Impresa del Dream Team di fioretto: le azzurre al terzo oro consecutivo. La scherma è a quota 100
Il 23 settembre del 2000 le fiorettiste azzurre entrarono nella storia aggiudicandosi il terzo titolo olimpico consecutivo nella prova a squadre. Sulle pedane dell’Exhibition Complex di Sydney, le jesine Giovanna Trillini e Valentina Vezzali, insieme alla milanese Diana Bianchedi, non solo dominarono il torneo, ma conquistarono la centesima medaglia olimpica della scherma italiana, un risultato mai raggiunto in nessun’altra disciplina.
La prima medaglia fu conquistata nel 1900, ai Giochi di Parigi, per mano di Antonio Conte nella sciabola individuale. Le fiorettiste azzurre erano le grandi favorite alla vigilia del torneo, in quanto campionesse uscenti e grandi protagoniste nella prova individuale con l’oro della Vezzali e il bronzo della Trillini. La Bianchedi, invece, non aveva potuto gareggiare nella prova a squadre di Atlanta (dove fu schierata Francesca Bortolozzi), a causa di un grave infortunio al tendine d’Achille patito nel corso dell’individuale.
Le avversarie da battere erano le campionesse del mondo della Germania (prime a Seul nel 1988 proprio a spese dell’Italia e poi argento e bronzo rispettivamente a Barcellona 1992 ed Atlanta 1996) e la giovane e talentuosa Polonia. Sulla carta c’era anche la Romania (argento e bronzo nelle ultime due edizioni), che, però, non riuscì a formare la squadra.
Nove le squadre iscritte alla competizione. Ai quarti di finale l’Italia affrontò l’Ucraina (Liudmyla Vasylieva, Olena Koltsova, Olha Leleiko), che si qualificò superando per 45 a 35 il Canada nell’unico match preliminare. Le azzurre s’imposero per 45 a 39 senza mai dare l’impressione di soffrire le avversarie. Nelle altre sfide, molto più equilibrate, Stati Uniti, Polonia e Germania ebbero la meglio su Ungheria, Cina e Russia.
Senza storia anche le semifinali. L’Italia vinse per 45 a 38 sugli Stati Uniti (Ann Marsh, Iris Zimmermann, Felicia Zimmermann), centrando così la quarta finale olimpica consecutiva; mentre, la Polonia, superò ancor più nettamente la Germania per 45 a 34. Nella finale per il bronzo, poi, le tedesche Sabine Bau, Rita König e Monika Weber-Koszto s’imposero di misura per 45 a 42 sulle statunitensi.
Nella finalissima le azzurre si trovarono di fronte le polacche Sylwia Gruchala, Magdalena Mroczkiewicz, Anna Rybicka e Barbara Wolnicka-Szewczyk, che l’anno prima, ai Mondiali di Seul, le avevano eliminate ai quarti di finale. I primi due assalti furono complicati, con le vice campionesse del mondo che misero in difficoltà prima la Bianchedi e poi un’incredula Vezzali.
Nel terzo assalto, tuttavia, la Trillini, con esperienza e classe, riportò l’Italia avanti, dando grande fiducia alle compagne di squadre. La Bianchedi allungò sul 25-23, seguita dalla Vezzali, che chiuse con quattro stoccate di vantaggio (30-26) il suo assalto. Nell’ottava manche la Trillini dovette contenere il ritorno della Mroczkiewicz, che riportò a due lunghezze la Polonia: 35-33. Nell’ultimo assalto, quindi, la Vezzali fece qualcosa di incredibile con la malcapitata Gruchala, che subì un parziale di 10 a 3!
A bordo pedana, il C.T. Andrea Magro e le due compagne assistettero alla straordinaria prova di forza della campionessa olimpica, che chiuse l’incontro sul 45 a 36, prima di essere travolta dall’abbraccio della squadra. Vezzali, Bianchedi e Trillini cantarono a squarciagola l’Inno di Mameli, sventolando poi un tricolore con la scritta. “Scherma, 100 medaglie olimpiche”.E' la leggenda del Dream Team.
E’ ancora la volta di Paola Pezzo: la signora in mountain bike si mette al collo un altro oro
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Dal sogno olimpico con gli sci, alle medaglie d’oro con la mountain bike. Il desiderio di montagna ha caratterizzato la storia sportiva di Paola Pezzo. Nata a Bosco Chiesanuova, sui Monti Lessini, iniziò praticando lo sci di fondo come gli illustri compaesani Fulvio e Sabina Valbusa. A quindici anni si classificò al secondo posto ai Campionati italiani nella 7,5 km. alle spalle di Stefania Belmondo. L’anno dopo, però, rimase fuori dal giro della Nazionale e così, a 17 anni, decise di smettere, rimanendo ferma un anno.
