Nedo Nadi è ancora primo nel fioretto ma deve ringraziare un azzurro Speciale
- 100 anni fa i Giochi Olimpici ad Anversa
Che giornata quel 18 agosto del 1920. Nedo Nadi, reduce dal trionfo nella prova a squadre, conquistò il suo secondo titolo olimpico nella prova individuale di fioretto. Una finale al cardiopalma, che consentì allo schermidore livornese di confermare, otto anni dopo, il successo già ottenuto a Stoccolma.
Avviato alla scherma dal padre Giuseppe, maestro d’armi e fondatore dello storico Circolo Scherma Fides Livorno (in cui si formò con il fratello minore Aldo), vinse il suo primo torneo internazionale nel 1909 a Vienna, con la conquista della Coppa dell’Imperatore. Nel 1912, a sorpresa, fu il grande protagonista dei Giochi Olimpici di Stoccolma, dove si laureò campione olimpico con sette vittorie e nessuna sconfitta, battendo in finale il connazionale Pietro Speciale - di vent’anni più grande di lui - e l’austriaco Richard Verdeber. Divenne così il più giovane schermidore a vincere una medaglia d’oro, che rimase anche l’unica conquistata nella scherma.
La Grande Guerra, però, interruppe la sua grande ascesa. Si arruolò nel Reggimento Cavalleria Alessandria e fu decorato con due medaglie al valore, rischiando anche la corte marziale, per aver fraternizzato con un prigioniero austriaco, che riconobbe per averlo incontrato anni prima sulle pedane della scherma. Al termine del conflitto riprese ad allenarsi con determinazione e già nel 1919 ritornò al successo aggiudicandosi il torneo di fioretto individuale ai Giochi Interalleati di Joinville-Sur-Pont, una specie di Olimpiade riservata agli atleti militari degli Stati usciti vincitori dal primo conflitto mondiale.
I Giochi della VII Olimpiade di Anversa, rappresentavano un obiettivo fondamentale, non solo per l’atleta Nadi, ma anche per il suo ruolo di selezionatore della squadra italiana di scherma. La prova di fioretto individuale si disputò in due giornate. Il 17 agosto, nei giardini di Palazzo Egmont, gli schermidori affrontarono due prove di qualificazione.
Nella prima prova, i concorrenti furono suddivisi in otto gironi, che qualificavano i primi tre classificati di ognuno. Nedo Nadi, inserito nel secondo girone, si qualificò insieme al francese Georges Trombert - sette vittorie e una sconfitta - seguiti dal cecoslovacco Viliam Tvrzský con due sconfitte. Il fratello Aldo, Abelardo Olivier e Federico Cesarano, invece, vinsero rispettivamente il terzo, quarto e quinto girone. Nel turno successivo, quindi, il regolamento prevedeva quattro gironi con sei atleti: i primi tre di ogni poule si sarebbero qualificati per la finale. Nedo Nadi vinse il suo girone con cinque vittorie, davanti all’azzurro Oreste Puliti (4/1) e al francese Roger Ducret (3/2). Buona la prova anche di Aldo Nadi, che nel girone due si qualificò ex-equo con il francese Philippe Cattiau.
Il giorno successivo si disputò la finale a dodici, con ben cinque italiani in gara. Una maratona tesa e sfiancante, che avrebbe premiato la tecnica, ma soprattutto la resistenza alla stanchezza. Gli avversari da battere erano indubbiamente i francesi, che già nella prova a squadre avevano messo a dura prova gli azzurri, in particolare Nedo Nadi, sconfitto da Gaudin. la Francia, che non aveva partecipato alle prove di scherma di Stoccolma (in quanto non condivise alcune regole), ad Anversa era arrivata determinata a conquistare il maggior numero di medaglie per riappropriarsi della sua antica leadership.
L’assenza del “diavolo bianco”, Lucien Gaudin, fermato da un pestone all’alluce destro nella prova a squadre, poteva rappresentare un vantaggio per gli azzurri. Nedo Nadi, di contro, rischiò di non poter bissare il suo secondo oro. Dopo aver sconfitto nettamente Cattiau, perse con l’altro transalpino Ducret, che si portò ad un passo dal trionfo: con un successo, infatti, sarebbe salito sul gradino più alto del podio in virtù della differenza di stoccate. Nedo Nadi chiuse la sua prova con 10 vittorie ed una bruciante sconfitta, che sapeva avrebbe potuto togliergli l’alloro olimpico
Si rintanò nel suo angolo ed iniziò a piangere. A Ducret bastava superare l’azzurro Pietro Speciale - in coda alla classifica - per laurearsi campione. Sembrava una semplice formalità, ma quello che successe ebbe dell’incredibile Il 43enne palermitano non concesse scampo al francese, che non solo perse l’assalto, ma dovette accontentarsi della medaglia di bronzo. Per Nedo Nadi fu un trionfo, con ventidue vittorie e due sole sconfitte si aggiudicò il suo secondo oro. Ma quello fu solo l’inizio
La squadra di fioretto supera il team francese inizia il dominio azzurro
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Quel movimento sinuoso e leggiadro, fatto di parate e risposte, il cui gesto tecnico rendeva spettacolare ogni sfida, faceva della scherma uno degli sport più popolari degli Anni Venti. Prima dello scoppio della Grande Guerra, la scuola italiana aveva incantato il mondo nella finale del fioretto individuale ai Giochi Olimpici di Stoccolma del 1912. Nedo Nadi si aggiudicò il titolo superando il compagno di squadra Pietro Speciale, in una giornata memorabile per lo sport italiano. A distanza di otto anni, quindi, l’olimpionico livornese, ottenne dalla federazione il permesso a selezionare personalmente la squadra che avrebbe partecipato ai Giochi della VII Olimpiade di Anversa.
