Giustizia sportiva e regolamenti: l'importanza dell'autonomia, la necessità di armonizzare gli statuti federali
- STATI GENERALI - CERCHIO NERO
Ultimo giorno di approfondimenti e di sessioni per gli Stati Generali dello Sport, convocati dal CONI per delineare lo stato dell’arte del movimento, evidenziando i punti di forza, riflettendo sulle problematiche e analizzando le criticità.
Oggi la sessione, rappresentata dal cerchio nero, si proponeva di sviluppare il tema delle problematiche nel mondo dello sport, con moderatore Alberto Brandi, Direttore Sport Mediaset. L’introduzione è stata di Corrado Calabrò (Garante del Codice di Comportamento sportivo del CONI). Alla tavola rotonda hanno partecipato: Giulio Napolitano (professore di Diritto Amministrativo), Carlo Deodato (Presidente Gruppo di Lavoro tecnico Statuti e Regolamenti), Enrico Cataldi (Procuratore Generale dello Sport), Attilio Zimatore (Professore di Diritto Privato), Franco Roberti (Procuratore Nazionale Antimafia), Alessandro Pajno (Presidente Consiglio di Stato).
Corrado Calabrò (Garante del Codice di Comportamento Sportivo del CONI): “L’esistenza di un ordinamento giuridico è retto da regole certe. Un ordinamento effettivo è determinato dal sentimento con cui si aderisce allo stesso, riconoscendo i valori e accettandone le regole. Il Codice di Comportamento Sportivo del CONI afferma come connaturato il principio di lealtà e di correttezza in ogni situazione riferibile all’attività sportiva, nonché la prevenzione di qualsiasi conflitto di interesse. Lo sport è un forte collante sociale, favorisce l’integrazione: usarlo per scatenare l’odio è come quando si utilizza la religione per giustificare la violenza. Non sono rari i casi i casi in cui le sanzioni sportive toccano interessi soggettivi. La pregiudiziale sportiva prevede che il giudice ordinario possa essere adito solo una volta esperiti tutti i gradi di giudizio sportivi. L’interesse crescente dello sport è sempre più riconosciuta. Lo sport ricade anche nelle materie di interesse UE: il caso Bosman ha cambiato le regole d’ingaggio, una sorta di terremoto”.
Franco Roberti (ex Procuratore Nazionale Antimafia): “E’ difficile spiegare come si possa parlare ancora di mafie nel nostro Paese ma è un fenomeno che trova la forza nelle capacità di relazioni con il mondo esterno. Bisogna sconfiggerle ed è un obiettivo da perseguire con forza. Le mafie lavorano più con la corruzione che con la violenza e con l’intimidazione, che diventano armi di riserva. Le leggi chiare, conformi alla Costituzione, sono la prima condizione per il rispetto della legalità. In materia di sport, per renderne ancora più fruibile il contenuto, è auspicabile che ci siano sempre più leggi chiare. Cito una sentenza del 2014, in un processo di appropriazione indebita di un dirigente di Federazione: la Cassazione ha richiamato il quadro normativo che presiede ai rapporti tra CONI e FSN, spiegando che sono organismi di natura privata che assumono valenza pubblicistica e in quel caso si parla di peculato. L’articolo 23 dello Statuto del CONI perimetra la valenza pubblicistica delle FSN in modo estensivo. Bisognerebbe chiarire meglio questi contorni, con un intervento normativo. Nell’incertezza del diritto si insinua la criminalità. I Principi della prima parte della Costituzione devono essere rispettati, ed è la migliore arma contro ogni tipo di aggressione della criminalità organizzata. Auspico che ogni riforma venga compiuta con questo spirito”.
Enrico Cataldi (Procuratore Generale dello Sport): “La giustizia sportiva si rivolge a un popolo di oltre 4 milioni e mezzi di tesserati, a 118 mila società e a più di un milione e mezzo di operatori, con l’impegno di garantire il regolare ordinamento. Il nuovo Codice di Giustizia Sportiva prevede che gli interventi tutelino la legalità, perché è uno scopo primario. La probità indentifica lo stile dell’atleta. L’obiettivo è la completezza e la tempestiva dell’azione disciplinare con un cambio di mentalità animato da 3 principi: parità delle parti, contradditorio e giusto processo. Le funzioni della Procura Generale dello Sport si esplicano in 3 principi: conferimento della proroga dei termini per le indagini, gli intendimenti di archiviazione, il potere di avocazione dei procedimenti dopo l’invito e il potere di applicazione. Da quando è stato costituito questo organo sono stati trattati 7785 fascicoli: il 55% legati alla FIGC, il 5% a FIT, a FIP e a FISE, e il 3% alla FIDS. La principale criticità, gli illeciti disciplinari gravi, sono legati alle frodi sportive e connessi alle scommesse, agli abusi sui minori e alle violenze sessuali, agli atti di violenza, agli illeciti di natura economica-gestionale e alla costituzione di società fittizie”.
