Comunicato dei Presidenti delle Discipline Sportive Associate
- CONI
I Presidenti delle Discipline Sportive Associate, riunitisi il 2 ottobre 2020, condividono pienamente il documento approvato dal Consiglio Nazionale del CONI in data 23 settembre e sottolineano la natura del CONI quale ente esponenziale e di garanzia del movimento sportivo italiano, alla luce del rapporto associativo che lo lega alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate, agli Enti di Promozione Sportiva, alle associazioni e alle società ed ai soggetti tesserati, nonché al vasto mondo del volontariato che sostiene tale movimento.
Nel naturale e doveroso rispetto delle competenze costituzionalmente assegnate alle Autorità di Governo nazionali, auspicano la più rapida e chiara definizione del quadro normativo di riferimento, atteso che tale situazione di incertezza sta producendo effetti negativi nei confronti di un comparto vitale, quale quello sportivo, da sempre abituato all’autonomia e all’autodeterminazione democratica delle proprie regole.
Nel ribadire come l’attività di alto livello e lo sport di base siano entrambi componenti indissolubili dello sport agonistico, chiedono che in sede di riforma continuino ad essere considerate le funzioni tradizionalmente esercitate dal CONI con successo ampiamente riconosciuto anche all’estero.
I Presidenti delle Discipline Sportive Associate all’unanimità conferiscono mandato al Presidente del CONI e alla Giunta Nazionale di continuare la battaglia per difendere l’autonomia del CONI, investendo l’intero Governo della questione, a partire dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Comunicato Conferenza Presidenti dei Comitati Regionali
- CONI
La Conferenza dei Presidenti dei Comitati Regionali del CONI, riunita al Foro Italico il 2 ottobre 2020, condivide pienamente il documento approvato dal Consiglio Nazionale del CONI in data 23 settembre u.s. e sottolinea la fondamentale importanza delle articolazioni territoriali del CONI e la loro insostituibilità nello svolgimento delle attività del CONI medesimo sul territorio.
I Comitati Regionali, rappresentanti dell’Ente pubblico CONI, sono gli unici interlocutori legittimi delle istituzioni locali (Regioni, Province, Comuni) ed in quanto tali possono arricchire l’esperienza dei progetti nazionali con progetti territoriali altrettanto significativi.
Essi replicano sul territorio l’assetto confederale previsto a livello nazionale e rappresentano le diverse articolazioni del movimento sportivo, garantendo il miglior coordinamento con le strutture federali e la efficace attuazione delle vigenti normative regionali in materia sportiva.
Non ci può essere attività di alto livello senza una corrispondente attività di base sul territorio, attraverso promozione e sviluppo.
La Conferenza dei Presidenti all’unanimità dà mandato al Presidente del CONI e alla Giunta Nazionale di continuare la battaglia per difendere l’autonomia del CONI, facendo applicare in tutte le sue parti il documento del Consiglio Nazionale.
Il vento non ferma Josefa Idem a trentasei anni domina la finale del K1 500
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Giornata pazzesca quel 1° ottobre del 2000. Colpi di scena a raffica, come il vento che soffiava ad oltre 50 chilometri all’ora, con onde minacciose che lambivano il Lago di Penrith. Il programma dei Giochi della XXVII Olimpiade prevedeva la disputa della finale femminile della canoa K1 500 metri, ma le condizioni meteo - con alcune barche che rotolavano e i teloni dei giudici che prendevano il volo - costrinsero gli organizzatori a posticipare la gara.
Quell’attesa divenne una vera e propria variabile impazzita: alcune atlete ne trassero vantaggio, mentre, altre, furono prese da un ulteriore senso d’ansia. Josefa Idem non voleva gareggiare, ma poi ci ripensò e quella giornata così tribolata divenne uno dei ricordi indelebili della sua straordinaria carriera sportiva. La trentaseienne originaria di Goch, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, regalò all’Italia il tredicesimo oro proprio a ridosso della cerimonia di chiusura dei Giochi australiani.
L’azzurra, alla sua quinta olimpiade (le prime due le aveva disputate sotto la bandiera della Germania Ovest, prima di diventare cittadina italiana nel 1992), si era aggiudicata fino a quel momento due medaglie di bronzo: nel 1984 a Los Angeles nel K2 500 metri in coppia con Barbara Schüttpelz e nel 1996 ad Atlanta nel K1, a poco più di un anno dalla nascita del figlio Janek. Tra il 1997 e il 1999 conquistò ben nove medaglie iridate, tra cui l’oro del 1998 nel K1 1000 metri. Il sodalizio con il marito-allenatore Guglielmo Guerrini era di quelli vincenti, ma per arrivare in cima al podio olimpico la strada da percorrere fu lunga e tortuosa.
