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BELLONI Gino

Cremona 20.09.1884 / Cremona 22.01.1924

1912. Scherma. 5° p.m. sciabola a squadre (con Alaimo, Benfratello, Cavallini, Di Nola, Nadi)

Dotato di un fisico possente, 180cm per circa 90kg, fin dalla giovane età si rivela uno schermidore potente, aggressivo, impulsivo, fin troppo esuberante anche per uno sciabolatore. Allievo del noto maestro Morellini, è atleta forte ed elastico, veloce nei movimenti e felino nell’attacco. Inizia a segnalarsi intorno ai vent’anni: nel 1905 è infatti tra i migliori nei tornei di Genova e Udine. Dimostra presto di sapersi destreggiare con le tre armi: nel 1907 è difatti 2° sia nel fioretto che nella sciabola nel torneo del Club d’Armi Milanese mentre coglie la piazza d’onore anche nel torneo di Parma nella spada. L’anno seguente brilla ai Campionati Lombardi, cogliendo il titolo di sciabola, comunque la sua arma preferita e più confacente alle sue caratteristiche, e di fioretto. Sono numerose le sue affermazioni alla fine della prima decade del XX secolo (Padova 1907, Cremona 1908, Udine 1908, Brescia 1909, Cremona 1910). Nel 1909, col fioretto, é secondo al torneo di Desenzano e quinto in quello del Lido di Venezia. Tesserato per la “Forza e Costanza” di Brescia, dimostra tutta la sua forza aggiudicandosi nel 1911 il prestigioso torneo di sciabola a Vienna, assieme a Baldi e Benfratello: i nostri dominano Austria, Ungheria e Germania. Nella prova individuale di spada invece Belloni chiude secondo a pari merito, dietro Verdeber. Ai primi di luglio, a Lecco, diventa Campione Lombardo di fioretto e sciabola, confermandosi in grado di primeggiare con ogni arma. Nei primi anni ’10 è indubbiamente tra i migliori schermidori a livello europeo: lo confermano le sue grandi vittorie nella sciabola a Budapest e Berlino in quello stesso 1911. Inizia il 1912, annata olimpica, con una bruciante sconfitta nel torneo di Praga: il suo secondo posto però è frutto delle angherie perpetrate ai suoi danni dai giudici boemi che favoriscono smaccatamente i padroni di casa.

Belloni comunque è forte ed arriva, inevitabile, la convocazione per i Giochi di Stoccolma, dove viene selezionato solo per le gara di sciabola a squadre. Le prove di scherma si svolgono all’Ostermalms Idrottpslats, nel centro della capitale svedese. Il 14 luglio Belloni esordisce nel primo turno del torneo di sciabola a squadre in cui sono presenti 11 nazioni. E’ nella compagine azzurra che batte la Russia 10-6. I nostri poi, ancora con Belloni, si presentano nel girone di semifinale ma i risultati non sono ottimali, complice le imperfette condizioni di Nadi (alle prese con una forte febbre) e le angherie dei giudici, spesso contrari ai nostri, con relative polemiche. Gli azzurri vengono superati dall’Austria (11-5) e dalla fortissima Ungheria (9-5) che vincerà agevolmente l’oro, forte di una scuola schermistica di livello assoluto, guidata dall’italiano Santelli. I nostri vincono solo con la Germania, 9-4, chiudendo così al 5° posto a pari merito, facendo un bel passo indietro rispetto all’argento di quattro anni prima a Londra.