Giulio Napolitano (Professore di Diritto Amministrativo): "La giustizia sportiva è un pilastro fondamentale per il buon governo del movimento. E’ una componente fisiologica perché all’interno rafforza il senso di appartenenza delle componenti. Dall’analisi dei casi si impara molto da quello che funziona e si capisce come intervenire. Il buon funzionamento della giustizia sportiva è un elemento fondamentale della credibilità dell’organizzazione agli occhi dei cittadini e anche a chi ci guarda da fuori. Ecco perché quando Malagò appena eletto lanciò l’idea di una riforma organica della giustizia, rispondeva alla logica di un’evoluzione che potesse richiamare questo obiettivo. Questa riforma è stata costruita con una revisione statutaria molto calibrata, varando un testo asciutto ed essenziale, testandolo e prevedendo qualche ponderato correttivo. L'idea fondamentali della riforma era snellire e rendere trasparente e più garantista la giustizia federale, cercando di mettere le Federazioni nelle condizioni di far operare meglio i loro organi di giustizia e di cambiare l’ultimo grado, con un sindacato solo di legittimità esercitato dal Collegio di Garanzia. Un buon funzionamento del Codice di Giustizia Sportiva si esplica con la capacità di assicurare l’efficienza del sistema e sapendo coniugare legalità e garanzia. L’ultima istanza davanti al Collegio di Garanzia non ha più rimesso in discussione i fatti, creando ulteriore incertezza, ma in quasi 3 anni ci sono stati 293 ricorsi, non un numero abnorme in modo da non falsare la giustizia sportiva. Il Collegio di Garanzia è un organo terzo, non è schiacciato su una delle parti del conflitto. I termini sono stati contenuti in 210 giorni e vengono fatti rispettare dagli organi. Occorre procedere con lo stesso spirito empirico, senza personalismi, per risolvere i problemi”.
Carlo Deodato (Presidente Gruppo di Lavoro tecnico Statuti e Regolamenti, Consigliere di Stato): “E’ stata ravvisata una conflittualità negli Statuti federali e per chiarire bisogna armonizzare per restituire certezza alla vita delle FSN e delle Discipline Associate. Gli obiettivi sono 5: chiarire i punti controversi, arminizzare regole per stabilire disciplina unitaria, assicurare semplificazione e trasparenza, colmare lacune introducendo principi fondamentali e prestare meccanismi decisionali che non ostacolino fusioni di realtà affiliate al CONI. Il CONI può intervenire sugli Statuti e i Regolamenti con i Principi Fondamentali. Il metodo è una fase istruttoria di ascolto, eviteremo di chiedere la riscrittura ma procederemo con la modifica degli elementi che hanno evidenziato criticità. Il tema più problematico è quello della materia elettorale e del rinnovo degli organi federali con regole poche chiare. Per questo serve uniformità per evitare contenziosi. Il contrasto al match fixing vede discipline diverse tra le varie Federazioni: nei principi fondamentali va introdotta una regola chiara di contrasto al fenomeno. Un altro tema è legato al codice etico: imporre alla FSN l’istituzione di un organismo che giudichi l’applicazione del codice etico. La revisione dei principi fondamentali va accelerata per avere più omogeneità e più efficacia, più trasparenza. E’ stato fatto molto ma è necessario rimuovere ogni ambiguità per esaltare moralizzazione e credibilità”.
Attilio Zimatore (Professore di Diritto Privato): “L’etica si risolve nel rispetto delle regole. Il Collegio di Garanzia rappresenta l’ultimo grado ed è una delle innovazioni più significative della riforma della giustizia sportiva. Rappresenta la volontà di porre al vertice un organismo nuovo, soprattutto nelle competenze. E’ un giudice di legittimità. Non è un terzo grado di giustizia, non deve entrare nel merito dei fatti. Un altro principio fondamentale è quello dell’autonomia delle Federazioni, della sovranità nel merito. Voglio ricordare 2 decisioni recenti: la prima riguarda la sindacabilità delle decisioni. Il Collegio di garanzia può anche spingersi a giudicare la sufficienza della motivazione, che non è legata alla quantità ma anche a livello qualitativo. Un’altra tematica è quella dell’irrogazione delle sanzioni. Il Preisdente Frattini ha sollevato questo tema, rilevando come una interpretazione letterale potrebbe portare a un esito aberrante, contraria alla logica della norma. L’ordinamento ha bisogno di certezza e di stabilità. In questo quadro roseo evidenzio la decisione del TAR Lazio che ha sollevato la legittimità costituzionale dell’autonomia sportiva. Il ruolo della giustizia sportiva va invece difeso strenuamente”:
Alessandro Paino (Presidente Consiglio di Stato): “Il rapporto tra ordinamento sportivo e ordinamento della tutela giurisdizionale può essere affrontato da ognuno ma deve interpretato da due libertà. Partire dall’autonomia dell’ordinamento sportivo è fondamentale. E’ un concetto che significa relazione con lo Stato, con un bilanciamento nei confronti degli altri poteri. La giurisdizione è condizionata: esauriti i gradi sportivi, ogni altra controversia non riservate agli stessi, è disciplinata dal codice ordinario. Il Giudice amministrativo deve attendere gli organi di giustizia sportiva facciano il loro corso però può conoscere in modo incidentale della legittimità della sanzione e se la ritiene conforme al quadro. Tutela sull’interesse legittimo e non generale. Credo che l’attività dello sport ci può aiutare a rendere abitale questo mondo”.
