Stati Generali, gli interventi dei membri CIO e dei componenti della Giunta Nazionale
- CONI
I lavori degli Stati Generali dello Sport, introdotti dagli interventi del Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e dei Sottosegretari, Giancarlo Giorgetti e Simone Valenti, sono iniziati con le prime due sessioni, riservati ai membri CIO e ai componenti della Giunta Nazionale del CONI. (Foto Mezzelani-GMT Sport)
PRIMA SESSIONE
Franco Carraro: “Sono legato al modello che ci ha caratterizzato fino a dicembre e penso che ci abbia lasciato un bilancio complessivamente positivo. Quando ho visto la prima bozza della legge di riforma sono rimasto perplesso. Il Presidente Malagò ha successivamente sintetizzato bene lo spirito di un mondo che voleva tutelare la propria identità, pur raccogliendo l’invito a dialogare. Fino al 30 dicembre questa la linea aveva una logica. Oggi le cose sono diverse ed è giusto che siano stati convocati gli Stati Generali. Le società sportive hanno molte difficoltà perché vivono di volontariato, di persone che sottraggono tempo alla propria famiglia per l’amore nei confronti dello sport. Ci sono i sacrifici degli atleti, dei tecnici e di tante altre figure. Oggi ciascuno di voi deve esplicitare delle istanze da far recepire dalle norme attuative. Mi farebbe piacere poter dire, tra qualche anno, che questa riforma sia stata un bene per lo sport. E sarebbe importante che arrivino proposte, idee attraverso le quali la vita delle componenti diventi migliore, come i risultati”.
Mario Pescante: “Condivido tutto quello che ha detto Franco Carraro e per questo focalizzo il mio intervento sulla candidatura olimpica, senza dimenticare la crisi delle candidature nel mondo, situazione per la quale il CIO ha studiato le contromisure. Penso a diverse edizioni dei Giochi organizzati in passato con costi lievitati in corso d'opera, situazione che ha gettato molte ombre sul tema. Il CIO con l’Agenda 2020 ha rivisto i criteri, cambiato l'approccio legato alle candidature. Milano e Cortina sono due belle cartoline nel mondo, per motivi diversi. Siamo in due a concorrere per l'assegnazione dell'edizione invernale a cinque cerchi del 2026. E anche stavolta ci possiamo fare male da soli. Devo dire che la partenza è stata giusta, le cose procedono, addirittura anzitempo rispetto a certe tematiche. A giugno si deciderà, non sarà facile. La speranza è che il sistema Italia sia compatto, a costo di dichiararci una tregua olimpica interna. Dobbiamo dimostrare di voler alzare la testa, dopo due candidature dalle quali ci siamo ritirati. Diamo questa possibilità e sono convinto che la candidatura avvicini le parti. Il punto di forza della candidatura è anche il prestigio dello sport italiano sotto il profilo organizzativo, oltre agli uomini della governance del nostro movimento nel mondo. Il rispetto di certe esperienze in campo internazionale non si può fare a meno. Sono fiducioso, una candidatura vincente darà spinta per migliorare il modello e la riforma”.
Bruno Grandi: “Ho vissuto due cambiamenti. Uno durò due anni e poi furono costretti a cambiarlo. Ringrazio per il dialogo. La prima volta ci fu arroganza da parte del mondo politico, non sono d’accordo neanche tanto questa volta ma c’è la volontà di dialogo. I cambiamenti nella scuola li auspichiamo da sempre anche noi. Questo mondo vive di grande democrazia, per questo dico grazie a quello che volete intenzionalmente fare. Per parlare di sport e scuola, troverete molte difficoltà, in diversi ambiti ma l’intento è importante. Spero che le intenzioni siano indirizzate nel migliorare il nostro mondo con qualcosa che ci proietti nel futuro”.
SECONDA SESSIONE – GIUNTA NAZIONALE
Franco Chimenti (Vice Presidente Vicario CONI): “Forse c’era qualcuno che si aspettava ci fosse il morto in questa vicenda, non noi. Ho partecipato in prima persona alla successione dei vertici CONI. Si era instaurata una tradizione che vedeva succedere al vecchio Presidente il Segretario Generale. Sostenemmo Malagò e arrivammo a un risultato insperato per molti. Sapevo che ci sarebbe stato Valente nel nuovo Governo ma avevo dei dubbi sul fatto che ci fosse Giorgetti e invece sono felice perché conosce il nostro mondo. Grandi timori quando si parlava di cambiamenti e invece oggi, grazie alle parole del Sottosegretario, penso che possiamo rallegrarci perché stiamo parlando di qualcosa che poteva significare uno sconvolgimento e invece abbiamo più fiducia sul fatto che sia una riforma. Ho la certezza che lo sport su cui si può contare, funziona veramente. Cambiare è un pericolo ma se significa migliorare sono il primo ad augurarmelo. I dissensi sono superati, si va avanti verso un futuro che può voler dire qualcosa di ancora più importante. Una raccomandazione: andiamo avanti con un certo spirito, dando sempre alle Federazioni la stessa dignità”.
Sabatino Aracu (Presidente Sport Rotellistici): “Il sogno deve andare avanti. Ho avuto la fortuna di stare nel Parlamento italiano per 4 legislature. Devo ringraziare il Sottosegretario Giorgetti, gli riconosco di essere abile, e apprezzo Valente perché ci mette la faccia. Se la politica ci deve mettere la testa mi auguro si vada in una direzione migliore. La scuola ha un potenziale enorme, la politica può sfruttarlo e valorizzarlo, noi no senza il loro aiuto. Lo sport è un’azienda e la classe politica ha il dovere di gestire e di guardare, di migliorare. Ognuno di noi ha il dovere di aiutare il Governo in questa missione”.
Sergio D’Antoni (Rappresentante Comitati Regionali): “Guardiamo al futuro però partendo da certezze relativamente a quello che rappresentiamo. Rispetto a quello che ho ascoltato oggi mi accontenterei dell’autonomia e del riconoscimento dell’unicità del nostro mondo, ereditata da Onesti. Siamo un tutt’uno e dobbiamo difenderlo. Sport e Salute si può occupare di impianti, di scuola, ci sono oltre un milione di bambini che non fanno niente oltre alla scuola dell’obbligo, quindi neanche sport. E poi la salute, se finalmente si capisce che fare attività vuol dire combattere l’obesità. Tutto questo può fare la riforma. Sarebbe importante la collaborazione anche in previsione di una riforma del modello, dando pieno mandato al Presidente. Vogliamo difendere l’unicità del modello. Lo spirito è la positività”.
Giovanni Gallo (Rappresentante Enti di Promozione): “Il nostro modello sul territorio ha costruito aspetti positivi e alcuni da migliorare. Abbiamo parlato della riforma, ma questo è un articolo. Dentro a questo ragionamento c’è da chiarire molto. Credo che ci sia un passaggio ancora da fare. Mi piacerebbe il percorso che si intraprende possa essere ricondotto sotto il significato di sport è cultura”.
Alfio Giomi (Presidente FIDAL): “I decreti attuativi ci faranno capire quanto questa legge sarà adeguata al nostro modello. Importante il sistema di finanziamento automatico, l’altro pilastro è legato alla revisione delle competenze del CONI. Ci sono 2 aree che necessitano di interventi in tempi brevi. La prima riguarda l’attività di altissimo livello, a questo proposito a novembre sono stati assegnati alle Federazioni, per il 2019, gli stessi contributi del 2018. Si devono affrontare le qualificazioni e servono risorse diverse. L’altro aspetto è legato all’associazionismo di base. Noi rappresentiamo le società sportive, che devono continuare a vivere e sono basate per larga parte sul volontariato. Mi auguro vengano messe a disposizione le professionalità per far fronte alle necessità introdotte dalle recenti modifiche legislative”.
