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FERRERA Benigno

Formazza (VB) 30.06.1893 / Formazza (VB) 24.11.1988

1924. Sci di Fondo. 12° 50 km

Per una decina di stagioni il più grande fondista italiano. Deve molto, se non tutto, a don Rocco Beltrami, leggendario prete-sciatore che in sostanza importa lo sci in Val Formazza, gestendo le prime competizioni e la fondazione dello Ski Club Val Formazza nel 1910. Proprio in quell’anno Ferrera vince la sua prima gara di fondo, sui 10 km, davanti al giovanissimo fratello Giuseppe[1]. All’inizio però è Luigi, il fratello maggiore, il Ferrera ad ottenere i migliori risultati. Il 9 febbraio 1913 Benigno giunge 3° dietro Aurelio Bacher e Luigi in una 10 km in Val Formazza. L’anno seguente i formazzini dominano le gare al Mottarone, disputate l’1 e 2 marzo: Luigi vince la 10 km davanti a Benigno, che intanto sta svolgendo il servizio militare tra gli Alpini, e la compagine dello SC Val Formazza vince la prova a squadre. Il 1915 è grande annata per i Ferrera: il 14 febbraio Benigno guida da capitano la sua squadra, comprendente anche Giuseppe, a vincere l’eliminatoria della Val Formazza per la grande “adunata” degli sciatori (all’epoca si dice così) valligiani, una fondo di 15 km a squadre. Il 22 febbraio al Mottarone Benigno è il migliore sui 10 km e pure in una “sprint” di 2 km. Il 26 febbraio 1915 è giorno storico per lo sci italiano. A Courmayeur si tiene difatti la finale della prima “Adunata dei Valligiani” dove per la prima volta si ritrovano a carattere nazionale i più forti fondisti italiani che si cimentano in una sorta di biathlon a squadre, partendo in 5 tutti insieme. Si tratta di una 30 km nella quale, a metà percorso, gli atleti si fermano al poligono, ricevono il fucile e le cartucce, caricano e sparano 6 colpi: tempo massimo cinque minuti. La classifica è a punti, combinata con le due prove. La Val Formazza vince nettamente il fondo ed è quarta nel tiro. Si aggiudica la combinata con 30 punti davanti a Valtournanche (terza nel fondo) con 25 e Bardonecchia (seconda nel fondo) con 21 mentre nel tiro vince Valle Spluga. Assieme a Benigno, capitano e guida, c’è il 18enne fratello Giuseppe, i fratelli Matli (Dioniso ed Elfisio) e Sisto Imboden. La squadra è anche la più giovane al via, per un trionfo grandioso in una festa di sport. Benigno chiude la stagione il 28 marzo, con un successo nella 10 km che si svolge all’altopiano di Barzio, con Giuseppe secondo. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale blocca ogni attività. Ferrera si rivede il 21 febbraio 1920 nella II “Adunata Valligiani”, disputata stavolta a Selva di Val Gardena, solo come gara di fondo.