Una scelta che si rivelò azzeccata. Nel primo appuntamento del programma di scherma, nel giardino di Palazzo di Egmont, si disputò la prova a squadre di fioretto. Ogni rappresentativa era composta da un massimo di otto schermidori, con la possibilità di sceglierne quattro per ogni sfida, con tre “tocchi” per attacco. La squadra italiana era composta dai livornesi Nedo e Aldo Nadi, Baldo Baldi ed Oreste Puliti, cresciuti sotto la guida del maestro Giuseppe Nadi al mitico Circolo Fides; dal fiorentino Rodolfo Terlizzi, allievo e nipote del maestro Roberto Raggetti al Circolo Dilettanti di Scherma; da Tommaso Costantino, originario di Tunisi; da Abelardo Olivier, argento a squadre nella sciabola ai Giochi di Londra del 1908, nativo di Portogruaro e dal palermitano Pietro Speciale.
Il 15 agosto, nel girone di qualificazione alla finale, l’Italia riportò quattro successi su altrettanti incontri, superando Danimarca, Gran Bretagna, Belgio e Cecoslovacchia. Nell’altro girone, invece, Francia e Stati Uniti conquistarono la qualificazione. Due giorni dopo fu la volta del girone finale che assegnò le medaglie olimpiche. Cinque le squadre in pedana: Italia, Francia, Stati Uniti, Danimarca e Gran Bretagna.
Gli azzurri dominarono nettamente le sfide con Stati Uniti (13-3), Danimarca (12-4) e Gran Bretagna (16-0); mentre, il match con i transalpini, fu un testa a testa epico che restò scolpito nella memoria degli spettatori di allora. L’anno prima, ai Giochi Interalleati di Joinville-Sur-Pont - una sorta di Olimpiade riservata agli atleti militari degli Stati usciti vincitori dal primo conflitto mondiale - l’Italia si era arresa alla Francia per due sole stoccate. Una sconfitta amarissima, che Nedo Nadi e compagni non potevano subire per la seconda volta. E così fu.
Con una prova magistrale diedero vita ad un finale da mozzare il fiato. Aldo Nadi sconfisse Lucien Gaudin, un mancino dalla tecnica sopraffina, uno dei maggiori talenti del periodo pre-bellico. Lo stesso Gaudin, però, si rifece e portò gli scontri sull’8 pari, piegando il fratello Nedo. Ci pensò, infine, Oreste Puliti a chiudere la contesa con Roger Ducret, mettendo a segno una stoccata tutta d’oro, che non solo sapeva di rivincita, ma valeva il titolo olimpico. Un trionfo che vide l’Italia chiudere la prova senza sconfitte, con ben otto successi. La Francia, di contro, dovette accontentarsi della piazza d’onore, mentre, gli Stati Uniti, si aggiudicarono la medaglia di bronzo.
Quel 17 agosto del 1920 fu l’inizio di una straordinaria avventura per la scherma azzurra, che di lì a poco diventò ineguagliabile.
Scende in campo la prima atleta azzurra: è la tennista Rosetta Gagliardi
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Il 14 agosto del 1920, al Kielstadion di Anversa, nel corso della cerimonia di apertura dei Giochi della VII Olimpiade, Nedo Nadi non fu il solo portabandiera italiano. Quasi al suo passo, con andatura orgogliosa, c’era una donna, che reggeva con entrambe le mani un gagliardetto. Quella donna, di bianco vestita, in un abito con balze ricamate e cappellino a casco di colore scuro, era Rosetta Gagliardi, la prima atleta italiana a partecipare ai Giochi Olimpici.
Due giorni dopo, la 25enne tennista milanese, avrebbe fatto il suo esordio nel singolare femminile, scrivendo così una pagina indelebile per lo sport in rosa. Quella prima volta, però, poteva accadere già otto anni prima a Stoccolma. Nella prima batteria di qualificazione della gara di tuffi, in programma il 13 luglio 1912, era iscritta anche l’italiana Elda Famà, che invece non prese parte alle gare. La questione delle quote rosa, fu posta ufficialmente nella sessione del CIO del 1910, in cui si decise, all’unanimità, di implementare la presenza femminile ai Giochi, a patto che le donne potessero gareggiare secondo le loro capacità.
Ad Anversa furono 77 le atlete in gara, in rappresentanza di quattordici paesi. Gran Bretagna con 16, Stati Uniti con 14 e Svizzera con 13, le rappresentative con il maggior numero di partecipanti. Nel nuoto, una delle protagoniste, fu indubbiamente la statunitense Elda Bleibtrey, oro nei 100, 400 e 4x100 mt. stile libero, allenata dall’emigrato italiano Luigi De Breda Handley.
