelle due ruote, dopo cento giri interminabili, Antonella Bellutti non solo conquistò il titolo nella corsa a punti, ma fu la prima atleta italiana a vincere due ori in due edizioni consecutive dei Giochi, nonché in due diverse discipline. Sempre in pista arrivò il bronzo di Silvio Martinello e Marco Villa nell’americana.

 

La scherma, come da tradizione, non fece mancare il suo apporto. Valentina Vezzali vinse l’oro nel fioretto, mentre Giovanna Trillini si dovette accontentare del bronzo. Nella prova a squadre, le due jesine, insieme a Diana Bianchedi, salirono sul gradino più alto del podio, in tandem con la squadra di spada maschile, composta da Angelo Mazzoni, Paolo Milanoli, Alfredo Rota e Maurizio Randazzo. Ci fu poi il bronzo nella prova a squadre di fioretto maschile con Daniele Crosta, Gabriele Magni, Salvatore Sanzo e Matteo Zennaro.

 

Svanì ancora una volta il sogno della pallavolo di conquistare il titolo, con gli azzurri che si dovettero accontentare della medaglia di bronzo dietro Jugoslavia e Russia. Ci pensò il judo, però, a regalare emozioni intense, con la straordinaria vittoria di Giuseppe Maddaloni nella categoria dei 73 kg. Durante la premiazione, il ventiquattrenne cresciuto nella palestra gestita dal padre a Scampia, non riuscì a trattenere le lacrime, anche se a sostenerlo c’era la sua compagna Ylenia Scapin, che si era aggiudicata la medaglia di bronzo nella categoria 70 kg. Stesso metallo per Girolamo Giovinazzo nella categoria 66 kg. e per Emanuela Pierantozzi nei 78 kg.

 

Il bottino azzurro venne completato dagli argenti di Fiona May e Nicola Vizzoni nell’atletica leggera, rispettivamente nel salto in lungo e nel lancio del martello; da Deborah Gelisio nel tiro a volo double trap; dalla squadra di tiro con l’arco composta da Ilario Di Buò, Matteo Bisiani e Michele Frangilli; dai canottieri Valter Molea, Riccardo Dei Rossi, Lorenzo Carboncini e Carlo Mornati nel quattro senza e da Elia Luini e Leonardo Pettinari nel due di coppia pesi leggeri.

 

Bronzo, invece, per Giovanni Calabrese e Nicola Sartori nel canottaggio due di coppia; per Paolo Vidoz nel pugilato super massimi; per la squadra di pallavolo composta da Marco Bracci, Andrea Gardini, Andrea Giani, Pasquale Gravina, Marco Meoni, Samuele Papi, Andrea Sartoretti, Paolo Tofoli; Alessandro Fei, Luigi Mastrangelo, Mirko Corsano e Simone Rosalba e per Giovanni Pellielo nel tiro a volo fossa olimpica.

 

Atletica leggera e nuoto la fecero da padroni. Indimenticabile il successo di Cathy Freeman nei 400 metri piani. Dopo l’onore, ma anche la pressione per essere stata l’ultima tedofora della cerimonia d’apertura, la vigilia per la quattrocentista australiana fu ricca di tensione. Negli ultimi cento metri resistette all’attacco della giamaicana Lorraine Graham, conquistando quell’oro così tanto desiderato tra il tripudio della folla. Diversa la storia di Marion Jones, che puntava a vincere ben cinque medaglie, impresa mai riuscita in precedenza a nessuno. Vinse nei 100, 200 e nella staffetta 4x400 metri, ma la sua scalata si fermò contro le fortissime atlete delle Bahamas nella staffetta 4x100 metri e la coppia Drechsler-May nel salto in lungo. Nel 2007, però, dopo aver annunciato pubblicamente di aver fatto uso di sostanze dopanti, in vista della preparazione dei Giochi, restituì gli allori vinti.

 

Jan Zelezny, giavellottista ceco, a trentaquattro anni vinse la terza medaglia d’oro consecutiva dopo l’argento di Seul 1988. Altra stella fu Maurice Greene, primatista del mondo e vittorioso nei 100 e nella staffetta 4x100 metri. Il nuoto vide tanti primati e veri fenomeni ai blocchi di partenza. Uno su tutti fu Ian Thorpe, vero e proprio simbolo dello sport australiano. Nella prima giornata di gare si aggiudicò l’oro nei 400 metri stile libero e nella staffetta 4x100 metri, cui fece seguito quello nella 4x200 metri. Nei 200 metri stile libero dovette cedere il passo all’olandese Pieter van den Hoogenband, che dopo Mark Spitz (1972) fu l’unico nuotatore a detenere nello stesso tempo il titolo olimpico dei 100 e 200 metri stile libero, oltre ai relativi primati mondiali. Ma la vera impresa fu quella nei 100 metri stile libero, dove sconfisse il russo Popov alla ricerca del suo terzo titolo consecutivo. La scuola olandese si confermò anche nel femminile con il triplo oro di Inge de Bruijn nei 50 e 100 metri stile libero e nei 100 metri farfalla.

 

Nel canottaggio lo straordinario Steve Redgrave, con l’equipaggio inglese del quattro senza, vinse ad oltre quarant’anni, tormentato dal diabete, la quinta medaglia d’oro in cinque Olimpiadi consecutive. Nella ginnastica ci fu incredibile l’exploit del russo Aleksey Nemov, che con i successi nel concorso generale e alla sbarra vinse dodici allori olimpici tra Sydney ed Atlanta. Nel pugilato il cubano Félix Savón conquistò l’oro per la terza volta consecutiva, eguagliando il primato dell’ungherese Laszlo Papp e del connazionale Stevenson. Nel tennis femminile Serena Williams s’impose sia nel singolare che in doppio in coppia con la sorella Venus; mentre, nel calcio, il Camerun rimontò due goal alla Spagna e ai rigori vinse il titolo. Emozioni uniche, per un’Olimpiade indimenticabile.

 

Partecipanti: Nazioni 199 - Atleti 10.651 (6582 Uomini; 4069 Donne) - Italiani 361 (246 Uomini; 115 Donne)

Medaglie Azzurre 34: 13 oro – 8 argento – 13 bronzo

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