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CAMPUS Pier Francesco

1920. Tiro a Segno. 7° Carabina Piccolo Calibro a Squadre, 9° Fucile a Terra da 300 m a Squadre, 9° Fucile Tre Posizioni a Squadre, 12° Fucile a Terra da 600 m a Squadre, Carabina Piccolo Calibro Individuale (piazzamento sconosciuto)

Torinese, entra da adolescente nell’esercito dove diventa maresciallo di fanteria, inquadrato nel 50° Reggimento del capoluogo sabaudo. Da militare apprende ed approfondisce le tecniche di tiro, soprattutto col fucile con cui inizia a gareggiare a livello nazionale nella seconda metà della prima decade del Novecento. Nel 1909 giunge 3° nel Campionato Nazionale dei Sottufficiali dell’Esercito, tenutosi a Roma. Ma si distingue anche nelle gare “civili” anche se trova un avversario imbattibile nel livornese Ticchi che in quello stesso 1909 lo supera in una gara a Savona. Intanto Campus si dedica anche al gioco delle bocce, altra disciplina in cui sono necessari buona vista ed ottimi riflessi, di cui diventa un vero maestro, conquistando anche diverse competizioni a livello locale. Ma è nel tiro comunque che trova i suoi migliori risultati. All’inizio della seconda decade del XX secolo Campus è ormai stabilmente tra i migliori tiratori italiani al punto che nel 1911 viene selezionato per i Mondiali di Roma: il suo miglior risultato è il 9° posto nella prova col fucile posizione in piedi. La concorrenza però è molto forte e l’anno seguente Campus non riesce a qualificarsi per la kermesse iridata di Biarritz dove tra l’altro i nostri ottengono ottimi risultati. Il grande Ticchi, proprio in Francia oro nella carabina, si conferma “bestia nera” di Campus, superandolo nell’importante prova nazionale tenutasi nella “cittadella” di Alessandria nel 1913. Campus comunque si mantiene su buoni livelli finchè la guerra interrompe tutto. Se ne riparla soltanto nel 1919: il 12 giugno a Torino Campus vince la prova con la pistola ed è secondo col fucile dietro ad Ascani. Le gare rappresentano eliminatorie per selezionare gli uomini da inviare ai “Giochi Interalleati” di Parigi, riservati ai militari degli eserciti vincitori la guerra e prima grande manifestazione polisportiva internazionale dopo sette anni. Le autorità militari fanno le cose per bene, organizzando al meglio la spedizione, supervisionata da Cesare Tifi, vecchio marpione dello sport italiano e portando in Francia ben 120 atleti. Le prestazioni di Campus però si rivelano pessime: 86° col fucile e 77° con la pistola i suoi piazzamenti. Tuttavia non demorde ed anche nel 1920 si mantiene tra i nostri migliori tiratori al punto che viene selezionato per i Giochi di Anversa dall’apposita Commissione incaricata di cui il principale esponente è il segretario dell’Unione Tiratori Italiani, Vitali.

La preparazione viene rifinita in un apposito ritiro collegiale, con prove al poligono del Martinetto di Torino. Poi si va in Belgio, in treno via Modane e Parigi. Le gare olimpiche si svolgono nel poligono militare di Beverloo, a Leopoldsburg, una sessantina di km ad est di Anversa. Sono talmente tante che verrà coniato un detto, fin troppo abusato nelle storie dei Giochi, per esprimere la pletora di tiri effettuati: ad Anversa, si dirà, s’è sparato più che a Verdun, riferendosi ad una delle battaglie più cruente della Prima Guerra Mondiale. Sparano anche gli italiani che entrano in gioco il 29 luglio nella prova a squadre del fucile militare da 300 metri nella posizione a terra. Dieci i colpi previsti per ogni atleta, con punteggi variabili da 1 a 6, totale massimo realizzabile a testa 60 ed a squadra 300. Campus è presente, con Ticchi, Frasca, Isnardi e Galli. Partecipano 15 nazioni. Non andiamo troppo bene: chiudiamo in nona posizione, totalizzando 272 punti, non lontanissimi dai 281 punti del bronzo finlandese. L’oro va ai cecchini statunitensi con 289 davanti alla Francia con 283. Altra prova per Campus quel 29 luglio è l’inizio di un’altra gara a squadre col fucile, stavolta da 600 m e posizione in terra. Al suo fianco Galli, Ticchi, Frasca ed Isnardi. La competizione termina nelle giornate seguenti, ma andiamo peggio che mai: 12° posto su 14. Totalizziamo 257 punti contro i 287 delle tre squadre che chiudono in testa e si giocano l’oro allo spareggio: vincono ancora gli USA su Sud Africa e Svezia. Il 31 luglio spazio all’ennesima gara a squadre, con fucile o carabina libera, da 300 m e da tre posizioni (a terra, in ginocchio, in piedi). È la competizione più “classica” e completa, che si svolge da tempo anche nei Mondiali. Con Campus ritroviamo l’onnipresente Ticchi ed il quotato Frasca, assieme al valido Galli e l’esordiente Micheli. La squadra sembra competitiva, ma invece si assiste ad un’altra prova opaca dei nostri: noni, con 4371 punti, ad oltre 600 punti dal bronzo degli svizzeri. Oro, come di consueto, agli statunitensi, gli unici tra l’altro a gareggiare col portentoso fucile Springfield, con 4876 punti, davanti ai norvegesi. Si passa poi, finalmente, ad altre armi. Il 2 agosto entra in scena la carabina piccolo calibro, per la prova sia individuale che a squadre. Gareggiano 49 tiratori di 10 nazioni, distanza di 50 m e posizione in piedi. 40 colpi totali a testa, punteggio massimo 400. Noi schieriamo Campus con Ticchi, Galli, Frasca e Micheli. Tanto per cambiare, dominio statunitense con podio interamente occupato: oro a Nuesslen con 391 punti, argento per Rothrock (386) e bronzo per Fenton (385). I nostri tutti lontanissimi dai primi e settimi nella classifica a squadre, con 1777 punti. Oro agli USA (1899 punti) su Svezia (1873) e Norvegia (1866). Non gareggiando nella pistola, le prestazioni olimpiche di Campus terminano qui. Non si può dire che abbia brillato nelle quattro gare cui ha partecipato, pur fornendo un contributo sufficiente alla squadra: non è bastato, i nostri sono finiti sempre lontani dal podio in un’edizione in cui non hanno mai trovato il ritmo (ed il tiro) vincente. Dopo i Giochi, Campus torna alla vita militare e praticamente non avrà più modo di ottenere risultati importanti a livello agonistico.