Francesco Ricci Bitti (Rappresentante Dirigenti): “Sono contento che la politica si interessi dello sport, però con qualche raccomandazione e preoccupazione. L’aspetto attuativo è fondamentale, il ruolo del CONI è importante perché sa cosa serve al nostro mondo. Sento di parlare molto di modelli stranieri, ma credo che il modello del Comitato Olimpico Nazionale Italiano sia molto apprezzato e goda di grande credibilità. Penso sia una delle cose che andasse meglio del Paese, poi è ovvio, si può sempre migliorare. Il modello francese va nella direzione del CONI e anche altri sistemi. Ritengo che certe cose possano essere integrate non divise, per questo bisogna studiare meglio i sistemi internazionali riconoscendo e partendo dal fatto che il CONI rappresenta un modello vincente”.
Alessandra Sensini (Vice Presidente CONI): “Senza gli atleti non c’è lo sport. L’atleta è testimone, con il suo stile di vita educa. Trasmette senso della disciplina, della lealtà, dei valori. Questa testimonianza è frutto di un percorso che inizia in giovane età e viene scandito da un cammino preciso e segnato dalle vittorie e dalle sconfitte. Questo percorso trasmette un esempio ai più giovani. In questo momento non si può dire che non cambia nulla, perché cambia lo schema e cambiano i punti di riferimento. Questo disorienta. Come si intende il percorso dell’atleta? Non bisogna dividere gli atleti perché non bisogna dividere lo sport. Non esistono solo le Olimpiadi dei grandi ma anche quelle giovanili. Questi sono i ragazzi del futuro olimpico, sono animati dagli stessi valori. Per questo occorre serenità”.
Guglielmo Talento (Rappresentante Delegati Provinciali): “Rappresento gli operatori di primo livello, che tutti i giorni sono sul campo recependo le aspettative della base. E’ un momento particolare, dobbiamo cercare di essere attenti. Noi delegati provinciali, abbiamo redatto un documento. Non è il momento di guardare indietro né di piangersi addosso ma di essere propositivi. Il Governo ha fatto un bagno di umiltà con certe dichiarazioni e vogliamo giocare d’anticipo con un testo di proposte. Rappresento il volontariato, ma dobbiamo sapere che stiamo perdendo una montagna di persone come me: se ci sono i primi livelli lo si deve a queste persone. Il vertice raccoglie i frutti del reclutamento che va fatto. Quello che vale nelle aziende sono l’avviamento e il nome. Sul territorio dobbiamo difendere il brand CONI, non posso immaginare Sport e Salute”.
Valentina Turisini (Rappresentante tecnici): “I tecnici sono una colonna portante del nostro mondo. La realtà legata a questa riforma è che nell’anno delle qualificazioni olimpiche non sappiamo su quali basi dobbiamo poggiare. Qualcuno dice che lo sport non è solo quello olimpico, ed è vero, ma il nostro movimento ha bisogno di conoscenza nel momento in cui si va a fare una riforma perché si possono creare danni a lungo termine. Agli atleti insegniamo ad adattarsi ai cambiamenti, siamo disponibili a collaborare ma sentiamo forte l’urgenza di essere interpellati dalle forze di Governo, come CONI, per fare un matrimonio di amore per il bene dello sport italiano”.
Riccardo Fraccari (Rappresentante Dirigenti): “Le norme non risolvono il problema ma vanno tradotte legandosi alle realtà. Siamo nel momento di riuscire a limitare quella norma, per farla aderire al nostro mondo. Vogliamo però essere noi gli attori di una riforma globale del sistema sportivo, costruendo un progetto importante ed essendo propositivi in questo senso. Dobbiamo andare a braccetto con chi ci vuole cambiare per farlo nel modo migliore”.
Stati Generali dello Sport: Malagò, Giorgetti, Valente e tutte le sessioni
Stati Generali, gli interventi dei Presidenti delle Federazioni Sportive, degli Atleti e dei Tecnici
- CONI
La terza, la quarta e la quinta sessione degli Stati Generali dello Sport sono state caratterizzate dagli interventi dei Presidenti delle Federazioni Olimpiche, di quelle non olimpiche, degli Atleti e dei tecnici.
TERZA SESSIONE – PRESIDENTI FEDERAZIONI OLIMPICHE
Luciano Buonfiglio (Presidente FICK): “Oggi ho capito che sono un artigiano che sa bene qual è il suo mestiere di nicchia. Voglio dire grazie a Malagò, perché se non ci fossimo comportati come indicato dal Consiglio Nazionale, avrei fatto fatica a immaginare le parole spese dai Sottosegretari Giorgetti e Valente. I messaggi erano ben diversi e spero tutti comprendano quello che è stato fatto. La nostra forza è l’unità, altrimenti non saremmo stati considerati. So che qualcuno ha chiesto udienza ma da solo non si ottengono risultati. Cominciamo a non parlare dei soldi ma di quello che il Governo può fare nei settori in cui non siamo competenti. Non abbiamo fatto la guerra a nessuno ma nelle aziende, di solito, prima bisogna conoscere, poi operare. Parliamo di preparazione olimpica ma tutti sappiamo che l’attività inizia dall’attività giovanile. Siamo un puzzle e se non facciamo attenzione possiamo fare danni. Continuiamo a dare forza al Presidente e alla Giunta perché ci è stata dichiarata disponibilità a contemplare un miglioramento attraverso i decreti attuativi. Dobbiamo rimanere uniti perché così si può vincere. La politica ci aiuti a eliminare dei processi di burocratizzazione legati alle Federazioni, confermando con certezza il metodo contributivo alle nostre realtà senza demolire la forza e la credibilità del CONI all’estero”.
Giuseppe Abbagnale (Presidente FIC): “Vorrei riportare il discorso all’altezza di un atleta. Il cambiamento non lo spaventa mai e noi dobbiamo fare altrettanto. Un atleta che vuole migliorarsi deve sapere però da che punto si parte. Abbiamo una certezza: sappiamo cosa è il CONI e quanto vale e questo non va disperso. Oggi sembra che si vada su un percorso positivo, ma dobbiamo valutare i fatti".
Angelo Cito (Presidente FITA): “Gli interventi dei Sottosegretari mi hanno dato la sensazione che conoscano poco le cose. Sappiamo benissimo cosa è un’associazione sportiva di base, partiamo tutti da quella base. Da lì nasce un atleta, si creano le condizioni per crescere. Non c’è differenza tra Federazione centrale e associazione. Difenderemo il nostro sistema, la collaborazione poteva essere data anche prima della stesura della legge, sarebbe stato molto bello. Non c’era bisogno di smantellare tutto il sistema nell’anno preolimpico, potremmo trovarci in un potenziale marasma”.
Francesco Ettorre (Presidente FIV): “Mi chiedo per quale ragione oggi si parli di rispetto, ma allora per quale motivo non è stata chiesta prima la collaborazione. La legge c’è, inutile discuterla. Abbiamo sentito parlare di tanti temi che però conosciamo bene perché fanno parte di questo mondo, non di realtà esterne. Rimango perplesso. Da Presidente federale posso dire che c’è una confusione incredibile, non so rispondere ai quesiti che mi pongono i nostri atleti. Diamo fiducia, è giusto farlo. Nello sport di solito non si insegue, si attacca, questa volta dobbiamo attuare il processo inverso. Il CONI non può essere messo da parte e mi auguro che il futuro sia ancora nel suo segno”.
Domenico Falcone (Presidente FIJLKAM): “Questa iniziativa del Governo non è una cosa che fa piacere ma dobbiamo prenderne atto. Ora sembra esista la volontà di fare insieme il percorso di cambiamento. Saremo anche noi attori, almeno me lo auguro. Da Presidente Federale mi sento di dire che siamo soffocati da una marea di situazioni burocratiche. Non chiediamo di svincolarci dalle leggi ma di esserne assoggettati con provvedimenti corretti. Diamo fiducia al Governo con la speranza di migliorare il nostro mondo”.