Chiusa la parentesi olimpica, Belloni si rituffa nei tornei: con la spada è terzo a Rapallo dove vince Alaimo. Nel 1913 domina il torneo casalingo di Cremona, pomposamente ribattezzato come “tricolore” (ma la partecipazione è scarsa), imponendosi in fioretto e sciabola ma venendo battuto nella spada dal sorprendente Boine[1]. Nel 1914 ha una battuta a vuoto, non comparendo praticamente mai ad alti livelli, complici anche alcuni problemi di salute che negli anni di guerra lo tengono spesso lontano dalle pedane. Inoltre il conflitto, con molti atleti al fronte, non permette di sviluppare un’attività degna di nota. Tutto riparte nel 1919, con Belloni super-impegnato a gestire il circolo cremonese. Nel 1920 si sente in grado di competere con i migliori e cerca la selezione per i Giochi. Nedo Nadi è il capitano della nostra Nazionale, ma anche il selezionatore occulto e non si entra in squadra senza la sua approvazione. Belloni è forte ed esperto, ma ha fama di “scapigliato” ed è poco amato, non tanto dai Nadi, che comunque creano in squadra un “blocco livornese”, quanto da altri schermidori che in pratica tentano di boicottarlo. In effetti ci riescono, coalizzandosi contro di lui ed alla fine Belloni viene escluso dalla lista per Anversa dove peraltro i nostri, ed i Nadi in particolare, danno spettacolo. Peccato: Belloni avrebbe meritato di poter dare il suo importante contributo. Difatti nei primi anni Venti è ancora sulla breccia: nel 1921 viene battuto da Peverelli nella “Coppa Ostali” di spada ed il 25 maggio a Cremona guida una compagine azzurra al successo in un match di sciabola contro i sempre forti ungheresi. I nostri vincono 13-3 e con Belloni gareggiano Puliti, Gargano e Benfratello, per un bel successo che riconferma la nostra scuola ad alti livelli.

Nonostante i 38 anni e qualche problemino alla gola, prodromo di un grave male, è ancora in piena attività al punto da conquistare, nel 1922, il titolo nazionale di fioretto, peraltro organizzato nella sua Cremona e nel suo circolo. L’anno seguente, il 2 marzo a Cremona, affronta in un match molto pubblicizzato il professionista Aldo Nadi, sempre a caccia di sfide, perdendo onorevolmente 10-6. Continua ad essere tutto casa e pedana, istruendo giovani virgulti nel suo bel circolo cremonese, ma il male alla gola avanza e gli provoca qualche problema di respirazione. Non molla e pensa sempre alla scherma al punto da entrare da protagonista nella forte polemica che la “Gazzetta” lancia in vista dei Giochi di Parigi. Argomento la selezione dei nostri schermidori ed anche Belloni dice la sua, sollecitando apposite prove ad eliminazione che forniscano le indicazioni più sicure. Non esclude una sua partecipazione diretta in pedana, a caccia di un posto per Parigi, e proprio per questo affronta una delicata operazione alla gola, presso la clinica Raineri di Cremona. L’intervento chrirugico sembra riuscito, ma sorgono complicazioni a causa di un edema tracheale e nel pomeriggio del 22 gennaio 1924 Gino Belloni se ne va per sempre, a soli 39 anni, lasciando attoniti e costernati amici, avversari, tecnici e tutti gli sportivi che ne hanno ammirato classe, potenza, istinto di fine schermidore.

 

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[1] Piero Boine, nato nella frazione Pigna di Andora il 20.09.1890. Il più grande pugile italiano dei primordi. Alto 1,77 m x 77 kg, veloce, scaltro, impavido, si appassiona al pugilato a Parigi dove si reca da giovane in cerca di fortuna. Al rientro in Italia si dedica seriamente alla boxe e diventa più volte Campione Italiano nei primi anni ’10. Valido anche come schermidore, mancino ed allievo del maestro Mangiarotti, nel 1913 con la spada vince il torneo di Rapallo. Muore improvvisamente il 28.01.1914, a soli 23 anni, dopo aver contratto il tifo e non averlo curato adeguatamente: anzi, pochi giorni prima (già debilitato ma non intenzionato ad arrendersi “per non perdere l’onore”) aveva combattuto il suo ultimo (attesissimo) incontro di boxe, perdendo malamente contro Pilotta il suo titolo tricolore, in un’atmosfera cupa e sovraeccitata. Il fratello maggiore Giovanni è stato un noto intelletuale, poeta e scrittore