Nel frattempo, il dentista del paese, grande appassionato di ciclismo, le regalò un arrampichino, dicendole che sarebbe stato lo sport del futuro. Ed ebbe ragione. Nel 1988, a 22 anni, cominciò così la sua avventura di mountain biker. Nel 1992 vinse il titolo italiano e la medaglia d’argento agli Europei, mentre, nel 1993, conquistò il Mondiale di Métabief in Francia. Nel 1994 si aggiudicò il suo primo oro continentale, cui si aggiunsero quelli del 1996 e del 1999.
Nel 1993, una settimana dopo il Mondiale, la mountain bike - nello specifico, il cross country - fu inserita tra le discipline olimpiche. Per la biker veronese, quindi, la tanto sognata partecipazione olimpica stava per diventare realtà.
E fu un trionfo. Ad Atlanta, nel 1996, fu la prima donna a vincere la medaglia d’oro olimpica in sella ad una mountain bike, imponendosi al termine di una gara pazzesca. Superò di oltre un minuto la canadese Alison Sydor, pluricampionessa del mondo e grande favorita della vigilia. Indimenticabile il suo décolleté che fece storia nell’ultima fase della gara, quando il caldo torrido la costrinse ad abbassare la zip. Dopo quella vittoria fece richiesta di un body con l’apertura sulla schiena, portando un tocco di femminilità in un mondo declinato al maschile. Ai successivi Mondiali, quindi, la Castelli Cycling, realizzò una collezione interamente da donna per il ciclismo.
Il 1997, poi, fu il suo anno d’oro: dopo i Giochi americani si aggiudicò tutte le gare a cui partecipò, con una dimostrazione di superiorità impressionante, che culminò con il trionfo sia ai Mondiali che in Coppa del Mondo. Nel 1999, invece, si dovette accontentare del bronzo iridato, quando mancava un anno alla sua seconda Olimpiade.
Nei quattro mesi precedenti a Sydney, iniziò ad alzarsi alle sei del mattino, anticipando ogni tre giorni la sveglia di un quarto d’ora, finché non arrivò alle tre, ora in cui avrebbe gareggiato in Australia. Andava a letto alle 15 e si svegliava alle 23, per riequilibrare il fuso di dieci ore. Una preparazione puntigliosa, di grande sacrificio, che le regalerà ancora forti emozioni.
Ai Giochi della XXVII Olimpiade si presentò tra le favorite, anche in virtù dello straordinario riconoscimento ricevuto l’anno prima, con l’inserimento nella Mountain Bike Hall of Fame di Fairfax in California. Le avversarie da battere erano la spagnola Margarita Fullana, campionessa del mondo nel 1999 e nel 2000 e la canadese Sydor, già iridata nel 1994 e 1995. Trenta le concorrenti iscritte alla gara, che quel 23 settembre del 2000 dovevano percorrere cinque giri da 7,1 km.
Sul circuito del Fairfield City Farm prese subito la testa la svizzera Barbara Blatter, mentre, al terzo giro, la Fullana si portò al comando. A metà gara la Pezzo era settima, ma poi, con un’incredibile rimonta risalì fino al terzo posto. Al quarto giro l’azzurra superò la Blatter e si mise all’inseguimento della Fullana.
Fu l’attacco decisivo. Recuperò terreno sulla battistrada spagnola, con la quale lottò gomito a gomito, con ferocia, fino a scontrarsi in un tratto stretto di discesa. La Fullana cadde rovinosamente, mentre la Pezzo rimase miracolosamente in sella, tenendo a debita distanza le avversarie nell’ultimo giro, per poi involarsi verso il suo secondo titolo olimpico. Nell’ultima curva prese al volo un Tricolore con cui tagliò il traguardo, scese dalla bicicletta, baciò lo sterrato e si diresse con la sua due ruote sulle spalle a festeggiare l’ennesima impresa di una carriera formidabile.
“Non ci credevo, solo un miracolo poteva fare accadere tutto questo”. Ad oggi, insieme alla norvegese Gunn-Rita Dahle, è l’unica atleta ad aver vinto Olimpiade, Mondiale e Coppa del Mondo. Nostra Signora della mountain bike.
Bach scrive al movimento olimpico: "Lavoriamo per organizzare grandi eventi sportivi in sicurezza"
- CIO
il Presidente del CIO, Thomas Bach, ha affidato a una lunga lettera - indirizzata al movimento olimpico - alcune riflessioni legate all'importanza del ruolo rivestito dallo sport in questo particolare momento storico e affrontato il tema della sicurezza in relazionie alle misure di contrasto al Coronavirus legate ai grandi eventi.