La Gagliardi era una sportiva eclettica. Iniziò con il pattinaggio a rotelle, all’età di 11 anni, aggiudicandosi sei titoli italiani; ma praticò anche il nuoto, la scherma e il pattinaggio artistico. La passione per sport nacque tra le mura domestiche. Il padre, medico, era dirigente del Veloce Club Milano, da cui iniziò a muovere i primi passi, prima di formarsi al Tennis Club Milano. Nel 1919 e nel 1920 si aggiudicò il titolo italiano nel singolare femminile, ma soprattutto, in quegli anni, ebbe la forza e il coraggio di praticare uno sport decisamente declinato al maschile, dove non era facile emergere. Giocò prevalentemente in Italia, viste la difficoltà a disputare tornei internazionali, ma ebbe la grande occasione di partecipare ai Giochi.
Nel corso della spedizione olimpica, i tennisti alloggiarono in hotel, a differenza del resto della squadra che soggiornò in una scuola in Avenue de Belgique. Il conte Alberto Bonacossa, tra i partecipanti a quell’Olimpiade, fondatore del TC Milano, ma soprattutto suo amico, ebbe delle parole dolcissime per la tennista azzurra: “E’ stato l’idolo della colonia italiana, ha stupito tutti per il suo gioco energico, per la difesa ad oltranza, per la capacità prodigiosa nei movimenti, per la grande tecnica di gara”. Una grinta, che in quell’indimenticabile 16 agosto del 1920, al Beertodt LTC, seppe mettere in campo superando al primo turno la svedese Margareta Lindberg.
Nel turno successivo, di contro, si arrese alla fortissima britannica Kitty McKane, che poi conquistò il bronzo, oltre all’oro in doppio e l’argento nel misto. Il titolo olimpico fu ad appannaggio della divina Suzanne Langlen, che con un secco 6-3 6-0 sconfisse la britannica Dorothy Holman. La Gagliardi, il 20 agosto, giocò anche il torneo di doppio misto, in coppia con Cesare Colombo, arrendendosi in due soli set ai padroni di casa Stéphane Halot e Marie Storms.
Nel 1924 partecipò ai Giochi Olimpici di Parigi, per poi appendere momentaneamente la racchetta al chiodo tre anni dopo, a seguito della nascita del figlio Johnny. La sua grande esperienza di campo le permise di conquistare, negli anni successivi, altri titoli italiani, oltre a quello nel doppio agli Internazionali d’Italia del 1931 in coppia con Anna Luzzatti. Ma per lo sport italiano, resterà per sempre quella donna dall’andatura orgogliosa che sfilò per la prima volta ad un’Olimpiade. Quel flashback è diventato storia.
La rinascita dopo la guerra. Tante novità nella cerimonia d’apertura: sfilano gli azzurri
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L’Europa ferita dalla guerra, alle prese con una difficile ricostruzione, tra sofferenze e sacrifici, fece da corollario ai Giochi della VII Olimpiade. I valori dello sport contro l’immane tragedia causata da un conflitto assurdo, rappresentarono la rinascita, la voglia di ripartire dopo un periodo buio che aveva portato morte e devastazione. La scelta di Anversa quale sede dei Giochi Olimpici del 1920 arrivò un po’ a sorpresa, il Belgio aveva subito ingenti danni e buona parte delle sue città erano da ricostruire, ma quella scelta ebbe un alto valore simbolico.
La Grande Guerra colpì indiscriminatamente anche il mondo dello sport, che pagò a caro prezzo la malvagità umana. Almeno 115 atleti, in gara tra il 1896 ad Atene e il 1912 a Stoccolma, persero la vita nei combattimenti e lo stesso movimento olimpico fu costretto, suo malgrado, a non far disputare la VI edizione dei Giochi in programma a Berlino nel 1916. Il CIO, all’unanimità, ufficializzò la scelta della città fiamminga - a scapito di Lione - nella sessione dell’8 aprile 1919 a Losanna, mentre il Comitato Organizzatore, in poco più di un anno, riuscì nell’impresa di pianificare la manifestazione, stabilendo una sorta di primato.
I Giochi si disputarono dal 14 agosto al 12 settembre 1920, con il prologo di una settimana (dal 23 al 30 aprile) dedicato ai tornei olimpici di hockey e pattinaggio su ghiaccio. Ventinove i paesi partecipanti, per un totale di 2664 atleti (2587 uomini e 77 donne), impegnati in 155 gare afferenti a 25 discipline sportive. Furono escluse Germania, Austria, Ungheria, Bulgaria e Turchia, uscite sconfitte dalla guerra, mentre, la Russia, seppur invitata a partecipare, non volle aderire. Ci fu spazio per nuovi sport, quali l’hockey su prato, il pattinaggio di velocità su ghiaccio e lo sci di fondo, che poi non si disputò, così come il golf che rinunciò all’ultimo.
La maratona fu confermata nonostante le tristi vicissitudini di Dorando Pietri a Londra 1908 e la tragica morte del portoghese Francisco Lazáro a Stoccolma 1912. Notevolmente corposo, quindi, il programma di tiro, con ben 21 prove al Beverloo Camp (a 75 km da Anversa), che fece storcere il naso a più di qualcuno, con la stampa che scrisse: “Ad Anversa si è sparato più che a Verdun”. Ostenda, inoltre, fu designata quale sede per la vela e il polo.
