Mondiali: Oliinyk battuto, Conyedo di bronzo a Budapest
- LOTTA
L'Italia sale sul podio mondiale ai campionati di lotta in corso a Budapest. Merito di Abraham Conyedo che, nello stile libero (categoria -97 kg), si è imposto sull'ungherese (di origini ucraine) Pavlo Oliinyk. Il lottatore azzurro, di origini cubane ma da due anni in Italia, è riuscito a ribaltare i pronostici della vigilia (l'incontro è terminato 2-2, ma Conyedo ha messo a segno l'ultimo punto), nonostante il magiaro avesse dalla sua il tifo della “Papp Laszlo Arena” e vantasse nel proprio palmares 2 bronzi mondiali e un oro europeo.
Il percorso che ha portato Conyedo sul podio magiaro lo ha visto esordire bene contro il tedesco Thiele (2 a 0), passare gli ottavi a spese del giapponese Yamaguchi ( 7 a 2) per poi essere fermato ai quarti dal 2 volte Campione del mondo Frederick Snyder (USA). Ripescato da quest’ultimo ha battuto il mongolo Ulziisaikhan per 8-4 ed è approdato in finale per il bronzo.
Messico '68, apoteosi azzurra nel ciclismo su strada con la fuga d'oro di Vianelli
- 50 ANNI FA
Sole a picco, continui saliscendi e l’acido lattico alle stelle. Non è la trama di un film, ma la sintesi di quell’indimenticabile 23 ottobre 1968. Alle 10 del mattino i 145 corridori iscritti alla prova di ciclismo su strada prendono il via, in una delle gare più intense dei XIX Giochi Olimpici.
Ci sono da percorrere 8 giri da 24,625 km. l’uno, su un circuito massacrante che nei 196,200 km. totali farà grande selezione fin dai primi giri: al traguardo arriveranno solo in 64 corridori. La squadra azzurra è composta da Giovanni Bramucci, Pierfranco Vianelli, Costantino Conti e Flavio Martini. Tra il quinto e il sesto giro il norvegese Andresen tenta la fuga. Gli azzurri restano indietro, Bramucci e Martini accusano 52” di ritardo, mentre Conti e Vianelli seguono a circa 2 minuti.
A due giri dal termine Andresen viene ripreso e il trio composto dall’olandese Pijnen, dal sovietico Yardy e dal danese Mortensen prende la testa della gara. Bramucci e Vianelli si lanciano all’inseguimento dei fuggitivi. Al settimo giro Mortensen transita con 25” di vantaggio sul trio formato da Vianelli, Bramucci e Pijnen, con il gruppo a due minuti. Nella fase decisiva della gara Vianelli si lancia all’inseguimento di Mortensen, mentre dal gruppo si stacca lo svedese Pettersson. Nell’ultima salita, quando mancano 20 km. al termine, l’atleta di Provaglio d’Iseo, prima raggiunge Mortensen e poi allunga.
Una volata solitaria verso quel traguardo tanto agognato che vale il titolo olimpico con un vantaggio di 1’24” proprio sul danese. Medaglia di bronzo, invece, per Pettersson. Fuori dalla zona medaglie gli altri azzurri: ottavo Bramucci, trentunesimo Martini e fuori gara per una foratura Costantino.
Una medaglia d’oro dal grande significato, soprattutto per il valore degli avversari. Basti citare due mostri sacri che anni dopo divennero tra i beniamini più amati del circuito professionistico: il belga Roger De Vlaeminck capace di vincere tutte le classiche più importanti e l’olandese Joop Zoetemelk, vincitore della Vuelta 1979 e del Tour de France 1980, oltre al Mondiale del 1985. L’Olimpiade messicana rappresentò il culmine della carriera di Pierfranco Vianelli, che oltre all’alloro individuale, si aggiudicò, il 15 ottobre, anche la medaglia di bronzo nella 100 km a squadre con Giovanni Bramucci, Vittorio Marcelli e Mauro Simonetti.