"Lo sport è ampiamente riconosciuto come un fattore essenziale nella lotta alla pandemia, che ancora persiste in molti paesi. Lo sport è anche accettato come parte integrante della soluzione per la ripresa della crisi, che è in corso in altri paesi. Per fortuna, stiamo anche assistendo di nuovo a eventi sportivi dal vivo. L'accoglienza molto positiva di questi eventi dimostra chiaramente che non solo gli atleti e le organizzazioni sportive, ma anche il pubblico in generale, desideravano il ritorno dello sport come parte integrante della nostra vita. Vediamo anche che lo sport può essere organizzato in sicurezza, anche con le restrizioni in corso. Questo dovrebbe dare a tutti noi fiducia nei nostri preparativi per gli eventi futuri, inclusi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Vorrei ringraziare tutte le persone che ci hanno portato fin qui lavorando instancabilmente per far andare avanti le nostre società e tutti voi, comunità sportiva che lavora con grande responsabilità e creatività per organizzare eventi sportivi, salvaguardando la salute di tutti gli interessati. Sulla base di questo successo iniziale, attendiamo con impazienza il momento in cui le numerose restrizioni, che ora sono essenziali, potranno essere alleviate.
Ma dobbiamo continuare ad agire in modo responsabile quando si tratta di pianificare e programmare i nostri eventi sportivi. Il virus non è ancora stato sconfitto. Dobbiamo continuare a contribuire al suo contenimento ed essere parte della soluzione per la ripresa dalla crisi. Nella nostra pianificazione e programmazione, abbiamo tutti una grande responsabilità, non solo per i nostri rispettivi stakeholder, ma per l'intera comunità sportiva. Per esperienza, sappiamo che ogni contrattempo che colpisce uno di noi colpisce tutti noi e ha il potenziale per annullare i grandi progressi che abbiamo fatto insieme negli ultimi mesi. In questo contesto, stiamo monitorando il potenziale di metodi di prova innovativi per l'organizzazione sicura degli eventi. Oltre a quelli già esistenti - prosegue - esistono una serie di cosiddetti test rapidi già sul mercato o in fase di sviluppo. Se utilizzati in combinazione con altre contromisure contro i virus, questi test rapidi ci forniscono un importante strumento aggiuntivo per garantire un ambiente sicuro per tutte le persone coinvolte. Oltre a questa buona notizia per quanto riguarda i test, ci sono segnali molto incoraggianti da parte della comunità scientifica e medica sulla disponibilità di vaccini approvati nei prossimi mesi, forse anche prima della fine di quest'anno".
Inizia la leggenda di Valentina Vezzali inesauribile regina del fioretto
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Lo sport vive di attimi, di momenti decisivi, di passioni che trasformano una semplice sfida in uno straordinario racconto di emozioni. Il 21 settembre del 2000, ai Giochi della XXVII Olimpiade, era in programma il quarto di finale della prova di fioretto tra l’azzurra Valentina Vezzali e la rumena Reka Szabo.
Quell’incontro indimenticabile, al cardiopalma, fu il preambolo non solo di una grande impresa sportiva, ma l’inizio di un’incredibile cavalcata olimpica, che portò la campionessa jesina alla conquista di ben tre medaglie d’oro consecutive nella prova individuale (Sydney 2000, Atene 2004, Pechino 2008), nove medaglie olimpiche complessive (6 ori, 1 argento 2 bronzi) oltre a 16 titoli mondiali e 13 europei.
Valentina Vezzali iniziò a praticare la scherma nel 1980 presso il C.S. Jesi, sotto la guida del maestro Ezio Triccoli, un autentico scopritore di talenti. In ambito giovanile fece incetta di successi tra Mondiali, Europei e Coppe del Mondo. Un’ascesa vertiginosa che la catapultò nel giro della Nazionale maggiore. La prima medaglia continentale fu un bronzo, vinto nel 1993 a Linz, cui fece seguito il doppio argento mondiale dell’anno successivo ad Atene, sia nella prova individuale che in quella a squadre.
Nel 1995 si dovette accontentare del bronzo nell’individuale e dell’oro a squadre nella prova iridata di L’Aia. Nel 1996, quindi, arrivò l’esordio olimpico ad Atlanta, dove l’Italia si presentò con tutte le carte in regola per bissare il successo di quattro anni prima a Barcellona con Giovanna Trillini. Ma fu una grande delusione. In finale si arrese alla rumena Laura Badea, che vinse per 15-10, con l’azzurra che non tirò al meglio, ma soprattutto, non riuscì a conquistare quel successo che tanto avrebbe voluto dedicare al suo maestro, scomparso proprio a pochi mesi dall’Olimpiade.
Seppur rincuorata dall’oro nella prova a squadre, giurò a sé stessa: “Mai più una sconfitta così, mai più”. Nel quadriennio olimpico successivo l’obiettivo principale era il Mondiale, che, però, sembrava non arrivare mai. Nel 1998 un’altra delusione, con il bronzo nell’individuale a La Chaux-de-Fonds, che le impedì la tanto agognata doppietta con l’Europeo vinto a Plovdiv qualche mese prima.