Il 14 agosto 1920, preceduta dall’omelia del cardinale Mercier nella Cattedrale di Nostra Signora, si svolse, al Kielstadion, la cerimonia di apertura. Re Alberto I°, con la Regina e i figli, fu accolto dall’allora Presidente del CIO, Pierre de Coubertin e dal Conte Henri de Baillet-Latour, tra i principali promotori della candidatura belga con il Barone Edouard de Laveleye. La sfilata degli atleti, in rigoroso ordine alfabetico francese, fu preceduta da un colpo di cannone. L’Australia fece il suo ingresso per prima e, come da tradizione, i padroni di casa del Belgio entrarono per ultimi. L’Italia sfilò per la prima volta con la divisa azzurra, in omaggio ai colori di Casa Savoia, con lo schermidore livornese Nedo Nadi in veste di portabandiera.
La squadra era composta da 161 uomini, ma soprattutto da una donna, Rosetta Gagliardi, la cui presenza segnò una tappa fondamentale per la storia dello sport nazionale. Fu la prima donna italiana a partecipare ad un’Olimpiade. Al termine della dichiarazione di apertura dei Giochi da parte del Re, la cerimonia proseguì con alcune novità introdotte proprio in occasione dei Giochi di Anversa. Una serie di prime volte. Sul pennone salì la bandiera olimpica a cinque cerchi, cui seguì il volo delle colombe come simbolo della pace, con la benedizione del Cardinale che fece da preludio al giuramento olimpico, letto dallo schermidore Victor Boin.
Il testo fu scritto da de Coubertin e nella sua versione originale recitava: “Noi giuriamo che prenderemo parte ai Giochi Olimpici in uno spirito di cavalleria, per l’onore del nostro paese e la gloria dello sport”. Non solo, ci fu anche l’introduzione dell’alfiere locale, con il nome del paese, davanti al rappresentante designato della nazione che portava la bandiera. Una serie di innovazioni entrate a far parte a pieno titolo del protocollo ufficiale e che hanno contribuito nel corso di questo secolo a rafforzare la consapevolezza che quei sacrifici che la guerra aveva imposto, potevano essere superati con la grande passione per lo sport, nel nome dei valori olimpici.
Le medaglie degli azzurri ai Giochi di Anversa 1920:
Ugo Frigerio Oro – Atletica: marcia 3.000 m
Ugo Frigerio Oro – Atletica: marcia 10.000 m
Pietro Annoni, Erminio Dones Argento - Canottaggio doppio
Ciclismo: inseguimento squadre 4.000 m Oro - Arnaldo Carli, Ruggero Ferrario, Primo Magnani, Franco Giorgietti
Ginnastica: concorso generale a squadre Oro - Pietro Bianchi, Giuseppe Domenichelli, Carlo Fregosi, Francesco Loi, Lorenzo Mangiante, Paolo Salvi, Giorgio Zampori, Angelo Zorzi, Arnaldo Andreoli, Ettore Bellotto, Fernando Bonatti, Luigi Cambiaso, Luigi Contessi, Luigi Costigliolo, Carlo Costigliolo, Roberto Ferrari, Romualdo Ghiglione, Ambrogio Levati, Vittorio Lucchetti, Luigi Maiocco, Ferdinando Mandrini, Antonio Marovelli, Michele Mastromarino, Giuseppe Paris, Ezio Roselli, Giovanni Battista Tubino
Giorgio Zampori Oro - Ginnastica concorso generale individuale
Ernesto Ambrosini Bronzo – Atletica: 3000 m siepi
Valerio Arri Bronzo – Atletica: Maratona
Edoardo Garzena Bronzo – Pugilato: cat. piuma
Scherma: fioretto a squadre Oro - Nedo Nadi, Baldo Baldi, Tommaso Costantino, Aldo Nadi, Abelardo Olivier, Oreste Puliti, Pietro Speciale, Rodolfo Terlizzi
Scherma: sciabola a squadre Oro - Nedo Nadi, Baldo Baldi, Aldo Nadi, Oreste Puliti, Dino Urbani, Federico Cesarano, Francesco Gargano, Giorgio Santelli
Scherma: spada a squadre Oro - Nedo Nadi, Tommaso Costantino, Aldo Nadi, Abelardo Olivier, Antonio Allocchio, Tullio Bozza, Giovanni Canova, Andrea Marrazzi, Paolo Thaon de Revel, Dino Urbani
Nedo Nadi Oro – Scherma: fioretto individuale
Nedo Nadi Oro – Scherma: sciabola individuale
Aldo Nadi Argento – Scherma: sciabola individuale
Tommaso Lequio di Assaba Oro - Sport Equestri Gran Premio Nazioni
Sport Equestri: completo a squadre Argento - Giulio Cacciandra, Ettore Caffaratti, Garibaldi Spighi
Sport Equestri: salto ostacoli a squadre Bronzo - Giulio Cacciandra, Ettore Caffaratti, Alessandro Alvisi, Carlo Asinari
Ettore Caffaratti Bronzo - Sport Equestri: completo individuale
Alessandro Valerio Argento - Sport Equestri: Gran Premio Nazioni
Filippo Emanuele Bottino Oro - Sollevamento pesi: cat. Massimi
Giuseppe Tonani Bronzo - Tiro alla fune
Pietro Bianchi Argento - Sollevamento pesi: cat. medi
Guido De Filip, Ercole Olgeni, Giovanni Scatturin Oro – Canottaggio: 2 con
Sette Colli: Paltrinieri da sogno, è record europeo nei 1500 sl. Primato italiano di Ranzetti nei 200 mx
- I CAMPIONI DEL NUOTO AL FORO ITALICO
Paltrinieri show. É sua la scena della 57esima edizione del Trofeo Sette Colli. Al Foro Italico il campione olimpico va oltre i propri confini esplorando un'eccellenza che schiude orizzonti scintillanti: con il tempo di 14'33'10 batte il record europeo nei 1500. Il precedente primato, 14'34"04, lo aveva realizzato alle Olimpiadi di Rio. Una prova di forza che lo proietta verso i Giochi di Tokyo con nuove certezze.