Malagò apre gli Stati Generali: è l'ora delle riforme. Il ministro Lotti: pronti a legiferare
- SESSIONE AZZURRA
Lo sport italiano racconta e si racconta. Un’analisi tecnica e capillare per fotografare lo stato di salute del movimento e per valutare punti di forza, criticità e prospettive. Questo l’obiettivo degli Stati Generali che si sono aperti oggi nel Salone d’Onore del CONI: due giorni di approfondimento e di riflessioni con 5 sessioni – come i 5 cerchi olimpici – sviluppate anche grazie a specifiche tavole rotonde, chiamate ad animare il confronto tra illustri relatori. Due i precedenti, con un’altra denominazione: Conferenze Nazionali dello Sport, che si svolsero nel 1982, con Franco Carraro Presidente del CONI, e nel 2000 con Giovanni Petrucci al vertice dell’Ente. E’ la prima volta che il CONI organizza l’iniziativa, di norma convocata dal Ministero.
La prima sessione – colorata d’azzurro come il tratto cromatico distintivo dello sport italiano - e moderata dal Direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, è stata incentrata sul tema: “Sport che unisce, condivide valori e riconosce regole”.
I lavori sono stati aperti dal Presidente Malagò: “Saranno due giorni significativi, alla presenza di tutti gli stakeholder del nostro mondo. Partiamo dal presupposto che questo Ente è cambiato molto negli ultimi tempi ma ritengo necessario che debba fare ancora di più nei prossimi anni. Mi sembra che il nostro mondo sia pronto ad accettare le riforme, non è vero che è ancorato a privilegi o a posizioni pregresse. Il nostro obiettivo è promuovere lo sport sul territorio ma ci sono 2 cose che non possiamo fare: il primo è legiferare e quindi dovremmo sempre fare riferimento al Parlamento. La seconda cosa è legata al fatto che nella Costituzione non c’è la parola sport e nello statuto del CONI non c’è la parola scuola. Sulla scuola ha cominciato Petrucci a pianificare investimenti perché non potevamo rimanere sordi al cospetto delle problematiche del settore. Sappiamo che dobbiamo fare di più e spero che la prossima legislatura chiarisca questo equivoco, sul numero delle ore e sul coinvolgimento del CONI. Siamo in tante cose i primi della classe, in altre meno. Su una cosa siamo i numeri uno: vigiliamo su più discipline sportive, siamo a 385. La storia dell’Italia non è confrontabile con quella di altri Paesi. Dobbiamo però aggregare risorse, indipendentemente da quello che succederà. Oggi abbiamo un quarto dei contributi rispetto al CONI di 20 anni fa. Non è sufficiente l’attività di implementazione che pure ha avuto un grande successo e un grande riscontro. A oggi – nonostante alcune situazioni difficili - nel 2017 abbiamo vinto 140 medaglie complessive a livello mondiale ed europeo: in proiezione Tokyo 2020 abbiamo invece vinto 35 medaglie, di cui 15 ori. Sono numeri importanti, che rendono merito a un modello ma vogliamo migliorarci. Ringrazio chi mi ha preceduto e spero che, tutti insieme, si possano trovare gli elementi per crescere ancora”.
Il Direttore Generale del CIO, Cristophe De Kepper, ha voluto tributare – con la propria presenza – il riconoscimento del movimento olimpico al CONI: “E’ un grande piacere essere qui in questa grande occasione. E’ una cornice prestigiosa, con i vertici dello sport italiano che saluto, vedo tanti amici, a cominciare dai membri CIO. Questa è una grande opportunità per affrontare le sfide del futuro. Il movimento olimpico si sta evolvendo, anche per assecondare le passioni giovanili. Siamo alla vigilia dei Giochi di PyeongChang. Stiamo guardando al futuro e serve il contributo di tutte le realtà che fanno parte del nostro mondo per cogliere le sfumature che devono orientare con intelligenza la nostra attività salvaguardando la tradizione. Le prossime sfide sono quelle legate all'uguaglianza di genere, al contrasto del doping e del match fixing, anche per lanciare segnali importanti ai giovani. Ci siamo riuniti più volte: per noi è fondamentale valorizzare la sostenibilità e la legacy dei Giochi, siamo in una nuova epoca. Per proteggere gli atleti si può immaginare una realtà di controllo indipendente. L’Italia è importante per lo sviluppo del movimento olimpico, e sono sicuro che contribuirà a sviluppare il nostro progetto futuro con la passione che da sempre la caratterizza”.
