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ALIBERTI Giuseppe

Torino 03.05.1901 / Torino 08.01.1956

1924. Calcio. Eliminato Quarti di Finale

Inizia a giocare nell'FC Pastore[1] di Torino alla fine degli anni ’10. Passa quindi alla Biellese con la quale disputa il campionato 1920-21. Parte come difensore, ma poi si sposta a centrocampo dove si destreggia bene, grintoso e combattivo, anche se non ha slanci particolari. Viene comunque scelto dal Torino per rimpinguare la sua rosa ed è la svolta della sua carriera. Nel 1921-22 gioca un buon campionato e si ripete l’anno seguente quando addirittura firma la sua prima rete nel 6-0 inflitto all’Inter il 12 novembre 1922. Le sue prestazioni convincono anche la Commissione Tecnica che in quel momento regge le fila della nostra Nazionale[2] ed il 1° gennaio 1923 esordisce in maglia azzurra, a Milano contro la Germania: i nostri vincono 3-1 ed Aliberti svolge con diligenza il suo compito. Viene difatti confermato anche nelle partite successive, contro l’Austria a Vienna (0-0) e la Cecoslovacchia a Praga (una brutta sconfitta per 5-1). In quella stagione Aliberti con il Torino, che giunge secondo nel suo girone alle spalle della Pro Vercelli, colleziona 21 presenze e 3 gol. Un buon bottino che lo proietta bene nell’annata successiva dove si conferma. La solita Commissione[3] lo inserisce nell’undici azzurro che il 20 gennaio 1924 affronta l’Austria a Genova: è un tracollo, usciamo sconfitti 0-4. Dal mese seguente si passa al Commissario Unico ed alla guida della Nazionale arriva Vittorio Pozzo[4]. L’esordio del nuovo CT però è pessimo: dopo uno stentato 0-0 con la Spagna il 9 marzo a Milano (senza l’infortunato Aliberti), i nostri subiscono una memorabile batosta a Budapest il 6 aprile e stavolta Aliberti è presente: perdiamo 7-1, una delle sconfitte peggiori in tutta la storia della nostra Nazionale, dovuta anche alla mancanza dei migliori giocatori di Genoa e Bologna le quali, stenuamente impegnate nella lotta per il Campionato, hanno preferito non inviare in azzurro i loro uomini. Pozzo ha le idee ancora confuse ed organizza, ruotando i giocatori, due match non ufficiali con squadre di club, terminati entrambi 1-1, contro i cechi del Makkabi di Brenn (composta esclusivamente da giocatori ebrei) ed il Wiener Amateur di Vienna. Poi, il 3 maggio, fornisce la lista dei 22: Aliberti è dentro. Al torneo di calcio, che inizia ben prima della cerimonia di apertura dei Giochi, partecipano 22 nazioni, con il criterio dell’eliminazione diretta e ripetizione della partita in caso di parità dopo i tempi supplementari. Pochi lo sanno, ma questo torneo ha valenza, per la FIFA, di Campionato del Mondo.

Sotto la supervisione di Pozzo, gli italiani fanno le cose per bene al punto che il CU si avvale della collaborazione di due allenatori di primo piano come gli inglesi Garbutt e Burgess, rispettivamente mister di Genoa e Padova. Ma non tutto fila per il verso giusto: l’alloggio scelto per i nostri, una lussuosa villa nei pressi della Porte Maillot, ha i letti...troppo piccoli. Si trova dunque in fretta e furia un albergo che può accogliere l’intera comitiva ma è situato nella zona di Pigalle dove certamente non mancano le “distrazioni”. Memore dei misfatti di Stoccolma, Pozzo esercita sui calciatori una ferra sorveglianza cui nessuno riesce a sottrarsi. I nostri sembrano in forma e c’è moderata fiducia intorno a loro, ma il sorteggio non è benevolo visto che ci presenta al primo turno la Spagna, guidata dal celebre Zamora in porta. Il 25 maggio alle 15.30, allo stadio di Colombes, di fronte a 19mila spettatori, arbitro il francese Slawick, affrontiamo dunque gli iberici, con Aliberti titolare. Come previsto, non è una partita facile, risulta maschia, come si diceva in quel tempo, ricca di contrasti, falli, mischie. Incontro equilibrato che solo un episodio può decidere. Non lo fa l’espulsione dello spagnolo Larraza, autore di un fallaccio. Gli iberici si rintanano in difesa. L’episodio arriva all’84’ e ci è favorevole. In piena area di rigore, nel tentativo di fermare l’avanzata di Magnozzi che sta per tirare a colpo sicuro, Vallana colpisce il pallone con violenza ma in modo scomposto e la sfera termina in rete. Autogol! Italia 1, Spagna 0. I nostri resistono al disperato assalto iberico e passano il turno, seppur con fatica e fortuna. Il 29 giugno tocca agli ottavi di finale e stavolta l’avversario appare più abbordabile, il Lussemburgo. Si gioca allo stadio Pershing, teatro dei “Giochi Interalleati” del 1919. Solo 4mila gli spettatori, per un incontro poco interessante. Si parte alle 14.15. Solo due cambi nel nostro undici: entrano De Vecchi e Baldi, escono Caligaris e Burlando, entrambi acciaccati. Dunque Aliberti ancora in campo. La partita si mette subito bene: il primo gol è di Baloncideri, 20’ dopo il fischio iniziale del francese Richard. Al 38’ raddoppia Della Valle ed i nostri controllano agevolmente la partita sino alla fine. Siamo nei quarti e qualcuno fa un pensierino alla medaglia. Il 2 giugno si gioca contro la Svizzera allo stadio Bergeyre di fronte ad 8mila spettatori, arbitra l’olandese Mutters. In campo gli stessi del match con la Spagna e dunque terza presenza consecutiva per Aliberti. Non sembra una partita impossibile, ma i nostri hanno perso intensità ed il primo tempo scorre via scialbo, con pochi sussulti, fermo sullo 0-0. Il rientro dagli spogliatoi è scoppiettante: al 47’ Sturzenegger sorprende gli azzurri e segna. Dopo cinque minuti pareggia Della Valle. Poi una disattenzione difensiva di Caligaris regala la palla agli svizzeri, un cross ed Abegglen, appostato in piena aria, di testa infila il 2-1. Proteste dei nostri per un fuorigioco che però non viene riscontrato dall’arbitro. E’ la rete decisiva: gli svizzeri si difendono con ordine, gli azzurri non recuperano e vengono eliminati. Gli svizzeri comunque saranno protagonisti di un grande torneo, ottenendo l’argento dopo aver perso 3-0 la finale contro i formidabili uruguaiani ai quali spetta il primo titolo di “Campioni del Mondo” (con tanto di stella sulla loro maglia, approvata dalla FIFA). Il bronzo va alla Svezia che, dopo il primo match chiuso 1-1, supera 3-1 i Paesi Bassi nell’apposito replay. Per gli azzurri una partecipazione olimpica non eccezionale ma che permette al CU Pozzo e ad alcuni giocatori di accumulare una fondamentale esperienza che poi, col tempo, si riverbererà sull’intero movimento calcistico italiano.