"Io e lo sport che verrà": incontro con Francesco Starace. "Ci aiuta a conoscere i nostri talenti"
- SCUOLA DELLO SPORT
“Io e lo Sport che verrà”. È andato in scena oggi, nell’Aula Magna dell’Acqua Acetosa, il secondo degli incontri promossi dalla Scuola dello Sport del CONI per studiare l’evoluzione del mondo sportivo attraverso l’analisi e la partecipazione dei massimi rappresentanti del tessuto imprenditoriale e sociale del Paese. Dopo aver ospitato la settimana scorsa Stefano Domenicali, AD di Lamborghini, oggi a salire in cattedra davanti a una platea composta da Presidenti e Segretari Federali, dirigenti, atleti, studenti e rappresentanti del mondo sportivo è stato Francesco Starace, AD di Enel. Al tavolo dei relatori erano presenti il Presidente del CONI, Giovanni Malagò e il Segretario Generale Carlo Mornati che ha aperto i lavori (foto Mezzelani-GMT).
“È una grandissima opportunità ed una intuizione pensare lo sport in chiave futura perché non c’è nessun campo che va veloce come quello sportivo – ha sottolineato Mornati -. Se poi guardiamo alle implicazioni che lo sport ha dal punto di vista medico sportivo e sociale pensare a quello che sarà è la sfida di tanti. Oggi abbiamo qui l’Ad di una grande azienda italiana che è partner del mondo sportivo ed è importante conoscere la sua visione. Il nostro mondo non è soltanto legato al risultato, ma è caratterizzato da tante implicazioni”.
Appassionato di sport, Starace, ha fornito un’analisi a 360° dell’argomento. “Parlare di sport qui dentro è un problema perché siete tutti più esperti di me - ha esordito -. Partiamo, quindi, dalla tecnologia: ci sono persone che pensano di poter dirigere la sua evoluzione. Essa, in realtà, ha una sua dinamica, si può influenzare molto poco e si può cercare di anticiparne un pochino i risultati. Questo sta influendo sulla vita di tutti noi. Un altro aspetto da evidenziare è che, nel mondo, la gente va via dalle campagne e va a vivere nelle città, in quelli che diventeranno agglomerati urbani da 20-40 milioni di persone e chi abita in città ha determinate necessità e una vista del mondo particolare. Lo sport è uno dei principali veicoli con cui cerchiamo di tornare alla nostra personale natura umana. Ci aiuta a capirci molto più e molto più profondamente, a conoscere i nostri limiti ed i nostri talenti. Lo sport spesso è competizione, e grazie alla tecnologia ci permette di competere con noi stessi o con persone lontane. Un’altra dimensione dello sport che crescerà prossimamente è quella del rapporto con la natura e le leggi naturali, come ad esempio l’attenzione a non sprecare l’energia. Il terzo elemento è che lo sport è una delle poche cose che ci consentono di viaggiare nel tempo. Possiamo confrontarci con noi stessi nel passato o nel futuro grazie ad una combinazione tra tecnologia e i materiali. Lo sport è un formidabile strumento di conoscenza ed un dono che va coltivato il più possibile”.
Ha chiuso l’incontro il Presidente Malagò che ha donato a Starace la medaglia celebrativa di Roma ’60. “Grazie, avere qui il rappresentante di un’azienda leader nel Paese è per noi motivo di grande orgoglio - le sue parole -. Francesco è l’Ad di Enel ma potrebbe essere tranquillamente il Presidente del CONI o di una Federazione perché vive di sport. Questo tipo di incontri sono molto interessanti e importanti per capire da che parte puntate la prua della barca”.
Malagò, quindi, ha salutato gli studenti del Corso di Alta Specializzazione in Management Olimpico, giunto alla quinta edizione ed aperto oggi ufficialmente. “Qui ci sono tanti rappresentanti del nostro mondo che saranno i vostri docenti - ha detto -. Oggi se avessi una figlia mi sentirei di sdoganare il concetto di non provare a fare qualcosa nel mondo dello sport, perché è veramente cambiato tutto”.