Sergio Mignardi (Presidente FIH): Lo sport non è solo denaro ma filosofia. La voglia di vivere e di essere protagonisti, è olimpismo. E’ cultura, è organizzazione. Il nostro sistema è molto di più. E’ complesso e unico e il CONI ha saputo semplificare. Lo sport ha delle preziosità, come la Scuola dello Sport, l’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, il sistema dell’organizzazione degli eventi prerogativa del CONI, solo per citarne alcune, vanno conservate. Il Governo dovrebbe darsi come obiettivo quello di comunicare per far avvicinare le nuove generazioni. Bisogna andare nell’indirizzo della semplificazione della vita e della dinamica dello sport, non ci devono dire che le Associazioni hanno dei problemi. Lo sappiamo benissimo. La proposta può essere articolata per i decreti attuativi. Che ci siano amministratori capaci di andare verso la direzione auspicata e siano formati a livello sportivo. E mi auguro arrivino più fondi per lo sport giovanile e per la formazione delle risorse".
Antonio Urso (Presidente FIPE): “Mi vorrei soffermare sulle cose che non hanno detto. Cioè che questa Italia non può fare a meno del CONI. I ragazzi che escono da Scienze Motorie non hanno a che fare con la pratica, non ci sono più gli ISEF, che sapevano operare in ambiti determinati. Attenzione con le riforme, perché bisogna saperle declinarla. Questa specifica manca di scopo”.
Luciano Serafica (Presidente FISW): “Sono orgoglioso di far parte di questo movimento, se vogliamo rimanere ai vertici, in ogni ambito, bisogna sempre migliorarsi. Il CONI è il migliore e deve rimanere tale. Finisco con un augurio, visto che siamo in un momento di vuoto normativo. Speriamo ci ascoltino”.
Luca Pancalli (Presidente CIP): "Non siamo una Federazione ma orgogliosamente il Comitato Italiano Paralimpico e abbiamo sempre fatto, con fierezza, parte del mondo sportivo italiano. Siamo un pianeta della galassia e non possiamo disinteressarci della riforma anche se non ci tocca. Sarebbe stato mortificante non intervenire. Oggi se esiste il mondo paralimpico lo dobbiamo a questo momento. Ho delle perplessità: non c’è stata condivisione precedentemente, mi auguro ci possa essere ora. Però mi preme una risposta che sfugge. In un Paese serve una vision, la politica fa la politica, ora mi interessa capire i ruoli e i compiti per raggiungere gli obiettivi che ci hanno indicato. Qual è il centro di elaborazione delle politiche del Paese. A me interessa sapere questo, ma sono assolutamente convinto che lo sport sia un pezzo del welfare attivo del Paese però questo deve rientrare in un contesto in cui sia chiaro lo schema di gioco. Non esiste il presente, siamo oltre, siamo nella fase della concertazione dei decreti attuativi. Ormai quello che è fatto è fatto, bisogna mettere in campo le idee dello sport italiano”.
QUARTA SESSIONE – PRESIDENTI FEDERAZIONI NON OLIMPICHE
Giovanni Copioli (Presidente FMI): “Siamo preoccupati ma anche orgogliosi di far parte di questa famiglia. Nel 2017 abbiamo vinto 7 titoli mondiali e 6 nel 2018. Rappresentiamo con passione la base e abbiamo dimostrato di sapergli dare ascolto. Dobbiamo attuare la riforma e penso sia fondamentale che il management abbia competenza e conoscenza del movimento”.
Marco Giunio De Sanctis (Presidente FIB): “Ho fatto tante esperienze e di varia natura a livello sportivo, molto diverse da quelle che svolgo attualmente. In una di queste, al CIP, seguire il modello del CONI ha consentito al Comitato Italiano Paralimpico di diventare ente pubblico. Non c’era confusione con il modello che ci ha sempre caratterizzato, oggi sì. Vedo troppi interlocutori e diverse vigilanze. Queste sono cose che non possono andare bene, è una questione di rispetto per gli atleti. E’ un mondo che non deve essere diviso. Il mio auspicio è che questi cambiamenti vengano fatti con il CONI e con le Federazioni pronte a suggerire i percorsi”.
Vincenzo Iaconianni (Presidente FIM): “Ho sentito tanti cori dalla politica e visto pochi fulmini in questi anni di esperienza nel Consiglio Nazionale. Sono fiducioso. Questa riforma esiste, nasce da un fallo a gioco fermo, ma spero si possa condurre verso il sentiero migliore e questo a prescindere dalla condivisione dell’auspicio che si valorizzino le associazioni e si tuteli l’attività di base, come detto dal Sottosegretario Giorgetti".
Claudio Matteoli (Presidente FIPSAS): “Quando sono andato a parlare con il Sottosegretario Giorgetti gli ho esternato un’assoluta sfiducia sull’intervento della politica nel mondo dello sport. L’intervento odierno è conciliante, alimenta la speranza di avere ancora un CONI come figura centrale. Tra 2 settimane faccio le premiazioni degli atleti della Federazioni: 82 atleti, 24 titoli Mondiali e lo faccio alla presenza del Presidente Malagò. I miei tesserati sono orgogliosi di far parte di questa famiglia. Non saprei come spiegare una parziale uscita dal mondo dello sport ai miei ragazzi. Spero diano seguito a quello che è stato detto e risolvano le nostre problematiche. Quello che non ho sentito dire è che l’applicazione della legge sui mandati potrebbe creare grandi problemi se dovesse permanere l'estensione alle organizzazioni territoriali”.
Felice Buglione (Presidente FIDASC): “Non è stato riferimento al fatto che al termine del 2017 sono stati organizzati altri Stati Generali, nel corso dei quali vennero portati alla luce i problemi del nostro movimento. Ora se ne organizzano altri per parlare invece della legge. Sono ottimista perché sembra, da quel che emerso, che i problemi dello sport li voglia risolvere la politica. Il discorso è: lo vogliono fare da soli o no?”
Michele Barbone (Presidente FIDS): “E’ una riforma quella di cui stiamo parlando? No, non lo è. Forse è un parziale riordino perché se lo fosse stata avrebbe inserito la parola sport nella Costituzione. Si sarebbero dovuti affrontare altri problemi legati al movimento. Una vera riforma avrebbe dovuto mettere mano alle diverse leggi e decreti che regolano il nostro mondo, invece non lo ha fatto. In questo riordino si prevede la sostituzione della Coni Servizi con una nuova società, Sport e Salute e una distribuzione di risorse tra questa realtà e il CONI. Ho l’impressione che questo riordino punti a cambiare il soggetto che debba gestire questi soldi. Certo, ora la legge c’è ma va posta molta attenzione a questo punto. E’ importante capire come verranno gestiti i fondi destinati a Sport e Salute. C’è la disponibilità, ora va attivata questa stretta collaborazione con il Governo per fare in modo che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano si muova in sincro con Sport e Salute e viceversa”. (Foto Mezzelani-GMT Sport).
SESTA SESSIONE – ATLETI E TECNICI
Silvia Salis (FIDAL): "Noi atleti non ci interessiamo abbastanza di quello che accade nel mondo politico, ma più del percorso che ci conduce fino alle Olimpiadi. Oggi viviamo con preoccupazione le notizie che ci arrivano, che il CONI dovrà occuparsi solo della preparazione olimpica: è come pensare che metà albero debba occuparsi delle radici e l’altra metà dei frutti. Non si può pensare di dividere il territorio dal comitato olimpico perché in ogni provincia può nascere un campione olimpico. Da noi vince il migliore e la meritocrazia nel nostro mondo ci tutela. Sono nata in un impianto sportivo, sono figlia di un operaio che oggi sta parlando agli Stati Generali perché lo sport è l’unico vero strumento meritocratico in Italia. Io sono l’esempio di come dalla base si possano fare grandi cose. Noi chiediamo a chi vuole occuparsi del nostro mondo di rendersi conto del valore che c’è nel nostro mondo".