Il Presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, ha aperto il suo intervento con una citazione di Pietro Mennea nel racconto del record del Mondo del 1979. “Come ho ricordato a febbraio la prima indagine sulla pratica motoria in Italia risale nel 1959 ed era un’attività per pochi (circa 1 milione 230 mila persone) e al primo posto c’era la caccia. Oggi sono oltre 20 milioni i soggetti che fanno attività fisica e la percentuale femminile è salita al 40%: sei ragazzi su 10 e una ragazza su due praticano sport in modo continuativo: il calcio è l’attività più praticata. Le nuove generazioni mostrano attività di partecipazione superiore e gli stili di vita sono più salutari. Accanto agli sport più tradizionali emergono le nuove discipline, con fitness, arti marziali e danza tra gli altri. Lo sport oggi è una attività meno strutturata rispetto al posto. Più di quattro persone su dieci a sport in autonomia e in spazi aperti. Si fa pratica soprattutto per passione e per mantenersi in forma. Non sempre l’attività è accessibile a tutti, circa il 30% giudica poche adeguate le strutture in cui pratica sport, nel Mezzogiorno la percentuale supera il 50%. I comportamenti sedentari sono più diffusi nel Sud e tra le famiglie economicamente più svantaggiate. Uno degli elementi caratteristici del movimento sono i volontari: 9 su 10 in modo gratuito. I giovani tra i 10 e i 24 anni che hanno interrotto la pratica lo hanno fatto per mancanza di tempo o per motivi di studio, in modo minore per mancanza di interesse. L’età critica per i maschi è tra i 20 e i 24 anni, per le femmine questo accade intorno ai 18 anni. Tanti i potenziali sportivi: 2 milioni lo praticherebbero se disponessero di tempo tra i 35 e i 54 anni. Siamo ancora sotto la media europea per almeno 150 minuti considerato come standard: è un ritardo che dovremo colmare perché è sempre più dimostrato l’effetto protettivo per la salute se si fa sport. Senza dimenticare che la pratica motoria è un’occasione di inserimento e di partecipazione, anche per i ragazzi migranti. Lo sport vuol dire intrattenimento: oltre 15 milioni hanno dichiarato di aver assistito almeno a una manifestazione sportiva nel 2015. Nelle nostre indagini è emerso che oltre il 50% considera pericoloso il ricorso al doping. Lo sport non solo crea ricchezza e posti di lavoro ma contribuisce a ridurre la pressione sulle spese sanitarie del settore pubblico. Abbiamo criticità su accessibilità e miglioramento di impianti e di attrezzature, ma sono sicuro che il mondo sportivo ne sia consapevole. E sono sicuro che correrà veloce il vostro mondo, come Mennea nel 1979”.
Tra i relatori anche, Nerio Alessandri di Technogym: “La cultura del mens sana in corpore sana ci ha animato. Il nostro Paese ha una opportunità straordinaria, di poter affermare attraverso i suoi valori e il suo potenziale, lo sport come stile di vita. C’è un tema di sostenibilità, perché le malattie croniche hanno un impatto sulla spesa pubblica importante e noi, come Nazione, stiamo invecchiando. Di fronte a questo scenario, che ogni anno vede 50 miliardi di spese per lo Stato derivanti dalla malattie, dobbiamo lavorare per stare bene perché conviene. Wellness Valley è stato un progetto accarezzato: in Romagna abbiamo creato un laboratorio per mettere a sistema questi valori. Dopo 10 anni i risultati sono estremamente positivi. In Romagna l’indice di movimento è il 10% più del resto dell’Italia. Abbassare il 10% delle malattie aumenta di un punto percentuale il PIL. Abbiamo credibilità su questo tema, è una legacy che ci inorgoglisce. L’Italia ha bisogno di regole, di una normativa che va oltre lo sport. C’è un mondo di milioni di persone che va messo a sistema. Siamo in totale confusione perché ci sono regole diverse in base alle Regioni in cui si sviluppa attività, a livello fiscale e in altri ambiti. La Wellness foundation ha verificato che si può fare: può diventare il più grande bacino di benessere. Lo sport non può essere uguale per tutti, bisogna stabilire come esplicare l’attività in base al soggetto che lo pratica. Possiamo creare un’economia dello sport attraverso sani stili di vita, abbiamo le credenziali e le possibilità. Non possiamo lasciarsi sfuggire questa opportunità. Stare bene conviene, e il discorso vale per tutti i comparti del Paese”.