Questione di tempo. L’anno dopo arrivò prima l’Europeo di Bolzano, poi il Mondiale di Seul e quindi la Coppa del Mondo. A Sydney, la schermitrice in forza alle Fiamme Oro della Polizia di Stato, si presentò come numero uno del ranking mondiale, tra le grandi favorite per la vittoria finale. Le avversarie da battere erano la tedesca Sabine Bau e la compagna di squadra Giovanna Trillini, accreditate rispettivamente della seconda e terza testa di serie.
Le azzurre - tra cui Diana Bianchedi - furono esentate dal primo turno. All’esordio la Vezzali vinse nettamente con la sudcoreana Seo Mi-Jeong per 15-3, così come la Trillini con la britannica Eloise Smith (15-2) e la Bianchedi con la cinese Yuan Li (15-7). Stessa storia negli ottavi, con la Vezzali che non concesse nulla alla polacca Sylwia Gruchala (15-8) e la Trillini che s’impose agevolmente per 15-4 sulla statunitense Iris Zimmermann.
Più equilibrato, invece, il match della Bianchedi, che ebbe la meglio per 15-12 sull'israeliana Ayelet Omayon. Nei quarti, tuttavia, la storia fu ben diversa. La Bianchedi si arrese nettamente (4-15) alla detentrice del titolo, la rumena Badea; mentre, la Trillini e la Vezzali furono protagoniste di due assalti che si risolsero al supplementare. La campionessa di Barcellona superò per 9-8 la cinese Xiao Aihua, al pari della Vezzali, protagonista di un incontro tesissimo e dalle mille emozioni.
La fiorettista azzurra soffrì tremendamente la scherma della rumena Reka Szabo. Al termine dei tre tempi regolamentari, sull’8 pari, il destino decise che la sfida si dovesse concludere all’ultima stoccata. A trentasette secondi dalla fine del tempo supplementare, la Szabo mise a segno la stoccata decisiva al corpetto della Vezzali, che sembrò soccombere, ma, incredibilmente, il piede dell’avversaria era fuori pedana, così l’arbitro annullò concedendo una seconda chance all’italiana.
Mancavano diciannove secondi al termine, quando la Vezzali colse l’attimo, mettendo la botta decisiva che valeva il 9-8. Si accasciò sulle ginocchia e pianse a dirotto scaricando tutta la tensione accumulata, consolata dal maestro Giulio Tomassini. Nell’ultima sfida dei quarti, poi, la tedesca Rita König superò per 15-8 l’ungherese Aida Mohamed. In semifinale la Trillini fu eliminata dalla König per 15-10 ed invece, la Vezzali, con un secco 15-8, si prese la rivincita sulla Badea (che fu poi sconfitta dalla Trillini nella finale per il bronzo).
Nella finale per il titolo Valentina Vezzali si trovò di fronte la sorprendente König, capace di eliminare la più accreditata compagna di squadra, Bau e la Trillini, due delle grandi favorite della vigilia. Un match, comunque, senza storia, vinto dalla Vezzali per 15-5 e che diede il là alla leggenda di una campionessa unica, grazie a quell’indimenticabile quarto di finale.
Massimiliano Rosolino corona il sogno nei 200 misti: la sua terza medaglia è finalmente d’oro
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Il 21 settembre del 2000, a sole ventiquattro ore dal secondo oro di Domenico Fioravanti, l’Italnuoto, che fino a quel momento non era mai arrivata così in alto nelle gare olimpiche, fu protagonista di un’altra giornata memorabile. Massimiliano Rosolino, infatti, conquistò il titolo nei 200 metri misti, al termine di una gara perfetta, un vero e proprio capolavoro in una delle specialità più difficili in vasca.
La carriera sportiva del nuotatore napoletano - che da piccolo visse proprio in Australia, paese d’origine della mamma Carolyn - esplose nel giro di cinque anni. Nel 1995, dopo aver conquistato tre titoli continentali a livello giovanile, venne convocato per gli Europei di Vienna, dove vinse la medaglia di bronzo nella staffetta 4x200 metri stile libero. L’anno successivo, fece il suo esordio olimpico ad Atlanta, dove collezionò tre sesti posti: nei 200, nei 400 e nella staffetta 4x200 metri stile libero.
La prime medaglie individuali arrivarono agli Europei di Siviglia del 1997, con il doppio argento nei 200 e 400 metri stile libero. Nel 1998, al Mondiale di Perh, si dovette accontentare ancora una volta della piazza d’onore dietro all’australiano Michael Klim. Nel frattempo arrivò anche la sua prima medaglia - ancora una volta d’argento - nei 200 metri misti agli Europei di Istanbul del 1999, dove migliorò per due volte il primato italiano stabilito da Giovanni Franceschi nel 1983.