Giulia Quintavalle (FIJLKAM): "Grazie agli atleti c’è il CONI e grazie al CONI gli atleti riescono ad ottenere grandi risultati. Gli atleti con grande sacrificio riescono a raggiungere i propri obiettivi. Oggi ho portato qui la mia medaglia olimpica che è il mio tesoro. Mi raccomando non perdiamo di vista gli atleti perché sono il nostro futuro".
Carlo Molfetta (FITA): "Sono parecchio preoccupato soprattutto per la superficialità con cui si parla di sport. Io sono convinto di conoscerne solo una piccola parte e sono preoccupato per l’autonomia che ha lo sport. Lo sport deve andare a duemila perché ogni giorno cambia, devo anticipare i tempi e la burocrazia questo non lo permette. Chi stabilisce quando inizia la preparazione olimpica? Io a 12 anni firmavo già autografi dicendo che avrei vinto un’Olimpiade. Chi stabilisce che io a 12 anni non ero già in preparazione olimpica? La preparazione olimpica è tutto: è il bambino che crede di poter vincere, l’impiantistica… Io penso che lo sport sia il CONI e che il CONI sia lo sport".
Margherita Grambassi (FIS): "Le regole sono la prima cosa che ci viene insegnata qualsiasi sia lo sport che si decida di praticare: il rispetto delle gerarchie, delle regole, dell’avversario, dei compagni di squadra ed è questo lo spirito per cui continueremo a batterci. È giusto volersi migliorare, noi sportivi non ci tiriamo indietro ma dobbiamo essere tutti una squadra accanto al nostro capitano. Auspichiamo di mettere a disposizione le nostre competenze e che arrivino anche i risultati".
Kelum Perera (FCrI): "Come uomini e donne di sport, riteniamo importante far sentire la nostra voce. L’atleta è e deve essere al centro del movimento sportivo olimpico e di base. Il CIO ha ribadito che lo sport è un’unica area dell’esistenza umana e i leader politici devono garantire allo sport l’autonomia. L’atleta è fondamentale nell’azione del movimento olimpico. Ultimamente si è parlato di soldi, di competenze ma chi parlerà di sport? Ci preoccupa che lo sviluppo delle politiche sportive sia legato al governo di turno. Il CONI, il primo comitato olimpico al mondo, è un modello che molti invidiano. Sicuramente è migliorabile ma si è fatto carico di un ruolo che sarebbe toccato ad altre istituzioni. Lo sport ha la specificità che solo chi è cresciuto a pane e sport può conoscere ed è di vitale importanza che il nostro mondo sportivo sia tutelato da chi conosce le dinamiche e da chi ha la competenza per farlo. Nel nostro Paese c’è una grave malattia che eleva il dilettantismo a valore, lo sport invece ti insegna da bambino che non c’è nessun merito nell’improvvisazione. Ci auguriamo che continui ad occuparsi di sport chi lo vive, lo ama e lo conosce. I Comitati Olimpici ed il CIO devono lavorare per rafforzare la sua peculiare missione. Nonostante le mie origine chiaramente lontane sono onorato di essere qui, amo il mio Paese e sono orgoglioso di essere italiano".
Orazio Arancio (FIR): "Vengo da uno sport di squadra in cui il capitano è stato sempre scelto dallo spogliatoio. Oggi mi sembra che il capitano sia scelto da logiche diverse ma chi verrà dovrà guadagnarsi la fiducia. Le preoccupazioni del settore tecnico sono la salvaguardia del merito e le competenze. Dove la politica è voluta intervenire spesso non è riuscita a salvaguardarle. Lo sport italiano è pieno di eccellenze e non vorrei che questa situazione riguardi anche il nostro mondo. Lo sport italiano ha bisogno di risposte certe e rapide non possiamo attendere tempi della politica e della burocrazia. Ci auguriamo che la politica si renda conto di quanta velocità e di quante certezze abbia necessità il nostro mondo. A causa di scelte scellerate del passato, siamo ai minimi storici come cultura sportiva, ma anche attraverso i tecnici dello sport possiamo ricollocarci al centro del sistema. Da giovani abbiamo tutti giocato nel cortile e chi portava il pallone decideva chi doveva giocare. Spero che questo non accada e venga data a tutti l’opportunità di crescere e di giocare".
Daniela Isetti (FCI): "Come rappresentante dei tecnici vorrei sottolineare come i tecnici rappresentano un’importante risorsa. Essi sono un esercito di educatori. Lo sport ha una funzione sociale ed è fondamentale per la crescita dei giovani e lo sviluppo dell’attività di base. Il ruolo tecnico è primario e sarà fondamentale non privare queste risorse della dovuta formazione. Il patrimonio di conoscenze e risorse umane deve essere salvaguardato. In un contesto generale sempre più esigente, la professionalità dei tecnici può rappresentare un valore aggiunto. Ci auguriamo che il CONI possa continuare l’attività formativa dei tecnici, dei preparatori e di tutti coloro che hanno contribuito a rendere grande il Paese, nell’attività formativa dei giovani e in chiave olimpica".
Stati Generali dello Sport: Malagò, Giorgetti, Valente e tutte le sessioni
Stati Generali, gli interventi di DSA, EPS, AB, Comitati Regionali e Delegati Provinciali
- CONI
La sesta, la settima, l'ottava, la nona e la decima sessione - che hanno chiuso i lavori degli Stati Generali - sono state caratterizzate dagli interventi dei rappresentanti delle Discipline Sportive Associate, degli Enti di Promozione Sportiva, dei Comitati Regionali e dei Delegati Provinciali e delle Associazioni Benemerite.
SESTA SESSIONE – DISCIPLINE SPORTIVE ASSOCIATE
Donato Antonio Milano (Federazione FIKBMS): rappresentiamo circa 260mila tesserati e 5mila società certificate e otteniamo risultati di alto livello enormi e ancora oggi non capisco la differenza una DSA e una FSN. Tutto ciò è basato sul volontariato. Lavoriamo con applicazione e una programmazione decisa e siamo spinti da passione. Questa non è una riforma ma un intervento a gamba tesa. Se si fosse trattato di riforma avremmo dovuto leggere qualcosa all’interno del dossier. Ma il dossier è vuoto. Il nostro Presidente Malagò è il nostro faro e tale resterà qualsiasi cosa accada. Questo è un intervento politico a gamba tesa. Ho atteso 47 anni per mettermi addosso lo stemmino del CONI e col cavolo che me lo faccio togliere. Sono pronto a sfilare con i gilet tricolori. Scriviamo bene questa norma affinché non diventi Sport e salute e massaggi dei piedi.
Enzo Casadidio (Federazione FIGeST): Appartengo ad una federazione che ha all’interno 19 discipline. Faccio parte delle DSA e condivido lo scudetto del CONI. Chiediamo di rivedere il rapporto con gli Enti di Promozione e le Federazioni Sportive Nazionali. Abbiamo tanti riconoscimenti ma chi ci salva da quelle pseudo federazioni lucrative? Volgiamo difendere il nostro mondo e dire alla politica cosa significa essere una federazione e fare lo sport. Noi siamo sul territorio, su 70 province. Compiamo uno sforzo immenso e non vogliamo che tutto ciò venga buttato via. Noi vogliamo vivere, non sopravvivere.
Stefania Lenzini (Presidente FITw): Si dice che non vogliamo accettare una manovra perché non siamo disposti al cambiamento, ma io sono l’esempio vivente di chi ha voluto accettare le sfide. E come me ce ne sono tante di persone. Sono l’unico Presidente donna e sono fiera che in Consiglio Nazionale ci siano altre donne – tra i tecnici e le atlete - che rappresentano il mondo dello sport. Questa manovra ci sta disorientando e il disorientamento crea vuoto. Non abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a tutelare sport di base. Noi siamo lo sport di base. Io mi sento nella casa dello sport sotto l’egida dello scudetto e dei cinque cerchi e da nessuna altra parte posso sentirmi nella casa dello sport. Siamo in un momento in cui qualcuno ha deciso di appropriarsi di un’identità che non dobbiamo farci togliere.