Guida di nuovo la Val Formazza al successo sui 30 km del tracciato[2]. Nel 1921 risultati altalenanti. Il 12 gennaio i fratelli Ferrera sono nella compagine che si aggiudica la “Coppa Girola” a squadre in Val Formazza, su 15 km: con loro anche Bacher, Zertanna ed Antonietti. Benigno inoltre vince pure la prova sui 2 km davanti a Giuseppe. Un mese dopo, il 13 febbraio, arriva la bruciante sconfitta nella grande ed ormai tradizionale “Valligiani”, tentuasi stavolta a Cortina. Il percorso è di 28 km, si parte da Ronco e si arriva nei pressi dell’Hotel Corona dopo un tracciato piuttosto impegnativo, coi passi di Falzarego e Giau. La squadra della Val Formazza chiude al secondo posto, ad oltre 11’ dai fortissimi cortinesi, guidati dai fratelli Colli, e davanti alla Val Gardena. La rivincita si fa attendere un anno intero. Il 19 febbraio 1922 la consueta “Valligiani” si disputa al Passo del Brennero, nei dintorni di Colle Isarco (Gossensass) su un percorso ondulato di 30 km e sotto una copiosa nevicata. Benigno trascina di nuovo i suoi, rammaricandosi che i compagni non tengano il suo passo. I formazzini comunque dominano, con 7’ di margine sui grandi rivali cortinesi. Con lui stavolta l’immancabile Giuseppe, Bacher, Dioniso Matli e Zertanna. Il 26 febbraio Ferrera è il grande favorito dei tricolori di Claviere, disputati su 15 km, ma alla vigilia sta male, la notte dorme poco, ha la febbre. Gareggia lo stesso, difendendosi con grinta, ma non può esprimersi al massimo e chiude terzo, a 2’27” dal vincitore Colli, venendo preceduto anche dal fratello Giuseppe. Alla soglia dei 30 anni Benigno inizia a perdere qualche colpo e la sua leadership sul fondo italiano è ormai insidiata dal cortinese Colli che il 28 gennaio 1923 a Grunewald, in Svizzera, stabilisce il miglior tempo assoluto sui 12 km di un’importante gara internazionale, equiparabile ad una sorta di campionato europeo. Ferrera chiude 12° la prova dei “seconda classe”, vinta appunto da Colli ma con un tempo migliore anche del primo classificato tra i “prima classe”. Si dimostra comunque che i nostri fondisti non temono confronti internazionali. Il 4 febbraio ecco di nuovo la grande “Valligiani” a Ponte di Legno su 30 km e col percorso che si snoda intorno al Tonale: vince ancora la Val Formazza, capitanata da uno spettacolare Benigno. Con lui il fratello Giuseppe, Bacher, Antonietti ed Imboden: vantaggio 13’ su Cortina e 17’ su Valtournenche.

Le prime tre squadre arrivate rappresentano al meglio le località-culla del movimento sciistico di fondo dei primordi nel nostro paese. Movimento che si prepara al meglio per i Giochi di Chamonix del 1924, i primi ufficialmente riconosciuti dal CIO. L’assenza di neve in Val Formazza crea qualche problema di allenamento a Ferrera e soci. A fine dicembre Benigno guadagna comunque il terzo posto, dietro ai fratelli cortinesi Colli, nella 40 km di Claviere, valida come preolimpica. Nella successiva 17 km non partecipa perchè indisposto, ma il suo prestigio è indiscutibile ed il posto in Nazionale non può sfuggirgli, almeno per la prova più lunga, la temibile 50 km. Dopo il ritiro collegiale al Sestriere, sotto la guida del CT Hosquet, tutti in Francia. Ai Giochi il 30 gennaio Ferrera gareggia nella durissima 50 km che, oltre tutto, si svolge in un freddo glaciale ed è disturbata da un fastidioso vento di stampo siberiano. Partenza ed arrivo allo Stadio Olimpico, per un percorso impegnativo, ricco di saliscendi e con un dislivello di circa 800 m. Al via, dalle 8.37, 33 sciatori di 11 nazioni, per la prima grande prova internazionale che non si tiene in Scandinavia. Gli “uomini del Nord” comunque si rivelano, come ampiamente previsto, i migliori. I formidabili norvegesi occupano le prime quattro posizioni: vince Haug in 3h44’32” su Stromstad (a 1’51”) e Grottumsbraaten (a 3'13”) mentre la “medaglia di legno” va a Mardalen. Seguono quindi svedesi e finlandesi, ma il primo dei “normali” è Enrico Colli che chiude nono, col tempo di 4h01’50”. Ferrera termina invece 13°, in 4h45’39”, preceduto anche dagli altri azzurri Ghedina (10°) e Vincenzo Colli (11°). Una bella prova complessiva dei nostri anche se il distacco dal podio testimonia a dovere il divario ancora esistente con l’eccellenza del fondo. Divario anche tecnico ed organizzativo, senza dubbio. Grande sorpresa suscita difatti, in tecnici e sciatori, l’utilizzo dei norvegesi di un particolare “unguento”, come viene definito all’epoca, da applicare sotto gli sci e che indubbiamente favorisce la scorrevolezza e dunque le prestazioni dei già forti scandinavi. Un unguento che poi sarà ribattezzato “scivolina” e, col tempo, sciolina. Ferrera ha comunque realizzato una prestazione onorevole, pur risultando in sostanza il peggiore tra gli italiani. Si rivede nella grande e tradizionale “Valligiani” del 1° marzo 1925 che si tiene stavolta in Val Gardena, su un percorso di 31 km, con partenza a Selva ed arrivo a Santa Cristina, attraverso il Passo Sella ed intorno al Sasso Lungo, in uno scenario di incomparabile bellezza. I formazzini[3] sono ancora forti ma sfortunati: tra i primi a partire, sotto un’abbondante nevicata, superano tutti gli avversari e si ritrovano davanti a tutti ma in questo modo, praticamente, giocano il ruolo di “apripista” agli altri, in sostanza “battendo” la pista, faticando molto di più sulla neve fresca.