Nel 2000 la grande svolta, con i tre ori conquistati agli Europei di Helsinki. Nei 200 metri stile libero, in cui superò niente di meno che Pieter Van Den Hoogenband; nella staffetta 4x200 metri stile libero e nei 200 metri misti, dove migliorò il suo primato italiano. Rosolino si presentò ai Giochi della XXVII Olimpiade con grandi speranze e con la consapevolezza di potersi giocare le sue carte. E così fu.
Il 16 settembre, nella giornata d’esordio delle prove di nuoto, le tribune dell’Acquatic Center erano in fibrillazione per la finale dei 400 metri stile libero, che vedevano ai blocchi di partenza il beniamino di casa Ian Thorpe. Come da pronostico l’australiano non solo dominò la gara, ma migliorò il record del mondo con uno stratosferico 3’40”59, precedendo di quasi tre secondi uno straordinario Rosolino, che migliorò, comunque, il record europeo.
Due giorni dopo, invece, il 22enne in forza al Circolo Canottieri Napoli, si aggiudicò il bronzo nei 200 metri stile libero, preceduto da Van Den Hoogenband e Thorpe, due autentici fenomeni. Non ebbe il tempo di recuperare, che si ritrovò nuovamente in finale, nella staffetta 4x200 metri stile libero, a cui l’Italia si era qualificata con il terzo tempo e con ambizioni da medaglia. Fu, però, una tremenda delusione, con gli azzurri fuori dal podio, confinati al quarto posto.
Rosolino, allenato da Riccardo Siniscalco, cercò quindi la rivincita nei 200 metri misti. Il 20 settembre del 2000 si disputarono le batterie e le semifinali. Al primo turno si qualificavano gli atleti con le sedici migliori prestazioni cronometriche. L’azzurro non solo vinse in mattinata la settima batteria con il tempo di 2’00”92, ma realizzò anche il miglior tempo abbassando ulteriormente il primato italiano. Nel pomeriggio, poi, si aggiudicò la seconda semifinale in 2’01”14, precedendo l’olandese Marcel Wouda, il finlandese Jani Sievinen e lo statunitense Tom Wilkens.
Nell’altra semifinale, di contro, lo statunitense Tom Dolan realizzò il miglior tempo in 2’00”38 - superando il tedesco Christian Keller, l’ungherese Attila Czene e il francese Xavier Marchand - guadagnandosi la quarta corsia per la finale, proprio a fianco di Rosolino che sarebbe partito in quinta. L’indomani la tensione salì alle stelle, con il pubblico che si divise, vista l’assenza di atleti australiani dalla finale.
I 200 misti sono una gara particolare, dove il cambio di stile ad ogni vasca, offriva ribaltamenti frequenti, che quel giorno non mancarono di infiammare gli appassionati. Al termine della prova a farfalla Wouda virò in 26”13, con Dolan quinto e Rosolino settimo, ma che poi risalirono la classifica nel dorso, portandosi alle spalle del campione uscente Czene, che nel frattempo aveva guadagnato la leadership della gara nuotando in 56”32, 29/100 sotto il limite mondiale appartenuto a Sievinen, già fuori dal giro delle medaglie.
Nella rana l’azzurro e lo statunitense volarono, con il magiaro costretto a cedere la testa della gara. Rosolino virò ai 150 metri in 1’30”88, davanti a Dolan, puntando tutto sullo stile libero. Il “cagnaccio” esplose tutta la sua potenza e tecnica negli ultimi cinquanta metri, trionfando in 1’58”98 (nuovo record olimpico!), davanti agli statunitensi Dolan e Wilkens.
Il pubblico salutò il successo azzurro con un boato, mentre Rosolino balzò fuori dall’acqua, stringendo prima la mano all’avversario e poi correndo verso i suoi compagni di squadra per un abbraccio liberatorio ricco di emozioni. Sul podio con l’immancabile tricolore, si commosse, ma ritrovò subito quel sorriso guascone che fece impazzire Sydney.
Antonella Bellutti pistard da record: è ancora d’oro quattro anni dopo Atlanta
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
Cento giri interminabili, tra fatica, nervi da tenere sotto controllo ed occhi puntati sulle avversarie. La pista che diventa un’arena, dove ogni scatto può fare la differenza nella ricerca dei punti decisivi per inseguire il sogno a cinque cerchi.
Il 21 settembre del 2000, Antonella Bellutti non solo conquistò il titolo olimpico nel ciclismo su pista, ma fu la prima atleta italiana delle due ruote a vincere due ori in due edizioni consecutive dei Giochi, nonché in due diverse specialità. La 31enne di Bolzano riuscì nell’impresa di salire sul gradino più alto del podio nella corsa a punti, quattro anni dopo lo storico successo colto ad Atlanta nell’inseguimento (prima vittoria azzurra di sempre nel ciclismo femminile su pista).
Antonella riuscì anche a partecipare alla Olimpiade Invernale di Salt Lake City 2002 sul bob guidato da Gerda Weissensteiner che si classificò al settimo posto. Un’atleta completa, unica, dal grande temperamento, che arrivò al ciclismo quasi per caso, per via di un infortunio che le impedì di continuare a praticare l’atletica leggera.