Ariano Amici: Alcuni anni fa festeggiavamo i 100 anni del CONI e oggi si parla di Sport e Salute. Non voglio dire che tutto ciò che è stato fatto sia stato fatto bene, avremmo potuto infatti riformarci da soli.
Vincenzo Drago (Presidente FIWuK): Le linee guida che il Governo ci sta sottoponendo presuppongono un approccio di tipo politico, non è vero che la politica non debba occuparsi dello sport. Lo sport si occupa di politica quando si occupa ad esempio di disagio sociale, vanno di pari passo. Lo sport deve rappresentare i propri interessi. Il dialogo che vogliono è di tipo politico e questo dobbiamo dargli. In questo momento la politica combatte i centri di potere, usciamo allo scoperto, facciamo noi politica dello sport. Spero che in questa contrattazione tutte le federazioni siano rappresentate e non ci siano associazionismi di federazioni che vanno per i fatti loro. Vorrei che il Presidente Malagò si faccia garante nell’interesse di tutti.
Carlo Bordini (Presidente FID): Grazie al modello CONI qui ci siamo sentiti a casa. Ci sentiamo parte completa del CONI ed eravamo anche noi dal Presidente della Repubblica con i campioni delle altre federazioni. Se ciò ci permette di migliorare, non ci spaventa questa riforma. Con l’impegno che ci siamo dati Presidente Malagò porta lo sport a dama affinché possa vincere la passione.
Sergio Anesi (Commissario FISO): Sono preoccupato di questa riforma? Sì, sono preoccupato per come ci è stata proposta e sono perplesso per alcune assenze oggi. Vorrei dire al Governo che cercare di fare più grande lo sport italiano significa riconoscere la sua grande storia. Il modello Italia ha dimostrato di saper funzionare, sarà da correggere ma non da cancellare. Occorre migliorare e cambiare attraverso proposte che diano pari identità. Abbiamo un solo modello virtuoso da migliorare ma da difendere con i denti: il CONI.
Andrea Mancino (Presidente FIBS): Ci dicono che nulla cambia e allora di cosa stiamo parlando? Viene fuori una certezza: cioè che il tentativo di cambiare nome ad una società esistente sia il tentativo di svuotare il CONI di competenze. Il problema non sono i 411 milioni di euro. Questa non è una riforma. Una riforma prevede un’idea, un progetto, una conoscenza. Mi dispiace ma non ho visto nulla di tutto ciò. Basta considerare le DSA come discipline a parte, noi siamo federazioni sportive. Si dice che dobbiamo investire sulle associazioni, sulla scuola, ma stia sereno l’onorevole Valente: la mia federazione già investe nella scuola e nelle attività giovanili. Noi nelle scuole ci siamo il problema sono le scuole che non hanno spazi e risorse. Hanno detto che il sistema non si vuole riformare ma questa gestione del CONI ha avuto la capacità di affrontare sempre il problema. Siamo passati da 7000 a 386 discipline, questo vuol dire che il CONI sa autoriformarsi. Noi non ci identificheremo mai in un soggetto diverso dal CONI.
SETTIMA SESSIONE – ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA
Damiano Lembo (Presidente US ACLI): Mi sento abbastanza rincuorato da ciò che ho sentito questa mattina. Grazie a questi Stati Generali è stata data una libertà piena di interventi a tutti i soggetti del mondo dello sport. Questo è un grande segno di apertura. È un bel risultato quello che abbiamo vissuto questa mattina. Nel report della commissione per la catalogazione delle discipline si auspica di valutare l’impatto sociale delle attività sportive e ciò dimostra la sensibilità di questo mondo su questo argomento.
Vincenzo Manco (Presidente UISP): Sono fermamente convinto che lo sport è cultura, ma non esiste una definizione di sport in questo paese. Cosa vuol dire sport in questo Paese alla luce di un’abbozzata riforma? È evidente che la domanda di sport si sia modificata, ed è così anche nel mondo olimpico. Ma voglio anche discutere se Sport e Salute sia la medicalizzazione della pratica sportiva. La scuola? Noi vogliamo continuare ad approcciare l’alfabetizzazione, c’è un problema anche nostro, ma c’è tutta una prateria che va messa sul tavolo a partire dall’unicità e dall’unitarietà del sistema sportivo. Occorre costruire una piattaforma dove tutti ci si rivede.
Bruno Molea (Presidente AICS): Ormai la legge c’è, proviamo a capire l’idea. Ragioniamo sul futuro. Da Giorgetti e Valente c’è stata un’apertura ed è un elemento nuovo. Per governare una nave così complessa servono competenze. Queste due persone, anche per colpa nostra, hanno ritenuto di dover costruire le condizioni di un nuovo governo. Forse dico che se fossimo stati in grado di anticipare e spiazzare certe strategie politiche saremmo stati qui in condizioni diverse. Oggi siamo costretti a rincorrere, ma io credo che ci sia lo spazio. Gli Enti di promozione non sono la feccia dello sport, forse hanno all’interno alcune associazioni che vanno messe in riga. Dobbiamo avere il coraggio di fare squadra ed essere propositivi nella direzione che questa legge ha tracciato per avere il danno minore. Dobbiamo dimostrare che c’era bisogno di fare riforma ma farla in maniera diversa e siamo pronti a lavorarci. Diversamente la musica la suoneranno solo gli altri.
Luigi Musacchia (Presidente LIBERTAS): La Libertas condivide il concetto di autonomia dello sport. Se lo sport non è inteso come cultura c’è aspetto solamente campionistico, ma c’è un grande segmento della popolazione italiana che vorrebbe partecipare ad un’attività sportiva. Occorre una politica sportiva che persegua degli obiettivi che individuino con chiarezza chi fa che cosa. Il CONI e le Federazioni hanno ottenuto degli ottimi risultati, ma circa 8 milioni di sportivi costituiscono un bacino di domanda latente. Serve una legge quadro che fissi con chiarezza le competenze e dica con chiarezza chi è dilettante, che preveda l’espansione dell’impiantistica e la piena fruibilità degli impianti esistenti.
Marco Perissa (Presidente OPES): Ho ascoltato con attenzione le parole del Governo e devo dire che le condivido quando si parla di prevenzione e dell’attività scolastica. Ma ho un dubbio. La burocrazia di cui parlano è colpa del CONI? Ristrutturare l’impiantistica è una prerogativa del CONI? Anziché riformare lo sport perché allora riformano il CONI? Ho un dubbio semantico: dovremmo spiegare che una riforma è un progetto normativo strutturato. Un emendamento alla finanziaria è invece un intervento economico nell’ambito delle controllate dello Stato. È legittimo ma è diverso. La mia preoccupazione è che la possibile incompiutezza del processo di riforma sia pagata dagli utenti finali: i bambini e genitori che fanno sport nelle periferie. Serve vigilare sul Governo, c’è stata un’apertura apprezzabile ma il mondo dello sport ce l’abbiamo noi. Va bene la collaborazione, assumendoci la responsabilità di vigilare sull’effettivo funzionamento della macchina.
Lorenzo Lentini (Presidente CUSI): C’è il pericolo che venga minata l’autonomia dello sport universitario. Per l’ente che rappresento mi sono posto un interrogativo: chi siamo e cosa rappresentiamo? La risposta mi piace affidarla ad una metafora: la terza camera dello sport italiano. La prima le federazioni sportive, la seconda è lo sport per i disabili, la terza sono gli Enti di Promozione. Il CUSI da oltre 70 anni riveste un ruolo di federazione di servizio dello sport e dell’università. Rivendichiamo il nostro ruolo all’interno dello sport e al servizio degli studenti.