Flash e applausi anche per Alberto Razzetti ha stabilito il nuovo primato italiano nei 200 misti con 1:58.09 (p.p.. 1:58.33 Alessio Boggiatto, Roma 29 luglio 2009).
Nella piscina olimpica di Roma anche la finale dei 200 sl femminile è stata una gara di alto livello.
A brillare però come sempre sulle quattro vasche è stata Federica Pellegrini che ha dimostrato di essere già in buono stato di forma.
Ai due lati della corsia centrale Federica ha combattuto contro la belga Valentine Dumont, seconda ieri sui 100, la russa Anna Ecorova, bronzo agli europei 2018 a Glasgow negli 800 sl, argento nella 4x200, seconda nei 400 sl proprio due giorni fa davanti alla Dumont.
Federica ha gestito la gara lasciando anche alla ventenne belga due intertempi migliori Nell’ultima frazione però chiude d’autorità con 1:57.80 lasciando la Dumont seconda (1:58.29) terza la Ecorova (1:59.62). L'olimpionica chiude la sua partecipazione a questo Trofeo con ancora due titli italiani 100 e 200 sl e un terzo posto nei 50 sl.
I 200 dorso ha fatto registrare la vittoria ex aequo tra Luca Mencarini e Matteo Restivo che dopo un avvincente duello hanno chiuso in 1:57.98. terzo il francese Meven Tomac (1:58.39) che non è riuscito ad inserirsi nella lotta per la vittoria dopo il successo di ieri nella gara delle due vasche.
Nella stessa distanza al femminile Margherita Panziera ha bissato il successo ottenuto ieri sui 100 chiudendo la gara, dove è stata sempre in gran vantaggio, in 2:08.29 seconda Carlotta Zofkova (2:12.52).
Grande lotta nei 50 farfalla con Thomas Ceccon (23.29) che la spunta su Piero Codia (23.38) aggiudicandosi così anche il titolo italiano della specialità.
Ilaria Cusinato nei 200 farfalla ha atteso tre vasche e poi ha sferrato l’attacco nel finale battendo l’ungherese Liliana Szilagyi 2:13.64) mentre meglio ha fatto anche Anna Pirovano (2:11.50). Ilaria (2:10.53) ha trovato, però, sul secondo gradino del podio finale Antonella Crispino che nella precedente batteria ha segnato un 2.11.29 con Roberta Piano Dal Balzo che ha occupato il terzo posto anche lei dopo la prima frazione della sera (2:11.52).
Il tedesco Marco Koch si è aggiudicato i 200 rana grazie al guizzo finale al termine di una ultima vasca in grande rimonta (2:10.95) su Edoardo Giorgetti (2:11.05) dominatore dei 150 metri. Terzo si è classificato Alessandro Fusco (2:11.71).
Martina Carraro sulla stessa distanza ci ha messo tutta la grinta di cui è sempre stata capace ma non è bastato ad opporsi alla progressione della svizzera Lisa Mame (2:24.37) che è stata attaccata a lungo a anche da Francesca Fangio (2:25.74). Il secondo posto di Martina con il tempo di 2:25.67 vale il suo primato personale e il titolo italiano.
E’ stato Gabriele Detti il protagonista in tutti i sensi dei 200 sl. L’azzurro ha impegnato la distanza con grande senso tattico come quando si cimenta sulle distanze più lunghe. Vincitore in questa vasca dei 400 sl due giorni fa era convinto di poter centrare l’obiettivo nell’ultimo 50 quando invece è spuntato Marco De Tullio che ha bruciato tutti facendo registrare 1:46.56 mentre Detti ha fermato il crono a 1:46.69.
Alberto Razzetti ha stabilito il nuovo primato italiano nei 200 misti con 1:58.09 (p.p.. 1:58.33 Alessio Boggiatto Roma 29 luglio 2009.
Foto: Ansa
Quattro pistard azzurri centrano l’oro tra pugni e ricorsi
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Voltare pagina e ricominciare. La Grande Guerra, terminata nel novembre del 1918, aveva portato distruzione e morte, con intere popolazioni ridotte allo stremo, ma che lentamente e con grandi sacrifici, seppero riprendersi. Il mondo dello sport non fu da meno e cercò di ripartire.
Il Comitato Olimpico Internazionale assegnò sorprendentemente al Belgio, uno dei Paesi maggiormente colpiti dal conflitto, l’organizzazione dei Giochi della VII Olimpiade. Fu una scelta simbolica, in quanto le gare si disputarono a soli 21 mesi dalla firma dell’armistizio. Quei giorni di rinascita, però, rappresentarono anche un motivo d’orgoglio per lo sport italiano.