La pistard azzurra iniziò la sua carriera sportiva nei 100 metri ostacoli - dopo essere passata dal basket - vincendo ben sette titoli tricolore e stabilendo il primato italiano juniores. Un problema alla gamba, però, le impedì di continuare e pedalando per la riabilitazione il destino la mise in bicicletta. Nel 1994 il Commissario Tecnico della pista De Donà, le chiese di prepararsi per i Mondiali su pista di Agrigento, dove conquisterà un incoraggiante quarto posto all’esordio. L’anno successivo arrivò l’argento ai Mondiali di Bogotà; mentre, nel 1996, stabilì il record del mondo sui tre chilometri e si aggiudicò l’oro nell’inseguimento all’Olimpiade di Atlanta.
Ma non solo, nel 1996 e nel 1997 si aggiudicò la Coppa del Mondo generale, cui si aggiunsero quattro coppe di specialità (1995, 1996, 1999, 2000), il bronzo al Mondiale di Manchester e l’oro all’Europeo di Berlino. Dopo due Mondiali deludenti, gli fu data la possibilità di potersi scegliere le persone con cui lavorare per la terza ed ultima avventura olimpica. La Bellutti scelse Andro Ferrari, Dino Savoldi e il medico Patrizio Sarto.
I Giochi della XXVII Olimpiade erano quindi l’ultimo grande obiettivo prima del ritiro dall’attività agonistica. Nella prima giornata del programma di ciclismo su pista, la Bellutti si cimentò nella prova che la rese grande ad Atlanta nel 1996, ma il quinto posto finale fu un’autentica delusione, un boccone amarissimo da ingoiare, che poteva esserle fatale.
La pistard altoatesina, al contrario, non si diede per vinta e nella corsa a punti diede il meglio di sé con una prova magistrale. Le diciassette partecipanti dovevano affrontare un’unica prova, massacrante, di 100 giri, per un totale di 25 chilometri, con uno sprint ogni dieci passaggi. La favorita era indubbiamente l’olandese Leontien Zijlaard-Van Moorsel, una sorta di superman al femminile, che a Sidney si aggiudicò ben tre ori: nell’individuale e nella cronometro su strada, nell’inseguimento su pista. C’erano poi la russa Olga Slyusareva e la francese Marion Clignet, quest’ultima alla ricerca della rivincita dopo la sconfitta patita nella finale di Atlanta.
Al termine dei primi tre sprint la Slyusareva conduceva con 10 punti, davanti alla Bellutti, che con tre secondi posti, seguiva ad una sola lunghezza. La Zijlaard-Van Moorsel, poi, si aggiudicò i due successivi sprint, portandosi a metà gara ad un punto dalla russa - in coabitazione con la tedesca Judith Arndt - che guidava la classifica con 11 punti, due lunghezze in più della Bellutti. Nel sesto e settimo sprint, invece, la Clignet tagliò per prima il traguardo, mentre, al termine dell’ottavo, l’azzurra volò in testa alla classifica con 12 punti, con la Zijlaard-Van Moorsel e la Arndt. Nel penultimo sprint l’azzurra s’impose davanti alla Slyusareva e passò al comando della classifica con 17 punti, due di vantaggio sulla rivale russa.
Nell’ultimo sprint, vinto dalla spagnola Teodora Ruano, la Bellutti controllò l’avversaria olandese, accontentandosi del quarto posto che le valse una leggendaria doppietta olimpica con 19 punti, davanti a Leontien Zijlaard-Van Moorsel con 16 e ad Olga Slyusareva con 15. Una vittoria incredibile, che si trasformò in lacrime di gioia e che emozionò non solo i genitori Liliana e Luigino incollati davanti alla TV a fare il tifo per la loro Antonella, ma tutti gli italiani che avevano seguito le gesta di una grande atleta, una super atleta: la première dame della pista italiana che non si è mai fermata.
E’ stata anche tecnico federale della pista, poi eletta nella Giunta Nazionale del CONI 2001, rappresentante degli atleti nella commissione Ministeriale Antidoping, responsabile dei volontari alle Universiadi Invernali 2013, autrice di del libro “La vita è come andare in biciletta” solo per dirne alcune delle tante imprese da lei sostenute con la stessa grinta e determinazione che ha sempre messo in gara.
Europei, Lupo-Nicolai di bronzo in Lettonia
- BEACH VOLLEY
Gli azzurri Paolo Nicolai e Daniele Lupo, vicecampioni olimpici a Rio 2016, hanno ottenuto la medaglia di bronzo all'Europeo di Beach Volley 2020. A
Jurmala, in Lettonia, la coppia azzurra dell'Aeronautica Militare è salita sul podio continentale grazie alla vittoria per 2-1 (17-21, 23-21, 15-12) nella finale per il terzo e quarto posto contro i russi Liamin-Myskiv.