Il Ministro dello Sport, Luca Lotti: “Grazie a Malagò per aver organizzato questa due giorni di dialogo e di confronto. Questa occasione arriva in un momento particolare, non solo perché ci stiamo avvicinando ai Giochi Invernali ma per la situazione che vive lo sport. E’ un momento di analisi, anche in considerazione del fatto che sono a un anno dall’inizio del mio mandato. Per la prima volta, in una Legge di Stabilità, si parla esplicitamente di sport con un pacchetto di interventi previsti specificatamente. Anche a livello normativo, nonostante sia solo un punto di partenza. Tante cose sono state fatte, a cominciare anche dallo stanziamento previsto per “Sport e Periferie”, alla no tax area per i dilettanti, fino ad arrivare ai progetti tra sport e scuola, con le varie Federazioni: i due mondi si stanno riavvicinando. Penso anche all’iniziativa dei corpi sportivi universitari che nulla tolgono ai gruppi sportivi militari. E infine penso al fondo maternità per le atlete e al supporto per gli eventi nel nostro Paese, perché sono traino per il Paese. E’ il momento di considerare questo concetto culturale per affermare lo sport come categoria di serie A, come fattore economico al centro della discussione e al centro della prossima legislatura. Dovremo essere pronti ad accettare la sfida per riformare. Non possiamo tirarci indietro, la politica, il mondo delle Federazioni non possono non farlo. E’ il momento più fertile. Saranno due giorni fondamentali per consegnare al nuovo Governo una riflessione ampia, a livello sociale e culturale. Il rapporto con la scuola va rivisto: i due mondi devono dialogare e devono interagire in modo sempre più proficuo. Dobbiamo essere pronti a trasformare in realtà quello che siamo pronti a fare. Le norme: abbiamo fatto interventi settoriali, è arrivato il momento di rivedere l’impianto generale. Arriverà nei prossimi giorni, oltre alla legge sui mandati, una politica pronta ad affrontare questo argomento”.
La sessione si è conclusa con una tavola rotonda “Sport che unisce, riconosce regole, condivide valori”, alla quale hanno partecipato Raffaella Masciadri, Presidente della Commissione Atleti del CONI, Franco Carraro, Mario Pescante e Ivo Ferriani, membri CIO.
Raffaella Masciadri: “Sono il Presidente di una Commissione Atleti, che a livello internazionale è nata nel 1981. Oggi la Commissione è un organo permanente consultivo e rappresenta tutte le problematiche che riguardano gli atleti. L’obiettivo è collaborare con il CONI, per creare anche linee guida per gli atleti in attività e a fine carriera. Operiamo a stretto contatto con tutte le Federazioni. Stiamo lavorando sui progetti con un focus particolare sulla scuola: è fondamentale l’aspetto formativo per la nostra categoria perché crediamo fortemente nel fatto che al termine dell’attività agonistica sia fondamentale avere una base per inserirsi nel mondo del lavoro, magari proprio nel nostro movimento. E’ partito il bando “atleta eccellente”. Un altro elemento importante è la Dual Career che mira a favorire l’aspetto di inserimento professionale e stiamo sviluppando percorsi anche a livello di supporto finanziario come l’accordo con la FEDUF. Capitolo Donne e sport: abbiamo partecipato a un tavolo tecnico per la creazione del fondo maternità per le atlete. E’ un traguardo storico per lo sport al femminile, veder riconosciuto questo diritto. Speriamo si possa dare presto lo storico annuncio. La partecipazione olimpica, pari al 10% nel secondo dopoguerra è cresciuta esponenzialmente: a Londra 43% e a Rio 46%. A livello dirigenziale c’è ancora da lavorare, ma il Presidente Malagò sta facendo molto. Oggi il CONI ha un Vice Presidente come Alessandra Sensini e sempre più presenze a livelli apicali nelle varie realtà, ma bisogna fare sempre di più. Siamo felici anche dell’investitura di Tania Cagnotto nei COE”.
Franco Carraro: “Plaudo all’iniziativa di Malagò per aver promosso queste due giornate di riflessione. Parlare del programma olimpico, dopo la relazione del Direttore Generale De Kepper, dimostra che il nostro movimento è straordinariamente attuale. A Tokyo si arriverà al 48% di presenze femminili. Abbiamo vincoli, 17 giorni di gare, 310 competizioni circa e 10.500 atleti partecipanti, con la maggior parte di loro stanziate al Villaggio Olimpico, una delle prerogative fortissimamente volute dal CIO. L’altra peculiarità dei Giochi è che non ci sono pubblicità nei luoghi di gara. Il CIO vuole salvaguardare la tradizione e contestualmente guardare al futuro, cercando di intercettare le passioni dei giovani. A Rio sono stati introdotti il golf e il rugby a 7, a Tokyo in più ci saranno 5 sport – caratteristici solo di quell’edizione: in base all’Agenda 2020 ogni Paese ospitante può proporre quel numero di discipline. Quindi vedremo baseball e softball, karate, skateboard, arrampicata e windsurf. Abbiamo avuto un successo nella questione delle donne, stiamo cercando di seguire le passioni dei giovani: tutti sappiamo che il 90% dell’interesse olimpico si concentra su una dozzina di sport. Gli inserimenti sono importanti ma attirano una parte minoritaria rispetto al contesto generale. Il CIO vuole favorire il contrasto al doping e il rispetto dell’universalità. Cerchiamo di adeguarci pensando allo sport. Di attività che richiedono una grande preparazione ce ne sono tante. Lascerò il CIO nel 2019 come membro effettivo, spero di rimanere come onorario ma non credo che sarò ancora vivo quando alcune cose di cui si parla diventeranno reali. I Giochi rimangono la più grande manifestazione sportiva in assoluto”.