OTTAVA SESSIONE – COMITATI REGIONALI
Paola Mora (Presidente CONI Trento): “Mi piacciono gli Stati Generali che danno voce alla base che si rinnova e che si pone come attore. L’unico rammarico è che qui manchino gli attori principali. Venire a chiederci delle proposte quando la legge è stata approvata mi sembra una correzione in corso d’opera. Lo sport parte dalla base. Non possiamo dividere sport in compartimenti stagni. Oggi chiedo l’unità dello sport dalla base alla preparazione olimpica. Se cambia lo sport cambia la società italiana e non possiamo permetterlo senza il nostro contributo. Perché quando si parla di soldi dobbiamo cancellare il nome CONI? Ci accusano che lo sport è autoreferenziale e si sta allargando troppo ma il CONI ha presidiato dei vuoti lasciati da altri. Questa non è una colpa. Mai come in questo momento dobbiamo dimostrarci uniti”.
Oreste Perri (Presidente CONI Lombardia): Sono stato insegnante di educazione fisica che era considerata una materia era di serie B. La ginnastica era un intervallo guidato. La riforma all’interno del CONI ha sviluppato le conoscenze e le competenze ed oggi parlare di sport fuori dal CONI non dà il livello di competenze che ci sono qui. Oggi questa riforma è legge e noi sappiamo muoverci nel rispetto delle regole. Andiamo avanti sfruttando le nostre competenze”.
Piero Paolo Marchiando (Presidente CONI Valle d’Aosta): “Il mondo dello sport non è contrario al cambiamento, è abituato. Agonismo vuol dire confronto con gli altri. Questo confronto avviene in un mondo che oggi è basato su una forte democrazia e volontarismo. Il nostro mondo, nonostante le problematiche del Paese, sta proficuamente lavorando per lo sviluppo dello sport anche nelle scuole. Non si può fare uno spezzatino delle competenze fondamentali acquisite”.
Gianfranco Porqueddu (Presidente CONI Piemonte): “C’era bisogno di questi Stati Generali per far capire ai nostri governanti che c’era bisogno di un confronto. Sarebbe stato interessante che ascoltassero tutte le voci del territorio perché di territorio non ho sentito parlare dai Sottosegretari. Il CONI tramite le sue strutture territoriali ed assieme alle Federazioni, alle DSA, agli EPS consente di ampliare la base di praticanti e favorire la ricerca del proprio talento che se ben guidato può trasformarsi in una nuova medaglia olimpica. Il territorio è uno dei pilastri essenziali del Comitato Olimpico. Se le medaglie sono arrivate è merito della capacità del CONI di favorire la cucitura e la coesione sociale”.
Antonio Micillo (Presidente CONI Liguria): “Se stiamo qui a parlare di territorio è merito del Presidente Malagò. Lo sport è democrazia, autonomia e competenza. Il grande valore del CONI sono le risorse umane. Avrei voluto qui davanti i due Sottosegretari. Hanno fatto degli interventi interessanti, ma visto che parlano di troppa burocrazia perché non ci danno la semplificazione burocratica?”
Maurizio Condipodero (Presidente CONI Calabria): “Ho il timore di vedere morire la nostra indipendenza. Bisogna trovare le soluzioni a un momento scellerato. Un emendamento ha cancellato un secolo di storia. Siamo 12 milioni, spero che lo sport resti sempre una metafora della vita”.
NONA SESSIONE – DELEGATI PROVINCIALI
Elena Avallone (delegato Trapani): “Essere sportivi vuol dire conoscere gioco e le regole. Abbiamo alcuni aspetti di difficoltà. C’è la necessità di ribadire l’importanza del termine scuola che non c’è nello statuto del CONI e del termine sport che non è nella Costituzione. I valori sportivi sono ancora relegati come aspetti secondari nella nostra società. Autonomia non vuol dire anarchia, rivendico con forza delle regole da riscrivere per il CONI, per un futuro sognato e non segnato da chi vuole solo giocare in maniera autoreferenziale”.
Antonio Bonetti (delegato Parma): “Per me cambia tutto. L’immagine sul territorio è un po’ sbiadita, nonostante ciò sono orgoglioso della storia e dell’autorevolezza del CONI. Con Sport e Salute mi sentirei rappresentante di una beauty farm, ma questi rappresentanti vengono pagati”.
Giuseppe Canzone (delegato Palermo): “Dobbiamo prendere atto che c’è stata una sottrazione di cassa, un’appropriazione indebita”.
Michele De Simone (Caserta): “Quando si parla di sport si parla di territorio e il territorio è il luogo degli affetti e dell’entusiasmo”.
Claudia Giordani (Milano): “Auspico una maggiore apertura anche alle donne, sempre sotto il grande cappello del nostro simbolo”.
Domenico Ubaldi (Ancona): “C’è stata una rasoiata che non ha provocato nessuna reazione nella nostra periferia. Abbiamo migliaia tesserati e non abbiamo detto niente. Perché non abbiamo detto che oggi mancano rappresentanti importanti del mondo sportivo? Questa è confusione. Noi non rappresentiamo più le nostre società sul territorio. Il Registro 2.0 è stata una cosa straordinaria ma dobbiamo avere lo stesso coraggio per le delegazioni provinciali. Noi abbiamo perso potere rappresentativo e siamo spesso bypassati dai Comitati Regionali. O queste delegazioni le facciamo funzionare bene o conviene chiuderle poiché non siamo in grado di dare un servizio alle società sportive. Definite chi deve fare che cosa, la società è cambiata e dobbiamo farlo anche noi, se lo facciamo in fase difensiva perdiamo”.
A sottolineare l'importanza che svolge il territorio nel sistema sportivo italiano sono stati anche Lavinia Saracco (Asti) e Lucio Taschin (Rovigo).
Vittorio Vito (delegato Venezia): “Il territorio andrebbe rimesso nelle condizioni di fornire maggiori servizi ed essere più utile alla promozione dell’attività sportiva. Non sono d’accordo a dire che tutto quello che è stato fatto è fatto. Occorre una sintesi per poter dire a chi ci governa che questa volta avete sbagliato perché lo sport è la manifestazione umana che gode della maggiore universalità. Nulla divide lo sport. A nome di questi valori dobbiamo assumere un’iniziativa per dare mandato al Presidente CONI e alla Giunta Nazionale per una radicale rivisitazione delle politiche sportive”.
DECIMA SEZIONE - ASSOCIAZIONI BENEMERITE
Ruggero Alcanterini (Presidente Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play): “Giulio Onesti ha avuto un rapporto molto collaborativo con il Governo e basta citare i Giochi Olimpici di Roma 1960 per valutare l’importanza della sua opera. Il nostro atteggiamento è quello di chi vuole trovare una soluzione nell’interesse dello sport. Chi ha vissuto la storia del movimento da Roma ’60 in poi ha portato avanti una missione, mettendo insieme le varie componenti dello sport, dal vertice alla base, senza distinzione alcuna. Oggi ci troviamo davanti a un’apertura: in realtà non siamo di fronte a un progetto di riforma organico, ma abbiamo i numeri, la forza e l’esperienza per proporlo”.
Mauro Checcoli (Presidente dell'Accademia Olimpica Nazionale Italiana): “Quando ho letto gli articoli di legge avevo pensato di andarmi a legare davanti a Palazzo Chigi. Corrispondeva al sentimento di ognuno di noi. Tutti siamo cresciuti come CONI. Tagliare questo rapporto con Coni Servizi non serve a nessuno. Alcuni anni fa una parte politica italiana arrivata al Governo decise che il mondo dell’ippica andava riformato, accentrando le funzioni al Ministero dell’Agricoltura. In 15 anni quel mondo è andato distrutto. Oggi nessuno ha più voglia di investire e quel partito non esiste più. Il nostro mondo è troppo educato alla formazione, alla preparazione, non può essere legato alla politica. Ci aspettavamo un intervento dello Stato ma non questo. Siamo al servizio per qualunque cosa”.
Giuseppe Cindolo (Presidente Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi): “Sono stato anche atleta e insegnante di educazione fisica prima di diventare dirigente. Dal Presidente Malagò ho sentito che in questi anni ha dovuto cambiare interlocutori con frequenza e ricordo come il CONI – da statuto - non si sarebbe dovuto occupare della scuola, perché rientrava nelle altrui competenze. Suggerirei di modificare i programmi di Scienze Motorie, attraverso una riforma che serve anche per il miglioramento della cultura sportiva”.