All’inizio del 2000, in piena preparazione, prima una bronchite, poi un virus ed ancora uno scompenso di vitamina B12, sembrarono minare le sicurezze dell’azzurra, cui si aggiunse il grande dubbio di poter veramente competere per la medaglia d’oro. L’avversaria numero uno era la canadese Caroline Brunet, vice campionessa olimpica uscente ed iridata nel 1997, 1998 e 1999. Un’atleta imbattibile, che sembrava aver già prenotato il gradino più alto del podio: “Tutti i mondiali vinti sono come i vestiti chiusi in un armadio, che potrò indossare soltanto insieme all’oro di Sydney”.
La Idem più di qualche volta si chiese se la canadese fosse veramente imbattibile o se lei stessa avesse raggiunto il suo limite. La risposta non tardò ad arrivare. Il 27 settembre fu la volta delle batterie di qualificazione. Diciassette atlete in gara, suddivise in due batterie. Le prime tre di ognuna si qualificavano direttamente per la finale, mentre, le altre nove, due giorni dopo, avrebbero disputato un ripescaggio che qualificava le prime tre.
Nella prima batteria la Brunet, con il tempo di 1’51”558, ebbe la meglio sulla svedese Anna Olsson e sulla polacca Elzbieta Urbanczyk. Nella seconda, invece, la Idem s’impose sulla campionessa olimpica uscente, l’ungherese Rita Kobán e sulla sudafricana Ruth Nortje, stabilendo il miglior tempo assoluto e migliorando di quasi due secondi quello della Brunet. Dal ripescaggio, poi, si qualificarono l’australiana Katrin Borchert, già campionessa del mondo nel 1989 e nel 1991; la serbo-montenegrina Natasa Douchev-Janics e l’austriaca Uschi Profanter.
Arrivò così il giorno della finale. Una giornata lunghissima, costellata da rinvii e lunghe attese, che minarono lo stato d’animo delle atlete. Alla fine, però, seppur con cinque ore di ritardo, i giudici decisero di far disputare la gara, in condizioni al limite del regolamento. L’azzurra si rese conto che il vento sarebbe stato frontale e le tribune vicine all’acqua avrebbero protetto chi gareggiava sotto riva. Valutazioni che si dimostrarono decisive.
La partenza fu lenta, con un numero di colpi non molto alto a causa del vento, ma ai cento metri era terza, preceduta solo dalla Douchev-Janics e dalla Brunet. In prossimità delle tribune, la svolta, con l’attacco decisivo che la portò in testa alla gara. Una progressione straordinaria, dalla forza veemente, che tramortì le avversarie. Fu un attimo, quello decisivo, che incoronò la Idem campionessa olimpica al termine di una gara che Giampiero Galeazzi definì: “stupenda, terribile, in condizioni atmosferiche impossibili”.
Nulla poterono la canadese Brunet e l’australiana Borchert rispettivamente medaglia d’argento e di bronzo. Una performance da leggenda, quella di Josefa Idem, che qualche anno più tardi - dopo l’esperienza in Consiglio Nazionale del CONI - ricordò in diverse interviste una volta diventata Ministro per le Pari Opportunità, lo Sport e le Politiche Giovanili.
Emozioni e grandi numeri chiude l’edizione del nuovo millennio. Italia settima con 34 medaglie
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Quando alle sette della sera un paese intero si apprestava a celebrare l’ultimo atto dei Giochi della XXVII Olimpiade, un senso di malinconia, accompagnato da qualche lacrima, faceva capolino sullo Stadium Australia. Sydney e il popolo “aussie” erano stati i grandi protagonisti di un evento indimenticabile, che il Presidente del CIO, Juan Antonio Samaranch, definì “i Giochi Olimpici più belli mai organizzati nell’era moderna”. Una delle edizioni più spettacolari, con un’accoglienza impeccabile, premiata da una risposta senza precedenti, con oltre un milione di turisti e più del 92% di biglietti venduti.
Furono i Giochi dei grandi numeri: dei volontari (46.967), delle presenze in tribuna stampa con 5.928 accrediti per giornalisti della carta stampata e 10.735 per radio e televisioni, con 40 miliardi di telespettatori (considerando il potenziale giornaliero di 3 miliardi e 700 milioni). Il Comitato Organizzatore, poi, ebbe dai suoi sponsor 45 milioni di dollari necessari per pagare il viaggio a tutti i partecipanti, atleti e giudici di gara e per ospitare gratuitamente le rappresentative nel villaggio olimpico. Triplice anche il numero delle mascotte: il kookaburra Olly, l'ornitorino Syd. e l’echidna Millie. Tre animali nativi dell’Australia, che rappresentavano rispettivamente non solo l’aria, l’acqua e la terra, ma anche l’Olimpiade, Sydney e il nuovo Millennio.