Aliberti esce bene dal torneo olimpico dove ha giocato le tre partite della Nazionale. Negli anni seguenti rimane fedele alla maglia granata, anche se spesso è relegato al ruolo di riserva mentre in Nazionale ottiene altre tre presenze[5]. Con il Torino si aggiudica comunque il Campionato 1926-27, giocando 4 partite, anche se questo titolo sarà poi revocato per il noto “caso Allemandi[6]”. Il Torino vincerà regolarmente l’anno seguente ma Aliberti non giocherà mai: rimarrà in granata fino al 1932, totalizzando 132 presenze e 8 gol. Nel 1931-32 del Torino è allenatore-giocatore. Torna poi alla Biellese dove chiude l’attività nel 1935. Per Aliberti una buona carriera, impreziosita dalla partecipazione olimpica e dall’aver comunque fatto parte di una delle compagini più forti degli anni Venti. 

aliberti grande

 


[1] Squadra fondata nel 1915, ha maglia bianca con una grande stella blu all’altezza del cuore. Inizialmente gioca in un campo nei pressi della Barriera di Francia, poi si sposta sul campo di  Corso Peschiera. Nei primi anni ’20 gioca in Prima Divisione, pur non svettando mai, poi inizia il suo declino che la porta a sciogliersi nel 1925

[2] La Commissione è costituita da Umberto Meazza, Augusto Galletti ed Augusto Rangone

[3] Ai tre sopra citati si aggiungono Agostini ed Argento

[4] Nato a Torino il 02.03.1886. Dapprima pratica atletica, poi si avvicina al calcio, iniziando a giocare seriamente nel Grasshoppers, a Zurigo, durante una trasferta-studio. Dal 1906 entra nel Torino di cui poi diventa allenatore nel 1912 quando viene chiamato per la prima volta alla guida della Nazionale. Nella Prima Guerra Mondiale è alpino su più fronti (Dolomiti, Carnia, Grappa): un’esperienza tale da forgiare il suo carattere granitico e indefesso che replicherà con successo sui suoi giocatori. Richiamato sulla panchina della Nazionale, negli anni Trenta coglie successi strepitosi: due Mondiali (1934 e 1938), un oro olimpico (1936) e due Coppe Internazionali, rimanendo ancora oggi il CT più vincente della nostra storia. Guida la Nazionale 97 volte, chiudendo la sua esperienza ai Giochi di Londra del 1948. Dirigente della Pirelli, scrive a lungo su “La Stampa”

[5] Italia-Svezia 2-2 a Milano il 16 novembre 1924, Germania-Italia 0-1 il 23 novembre a Duisburg, Italia-Ungheria 1-2 il 18 gennaio 1925 a Milano

[6] Episodio controverso e con aloni di mistero. Guido Nani, dirigente del Torino, avrebbe pagato 25mila lire ad Allemandi, terzino della Juventus, per “addomesticare” le sue prestazioni nella partita Torino-Juventus del 5 giugno 1927. Il derby viene effettivamente vinto dal Torino, 2-1, ma Allemandi risulta tra i migliori in campo (ed anche da questo nascono i dubbi). Il tutto però viene denunciato dal giornalista Renato Ferminelli, che scopre casualmente l’inghippo, e scoppia la bomba. Tra colpi di scena, confessioni e ritrattazioni il processo sportivo commina squalifiche a vita per tutti i protagonisti (poi amnistiate) e revoca il titolo al Torino, non assegnando il Campionato