Poco prima Mornati aveva invece ricordato ai ragazzi che il Corso “è un fiore all’occhiello del Comitato”. “È stata un’intuizione del direttore della Scuola dello Sport, Rossana Ciuffetti, che serviva – ha aggiunto -. Lo sport infatti ha un grandissimo appeal ma le persone qualificate sono veramente poche. Avrete l’opportunità di essere accompagnati in questo percorso formativo da coloro che muovono le leve dello sport italiano. In bocca al lupo, vi invito a cogliere ogni piccola goccia di questo cammino. Avete un grandissimo privilegio: avrete la grandissima opportunità di mettervi in luce: Molti di voi sono entrati nei ranghi delle Federazioni e del Comitato olimpico. Tutte le università organizzano corsi in management olimpico ma voi avrete subito un palcoscenico su cui esibirvi”.
Io e lo sport che verrà, incontro con Francesco Starace alla Scuola dello Sport. Primo giorno del Corso in Management Olimpico
Mondiali di Artistica a Doha: prima tappa verso Tokyo 2020
- GINNASTICA
Inizia con i mondiali di Doha il percorso per la qualificazione della ginnastica artistica ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. La capitale del Qatar dal 25 ottobre al 3 novembre 2018 ospiterà, per la prima volta, le gare iridate con i migliori ginnasti del mondo che lotteranno anche per la qualificazione olimpica. Più di 500 atleti di 77 nazioni si ritroveranno sulle sponde del Golfo Persico per conquistare otto medaglie per gli uomini e sei per le donne. Oltre ai metalli pregiati però le prime tre squadre maschili e le prime tre femminili staccheranno i pass diretti per l’Olimpiade del Sol Levante. Le altre nazioni avranno ulteriori possibilità di qualificazione durante le competizioni del 2019 e del 2020.
Doha non è una novità per le grandi manifestazioni di ginnastica. Basti pensare che ogni anno dal 2008 si è tenuta una tappa di World Cup, attirando ovviamente molte delle migliori stelle internazionali. L’impianto sportivo indoor del Qatar, inaugurato nel 2005, può ospitare fino a 15mila spettatori e 13 diversi eventi sportivi. È stato progettato dall’architetto francese Roger Taillibert, è sede dell’Aspire Academy for Sport Excellence ed è stata anche palcoscenico dei Giochi asiatici di Ginnastica nel 2006.
Dodici gli atleti azzurri in gara. La formazione femminile è composta da: Lara Mori (Montevarchi, 26 luglio 1998), Martina Rizzelli (Como, 24 marzo 1998), Martina Basile (Roma, 13 ottobre 2002), Caterina Cereghetti (Bellinzona, 31 agosto 2001), Irene Lanza (Pinerolo, 13 settembre 2000), Sara Ricciardi (Patti, 28 settembre 1996). Questa la squadra maschile: Ludovico Edalli (Busto Arsizio, 18 dicembre 1993), Marco Lodadio (Frascati, 24 marzo 1992), Andrea Russo (Roma, 12 marzo 1997), Marco Sarrugerio (Segrate, 16 novembre 1996), Carlo Macchini (Ancona, 5 maggio 1996), Luca Garza (Vigevano, 27 luglio 1998).
Mattarella telefona a Malagò: complimenti al volley, vi aspetto al Quirinale
- MONDIALI FEMMINILI

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato al Presidente del CONI, Giovanni Malagò, per complimentarsi per la conquista della medaglia d’argento della nazionale italiana femminile di pallavolo ai Campionati mondiali appena conclusi in Giappone.
Il Capo dello Stato ha pregato Malagò di estendere le felicitazioni al Presidente della FIPAV, Bruno Cattaneo, al Commissario Tecnico, Davide Mazzanti, a tutte le atlete e allo staff della nazionale.
“Complimenti sinceri, avete giocato un grande mondiale, vi aspetto presto al Quirinale per incontrarvi e abbracciarvi”, queste le parole che Mattarella ha detto a Malagò nell’attesa di poter manifestare di persona alle azzurre le sue più vive congratulazioni.
Mondiali femminili: Italia d'argento vince la Serbia 2-3. Azzurre grazie lo stesso
- PALLAVOLO
La nazionale femminile ha sfiorato l'impresa chiudendo i Campionati Mondiali in Giappone con la medaglia d'argento. Le ragazze del Ct Mazzanti hanno combattuto nella finale contro la Serbia uscendo sconfitte di misura 2-3 (25-21;14-25;25-23;19-25;12-15).