Gianni Gola (Presidente Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo): “Possiamo dire la nostra dall’alto del percorso che abbiamo compiuto. C’è distonia tra quello che hanno annunciato e la realtà. Non c’era bisogno di questo tsunami per raggiungere le finalità che si prefiggono. Il modo ancora mi offende. Ora serve dialogo in attesa dei criteri attuativi, giochiamo a carte scoperte, vediamo come si arriva all’attuazione. Abbiamo bisogno che il CONI sia rappresentato a livello più importante a livello provinciale. Possiamo provare a fare la riforma delle Benemerite prima dei decreti attuativi”.
Michele Maffei (Presidente Associazione Medaglie d'Oro al Valore Atletico: “Chi ha vissuto lo sport per tanti anni deve far corrispondere i valori che lo animano a quelli della quotidianità. Le Associazioni Benemerite sono espressione di una passione senza confine. Siamo consapevoli di essere in una realtà di nicchia ma siamo ancora fedeli al nostro modo di essere e abbiamo la certezza che fino a oggi siamo sempre stati rispettati grazie al CONI. Il certo per l’incerto ci può preoccupare. Cercheremo di avere fiducia nel movimento olimpico, con la speranza che venga tutelata l’identità che ci rende orgogliosi”.
Stati Generali dello Sport: Malagò, Giorgetti, Valente e tutte le sessioni
Mercoledì 16 gennaio gli Stati Generali dello Sport Italiano
- CONI
Una giornata di approfondimenti e dibattiti per cercare di far luce sul destino del movimento. Mercoledì 16 gennaio – con inizio previsto alle ore 10, presso il Salone d’Onore del CONI – si terranno gli Stati Generali dello Sport Italiano. Dieci sessioni per sviluppare il tema “CONI, futuro segnato e/o futuro sognato?”. Ai lavori, che saranno aperti dal saluto del Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò, è prevista la partecipazione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti e del Sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, Simone Valente.
Le cinque tavole rotonde della mattinata prevedono, nell’ordine, l’intervento dei membri del CIO, della Giunta Nazionale, dei Presidenti delle Federazioni Olimpiche e di quelle non olimpiche, per chiudere con le Discipline Sportive Associate.
Nel pomeriggio sono invece in programma le altre cinque sessioni, con gli interventi - rispettivamente - degli atleti e dei tecnici, degli Enti di Promozione Sportiva, dei Presidenti dei Comitati Regionali, dei Delegati Provinciali e delle Associazioni Benemerite. La conclusione e la sintesi dei lavori saranno curate dal Presidente Malagò e dal Segretario Generale, Carlo Mornati.
I rappresentanti dei mezzi d’informazione interessati a partecipare all’evento dovranno inviare una richiesta, comprensiva di nome, cognome e testata - all’indirizzo mail comunicazione@coni.it, entro e non oltre, le 12 di martedì 15 gennaio 2019.
Coppa del Mondo: Marta Bassino terza nel Gigante di Plan de Corones
- SCI ALPINO
Grande impresa di Marta Bassino! Nello slalom gigante di Coppa del Mondo sulla pista di Plan de Corones l’azzurra ha conquistato il terzo gradino del podio dopo due anni di assenza.
Marta, scesa con il pettorale numero 8, ha chiuso la prima manche al 4° posto migliorandosi nella seconda prova chiudendo con un distacco di 1.57 alle spalle della statunitense Mikaela Shiffrin (2:04.75) e della francese Tessa Worley (1.21). ha concluso la gara al 6° posto Federica Brignone (2.36) mentre 14ª si è classificata Francesca Marsaglia (3.98) e 16ª Karoline Pichler (4.25).
Europei, Martina Valcepina d'argento nei 500 metri a Dordrecht
- SHORT TRACK
Martina Valcepina sale sul podio degli Europei di short track in corso a Dordrecht (Olanda). L'azzurra ha vinto l'argento nei 500 metri, chiudendo in 43.241, dietro la polacca Natalia Maliszewka, oro in 42.842. Terzo posto per per l'olandese Van Ruijven (43.507). Yuri Confortola e Arianna Sighel hanno invece terminato al sesto posto la finale dei 1500 metri.
E’ il primo podio della stagione dello short track azzurro. Dopo averla sfiorata già in autunno in Coppa del Mondo, Martina Valcepina, entra nella top 3 di una competizione internazionale grazie allo splendido argento. La ventiseienne valtellinese delle Fiamme Gialle - lo scorso anno vice campionessa continentale nella classifica Overall e detentrice del titolo sulla distanza più breve - è stata l'unica azzurra a superare oggi i quarti di finale dei 500 approdando poi fino in Finale A.
Penalizzata invece (e dunque eliminata) nella prima semifinale dei 1500, Valcepina viaggia ora in quarta posizione nella classifica overall e domani scenderà sul ghiaccio nei 1000 per poi verosimilmente giocarsi le proprie chance nella super finale dei 3000 riservata alle migliori.
L'argento della Valcepina non è però l'unica buona notizia di giornata per la Nazionale degli allenatori Barthell e Pandov. La staffetta femminile composta proprio da Martina insieme a Cecilia Maffei (Fiamme Azzurre), Elena Viviani (Fiamme Gialle) e Arianna Sighel (Sporting Club Pergine) è stata danneggiata nella propria semifinale dalla Polonia e viene così avanzata in Finale A nonostante il terzo posto alle spalle di Russia e Ungheria: domani dunque l'ultimo atto a cinque con, oltre a Russia e Ungheria, anche Olanda e Francia.
Sarà invece Finale B per il quartetto maschile composto da Tommaso Dotti (Fiamme Oro), Yuri Confortola (C.S. Carabinieri), Mattia Antonioli (Esercito) e Andrea Cassinelli (Velocisti Ghiaccio Torino): la squadra azzurra termina in terza posizione alle spalle di Russia e Francia e deve così dire addio alle speranze di medaglia. Da sottolineare poi nelle altre gare individuali le Finali A raggiunte da Sighel e Confortola nei 1500 metri: per entrambi un 6° posto con, al maschile, Dotti e Antonioli classificatisi quarto e quinto in Finale B e dunque complessivamente 11° e 12° sulla distanza. Confortola al momento è il miglior classificato tra gli azzurri nella classifica overall con il 9° posto complessivo.
Domenica 13 gennaio
Dalle ore 11.45: ripescaggi 1000
Dalle ore 14.45: quarti di finale, semifinali e finali 1000, super finali 3000 e finali staffette
Vittozzi nella storia: a Oberhof firma il 1° successo italiano di sempre nella pursuit. Terzo Hofer
- BIATHLON
Lisa Vittozzi non si ferma più, regalando un'altra gemma al biathlon tricolore. Con un trionfo che fa la storia. L'azzurra, dopo la vittoria nella sprint, ha infatti conquistato il successo anche nell'inseguimento 10 km di Coppa del Mondo disputata a Oberhof: con 32:32.9 ha chiuso davanti allo slovacca Kuzmina (+14.5), e alla francese Chevalier (+27.9). Quinta Dorothea Wierer (+37.4). La Vittozzi diventa la prima atleta azzurra (maschi compresi) a vincere in questo format.
Ottima prova anche la Wierer, con il terzo range time e la decima prestazione di giornata sugli sci. Dopo un inizio di stagione sensazionale che l'ha portata in vetta alla classifica generale, a Oberhof ha passato il testimone a Lisa Vittozzi. Questo doppio trionfo proietta la portacolori dei Carabinieri davanti a Paulina Fialkova nella classifica generale, a quota 396 punti, con soli 42 punti di distacco dalla Wierer. (Foto FISI)
Oberhof parla italiano anche in campo maschile, grazie al terzo posto di Lukas Hofer nell'inseguimento di 12,5 km che gli regala il primo podio stagionale in virtù di uno strepitoso score al poligono (20/20). Per la seconda volta in carriera chiude con uno zero una gara con quattro poligoni, per la sesta volta in carriera sale sul podio, chiudendo al terzo posto dietro l'inarrivabile leader della classifica generale Johannes Boe e dietro anche al tedesco Arnd Pfeiffer, che lo beffa in volata.