Il 10 agosto del 1920, quattro giorni prima della Cerimonia di apertura dei Giochi di Anversa, nella città giardino di Wilrijck, l’Italia del ciclismo conquistò la prima medaglia d’oro. Un’impresa di cui oggi ricorre il Centenario. Un successo da celebrare, ma soprattutto da raccontare per il modo rocambolesco in cui si svolsero i fatti. La spedizione azzurra, guidata dal Commissario Tecnico Eberardo Pavesi, partì per Anversa non senza polemiche per alcune scelte definite dubbie.
La prova di inseguimento a squadre sui 4000 metri si disputò al Velodrome Zuremborg, un impianto da 14.000 posti, quasi sempre deserto, ma che fece particolarmente divertire le poche centinaia di spettatori presenti. Otto le squadre partecipanti che si sfidarono in prove ad eliminazione diretta suddivise in due giornate. Il quartetto azzurro era composto da quattro pistard lombardi: l’esperto 28enne pavese Primo Magnani; i milanesi Ruggero Ferrario e Arnaldo Carli (rispettivamente di 22 e 19 anni) e dal non ancora 18enne Franco Giorgetti, originario di Bovisio Masciago.
Nel primo turno gli azzurri non ebbero problemi nel superare, con almeno 190 metri di vantaggio, la Francia di Enguerrand, Habent, Courder e Faucheux. Negli altri testa a testa i padroni di casa del Belgio vinsero di misura sugli Stati Uniti; mentre, Gran Bretagna e Sudafrica, sconfissero agevolmente i Paesi Bassi e il Canada. In semifinale, invece, fu tutta un’altra storia. Il quartetto azzurro, con una media di 46,451 km./h, sembrò poter chiudere senza troppi patemi la sfida con il Sudafrica (Smith, Walker, Goosen, Kaltenbrunn), ma accadde qualcosa di incredibile.
Un giudice di gara commise un errore imperdonabile e decretò, con il classico colpo di pistola, il fine gara per gli avversari con mezzo giro di anticipo. L’errore dello starter influenzò chiaramente il risultato, per cui il team sudafricano fece ricorso, ma la giuria sentenziò che “il vantaggio era già molto netto”, per cui gli azzurri volarono in finale. Ma le sorprese non finirono per Magnani, Ferrario, Carli e Giorgetti. Nella finalissima per il titolo, opposti ai britannici Albert White, Horace Johnson, William Stewart e Cyril Alden (che in semifinale avevano avuto la meglio per sei secondi sul Belgio), successe di tutto.
Al quarto giro, White si staccò infilandosi nel quartetto azzurro per rompere i cambi. Gli azzurri furono costretti a dividersi, urlandogli di tutto, così come fece il pubblico. Il britannico abbandonò poi la corsa e nel parapiglia il francese Henri Habent gli rifilò un pugno in pieno petto, che gli comportò poi una squalifica di 15 giorni. Una gara che al termine si tinse ancor più di giallo, proprio nella terra di Georges Simenon. Il tempo finale del quartetto azzurro fu preso sul quarto pistard, contrariamente alla Gran Bretagna, il cui stop al cronometro avvenne sul terzo componente del terzetto giunto al traguardo.
I britannici, quindi, chiusero la gara con quattro decimi di vantaggio sugli azzurri, che ovviamente fecero ricorso. La giuria composta da un italiano, un britannico ed un francese, si espresse con il solo voto del giudice transalpino che squalificò la Gran Bretagna, premiando l’Italia. I Fantastici Quattro erano campioni olimpici, ma quanta fatica!
Il comunicato del Consiglio Nazionale
- CONI
Il 276° Consiglio Nazionale del CONI si è riunito oggi, presso il Foro Italico, per discutere il seguente ordine del giorno:
1) Comunicazioni del Presidente: Malagò ha aperto i lavori ricordando i personaggi del mondo sportivo scomparsi nell’ultimo mese, dedicando un pensiero speciale a Sergio Zavoli – che si è spento nella notte - e sottolineando contestualmente i principali risultati di rilievo conseguiti dagli azzurri nello stesso periodo.
Il Presidente ha quindi approfondito l’argomento legato ai decreti attuativi della legge delega, ripercorrendo i vari passaggi che hanno determinato lo scenario attuale e analizzando, nello specifico, i contenuti legati al provvedimento normativo, emersi dalle anticipazioni del testo. La disamina – alla luce delle tempistiche e della situazione politica attuale – ha abbracciato riflessioni sugli effetti potenziali dell’intervento legislativo, legato ai vari aspetti trattati, anche in base al quadro di riferimento internazionale e a quello regolamentato dai dettami della carta olimpica del CIO. Malagò ha ricordato l’impegno profuso per tutelare ogni singola componente dell’intero movimento in sede di consultazioni, impegnandosi a rappresentare le istanze e il senso di disagio collettivo direttamente al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora. .