Nella Yokohama Arena l'Italia, dopo aver messo a segno il primo set, ha vacillato nel secondo lasciando l'iniziativa ad Ognjenovic e compagne. Bene di nuovo nella terza frazione ma poi la Serbia ha scatenato Tijana Boskovic che, anche nel tie-break, è risultata determinante.
L’Italia ha chiuso la rassegna iridata del 2018 con questo secondo posto dopo una lunga scia di successi (11), esclusi i due incontri con la Serbia, conquistano un argento comunque pesante e un podio che mancava dal 2002, stagione in cui si aggiudicò l'unico mondiale della sua storia.
A riprova della grande prestazione azzurra in questi mondiali sono giunti ben quattro riconoscimenti individuali da parte della Federazione Internazionale di Volley. Monica De Gennaro è stata riconosciuta come miglior libero del torneo iridato, Myriam Sylla, miglior schiacciatrice, Paola Egonu, miglior opposto, Ofelia Malinov, miglior palleggiatrice.
Nell’altro incontro di finale, per il terzo posto, la Cina ha superato l’Olanda con un secco 3-0 (25-22; 25-19; 25-14) dimostrando una superiorità tecnica cui solo le azzurre, in semifinale, hanno saputo mettere un freno. Le cinesi, campionesse olimpiche a Rio 2016, scendono di un gradino ma restano sul podio mondiale con questo terzo posto.
Tabellino: Italia-Serbia 2-3 (25-21, 14-25, 25-23, 19-25, 12-15)
ITALIA: Malinov 2, Danesi 9, Sylla 10, Egonu 33, Chirichella 3, Bosetti 14. Libero: De Gennaro. Cambi, Pietrini. N.e: Parrocchiale, Lubian, Fahr, Ortolani, Nwakalor (L). All. Mazzanti
SERBIA: Rasic 10, Boškovic 26, Busa 6, Veljkovic 10, Mihajlovic 19, Ognjenovic 8. Libero: Popovic. Stevanovic. N.e: Zivkovic, Malesevic, Pusic, Bjelica, Aleksic. All. Terzic
Arbitri: Mokry (Svk) e Rolf (Usa)
Spettatori: 11500. Durata Set: 25’, 23’, 26’, 25’, 17’.
Italia: a 4, bs 11, m 7, et 30.
Serbia: a 6, bs 10, m 10, et 24.
Nazionale femminile da sogno, è finale Mondiale: Cina sconfitta 3-2. Domani sfida per l'oro con la Serbia
- PALLAVOLO
Il sogno continua e assume contorni sempre più idilliaci. La Nazionale femminile di pallavolo vola in finale ai Mondiali, in corso in Giappone, battendo la Cina - campione olimpica in carica - per 3-2 (25-18, 21-25, 25-16, 29-31, 17-15) a Yokohama. Domani (alle 12.40) le azzurre si giocheranno l'oro con la Serbia, che ha sconfitto l'Olanda per 3-1.
La squadra guidata dal Ct Mazzanti ha saputo imporsi nonostante il costante ritorno delle asiatiche e un tie-break al cardiopalma che ha nobilitato una sfida infinita. Cuore e tecnica, potenza e orgoglio: un mix inebriante di qualità che ha ridimensionato le velleità della Cina, consumando una rivincita significativa: 4 anni fa erano state proprie le olimpioniche a interrompere il percorso delle azzurre in semifinale. Il successo regala all'Italvolley un traguardo che mancava da 16 anni: si tratta infatti della seconda finale mondiale della storia, dopo quella del 2002 che regalò poi il titolo alla Nazionale all'epoca guidata da Bonitta.
Un 'due con' d'oro: 50 anni fa l'indimenticabile trionfo olimpico di Baran, Sambo e Cipolla nel canottaggio
- MESSICO 1968
Un’interminabile settimana d’attesa e poi il trionfo. Dalle 10.000 colombe che spiccarono il volo durante la cerimonia d’apertura allo Stadio Olimpico di Città del Messico, alla gioia incontenibile per il primo alloro italiano conquistato sulle acque del canale di Cuemanco.