La cerimonia di chiusura iniziò con la voce di Christine Anu, accompagnata da diversi ballerini aborigeni, intorno ai quali cantavano e ballavano centinaia di bambini. Non mancarono le star australiane. Il campione di golf Greg Norman, che giocò su un enorme squalo (che rappresentava il suo famoso soprannome) e la modella Elle McPherson, che fece il suo ingresso su un enorme carro vestita di pailletes. Ed ancora, Mr. Crocodile Dundee, alias l’attore Paul Hogan; il famosissimo gruppo rock Men At Work, che scaldò il pubblico sulle note di alcuni vecchi successi e la regina pop Vanessa Amorosi, che continuò la grande festa a ritmo di musica. Ed infine, Niki Webber, tredicenne cantante-attrice, già protagonista della cerimonia d’apertura, che fu sollevata quasi all’altezza del tripode, che si spense mentre nel cielo sopra lo stadio sfrecciò un jet.
Tre ore intense, nel corso delle quali sfilarono gli atleti, in rappresentanza dei 200 paesi partecipanti. Per l’Italia il velista Luca Devoti, che si aggiudicò la medaglia d’argento nella classe Finn; mentre, per i padroni di casa, fu la volta di Ian Thorpe; cui seguirono alcuni campioni al loro commiato olimpico: l’astista ucraino Serhij Bubka, oro a Seul 1988; il nuotatore russo Aleksandr Popov, oro nei 50 e nei 100 metri stile libero a Barcellona 1992 ed Atlanta 1996; il pallanuotista Manuel Estiarte, oro ad Atlanta con la Spagna e Susie O’Neill, oro ad Atlanta nei 200 metri farfalla e a Sydney sulla stessa distanza, ma nello stile libero.
Lo spettacolo dei fuochi d’artificio fece da corollario alla manifestazione, con la città con lo sguardo rivolto verso l’alto - dallo stadio fino ad Harbour Bridge - per celebrare una festa che per quindici giorni aveva regalato emozioni uniche. E quando la bandiera olimpica passò nelle mani del sindaco di Atene, tra gioia e lacrime calò il sipario sulla magia di Sydney. Ottanta i paesi che si aggiudicarono almeno una medaglia, un primato anche questo.
Gli Stati Uniti dominarono il medagliere con 91 allori complessivi (36 ori, 24 argenti e 31 bronzi), seguiti dalla Russia con 89 (32, 28, 29) e dalla Cina con 59 (28, 16, 15). L’Italia chiuse al settimo posto con 34 medaglie (13, 8, 13), sostanzialmente in linea con il bottino di Atlanta.
Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino furono i grandi protagonisti del nuoto, con cinque medaglie. Fioravanti, alla sua prima Olimpiade, vinse l’oro nei 100 e nei 200 metri rana, stabilendo il record olimpico nella distanza breve. Rosolino, invece, dopo l’argento nei 400 metri stile libero e il bronzo sempre nello stile libero, ma nei 200 metri, si aggiudicò l’oro con una splendida rimonta i 200 metri misti, con il record olimpico. A sorpresa, inoltre, arrivò la medaglia di Davide Rummolo nei 200 metri rana.
Gli sport acquatici regalarono grandi soddisfazioni. Agostino Abbagnale, continuando la tradizione di famiglia, si aggiudicò l’oro nel canottaggio, specialità quattro di coppia, con Rossano Galtarossa, Simone Raineri ed Alessio Sartori. Nella canoa, Josefa Idem, a trentasei anni, dopo un lungo inseguimento, conquistò il titolo nel K1 500 metri; così come, nel K2 1000 metri, Antonio Rossi bissò il successo di Atlanta, ma in coppia con Beniamino Bonomi. Bronzo, quindi, per Pierpaolo Ferrazzi nel K1 slalom.
Nella vela arrivò una medaglia d’oro che mancava da Helsinki 1952. Con una straordinaria prova nell’ultima regata Alessandra Sensini vinse nella classe Mistral. Paola Pezzo, invece, replicò il successo di Atlanta nella mountain bike. Sempre nelle due ruote, dopo cento giri interminabili, Antonella Bellutti non solo conquistò il titolo nella corsa a punti, ma fu la prima atleta italiana a vincere due ori in due edizioni consecutive dei Giochi, nonché in due diverse discipline. Sempre in pista arrivò il bronzo di Silvio Martinello e Marco Villa nell’americana.
La scherma, come da tradizione, non fece mancare il suo apporto. Valentina Vezzali vinse l’oro nel fioretto, mentre Giovanna Trillini si dovette accontentare del bronzo. Nella prova a squadre, le due jesine, insieme a Diana Bianchedi, salirono sul gradino più alto del podio, in tandem con la squadra di spada maschile, composta da Angelo Mazzoni, Paolo Milanoli, Alfredo Rota e Maurizio Randazzo. Ci fu poi il bronzo nella prova a squadre di fioretto maschile con Daniele Crosta, Gabriele Magni, Salvatore Sanzo e Matteo Zennaro.