Il match ha visto Paolo e Daniele cedere il primo set, mentre nel secondo hanno avuto la forza di annullare un match-ball e poi imporsi ai vantaggi. Nel tie-break i vice campioni olimpici sono sempre stati al comando e hanno gestito il vantaggio sino alla fine. In mattinata Nicolai-Lupo avevano dato filo da torcere in semifinale ai norvegesi Mol-Sorum, coppia numero 1 al mondo, lottando in entrambi i set ma perdendo per 0-2 (25-27, 19-21).
Con il bronzo europeo di oggi, salgono a quattro le medaglie continentali per il duo azzurro. Ma oltre al terzo posto, la notizia positiva è lo stato di forma di Nicolai-Lupo, già qualificati per i Giochi di Tokyo 2021 e apparsi in netta crescita rispetto al successo nel Campionato Italiano di Caorle.
"Siamo molto contenti per questa medaglia di Bronzo, però non ci dobbiamo fermare - il commento di Lupo-. Sappiamo che la strada per i Giochi Olimpici di Tokyo è ancora molto lunga. Questo risultato ci dà ancora più entusiasmo, negli ultimi tornei tra Europeo, Campionato Italiano e World Tour siamo sempre andati a podio e questo è un ottimo segnale. La cosa che più conta è che stiamo crescendo a livello di gioco, bisogna continuare in questa direzione".
Storica seconda vittoria di Fioravanti. Sul podio dei 200 metri rana c’è anche Rummolo
- 20 anni fa i Giochi Olimpici a Sydney
La prima medaglia d’oro olimpica conquistata da Domenico Fioravanti nei 100 metri rana aveva portato grande entusiasmo a Casa Italia. Il programma dei Giochi della XXVII Olimpiade, però, non concedeva tregua, così, due giorni dopo, giunse di nuovo il momento di scendere in vasca. Nella doppia distanza l’Italia schierò il neo campione a cinque cerchi e Davide Rummolo, suo compagno di stanza al Villaggio Olimpico.
Fioravanti, che prediligeva la distanza corta, era reduce dall’argento europeo di Helsinki, mentre, il 23enne ranista napoletano, aveva rischiato di non partire per Sydney, in quanto il suo ottavo posto nella competizione continentale non aveva tanto convinto. Ma poi… Nella prima giornata di gare si disputarono le sette batterie di qualificazione - che promuovevano i sedici migliori tempi - e le semifinali.
Nella sesta batteria Rummolo superò per 71/100 Fioravanti, stabilendo il primato italiano con il tempo di 2’12”75. Nel pomeriggio, viceversa, Fioravanti si riappropriò del record tricolore, nuotando in 2’12”37 nella seconda semifinale, davanti a Rummolo e agli australiani Regan Harrison e Ryan Mitchell. Nella prima semifinale, invece, lo statunitense Kyle Salyards ebbe la meglio nell’ordine del ceco Daniel Malek, del francese Yohann Bernard e del sudafricano Terence Parkin.
C’era grande fermento, quindi, per la finale che vedeva i due azzurri partire dalle corsie centrali: Fioravanti in quarta e Rummolo in quinta.Secondo la stampa internazionale, il favorito era Bernard, autore della miglior prestazione stagionale, con Fioravanti tra gli outsider. Alberto Castagnetti, di contro, la pensava in maniera diametralmente opposta. Il tecnico veronese riteneva addirittura che i 200 metri fossero più idonei agli straordinari mezzi tecnici del fuoriclasse in forza alle Fiamme Gialle. Un meraviglioso presagio.
Il 20 settembre del 2000, i 17.000 dell’Acquatic Center, quasi tutti schierati per i due nuotatori di casa Harrison e Mitchell, ben presto si dovettero ricredere davanti alla prova superba di Fioravanti e all’incredibile rimonta di Rummolo. Fioravanti dopo aver virato ai primi 50 metri in seconda posizione, a soli 5/100 di svantaggio da Bernard, mise la testa avanti a metà gara (1’04”15), per poi prendere il largo nella terza vasca, toccando all’ultima virata in 1’37”35, con oltre un secondo di vantaggio. Negli ultimi 50 metri, con grande maestria tattica ed una magistrale distribuzione delle forze, toccò in 2’10”87.
Non solo frantumò il primato italiano, ma stabilì il record europeo, consegnando agli annali la seconda miglior prestazione dell’epoca, alle spalle dello statunitense Mike Barrowhan, oro a Barcellona nel 1992. Diventò, inoltre, il primo nuotatore della storia ad aggiudicarsi la combinata 100 e 200 metri rana in una singola edizione dei Giochi. Un trionfo completato dal bronzo di Rummolo, che con un finale pazzesco - quinto ai 150 metri - chiuse in 2’12”73, a soli 23/100 dal sorprendente sudafricano Parkin.