Primo Baran, Renzo Sambo (scomparso prematuramente nel 2009) e Bruno Cipolla furono i protagonisti di quell’indimenticabile 19 ottobre 1968, culminato con una straordinaria rimonta sull’equipaggio olandese. Gli azzurri dopo un’accurata preparazione, vista la scarsa ossigenazione dovuta all’altitudine, si presentarono al XIX Giochi Olimpici estivi con il titolo di campioni continentali vinto nel 1967 a Vichy, cui seguì una cocente sconfitta al preolimpico di Amsterdam proprio con gli “orange”.
Debuttarono il 13 ottobre, nella terza batteria di qualificazione, classificandosi al secondo posto alle spalle della Repubblica Democratica Tedesca. Una gara di puro controllo, con Baran debilitato dal raffreddore ed un campo di gara non propriamente agevole a causa del fondale basso che rendeva l’acqua più pesante. L’equipaggio italiano ottiene comunque il secondo tempo assoluto nelle eliminatorie.
Il 17 ottobre è la volta delle semifinali che qualificano le migliori sei imbarcazioni. Il “due con” italiano non sbaglia nulla e s’impone nettamente su Danimarca e Germania Ovest. Nella prima semifinale, invece, Germania Est, Paesi Bassi e Stati Uniti si posizionarono rispettivamente ai primi tre posti. Due giorni dopo è il momento della tanto attesa finale olimpica.
Partenza lanciata della Germania Est che ai primi 500 mt. è al comando, con gli azzurri a seguire. Ai 1000 mt., con un prodigioso allungo, la barca olandese - campione del mondo in carica - transita al comando, ma l’Italia non demorde. Negli ultimi 500 mt., quindi, si decide la gara. Baran, Sambo e il timoniere Cipolla mettono a segno la rimonta, chiudendo con il tempo di 8’04”81 ed un vantaggio di quasi un’imbarcazione sul trio olandese composto da Suselbeck, Van Nes e Rijnders. Medaglia di bronzo per la Danimarca.
Il sogno che diventa realtà. I canottieri di Treviso e il timoniere di Cuneo riportano in Italia quel titolo olimpico conquistato una sola volta nel 1920 da Olgeni, Scatturin e De Filip e che resterà nella storia per essere stata la prima medaglia d’oro azzurra nella prima Olimpiade in America Latina.
YOG: Baires 2018 saluta i Giochi. L'Italia torna a casa con un record di medaglie
- ROAD TO DAKAR 2022
Sì chiude con una sorridente Giorgia Villa che sventola il Tricolore l’edizione italiana dei Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires 2018. Un’edizione record per la delegazione azzurra con le sue 41 medaglie complessive (comprese le sette vinte in team internazionali) che aggiorna i primati ottenuti a Nanchino 2014.
I Giochi Olimpici argentini, i primi a garantire la parità di genere tra gli atleti, saranno ricordati in particolare per la storica cerimonia di apertura (mai si era tenuta fuori da un impianto sportivo) svoltasi, a ridosso dell’Obelisco, in un’Avenida 9 de Julio gremita (stimata la presenza di circa 215mila persone) e per il record di partecipazione del pubblico (distribuiti 600mila pass di accesso) che ha riempito ogni giorno gli impianti, anche a costo di dover fare lunghe ore di fila.
Per l’Italia sono invece le Olimpiadi del portabandiera dell’apertura Davide Di Veroli, vincitore poi dell’oro nella spada individuale e in team misto continentale e di quella della cerimonia di chiusura, Giorgia Villa, che torna a casa con tre ori (concorso generale, volteggio e corpo libero) e un argento (parallele asimmetriche) nella ginnastica artistica. Sono le Olimpiadi di Thomas Ceccon, recordman di medaglie azzurre (5) a Buenos Aires con l’oro nei 50 sl, gli argenti nei 200 misti e nei 50 dorso e i bronzi nei 100 dorso e nella 4x100 stile libero. Ma sono le Olimpiadi di tutti gli 83 atleti italiani in gara (la delegazione azzurra più numerosa nella storia dei Giochi) che metteranno in valigia il ricordo indelebile della prima esperienza a cinque cerchi.