Svanì ancora una volta il sogno della pallavolo di conquistare il titolo, con gli azzurri che si dovettero accontentare della medaglia di bronzo dietro Jugoslavia e Russia. Ci pensò il judo, però, a regalare emozioni intense, con la straordinaria vittoria di Giuseppe Maddaloni nella categoria dei 73 kg. Durante la premiazione, il ventiquattrenne cresciuto nella palestra gestita dal padre a Scampia, non riuscì a trattenere le lacrime, anche se a sostenerlo c’era la sua compagna Ylenia Scapin, che si era aggiudicata la medaglia di bronzo nella categoria 70 kg. Stesso metallo per Girolamo Giovinazzo nella categoria 66 kg. e per Emanuela Pierantozzi nei 78 kg.
Il bottino azzurro venne completato dagli argenti di Fiona May e Nicola Vizzoni nell’atletica leggera, rispettivamente nel salto in lungo e nel lancio del martello; da Deborah Gelisio nel tiro a volo double trap; dalla squadra di tiro con l’arco composta da Ilario Di Buò, Matteo Bisiani e Michele Frangilli; dai canottieri Valter Molea, Riccardo Dei Rossi, Lorenzo Carboncini e Carlo Mornati nel quattro senza e da Elia Luini e Leonardo Pettinari nel due di coppia pesi leggeri.
Bronzo, invece, per Giovanni Calabrese e Nicola Sartori nel canottaggio due di coppia; per Paolo Vidoz nel pugilato super massimi; per la squadra di pallavolo composta da Marco Bracci, Andrea Gardini, Andrea Giani, Pasquale Gravina, Marco Meoni, Samuele Papi, Andrea Sartoretti, Paolo Tofoli; Alessandro Fei, Luigi Mastrangelo, Mirko Corsano e Simone Rosalba e per Giovanni Pellielo nel tiro a volo fossa olimpica.
Atletica leggera e nuoto la fecero da padroni. Indimenticabile il successo di Cathy Freeman nei 400 metri piani. Dopo l’onore, ma anche la pressione per essere stata l’ultima tedofora della cerimonia d’apertura, la vigilia per la quattrocentista australiana fu ricca di tensione. Negli ultimi cento metri resistette all’attacco della giamaicana Lorraine Graham, conquistando quell’oro così tanto desiderato tra il tripudio della folla. Diversa la storia di Marion Jones, che puntava a vincere ben cinque medaglie, impresa mai riuscita in precedenza a nessuno. Vinse nei 100, 200 e nella staffetta 4x400 metri, ma la sua scalata si fermò contro le fortissime atlete delle Bahamas nella staffetta 4x100 metri e la coppia Drechsler-May nel salto in lungo. Nel 2007, però, dopo aver annunciato pubblicamente di aver fatto uso di sostanze dopanti, in vista della preparazione dei Giochi, restituì gli allori vinti.
Jan Zelezny, giavellottista ceco, a trentaquattro anni vinse la terza medaglia d’oro consecutiva dopo l’argento di Seul 1988. Altra stella fu Maurice Greene, primatista del mondo e vittorioso nei 100 e nella staffetta 4x100 metri. Il nuoto vide tanti primati e veri fenomeni ai blocchi di partenza. Uno su tutti fu Ian Thorpe, vero e proprio simbolo dello sport australiano. Nella prima giornata di gare si aggiudicò l’oro nei 400 metri stile libero e nella staffetta 4x100 metri, cui fece seguito quello nella 4x200 metri. Nei 200 metri stile libero dovette cedere il passo all’olandese Pieter van den Hoogenband, che dopo Mark Spitz (1972) fu l’unico nuotatore a detenere nello stesso tempo il titolo olimpico dei 100 e 200 metri stile libero, oltre ai relativi primati mondiali. Ma la vera impresa fu quella nei 100 metri stile libero, dove sconfisse il russo Popov alla ricerca del suo terzo titolo consecutivo. La scuola olandese si confermò anche nel femminile con il triplo oro di Inge de Bruijn nei 50 e 100 metri stile libero e nei 100 metri farfalla.
Nel canottaggio lo straordinario Steve Redgrave, con l’equipaggio inglese del quattro senza, vinse ad oltre quarant’anni, tormentato dal diabete, la quinta medaglia d’oro in cinque Olimpiadi consecutive. Nella ginnastica ci fu incredibile l’exploit del russo Aleksey Nemov, che con i successi nel concorso generale e alla sbarra vinse dodici allori olimpici tra Sydney ed Atlanta. Nel pugilato il cubano Félix Savón conquistò l’oro per la terza volta consecutiva, eguagliando il primato dell’ungherese Laszlo Papp e del connazionale Stevenson. Nel tennis femminile Serena Williams s’impose sia nel singolare che in doppio in coppia con la sorella Venus; mentre, nel calcio, il Camerun rimontò due goal alla Spagna e ai rigori vinse il titolo. Emozioni uniche, per un’Olimpiade indimenticabile.