Fioravanti esplose in un urlo di gioia, gridando “Andiamo!”, cui seguì un interminabile abbraccio con il compagno di squadra, che suggellò un’impresa memorabile.
Definite le Nazionali azzurre per il Mondiale su strada di Imola
- CICLISMO
Definite le Nazionali di ciclismo per i Mondiali su strada di Imola. Al termine del Giro dell'Appennino, come annunciato nei giorni scorsi, il Ct della Nazionale di ciclismo, Davide Cassani, ha comunicato i 10 azzurri che parteciperanno alla rassegna iridata (8 titolari + 2 riserve). Escono dalla lista Davide Formolo, reduce dall’infortunio al Tour, Sonny Colbrelli e Gianni Moscon.
“Come sempre è difficile – ha commentato il tecnico azzurro - e dispiace lasciare a casa atleti che hanno sempre dimostrato un grande attaccamento alla maglia azzurra, ma ci sono momenti in cui bisogna fare delle scelte e queste non possono che prescindere da fattori contingenti. Ringrazio, comunque, Sonny, Davide e Gianni per l’impegno dimostrato e per la sincerità con la quale ci siamo confrontati in questi giorni".
Gli Uomini Elite per Imola2020
Uomini Elite Strada
Andrea Bagioli - Deceuninck-Quick Step
Alberto Bettiol - EF Pro Cycling
Gianluca Brambilla - Trek-Segafredo
Damiano Caruso – Bahrain-McLaren
Nicola Conci - Trek-Segafredo
Matteo Fabbro - Bora-Hansgrohe
Fausto Masnada - Deceuninck-Quick Step
Vincenzo Nibali - Trek-Segafredo
Diego Ulissi - UAE Team Emirates
Giovanni Visconti - Vini Zabù KTM
Uomini Elite Crono
Edoardo Affini – Mitchelton-Scott
Filippo Ganna - Team Ineos
Al termine del Giro Rosa, infatti, anche il Tecnico delle Nazionali donne Edoardo Salvoldi ha diramato la lista delle azzurre per Imola. Si tratta di nove atlete: 7 + 2 riserve (riserve che il tecnico azzurro indicherà il 24 settembre dopo la prova del percorso). Gia definite inoltre le titolari della prova a cronometro: Vittoria Bussi e Vittoria Guazzini.
"Era doveroso attende la fine del Giro per definire il gruppo che verrà ad Imola. Ringrazio atlete e società per la disponibilità dimostrata e per l'impegno profuso in questi mesi non facili. Il gruppo è ricco di talento ed esperienza. Cercheremo di fare del nostro meglio; sono certo che in qualsiasi caso regaleremo emozioni a tutti gli appassionati."
Le convocate per Imola
Donne Elite Strada
Elisa Balsamo - G.S. Fiamme Oro/Valcar-Travel & Service
Elisa Longo Borghini – G.S. Fiamme Oro/Trek-Segafredo
Marta Cavalli - G.S. Fiamme Oro/Valcar-Travel & Service
Elena Cecchini - G.S. Fiamme Azzurre/Canyon SRAM Racing
Tatiana Guderzo – G.S. Fiamme Azzurre/Alé BTC Ljubljana
Erica Magnaldi - Ceratizit-WNT Pro Cycling
Soraya Paladin - CCC-Liv
Katia Ragusa - Astana Women's Team
Debora Silvestri - Top Girls Fassa Bortolo
Donne Elite Crono
Vittoria Bussi - BJ Bike Club ASD
Vittoria Guazzini - G.S. Fiamme Oro/Valcar-Travel & Service
Al CPO di Tirrenia la finale del Campionato Primavera femminile Roma-Juventus. Scudetto alle giallorosse
- CONI
Il Centro di Preparazione Olimpica del CONI di Tirrenia ha ospitato nel pomeriggio la finale del Campionato Primavera femminile. La gara è stata vinta dalla Roma, che ha messo in bacheca il primo tricolore della sua storia superando per 2-1 la Juventus, grazie alle reti di Alice Corelli e Maria Grazia Petrara, mentre l’autogol di Ghioc - propiziato da una splendida punizione di Musolino - non è bastato alle bianconere per rientrare in gara.
Grande festa giallorossa al termine della sfida, disputata su uno dei campi del CPO, complesso sportivo dotato di strutture all’aperto e indoor, dove si possono praticare oltre 20 differenti discipline sportive tutto l’anno, contesto ideale ed unico per l’attività di preparazione tecnica di alto livello per le Squadre Nazionali e le più importanti Federazioni Sportive Nazionali ed Internazionali, tra quali quelle di Rugby, Baseball, Tennis, Ginnastica, Scherma, Pallacanestro e Atletica. Un fiore all’occhiello del CONI diventato negli anni un punto di riferimento per grandi campioni di statura mondiale.


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