Sulle comunicazioni del Presidente e su altri temi di carattere generale sono intervenuti: Giovanni Petrucci (Pallacanestro), Sabatino Aracu (Sport Rotellistici), Giuseppe Leoni (AeroClub), Bruno Cattaneo (Pallavolo), Luciano Rossi (Tiro a Volo), Giorgio Scarso (Scherma), Maurizio Casasco (Medici Sportivi), Claudio Barbaro (Rappresentante Enti di Promozione), Domenico Falcone (FIJLKAM), Vincenzo Manco (Rappresentante Enti di Promozione), Paolo Barelli (Nuoto), Silvia Salis (Rappresentante Atleti), Luciano Buonfiglio (Canoa Kayak), Marco Giunio De Sanctis (Bocce), Antonino Viti (Rappresentante Enti di Promozione), Ivo Ferriani (membro CIO), Alfredo Gavazzi (Rugby), Angelo Binaghi (Tennis), Andrea Mancino (Rappresentante Discipline Associate), Angelo Cito (Taekwondo),
Al termine del Consiglio il Presidente Malagò ha letto il testo di un comunicato contenente le indicazioni emerse nel corso del consesso e condivise con i presenti:
Il Consiglio Nazionale del CONI respinge all’unanimità, in ogni sua componente (FSN, DSA, EPS, AB, Rappresentanti territoriali, Atleti, Tecnici e membri CIO) - nelle forme e nei contenuti - alcuni articoli e passaggi dei testi della legge delega relativa allo sport italiano che, in base alle anticipazioni emerse, non rispecchiano le istanze del movimento. La situazione di grande incertezza generale, tra l'altro, mette a serio rischio gli impegni internazionali assunti dal Governo e dai suoi Ministri nei confronti del CIO, relativamente all'adeguamento temporale dell'impianto normativo ai dettami della carta olimpica.
Il Consiglio ha dato mandato al Presidente Giovanni Malagò di interloquire con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e con il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, per trovare una rapida ed equa soluzione che rispetti la storia e la tradizione dell’Ente e di tutte le realtà che lo caratterizzano, dall’alto di una storia gloriosa che ha dato lustro all’Italia facendo diventare il nostro Paese, attraverso innumerevoli successi e trionfi, uno dei leader mondiali nello sport.
Il CONI, ente pubblico non economico, soggetto al controllo della Corte dei Conti, anche per evitare che un giorno i suoi rappresentanti debbano essere chiamati a rispondere di atti contrari all’interesse dell’ente, si riserva sin da ora di verificare in tutte le sedi i propri diritti maturati e maturandi che sono, o possono essere, messi a rischio da atti e determinazioni non conformi alle leggi e alle sentenze dello Stato Italiano che nel corso degli anni si sono susseguite, non soltanto da un punto di vista normativo ma anche patrimoniale.
Il Consiglio attribuisce quindi mandato alla Giunta Nazionale di elaborare una proposta che tenga conto delle argomentazioni sovraesposte, con l’obiettivo di compenetrare l’azione del legislatore con le oggettive necessità del movimento, per non depauperare l’orgoglioso patrimonio di capacità, esperienza e talento che fa dello sport italiano un modello di successo a livello internazionale.
2) Attività FSN-DSA-EPS:. Approvata all’unanimità la delibera relativa alla conferma della nomina sino alla fine del secondo mandato e, comunque non oltre il mese di giugno 2022, dei componenti del Collegio di Garanzia, di cui all'art. 12 bis dello Statuto del CONI. Approvata con un voto contrario (Stefania Lenzini, FITw) e un astenuto (Gherardo Tecchi, Ginnastica) la delibera che, in via eccezionale e limitatamente alla Assemblee Elettive delle FNS e della DSA non ancora convocate che si svolgeranno entro il 15 marzo 2021: è riconosciuto il voto di base alle affiliate che abbiano maturato un'anzianità di affiliazione di almeno 12 mesi precedenti la data di celebrazione dell'assemblea elettiva e a condizione che abbiano svolto, con carattere continuativo, effettiva attività sportiva stabilita dai programmi federali in almeno una delle stagioni sportive precedenti lo svolgimento delle Assemblee (stagioni sportive 2018/2019 - 2019 e/o 2019/2020 -2020 e/o 2020/2021 -2021, a seconda della data di convocazione dell'assemblea). Per le FSN/DSA che adottano il sistema dei c.d. voti plurimi, i voti premianti saranno attribuiti, sempre nel rispetto dei propri statuti, con riferimento ai risultati conseguiti nell'edizione delle competizioni e/o campionati svolti regolarmente e/o dichiarati conclusi almeno 60 gg. prima della data di celebrazione delle rispettive assemblee elettive.
Il Consiglio, non avendo altro da deliberare, ha chiuso i lavori alle 18.20.
Comunicato di Giunta Nazionale
- CONI
Si è tenuta questa mattina, al Foro Italico, la 1103ª riunione della Giunta Nazionale CONI. Il Presidente ha affrontato il tema legato ai recenti sviluppi dell’iter legato ai decreti attuativi della legge delega, ricostruendo i vari passaggi del riordino normativo che riguarda il mondo sportivo e analizzando anche lo scenario relativo alle dinamiche e alle tempistiche elettorali delle Federazioni e dell’intero movimento.
Una lunga serie di interventi, che ha evidenziato la possibilità di valutare ed elaborare iniziative condivise a fronte della situazione generale, ha preceduto l'approvazione da parte della Giunta delle delibere - da proporre al vaglio del Consiglio Nazionale – relative rispettivamente ai requisiti di assegnazione dei voti di base per le Assemblee in oggetto e alla conferma della nomina, fino al termine del secondo mandato, dei componenti del Collegio di Garanzia. Dopo aver esaminato una serie di atti di carattere amministrativo la Giunta ha chiuso i lavori alle 13.35.