Emozionante l’intervento di Mario Pescante: “Complimenti a Malagò per aver aperto questa finestra su un mondo così variegato e pieno di realtà. Universale, appunto. I nostri obiettivi: abbattimento barriere, solidarietà, tolleranza, convivenza pacifica dei popoli. In questo contesto il CONI ha dato un contributo straordinario. Mai, come nella presidenza Malagò, si è parlato di Giulio Onesti. Lui è stato un precursore, la prima prodezza fu la partecipazione a Londra 1948, perché non si voleva la presenza dei Paesi che avevano avuto un ruolo particolare nel contesto bellico. Fu lui a sostenere, con Andreotti, la necessità di partecipazione e ci riuscì. Regalò i Giochi di Cortina prima e quella di Roma successivamente. In campo internazionale ha inventato la diplomazia sportiva, l’Associazione dei Comitati Olimpici e la solidarietà olimpica. Ha tracciato una strada. Abbiamo avuto 5 membri del CIO, ora ne abbiamo 3, e ne avremo meno in futuro. Carraro lascerà nel 2019, io oggi tengo l’ultimo discorso perché lascerò il Comitato Olimpico Internazionale a fine anno. Nei confronti del CIO siamo sempre stati leali, in ogni circostanza. Lo abbiamo sostenuto quando c’erano implicazioni politiche, andando sempre oltre. C’è stata una collaborazione totale. Sono osservatore nelle Nazioni Unite per conto dell’organismo. Questo anno è stato il più difficile nella storia del CIO. Ce ne sono stati tanti di problemi, per quello che è il contesto internazionale. E’ uno scenario instabile e in questo tritacarne è entrato anche il Comitato Olimpico Internazionale. Candidature che scompaiono, referendum tutti negativi, il caso di Roma è stato penoso aggiungo io e la risposta più importante è arrivata in questi giorni, con il Sindaco di Torino che chiede di riorganizzare una nuova edizione dei Giochi dopo quelli del 2006, dimostrando che non è vero che la manifestazione distrugga le città. Siamo rimasti con 2 candidature, Parigi e Los Angeles, per i futuri Giochi Estivi. Per questo sono state attribuite insieme le due edizioni. La tregua olimpica fino a oggi era un discorso retorico, pindarico. L’Assemblea delle Nazioni Unite ha deciso di portare una mozione “Sport come strumento di pace” in Corea del Sud ed è passato all’unanimità, compresi gli Stati Uniti: 156 Paesi hanno sottoscritto, la Corea del Nord non si è opposta. Per quanto riguarda le regole alcuni problemi rimangono. Sul doping, tema delicatissimo, il CONI può essere di esempio. La vicenda che ci lega a questo argomento risale ad anni fa e comportò le dimissioni del vertice dell’Ente per responsabilità oggettiva per lo scandalo del Laboratorio Antidoping. Abbiamo raccolto il testimone di Giulio Onesti e siamo certi di aver fatto il nostro dovere e ho avuto l’onore di ricoprire anche il ruolo di Vice Presidente. Dobbiamo passare ora questo testimone a un altro dirigente, che dimostri quanto sia forte questo mondo: lo vorremmo consegnare a Giovanni Malagò”.
La tavola rotonda è stat chiusa dalla testimonianza di Ivo Ferriani in vista degli imminenti Giochi Olimpici di PyeongChang: “Ho avuto la fortuna di crescere nello sport. I Giochi Invernali mi hanno permesso di costruire un know how importante, soprattutto Torino 2006. PyeongChang è pronta ma la Corea è lo spartiacque tra presente e futuro. La sostenibilità è un dovere, la legacy un pilastro fondamentale. L’Italia ha bisogno di nuovi modelli, partendo sicuramente dagli atleti. I Giochi sono un’opportunità, anche economica. Possiamo pensare di ospitare quelli invernali, per creare le condizioni migliori per portare a compimento un progetto virtuoso. Potrebbero essere un momento importante, anche per fare tesoro delle esperienze del passato. Abbiamo bisogno di sognare. Con questi nuovi presupposti legati alla candidatura possiamo davvero fare bene. Anche per il futuro dei nostri giovani e a un’Italia che vuole fare cose grandi”.