Nonostante tutto al primo rilevamento realizzano uno dei migliori tempi, ma poi la fatica cresce e si arrendono, chiudendo soltanto in undicesima posizione. Nel 1926 Ferrera inizia ad accusare il peso degli anni. Nel campionato ossolano, in Val Formazza, il 24 gennaio accusa 1’41” di distacco da Bacher sui 15 km e chiude al secondo posto. Ma è capace di guidare ancora i formazzini al successo nella “Valligiani” che si tiene il 7 febbraio ad Asiago, su un percorso di 27 km. Con lui lo stesso Bacher, i fratelli Antonietti e Valci. Squadra in parte rinnovata, ma capace di tenere Courmayeur a 3’51” e Valtellina a 6’17”, per un successo indiscutibile. Altra vittoria, con la stessa formazione, il 21 febbraio a Ponte di Legno nel “Trofeo Campari” su 30 km. Un anno dopo, il 20 febbraio 1927, Ferrera rivince questa gara: con lui Bacher, Valci ed Imboden. La stessa squadra, rinforzata da Antonietti, vince la tradizionale “Valligiani”, valida anche come tricolore a squadre, disputata il 27 febbraio a Bormio, con tracciato di 31 km che arriva fino ai 2161 m di quota della località Prei, per poi ridiscendere, attraverso Santa Lucia, al punto di partenza. La vittoria, sotto una fitta nevicata, è netta: la Valtellina, seconda, chiude a 6’. Sulla soglia dei 35 anni, Ferrera è ancora un ottimo fondista anche se non viene preso in considerazione per i Giochi dal CT Lislegaard. Dimostra la sua classe, una volta di più, essendo presente nella compagine della Val Formazza che vince dapprima il 19 febbraio a Ponte di Legno[4] e poi sette giorni dopo a Roccaraso, insolita cornice in cui si svolge la tradizionale “Valligiani” su 28 km[5]. Annuncia che abbandonerà l’agonismo alla fine della stagione 1929. Intanto però continua ad ottenere buoni risultati: il 3 febbraio finisce sesto nella 16 km dei tricolori a Claviere (vince il concittadino Bacher). Sette giorni dopo, è nella squadra formazzina che termina al terzo posto il “Trofeo Campari” a Ponte di Legno[6]. Il 17 febbraio tocca alla tradizionale “Valligiani”, disputata stavolta ad Oropa su un percorso di 31,3 km. La Val Formazza, con Ferrera capitano, chiude al terzo posto, sopravanzata da Valtellina e Val Camonica[7]. Il 3 marzo finisce 11° il campionato piemontese a Limone Piemonte (vince Valci): effettivamente, è il suo ultimo risultato ed appende gli sci al chiodo. La sua rimane una grandissima carriera.


[1] Classe 1897, vince con la Val Formazza tre “Adunate Valligiani” (1915-1922-1923). Guadagna anche due titoli italiani assoluti di sci (1922-1923) quando la classifica combinava prove di fondo, salto e stile. Infortunato alla fine del 1923, non riesce a qualificarsi per i Giochi di Chamonix dove avrebbe certamente meritato di gareggiare

[2] Con lui Imboden, Antonietti, Zertanna e Mase

[3] In squadra anche G. Ferrera, Imboden, T. e Z. Antonietti

[4] Un mese dopo, questa vittoria sarà annullata per squalifica a seguito di un irregolare sostituzione dello sci proprio da parte di Ferrera

[5] Con lui gareggiano Bacher, Imdoden, T. e Z. Antonietti

[6] Con lui gareggiano Bacher, Valci e T. Antonietti

[7] Con Ferrera gareggiano Bacher, Valci, Antonietti ed Imboden