Coppa del Mondo, Foconi (fioretto) trionfa a Parigi, terzi Avola, Arianna Errigo e gli spadisti
- SCHERMA
Alessio Foconi è tornato sul gradino più alto del podio, un anno dopo e con un titolo iridato al collo, nella gara di Parigi, seconda tappa stagionale del circuito di Coppa del Mondo di fioretto maschile.
Sulle pedane parigine, Foconi ha concesso ha vinto di nuovo così come nell’edizione 2018.
Come lo scorso anno, gli azzurri del Fioretto si ritrovano a festeggiare. Stavolta si tratta di una doppietta da podio grazie al terzo posto di Giorgio Avola. Se dodici mesi fa si faceva festa per una tripletta con Foconi sul gradino più alto del podio, Daniele Garozzo sul secondo ed Avola sul terzo, il 2019 si apre con il ternano ancora lì ed il modicano ancora sulla terza piazza del podio parigino.
A sorridere di più è ancora il fiorettista umbro che urla il suo "daje" di vittoria dopo la stoccata del 15-12 giunta in finale contro lo statunitense Gerek Meinhardt che, in semifinale, aveva sconfitto Giorgio Avola per 15-13.
Il campione del Mondo è giunto in finale grazie al successo contro l'altro portacolori statunitense Race Imboden per 15-12, dando continuità ad un percorso di gara che lo aveva visto, da numero 1 del tabellone, superare all'esordio per 15-8 il francese Baptiste Mourrain e poi a seguire il russo Grigoriy Semenyuk anche in questo caso col punteggio di 15-8. Nel turno dei 16 il ternano dell'Aeronautica Militare aveva avuto ragione dell'altro transalpino Jeremy Cadot per 15-11, prima di affrontare e superare ai quarti il beniamino di casa, Erwan Le Pechoux, sconfitto 15-7.
L'Italia della spada ha chiuso al terzo posto la gara a squadre nella tappa di Coppa del Mondo che si è disputata a Heidenheim (Germania). Il quartetto composto da Marco Fichera, Andrea Santarelli, Gabriele Cimini e Valerio Cuomo ha infatti inflitto un sonoro 45-31 alla Polonia nella sfida che aveva in palio il terzo gradino del podio.
La squadra italiana era stata costretta a disputare la finalina, dopo essere stata condannata dalla stoccata del 45-44 subìta in semifinale dalla Russia, poi vincitrice della tappa tedesca, che ha respinto il tentativo di rimonta degli azzurri.
La formazione italiana, dopo aver superato nel primo turno del tabellone principale il Belgio per 39-34, aveva affrontato i padroni di casa della Germania vincendo per 45-36, approdando cosi ai quarti di finale dove era giunta la vittoria per 45-27 contro Israele.
Arianna Errigo ha invece conquistato il terzo posto al termine della gara di Coppa del Mondo di fioretto femminile svoltasi a Katowice.
L'azzurra torna sul podio dopo il bronzo ai Mondiali di Wuxi2018 e sale sul terzo gradino dopo la sconfitta giunta in semifinale contro l'olimpionica di Rio2016, la russa Inna Deriglazova poi vincitrice finale della gara, col punteggio di 15-10.
E' stato un ruolino di marcia straordinario quello che ha portato Arianna Errigo in semifinale. La plurititolata fiorettista italiana ha esordito con un perentorio 15-3 inflitto alla francese Rozene Castanie a cui ha fatto seguito il 15-4 contro la russa Leyla Pirieva. Nel tabellone dei 16 ha vinto per 15-12 il derby azzurro contro Martina Batini, proseguendo poi con il successo per 15-10 sulla russa Larisa Korobeynikova nel match dei quarti di finale.
Europei di Collalbo, la Lollobrigida bronzo nell'All Around. Prima medaglia azzurra di sempre nella specialità
- PATTINAGGIO VELOCITA'
Francesca Lollobrigida ha conquistato un bronzo storico nell'All Around dei Campionati Europei di Pattinaggio Velocità in svolgimento a Collalbo. La pattinatrice romana dell'Aeronautica Militare regala al movimento tricolore un podio che mai nessuna atleta azzurra era riuscita a conquistare da quando, nel 1970, ha preso il via la rassegna continentale al femminile
L'azzurra ha chiuso con il totale di 164.937: l'oro è stato vinto dall'olandese De Jong (162.918), davanti all'atleta della Repubblica Ceca Sablikova (164.064). Dopo i 2 terzi posti di ieri nei 500 e nei 3000 metri, sulla prima distanza di giornata, i 1500, la romana ha collezionato un secondo posto con 1.57.99, mentre nei 5000 ha terminato in sesta posizione. Nelle prime due prove della classifica disputate ieri, 500 e 3000 metri, aveva chiuso in seconda piazza, con il nuovo primato personale di 39"563 nei 500 che le era valso il 3° posto dietro all'olandese De Jong, prima in 39"194, e la russa Kazelina, seconda in 39"264. Poi un'altra performance da applausi sui 3000 metri, prova per lei più congeniale, dove la Lollo avea chiuso terza con il tempo di 4'11"282 alle spalle dell'olandese De Jong, prima in 4'08"075, e della ceca Sablikova, seconda in 4'08"226. (Foto Martin De Jong)
Coppa del Mondo: Di Veroli 2° a Heidenheim, primo podio tra i 'grandi' per l'oro di Buenos Aires 2018
- SCHERMA

Davide Di Veroli sul podio dei 'grandi'. Il giovane spadista azzurro (nato il 18 agosto 2001) conquista il primo podio in carriera in Coppa del Mondo grazie al secondo posto ottenuto nella prova individuale della tappa in corso a Heidenheim.
Di Veroli, portabandiera italiano ai Giochi Olimpici giovanili di Buenos Aires2018 dove conquistò il titolo di campione olimpico nella spada individuale, ha mostrato il suo talento cristallino anche con gli avversari più 'grandi', cedendo soltanto in finale al francese Alexandre Bardenet col punteggio di 15-7.
Lo spadista italiano, il più giovane della spedizione azzurra in Germania, dopo aver ottenuto ieri il pass per il tabellone principale nella giornata di qualificazione, aveva esordito nel main draw con il successo per 15-14 contro l'israeliano Yuval Shalom Freilich, per poi avere ragione col punteggio di 15-7 dell'argentino Jesus Andres Lugones Ruggeri. Nel tabellone dei 16 aveva piazzato la stoccata del 12-11 contro il quotato svizzero Max Heinzer, approdando così al tabellone dei quarti di finale dove ha vinto la sfida contro l'ungherese David Nagy per 15-8. In semifinale, invece, aveva avuto la meglio per 9-8, al minuto supplementare, del giapponese Koki Kano.
Proprio il nipponico era stato l'artefice dell'eliminazione ai quarti di finale dell'altro spadista azzurro, Gabriele Cimini, fermato da Kano per 15-13. Nel suo percorso di gara, Cimini, dopo aver superato per 15-9 il russo Sergey Khodos, aveva avuto la meglio nel derby azzurro contro Paolo Pizzo col punteggio di 15-12. Il toscano si era poi aggiudicato il match contro il polacco Mateusz Antkiewicz anche in questo caso per 15-12.
Nel turno dei 32, a fermarsi oltre a Paolo Pizzo, era stato anche Marco Fichera, sconfitto 15-13 dal giapponese Masaru Yamada.
Stop nel primo assalto del tabellone principale invece per Enrico Garozzo, sconfitto 15-9 dal padrone di casa, il tedesco Stephan Rein, e per Andrea Santarelli eliminato per mano del cinese Gaofeng Shi col punteggio di 15-11.
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