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Stati Generali: Sport che unisce, condivide valori e riconosce regole
Verso PyeongChang2018 e Tokyo 2020. Mornati: Italia nella top ten estiva e invernale olimpica
- STATI GENERALI - SESSIONE GIALLA
La seconda sessione degli Stati Generali è vissuta all’insegna del cerchio giallo, che rappresenta il continente asiatico dove si disputeranno le prossime edizioni dei Giochi Olimpici Invernali ed Estive. Il tema è stato “Lo Sport di vertice e la sua organizzazione istituzionale”, con Giovanni Bruno, Other Sports Sky Director, moderatore.
L’introduzione è stata di Carlo Mornati, Vice Segretario Generale del CONI e Responsabile della Preparazione Olimpica. “Vogliamo partire da una ricostruzione storica: 692 medaglie vinte ai Giochi Olimpici, l’Italia è al 5° posto complessivo. Il piazzamento medio è l’ottavo posto. La scherma con 125 medaglie, l'atletica e il ciclismo con 60 podi sono le Federazioni più medagliate. Sono 27 le discipline andate a medaglia tra il 1996 e il 2016, 32 nel complessivo periodo storico. Nelle varie edizioni dei Giochi Invernali abbiamo vinto 114 medaglie e ciò ci consente di essere al 10° posto nel medagliere per Nazioni. L’Italia è uno dei pochi Paesi che è presente nella top ten in entrambi i medaglieri e questo conferma come il nostro Paese sia un modello pluridisciplinare. Le discipline più munifiche a livello invernale sono lo sci di fondo con 34 medaglie, lo sci con 30 e lo slittino con 17. In merito alla partecipazione femminile italiana ai Giochi si può notare che il 15% totale delle medaglie sono state vinte dalle donne ma nelle ultime sei edizioni la partecipazione è cresciuta fino al 46% e l’incidenza parziale al 34%. Metà delle medaglie vinte da Lillehammer a Sochi 2014 è merito quindi della competitività femminile. Questa politica è figlia delle politiche del CIO. A Tokyo avremo 339 gare con un gap di sole 9 gare tra i due generi. Entro il 2024 dovremo raggiungere l’uguaglianza a livello di incidenza di medaglie. Le criticità dello sport italiano: un 26% in più di Paesi partecipanti ai Giochi, un 12% in più di Paesi che vanno a medaglie, un 22% di competizioni in più, mentre registriamo il 30% in meno della popolazione nella fascia di partecipazione olimpica e una riduzione del 45% dei contributi negli ultimi sei cicli olimpici (1993-2016). Quali sono le nostre strategie? Abbiamo provato a farci un esame di coscienza collettivo. Da parte nostra abbiamo cercato di affrontarlo con un accentramento, creando un’area che facesse convergere tutte le attività e valorizzando la sinergia con le Federazioni anche attraverso i Centri di Preparazione Olimpica. Negli ultimi 4 anni è stata incrementata del 31% la presenza nei Centri, con un piano di investimenti dal 2013 al 2020 di 22 milioni di euro: 7 sono relativi ad investimenti già realizzati, 15 invece sono in fase di programmazione. Fare esercizi sul passato ci ingessa, dobbiamo guardare al futuro tenendo conto che si corre molto e va mantenuto il livello di competitività come da tradizione”.
Anna Riccardi, dirigente della Preparazione Olimpica e Responsabile dei Servizi di Squadra, ha aperto la tavola rotonda “Road to PyeongChang2018”. “Le due Federazioni FISG e FISI rappresentano 7 discipline e fanno riferimento a 7 Federazioni Internazionali. E’ più facile relazionarsi così in vista della preparazione dei Giochi. Poter sfruttare i Centri di Preparazione Olimpica a secco, durante l’estate, per preparare i Giochi è stato sicuramente importante”.
Antonio Spataro, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina dello Sport del CONI: “La nostra realtà è nata 50 anni fa per valutare l’idoneità fisica degli atleti olimpici, attraverso un modello unico di screening. Abbiamo visitato 50 mila atleti olimpici, con una valutazione clinica-strumentale molto accurata che ci è riconosciuta a livello internazionale come modello, soprattutto a livello cardiaco. A seguito degli interventi realizzati riusciamo a garantire 20-25 mila prestazioni specialistiche agli atleti olimpici all’anno. La nostra struttura, inoltre, tutela la salute di tutta la missione azzurra ai Giochi. Oggi l’Istituto ha due anime: una istituzionale, volta agli atleti olimpici, e una sociale, volta alla collettività, perché abbiamo aperto l’Istituto all’utenza privata. Questo risponde all’esigenza della tutela sanitaria nazionale. La prevenzione e l’attività fisica sono mezzi fondamentali per mantenere la salute delle persone”.