Partecipanti: Nazioni 199 - Atleti 10.651 (6582 Uomini; 4069 Donne) - Italiani 361 (246 Uomini; 115 Donne)
Medaglie Azzurre 34: 13 oro – 8 argento – 13 bronzo
Selezionati gli azzurri per gli Europei di Poznan, al via il 9 ottobre
- CANOTTAGGIO
Scelta la delegazione azzurra che parteciperà ai Campionati Europei Assoluti, Pesi Leggeri di canottaggio e Pararowing che si terranno in Polonia a Poznan dal 9 all'11 ottobre.
Alla manifestazione continentale in programma sul bacino di regata del Lake Malta, prenderà parte una compagine composta complessivamente, tra uomini e donne, da 62 atleti (39 appartenenti alla categoria Senior, 14 a quella Pesi Leggeri e 9 a quella Pararowing) che saranno seguiti dal Direttore Tecnico Francesco Cattaneo con il supporto dei tecnici Andrea Coppola (Capo Allenatore settore olimpico maschile), Stefano Fraquelli (Capo Allenatore settore olimpico femminile), Giovanni Santaniello (Capo Allenatore settore Pararowing), Giovanni Lepore (Coadiutore settore olimpico maschile), Claudio Romagnoli (Coordinatore settore olimpico maschile), Vittorio Altobelli (Allenatore settore olimpico maschile), Pierangelo Ariberti (Allenatore settore paralimpico), Luigi Arrigoni (Allenatore settore olimpico femminile), Sara Prandini (Allenatore settore paralimpico), Giancarlo Romagnoli (Allenatore settore olimpico maschile), Dario Cerasola (Allenatore Squadre Nazionali), Leonardo Pettinari (Allenatore Societario a supporto della squadra nazionale) e Marco Russo (Allenatore settore Under 23 maschile).
Di seguito l'elenco dei convocati raggruppati per categoria:
SENIOR: Andrea Cattaneo (Carabinieri/SC Bissolati), Benedetta Faravelli (Carabinieri/SC Esperia), Laura Meriano (Carabinieri/SC Garda Salò), Aisha Rocek (Carabinieri/SC Lario), Stefania Gobbi (Carabinieri/SC Padova), Valentina Iseppi, Chiara Ondoli, Carmela Pappalardo, Bruno Rosetti, Ludovica Serafini (CC Aniene), Matteo Lodo, Mario Paonessa, Luca Rambaldi, Simone Venier, Giuseppe Vicino (Fiamme Gialle, foto FIC), Leonardo Pietra Caprina (Fiamme Gialle/CC Aniene), Emanuele Fiume, Clara Guerra (Fiamme Gialle/Pro Monopoli), Giacomo Gentili (Fiamme Gialle/SC Bissolati), Alessandra Montesano (Fiamme Gialle/SC Eridanea), Luca Chiumento (Fiamme Gialle/SC Padova), Marco Di Costanzo (Fiamme Oro), Kiri Tontodonati (Fiamme Oro/CUS Torino), Matteo Castaldo, Enrico D’Aniello (Fiamme Oro/RYCC Savoia), Davide Mumolo (Fiamme Oro/SC Elpis), Stefania Buttignon (Fiamme Oro/SC Timavo), Giorgia Pelacchi (Fiamme Rosse/SC Lario), Giovanni Abagnale (Marina Militare), Salvatore Monfrecola, Aniello Sabbatino, Alfonso Maria Scalzone (RYCC Savoia), Jacopo Frigerio (SC Lario), Davide Comini, Matteo Della Valle (SC Moltrasio), Veronica Lisi, Simone Martini, Alessandra Patelli (SC Padova), Emanuele Gaetani Liseo (SC Telimar).
PESI LEGGERI: Stefano Oppo (Carabinieri), Valentina Rodini (Fiamme Gialle/SC Bissolati), Pietro Ruta (Fiamme Oro), Federica Cesarini (Fiamme Oro/SC Gavirate), Paola Piazzolla (Fiamme Rosse), Arianna Noseda (Fiamme Rosse/SC Lario), Catello Amarante, Gabriel Soares, Antonio Vicino (Marina Militare), Giulia Mignemi (SC Aetna), Silvia Crosio (SC Amici del Fiume), Patrick Rocek (SC Lario), Greta Martinelli (SC Tremezzina), Niels Torre (SC Viareggio).
PARAROWING: Anila Hoxha (CUS Torino), Alessandro Alfonso Brancato (RYCC Savoia), Lorenzo Bernard, Laura Morato (SC Armida), Cristina Scazzosi (SC Lago d’Orta), Greta Elizabeth Muti (SC Olona), Lorena Fuina (SC Rumon), Giuseppe Di Lelio (SC The Core), Gianfilippo Mirabile (SS Murcarolo).