L’Italia chiude con 16 ori (di cui 5 vinti in team internazionali), 12 argenti (2 in team internazionali) e 13 bronzi: numeri che, scorporando i risultati ottenuti in squadra con altri Paesi, consentono alla delegazione azzurra di piazzarsi in quarta posizione per numero di medaglie dietro a Russia, Giappone e Cina. Al quinto posto, invece, per numero di ori vinti dietro a Russia, Cina, Giappone ed Ungheria e davanti ai padroni di casa dell’Argentina. Un’Italia protagonista con la sua meglio gioventù.
L’appuntamento è tra quattro anni a Dakar, in Senegal. Con il passaggio di consegne di oggi – era presente il sindaco della città, Soham El Wardini - per la prima volta nella storia i cinque cerchi abbracceranno l’Africa. “It’s time for Africa”, ha annunciato il CIO svelando il nome della città ospitante. Ma, ancora una volta, sarà il tempo di un’Italia che vince, diverte e conquista la simpatia del pubblico come accaduto a Buenos Aires. In un Paese dove oltre metà della popolazione è di origine italiana, i nostri azzurri, infatti, hanno letteralmente giocato in casa. La fiaccola di Baires è spenta, ma quella di Dakar è pronta ad illuminare presto il mondo a cinque cerchi.
LE MEDAGLIE
Ori: Davide Di Veroli (Scherma, Spada), Alberto Zamariola e Nicolas Castelnovo (Canottaggio, Due Senza), Davide Di Veroli e Martina Favaretto (Scherma, team misto continentale), Veronica Toniolo (Judo, team misto internazionale), Thomas Ceccon (Nuoto, 50 sl), Talisa Torretti (Ginnastica, evento multidisciplinare team misto internazionale), Alessio Crociani (Triathlon, staffetta mista continentale), Giorgia Speciale (Vela, windsurf techno 293+), Cristiano Ficco (Sollevamento Pesi, 85 kg), Giorgia Villa (Ginnastica Artistica, concorso generale, volteggio, corpo libero), Giovanni Toti (Badminton, staffetta team misto internazionale), Giacomo Casadei - in sella a Darna Z (Sport Equestri, salto ostacoli individuale), Sofia Tomasoni (Vela, kiteboard TT:R), Martina La Piana (Pugilato, -51 kg)
Argenti: Martina Favaretto (Scherma, Fioretto), Giacomo Casadei - in sella a Darna Z – (Sport Equestri, salto a ostacoli a squadre continentali), Vincenzo Maiorca (Sport rotellistici, combinata sprint 500 metri), Thomas Ceccon (Nuoto, 200 misti e 50 dorso), Marco De Tullio (Nuoto, 400 stile libero), Alessia Nobilio (Golf, individuale), Alessandra Cortesia (Break Dance, squadra mista internazionale), Nicolò Renna (Vela, windsurf techno 293+), Giorgia Villa (Ginnastica Artistica, parallele asimmetriche), Dalia Kaddari (Atletica, 200 m), Claudia Scampoli e Nicol Bertozzi (Beach volley)
Bronzi: Federico Burdisso (Nuoto, 100 farfalla, 200 farfalla), Alessio Crociani (Triathlon), Giorgia Valanzano (Sport rotellistici, combinata sprint 500 metri), Thomas Ceccon (Nuoto, 100 dorso), Gabriele Caulo (Taekwondo, -63 kg), Federico Burdisso, Thomas Ceccon, Marco De Tullio e Johannes Calloni (Nuoto, 4x100 stile libero), Assunta Cennamo (Taekwondo, -63 kg), Marco De Tullio (Nuoto, 800 sl), Carmelo Alessandro Musci (Atletica, peso), Niccolò Filoni (Pallacanestro 3x3, dunk contest), Talisa Torretti (Ginnastica Ritmica, all-around), Rosario Ruggiero (Karate, kumite -68 kg)
YOG: ciao Buenos Aires 2018, l'Italia saluta con il record di medaglie
YOG, Martina La Piana (pugilato) campionessa olimpica nei -51 kg. Bronzo Ruggiero nel karate
- BUENOS AIRES 2018
L'Italia chiude i suoi Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires con una medaglia d'oro portata in dote dal pugilato. Merito di Martina La Piana (foto Simone Ferraro) che, in una finale senza storia contro la nigeriana Gbadamosi, ha conquistato il titolo di campionessa olimpica categoria -51 kg.