Addio a Sergio Zavoli, maestro del giornalismo. Nel 2008 vinse il Premio CONI alla carriera
- A 96 ANNI
Si è spento a Roma, all'età di 96 anni, Sergio Zavoli, giornalista, scrittore, politico, un'eccellenza al servizio del Paese. La sua carriera – iniziata come cronista radiofonico alla RAI - è stata costellata di incarichi importanti e di straordinari riconoscimenti: direttore del GR1 (1976), Presidente della RAI dal 1980 al 1986 e Presidente della Comissione di Vigilanza sulla tv di Stato, direttore del Mattino (1993-1994), condirettore del Telegiornale e senatore dal 2001 al 2018. Il suo eccezionale talento gli ha permesso di farsi apprezzare in molteplici vesti, come giornalista radiofonico, televisivo e di carta stampata, come creatore di format storici (la Notte della Repubblica) e in qualità di scrittore, in particolare di saggi e di poesie.
Ha portato sullo schermo le grandi inchieste capaci di raccontare il Paese e ha dato voce alla sua passione per lo sport creando “Il Processo alla Tappa”, storica trasmissione di commento al Giro d’Italia. È stato l’unico giornalista al mondo ad aver vinto per due volte il "Prix Italia", la sua infinita bacheca è stata impreziosita – tra gli altri - dal Premio speciale della critica al Festival televisivo di Cannes, dal Premio Saint-Vincent, dal Premio Giornalista dell’Anno, dal Premio Bancarella e, nel 2008, dal Premio CONI "Una Penna per lo Sport – Giorgio Tosatti", riservato all’opera professionale svolta nell’arco di una intera carriera. Un momento indimenticabile, il doveroso tributo dell'intero sistema sportivo a un fuoriclasse a tutto campo.
Amadori alimenta lo sport. Al via la partnership che accompagnerà l'Italia Team fino ai Giochi di Tokyo
- CONI
Amadori, fra i leader in Italia nel comparto agroalimentare e specialista del settore avicolo, diventa “ambasciatore” delle carni bianche di alta qualità e promotore di sani stili di vita e lancia il progetto “Amadori alimenta lo Sport”, con cui intende farsi promotore del binomio vincente fra nutrizione varia ed equilibrata e regolare attività fisica.
Il kick-off è l’annuncio della partnership fra Amadori e CONI: il Gruppo alimentare, fondato a Cesena oltre 50 anni fa, si unisce al panel dei partner ufficiali del Comitato Olimpico Nazionale.
Amadori diventa anche fornitore ufficiale di Casa Italia ai prossimi Giochi di Tokyo e dei centri di preparazione olimpica, dove gli atleti dell’Italia Team - la squadra olimpica nazionale - in questi mesi si stanno preparando, nelle rispettive discipline, per il più importante appuntamento sportivo mondiale.
La partnership con CONI e Italia Team si inserisce nell’ambito di un progetto di ampio respiro, che si svilupperà nei prossimi mesi e vedrà Amadori coinvolto insieme a Istituzioni sportive e Ambassador appartenenti al mondo dello sport, della nutrizione e del lifestyle, in importanti eventi ed appuntamenti dedicati a salute e benessere, per la promozione di un modello alimentare vario ed equilibrato.
Amadori vuole porsi, infatti, come interlocutore di riferimento per milioni di italiani che credono a uno stile di vita bilanciato, in ogni aspetto della quotidianità, e al valore nutrizionale delle carni bianche, elemento insostituibile in una dieta variegata e completa.
Un’ampia comunità che include sportivi e semplici appassionati, atleti amatoriali, professionisti e i nostri campioni nazionali, vertice di un movimento che fa della cura della salute e del benessere un cardine della propria quotidianità.
“Le nostre filiere d’eccellenza sono caratterizzate da plus differenzianti nella loro categoria, che rispondono ai bisogni di qualità, sicurezza, gusto e apportano proteine nobili ed elementi nutrizionali essenziali nella dieta quotidiana per diverse categorie di persone: dagli sportivi di ogni livello alle donne in gravidanza, dalla popolazione più matura fino ai bambini - spiega Corrado Cosi, Direttore Centrale Marketing Strategico e R&S Amadori. “Per tutti loro la nostra azienda si fa promotrice della ‘cultura’ delle carni bianche di alta qualità, attraverso le diverse linee di prodotti provenienti dalla filiera integrata Amadori, 100% italiana e certificata in ogni fase della produzione".
Queste le filiere d’eccellenza Amadori:
- “Qualità 10+”, con tante proposte di pollo e tacchino, allevati a terra senza uso di antibiotici e alimentati con mangime no OGM e vegetale;
- “Il Campese”, eccellenza dell’offerta. I polli “Il Campese”, a lento accrescimento, sono allevati all’aperto senza uso di antibiotici e alimentati con mangime vegetale e no OGM, e vengono lavorati utilizzando solo fonti di energia rinnovabile;
- la gamma “BIO” proveniente dagli allevamenti di pollo biologico Amadori, allevato all’aperto e alimentato con legumi e cereali da agricoltura biologica.
Grazie ai valori differenzianti della sua offerta, Amadori diventa il garante per tutti coloro che vogliono associare nutrizione equilibrata, stile di vita sano e quotidiano esercizio fisico, i quali da oggi possono dire: “Io penso ad allenarmi e tenermi in forma, alla mia alimentazione ci pensa Amadori".
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