Vittoria sofferta dopo un anno difficile: Rossi e Bonomi conquistano l’oro nel K2 1000
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Le anime forti sono quelle temprate dalla sofferenza. Parole indimenticabili quelle del poeta Khalil Gibran, che calzano a pennello con l’impresa della canoa azzurra in quell’indimenticabile 30 settembre del 2000. Antonio Rossi e Beniamino Bonomi conquistarono l’oro nel K2 1000 metri al termine di una gara perfetta e condotta in maniera sublime. Il lecchese Rossi e il verbanese Bonomi, però, prima di raggiungere l’olimpo dello sport dovettero fare i conti con un periodo particolarmente tribolato. Rossi, reduce dal successo di quattro anni prima ad Atlanta, si ritrovò senza il compagno Daniele Scarpa.
Nella stagione successiva, insieme a Luca Negri, formò un equipaggio che sembrava in grado di proseguire la striscia di successi, grazie alle vittorie iridate di Dartmouth e Szeged. Nel 1999, invece, con i Mondiali in Italia, a Milano, il sodalizio si ruppe e Rossi si trovò ancora una volta a dover ripartire. Ad un anno circa dai Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney, il nuovo compagno era quindi Beniamino Bonomi, due volte argento nel K1 1000 metri e nel K2 500 metri ad Atlanta.
Nel maggio del 2000 affrontarono la prima vera gara a Szeged, ma il risultato fu scoraggiante: terminarono a cinque secondi dai magiari Krisztián Bártfai e Krisztián Veréb. Il Commissario Tecnico Oreste Perri - campione del mondo nel 1975 nel K1 a Belgrado, primo occidentale a battere i campioni dell’Est - cercò di tranquillizzarli: “Abbiate pazienza, ce la faremo. Siete in gamba, non mollate”. I due atleti delle Fiamme Gialle lavorarono sodo, con grande spirito di sacrificio, anche se fino a quel momento non erano riusciti ad aggiudicarsi una gara di alto livello.
L’esordio olimpico era fissato per il 26 settembre all’International Regatta Centre di Penrith. Diciotto gli equipaggi in gara, che al primo turno vennero suddivisi in due batterie da nove l’una. I primi tre di ognuna si qualificavano direttamente per la finale, mentre, i rimanenti nove, disputavano un ripescaggio che qualificava i primi tre. Nella prima batteria Rossi e Bonomi partirono subito alla grande conquistando il pass per la finale in 3’14”316, davanti alla Svezia e ai campioni del mondo della Slovacchia. Nell’altra batteria l’Ungheria vinse con il miglior tempo assoluto (3’13”677), su Germania e Francia. Dal ripescaggio, quindi, si qualificarono Russia, Norvegia e Polonia.
Quattro giorni dopo fu la volta della finale, mentre la tensione iniziava ad attraversare i muscoli e la mente degli azzurri, che si presentarono ai blocchi di partenza con la giusta carica. Fu un dominio assoluto, una prova di grande superiorità. Ai 250 metri erano già al comando davanti alla Russia, alla Svezia e alla Germania; mentre, a metà gara il vantaggio aumentò, con gli svedesi che superarono i russi. Gli azzurri con un’imbarcazione di vantaggio, potevano solo perdere la medaglia d’oro. Ma non si accontentarono, alzarono il ritmo, senza lasciare nessuna possibilità agli avversari che si dovettero accontentare dei gradini più bassi del podio.
Gli svedesi Henrik Nilsson e Markus Oscarsson si aggiudicarono l’argento, mentre gli ungheresi, che misero a segno un parziale strepitoso, vinsero la medaglia di bronzo. Quattro mesi dopo la bruciante sconfitta con il duo Bártfai-Veréb, Rossi e Bonomi si presero una clamorosa rivincita staccando gli avversari di quasi due secondi.
Il Bell’Antonio - che negli anni successivi intraprenderà la carriera politica in Regione Lombardia, dopo essere stato membro della Giunta CONI - festeggiò così il suo secondo titolo consecutivo, a differenza di Bebo che realizzò finalmente il suo sogno olimpico.
“L’ultimo anno è stato un mezzo disastro, eravamo giù di morale, i risultati non arrivavano. Questa è una vittoria che parte da lontano, una vittoria sofferta”, chiosò Rossi dopo il trionfo. La storia di quell’incredibile vittoria delle anime forti.
Scelti gli azzurri per i Mondiali XCO/XCR, al via in Austria dal 7 ottobre
- CICLISMO
Messi in archivio i Mondiali su strada di Imola, l'attenzione del ciclismo internazionale, per quanto riguarda le attività delle Nazionali, si sposta in Austria, a Leogang, dove dal 7 all'11 ottobre andranno in scena i Mondiali XCO, XCR, DHI e E-MTB.
Oggi il tecnico della Nazionale XCO/XCR Mirko Celestino ha reso noti i convocati azzurri per l'appuntamento austriaco. "In una stagione così particolare gli unici riferimenti tecnici a mio disposizione sono stati i campionati italiani - ha spiegato -, nei quali gli atleti si sono confrontati tra loro e mi hanno permesso di trarre indicazioni per l'appuntamento iridato. Nel prossimo fine settimana molti di loro saranno impegnati nella prova di Coppa del Mondo a Nove Mesto. Sarà l'occasione per vedere gli effetti del lockdown anche in chiave internazionale."