Poco prima era arrivata la 40esima medaglia dell’Italia, a consolidare il record di podi italiani nelle tre edizioni delle Olimpiadi fino ad oggi disputati. A conquistarla è stato il karateka Rosario Ruggiero (foto Ferraro) che, impegnato nel kumite -68 kg, ha interrotto il suo percorso olimpico in semifinale per mano del marocchino Mar Sekouri per 5-0.
La delegazione azzurra chiude il proprio medagliere con 16 ori (di cui 5 vinti in team internazionali), 12 argenti (2 in team internazionali) e 13 bronzi. Numeri che le consentono di realizzare il nuovo primato di medaglie vinte nelle tre edizioni dei Giochi fino ad oggi disputate, superando anche Nanchino 2014 in cui gli atleti italiani collezionarono 8 ori (di cui 1 vinto in team internazionale), 10 argenti (di cui 2 in team internazionali) e 9 bronzi (di cui 3 in team internazionali).
Ori: Davide Di Veroli (Scherma, Spada), Alberto Zamariola e Nicolas Castelnovo (Canottaggio, Due Senza), Davide Di Veroli e Martina Favaretto (Scherma, team misto continentale), Veronica Toniolo (Judo, team misto internazionale), Thomas Ceccon (Nuoto, 50 sl), Talisa Torretti (Ginnastica, evento multidisciplinare team misto internazionale), Alessio Crociani (Triathlon, staffetta mista continentale), Giorgia Speciale (Vela, windsurf techno 293+), Cristiano Ficco (Sollevamento Pesi, 85 kg), Giorgia Villa (Ginnastica Artistica, concorso generale, volteggio, corpo libero), Giovanni Toti (Badminton, staffetta team misto internazionale), Giacomo Casadei - in sella a Darna Z (Sport Equestri, salto ostacoli individuale), Sofia Tomasoni (Vela, kiteboard TT:R), Martina La Piana (Pugilato, -51 kg)
Argenti: Martina Favaretto (Scherma, Fioretto), Giacomo Casadei - in sella a Darna Z – (Sport Equestri, salto a ostacoli a squadre continentali), Vincenzo Maiorca (Sport rotellistici, combinata sprint 500 metri), Thomas Ceccon (Nuoto, 200 misti e 50 dorso), Marco De Tullio (Nuoto, 400 stile libero), Alessia Nobilio (Golf, individuale), Alessandra Cortesia (Break Dance, squadra mista internazionale), Nicolò Renna (Vela, windsurf techno 293+), Giorgia Villa (Ginnastica Artistica, parallele asimmetriche), Dalia Kaddari (Atletica, 200 m), Claudia Scampoli e Nicol Bertozzi (Beach volley)
Bronzi: Federico Burdisso (Nuoto, 100 farfalla, 200 farfalla), Alessio Crociani (Triathlon), Giorgia Valanzano (Sport rotellistici, combinata sprint 500 metri), Thomas Ceccon (Nuoto, 100 dorso), Gabriele Caulo (Taekwondo, -63 kg), Federico Burdisso, Thomas Ceccon, Marco De Tullio e Johannes Calloni (Nuoto, 4x100 stile libero), Assunta Cennamo (Taekwondo, -63 kg), Marco De Tullio (Nuoto, 800 sl), Carmelo Alessandro Musci (Atletica, peso), Niccolò Filoni (Pallacanestro 3x3, dunk contest), Talisa Torretti (Ginnastica Ritmica, all-around), Rosario Ruggiero (Karate, kumite -68 kg)
YOG, l'Italia chiude con l'oro di La Piana (pugilato). Bronzo Ruggiero (karate)
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