Seleziona la tua lingua

Image
images/atleti/olympiabolario/logobis.jpg

BANFI Emilio

banfiTra i migliori mezzofondisti italiani a cavallo del 1900, spesso leader delle graduatorie nazionali con tempi significativi per l’epoca (2’59” sugli 800, 17’15” sui 5000). Dopo aver iniziato a correre da giovanissimo, è ricordato come vincitore della prima gara importante mai svoltasi in Italia sui 1500, nel 1897 a Genova. Già l’anno prima però ha colto i suoi primi record italiani, con 3’01”1/5 sui mille metri e 10’22”3/5 sui 3000. Proprio il 1897 è la sua grande stagione, con altri due record nel mezzofondo: 4’34” sui 1500 e 4’59”3/4 sul Miglio. Campione “dell’Alta Italia” su 800 e 2000, atleta e presidente del Club Pedestre Milanese, non mancano le sue vittorie anche su strada e su prove di diversi km come nella Corsico-Milano, sotto un violento temporale, in quello stesso 1897, anno in cui chiude 5° nella prima storica edizione del Campionato Italiano Pedestre sui 35 km[1].

Tenta anche la via della velocità, ma trova avversari più forti, come nelle gare organizzate nel 1898 dalla “Forza e Coraggio” di Milano dove deve accontentarsi del terzo posto. La sua specialità è difatti il mezzofondo: sui 1000 vince più volte al Trotter[2] di Milano, ma si dimostra valido anche su distanze molto più lunghe. Nel 1898 difatti è primo nel Campionato Sociale di resistenza della “Forza e Coraggio” disputato sul percorso Milano-Cernobbio-Milano di ben 100 km, coperti in 14h55’, correndo anche in piena notte. Banfi conquista anche lo stesso Campionato Sociale per il mezzofondo, sui 2000m: alla fine della stagione 1898 conta una dozzina di vittorie anche se nell’ultima prova dell’annata, organizzata dal giornale “Il Secolo”, viene inopinatamente sconfitto sui 1000 dal velocista Colombo. Primeggia anche nel 1899: vince una prova sui 2 km prima a Legnano e poi a Como, città dove domina il “Campionato Alta Italia” del km, distanza in cui si impone più volte anche ai Boschetti[3] di Milano ed al Trotter, portando il suo limite sui 1000 a 2’52”.

In quello stesso 1899 è tra i rari atleti italiani che gareggiano all’estero: giunge 2° sul Miglio a Basilea, alle spalle del ginevrino Magnin. Si piazza secondo anche ai tricolori del Miglio, superato da Stobbione[4]. Chiude l’ottima annata con una dozzina di successi. Banfi si cimenta spesso anche contro ciclisti, in genere sulla distanza di mille metri, e ne esce vincitore più volte, soprattutto al Ciclodromo Milanese[5] dove è applauditissimo. Prova anche lui a salire in bicicletta, gareggiando su pista e seguendo l’esempio dell’altro podista Colombo, ma senza grandi risultati. Banfi inaugura la stagione olimpica 1900 con un bel successo al Trotter sul Miglio, sotto la pioggia e con pista infangata, dichiarando subito ai quattro venti di volersi recare alle “gare internazionali[6]” di Parigi dove i tecnici si attendono da lui buoni risultati. Si prepara a dovere: a Gorla Minore vince una prova sui 1400m, bissando il successo al Rondò di Monza sui 1500, ma viene battuto a Vigevano sui 1000 dal suo grande rivale Stobbione. Banfi insiste: le ultime gare prima della trasferta parigina lo vedono alternare vittorie (1000 al Ciclodromo Milanese ed a Legnano sui 2000) e brutte sconfitte (Torino). Banfi si reca nella capitale francese a sue spese[7], in treno, partendo il 9 luglio assieme ad Umberto Colombo, altro podista italiano partecipante a quell’edizione. Banfi non ha molto tempo per acclimatarsi e gli avversari, oggettivamente, sono più forti e preparati, anche meglio equipaggiati, se non altro per le scarpette chiodate che paiono molto adatte per gareggiare sull’erba alta della pista di Croix-Catelan, al Bois de Boulogne dove si tengono le prove olimpiche. Banfi, in una corrispondenza da Parigi per la “Gazzetta”, si autodefinisce “piccolo pulcino” rispetto agli avversari, soprattutto agli americani che “corrono benissimo”. Il milanese non è a suo agio sulla pista in erba, scivola e non riesce a spingere. Prova a indossare un paio di scarpette chiodate e la sua falcata migliora, ma non di molto. Si trova in un altro mondo e non ha speranze, come ammette candidamente lui stesso. Ci prova, ma non basta. Il 14 luglio si svolge la batteria degli 800: vince il francese Deloge e Banfi soccombe nettamente. “Vanno troppo” il suo laconico ma esemplare commento. La disastrosa parentesi parigina chiude praticamente la sua carriera agonistica, alla soglia dei vent’anni: ai primi di settembre trova infatti impiego come commesso viaggiatore in un’importante ditta milanese. Continua per alcuni mesi a correre (alla fine della stagione 1900 vince una prova sui 3000 a Vigevano), poi abbandona l’attività.


[1] Vince il genovese Cesare Ferrari, superando un po’ a sorpresa il ben più famoso Airoldi

[2] In quegli anni il Trotter, nato come ippodromo per le corse al trotto ed inaugurato il 27 ottobre 1892, è un impianto polisportivo: ospita difatti anche gare di ciclismo e podismo ma anche saggi ginnici. Situato in Piazza Andrea Doria, sarà attivo fino al 1905

[3] La pista dei “Boschetti” era nei pressi del Giardino Reale, zona Corso Venezia, ed aveva una lunghezza di 333,33 m, col fondo in erba

[4] Francesco Stobbione, torinese, classe 1879, ottimo podista intorno al 1900. Vince su pista e su strada. Nel 1899 è Campione Alta Italia di resistenza (8 km) e nel 1900 guadagna il tricolore di resistenza, sul percorso Torino-Carignano-Torino oltre a stabilire il primato italiano sul Miglio con 2’40”. Nel 1901 sarà secondo nel tricolore di resistenza, battuto dal forte Volpati. Poi, complici gli obblighi militari, inizierà la sua fase discendente

[5] Una delle prime piste per il ciclismo mai apparse a Milano. Situato in Via Canova, nella zona di Foro Bonaparte, nei pressi di Corso Sempione, è inaugurato il 31 luglio 1896. Progettato dall’Ing. Lubini, ha una pista in legno di 333,33 m. L’impianto può contenere circa 3mila spettatori ed è polifunzionale, disponendo di campi da tennis, palestra e pista per pattinaggio su ghiaccio (ovviamente d’inverno)

[6] I partecipanti difatti sono ignari di gareggiare ai Giochi Olimpici. Sui giornali dell’epoca si fa sempre riferimento a prove dell’Esposizione Inernazionale, a “gare mondiali” ma mai a competizioni olimpiche

[7] La partecipazione degli atleti è a titolo strettamente individuale, non esistendo ancora il concetto di gareggiare per la propria nazione. In Italia, oltre tutto, non esiste nessun “Comitato” che possa organizzare la spedizione né tanto meno il CONI che sarà fondato solo nel 1914