In queste settimane la selezione azzurra ha svolto diversi ritiri con gli Elite a Livigno e il Ciocco, in occasione dei campionati italiani, mentre per quanto riguarda gli juniores, l'unico ritiro svolto è stato a Pila a luglio. Un elemento che il tecnico ha tenuto a sottolineare è la presenza di tanti juniores: "Andiamo in Austria con 6 juniores uomini e 3 donne. Stiamo iniziando a lavorare anche per il futuro e devo dire che abbiamo un gruppo di ragazzi di talento che sicuramente faranno bene". Tra questi anche Kevin Pezzo Rosola, vice campione italiano e con un cognome (anzi due) famoso. La mamma Paola è stata la dominatrice di questa specialità a cavallo del 2000, conquistando anche due indimenticate medaglie d'oro alle Olimpiadi di Atlanta '96 e Sydney 2000.
A Leogang saranno in palio ben 13 titoli mondiali, compresi i due di e-mtb, che verranno assegnati nella giornata di apertura dopo la tradizionale gara di Team Relay. Giovedì sono previste le gare juniores, venerdì quella U23, sabato U23 donne, Donne Elite e Uomini Elite. La domenica invece è interamente dedicata alle gare di Downhill.
Convocati XCO
Elite Uomini
BRAIDOT DANIELE - C.S. CARABINIERI
BRAIDOT LUCA - C.S. CARABINIERI
COLLEDANI NADIR - MMR FACTORY RACING TEAM
KERSCHBAUMER GERHARD - TORPADO URSUS
TABACCHI MIRKO - KTM - PROTEK - DAMA
Under 23 Uomini
AVONDETTO SIMONE - TEAM TREK-PIRELLI
VITTONE ANDREAS EMANUELE - KTM - PROTEK - DAMA
FONTANA FILIPPO - C.S. CARABINIERI
ZANOTTI JURI - KTM - PROTEK - DAMA
Juniores Uomini
AGOSTINACCHIO FILIPPO - SCOTT ITALIA - LIBARNA
PARISI YANNICK - MERIDA ITALIA TEAM
PECIS MICHAEL - KTM - PROTEK - DAMA
PEZZO ROSOLA KEVIN - A.S.D. US AUSONIA CSI PESCANTINA
SIFFREDI MATTEO - SCOTT ITALIA - LIBARNA
TRINCHERI LORENZO - UCLA1991
Donne Elite
LECHNER EVA - CENTRO SPORTIVO ESERCITO
Donne Under 23
MARCHET GIORGIA - TEAM RUDY PROJECT - XCR
TOVO MARIKA - KTM - PROTEK - DAMA
Donne Juniores
CHALLANCIN GIULIA - SCOTT ITALIA - LIBARNA
PESSE NICOLE - RDR ITALIA FACTORY TEAM
PLANKENSTEINER NOEMI - A.S.V. ST.LORENZEN RAD
Programma gare
Mercoledì 7 ottobre
12:30 Cross-country Team Relay World Championships
14:30 Men E-MTB World Championships
16:15 Women E-MTB World Championships
Giovedì 8 ottobre
13:30 Women Juniors Cross-country Olympic World Championships
15:30 Men Juniors Cross-country Olympic World Championships
Venerdì 9 ottobre
15:00 Men Under 23 Cross-country Olympic World Championships
Sabato 10 ottobre
10:00 Women Under 23 Cross-country Olympic World Championships
12:15 Women Elite Cross-country Olympic World Championships
14:45 Men Elite Cross-country Olympic World Championships
Domenica 11 ottobre
09:25 Women Junior Downhill World Championships
Men Junior Downhill World Championships
12:50 Women Elite Downhill World Championships
14:10 Men Elite Downhill World Championships
Coppa del Mondo: italiani sugli scudi a Szeged, unico appuntamento internazionale del 2020
- CANOA KAYAK
L’Italia della canoa velocità sugli scudi a Szeged, in Ungheria, dove ieri ha chiuso con un bottino di sette medaglie l’unica tappa di Coppa del Mondo rimasta in calendario nella stagione 2020. Ai quattro metalli ottenuti nella giornata di sabato se ne sono aggiunti altri tre: Carlo Tacchini vince l'oro nel C1 500 metri e il bronzo nei 5000, mentre Samuele Burgo e Luca Beccaro conquistano l’argento nel K2 1000 metri.
Primo posto e medaglia d’oro per Carlo Tacchini, che dopo l’argento nella distanza olimpica dei 1000m conquistato sabato, è salito sul gradino più alto del podio sui 500 metri della canadese monoposto. Il poliziotto di Verbania in testa fin dai primi metri di gara, ha tagliato il traguardo in volata con il tempo di 1:50.70. Sette i decimi (+0.73) di vantaggio dell’azzurro sul bulgaro Angel Kodinov (1:51.43), argento. Bronzo per la Repubblica Ceca con Filip Dvorak (1:51.93) che con 77 centesimi di vantaggio si è imposto sull’altro azzurro in gara, Daniele Santini, che invece si è fermato ai piedi del podio in quarta posizione (1:52.70). Tacchini ha conquistato inoltre la medaglia di bronzo nella prova di fondo sui 5000 metri, chiudendo in 22:30.47 alle spalle dell’oro ungherese Adolf Balazs (22:01.68) e del bronzo russo Kirill Shamshurin (22:09.95)
Strepitosa anche la prova del K2 1000 metri (specialità olimpica) con Samuele Burgo e Luca Beccaro che hanno conquistato il secondo posto in 3:21.41, dietro ai francesi Cyrille Carré e Étienne Hubert (3:20.29), bronzo mondiale in occasione della rassegna iridata di Szeged 2019. La coppia azzurra ha lasciato alle spalle l’equipaggio spagnolo formato da Francisco Cubelos e Inigo Pena, terzo in 3:21.80. Dopo la carta olimpica portata a casa lo scorso anno e l’argento ottenuto nel test event di Tokyo, ultima gara pre-pandemia, i due portacolori delle Fiamme Gialle hanno conquistano il loro primo podio insieme in una tappa di Coppa del Mondo.
Sono stati invece 41 i centesimi di secondo che hanno separato Nicolae e Sergiu Craciun dal podio della finale del C2 1000m. I fratelli delle Fiamme Oro hanno fermato il cronometro su 3:42.02, tempo che è valso la quarta piazza nella gara vinta dalla Russia (3:40.49) sulle barche di Ungheria (3:41.08) e Romania (3:41.60).
Arrivo serratissimo nella finale del K4 500 dove l’Italia schierava ben due ammiraglie: Alessandro Gnecchi (Carabinieri), Manfredi Rizza (Areonautica Militare), Andrea Domenico Di Liberto (SC Trinacria) e Mauro Crenna (Fiamme Gialle) hanno chiusi sesti in 1:23.29, nono posto invece per Giulio Bernocchi (CUS Milano), Andrea Schera (Fiamme Gialle), Giacomo Cinti (CC Comacchio) e Luca Boscolo Meneguolo (Can. Padova) in 1:25.84. A salire sul podio della specialità olimpica che a Tokyo farà il suo debutto sulla nuova distanza dei 500 metri sono Francia (1:21.51), Ucraina (1:22.07) e Serbia (1:23.14).
Al femminile, nella finale B del K1 500 Francesca Genzo (Fiamme Azzurre) è settima (16^ assoluta) con il tempo di 1:59.72, seguita dalla compagna Cristina Petracca (Marina Militare), ottava (17^ assoluta) in 1:59.95. La Genzo ha successivamente chiuso al decimo posto la prova di fondo sui 5000 metri del K1 con il tempo di 23:26.37, oro all’ungherese Dora Bodonyi in 22:21.89. Sempre sui 5000 metri ma del K1 maschile Samuele Burgo ha occupato la quinta posizione in 20:21:28, mentre Giulio Dressino invece è arrivato undicesimo in 20:49.52 nella gara vinta dal portoghese Fernando Pimenta (20:03.89)
L’Italia ha chiuso così la rassegna di Coppa del Mondo, unico appuntamento internazionale del 2020 post coronavirus, con un settimo posto nel ranking internazionale ed un quarto posto nel medagliere di Szeged.
Mondiali: Italia ancora sul podio a Imola, Longo Borghini di bronzo nella prova in linea
Italia ancora sul podio ai Mondiali di ciclismo su strada in corso a Imola. Sotto lo sguardo del Presidente del CIO, Thomas Bach e del Presidente del CONI, Giovanni Malagò, Elisa Longo Borghini (foto ANSA) ha conquistato la medaglia di bronzo nella prova in linea femminile alle spalle delle olandesi Anna Van der Breggen, campionessa mondiale in solitaria e Annemiek Van Vleuten che si è aggiudicata lo sprint con l’azzurra (bronzo olimpico a Rio 2016 e argento europeo a Plouay 2020), sul traguardo dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari al termine di un percorso di 143 chilometri.
Coppa del Mondo: azzurri protagonisti a Szeged, Di Liberto vince nel K1 200. Tacchini 2° nel C1 1000
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Nel primo e unico appuntamento internazionale della canoa velocità di un 2020 stravolto dalla pandemia da Covid-19, l’Italia è subito protagonista. Nelle acque ungheresi di Szeged, sede dell’unica prova di Coppa del Mondo della stagione, il 23enne palermitano Andrea Domenico Di Liberto si è imposto nella distanza olimpica del K1 200 in 34"80. Sul podio anche Carlo Tacchini, secondo nel C1 1000. Nellle prove non olimpiche del C2 500 acuto vincente di Daniele Santini e Nicolae Craciun, mentre i giovanissimi Luca Boscolo Meneguolo e Giulio Bernok sono terzi nel K2 500.
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