Claudio Gallozzi, Responsabile Dipartimento Scienza dello Sport: “Rappresento una piccola entità nel CONI, è un’attività che si dipana in diverse direzioni. Sono 5 le aree che curiamo, di cui una funzionale attraverso la quale siamo cresciuti molto, passando dal laboratorio al campo. Negli ultimi 4 anni abbiamo avuto progetti di ricerca con circa 30 Federazioni. Abbiamo l'area di biomeccanica per lo studio della prestazione, un’area tecnologica – negli anni ’80 era in proprio – che oggi affrontiamo con partner esterni, come ad esempio reparto corse della Ferrari, poi abbiamo l’area dello studio dell’equilibrio posturale e dell’individualità dell’atleta per prevenire e curare patologie legati a disturbi dell’equilibrio e migliorare le performance e infine l’area legata al recupero degli infortuni. Abbiamo convenzioni in essere con 7 Università e tante altre sinergie per assicurare sempre un livello eccelso di prestazioni”.
Flavio Roda, Presidente Federazione Italiana Sport Invernali: “La difficoltà maggiore, con 10 discipline olimpiche, con componenti diverse, ambientali e tecniche, è garantire un’alta competitività nell’arco della stagione, salvaguardando anche l’attività preolimpica e soprattutto il ranking che è fondamentale ai fini delle gare. Non è facile mantenere la concentrazione e avere chiaro l’obiettivo a cinque cerchi. E non è facile concentrare il focus solo su un traguardo, che dà il senso di un quadriennio. Abbiamo cambiato il concetto delle convocazioni: in passato si creava una graduatoria di merito in base ai piazzamenti, oggi vogliamo considerare anche lo stato di forma e non solo i risultati”.
Andrea Gios, Presidente Federghiaccio: “La nostra Federazione ha 7 discipline, 5 sono qualificate e il Curling è in attesa, mentre l’Hockey su Ghiaccio non ce l’ha fatta. Nonostante le criticità, anche strutturali, penso alle 35 piste contro le 117 della Francia, riusciamo comunque a essere presenti grazie al lavoro portato avanti nei Centri Federali, cui consegniamo gli atleti di punta e lavoriamo a stretto contatto con il CONI. Portiamo 20 ragazzi a un risultato importante, in sinergia, anche con i Corpi Militari. C’è un lavoro di squadra che ha portato a questi risultati. Abbiamo cambiato anche il sistema di reclutamento del curling rispetto al passato per creare il clima di squadra. Ogni allenamento è una gara. Siamo felici di chi ci rappresenta e lo fa con merito”.
La successiva tavola rotonda è stata moderata da Daniele Dallera, Capo Redazione Sportiva del Corriere della Sera, con la partecipazione delle tre Federazioni di sport individuali in cui l’Italia è leader in questo momento, vale a dire il tiro a volo col Presidente Luciano Rossi, il canottaggio col Presidente Giuseppe Abbagnale e la scherma con il Presidente Giorgio Scarso, mentre gli sport di squadra hanno avuto come relatori il Presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, il Presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, e due allenatori: Claudio Gentile, l’unico ad aver vinto una medaglia olimpica nel dopoguerra per il calcio italiano (bronzo ad Atene 2004), e Mauro Berruto, ex ct dell'Italvolley medaglia di bronzo a Londra 2012.
Questi gli interventi in vista di Tokyo 2020. Il Presidente della FITAV, Luciano Rossi: “La nostra Federazione ha sorpreso il mondo a Rio. Ci siamo qualificati in 9, di cui 7 sono andati in finale e 5 hanno vinto medaglie (2 ori e 3 argenti). Questo ci ha permesso di essere primi nel medagliere. Nella marcia di avvicinamento al 2020 stiamo facendo un grande lavoro di dedizione senza dimenticare le criticità. Non abbiamo centri federali, abbiamo sempre beneficiato di strutture che le nostre associazioni sportive ci hanno messo a disposizione. Dobbiamo tenere in conto che tanti si stanno strutturando. Nel prossimo anno, con il Mondiale in Corea, iniziamo la corsa alle qualificazioni. Siamo preoccupati per il discorso legato all’impiantistica e dovremo fornire risposte importanti per dare un’immagine sempre vincente del nostro mondo”.
Il Presidente della FIC, Giuseppe Abbagnale: “Sono stato eletto nel novembre 2012, uscivamo da Londra con un argento e la conquista di un’altra finale, con 7 equipaggi qualificati. Abbiamo cominciato il nuovo quadriennio con un solo elemento dell’equipaggio medagliato che continuava. Avevamo i ranghi azzerati. Abbiamo quindi selezionato un gruppo di giovani su cui lavorare, spendendo energie e risorse per allargare il numero di atleti su cui puntare alla conclusione del quadirennio. Siamo arrivati a Rio con 4 equipaggi in finale, di cui 2 a medaglia e 2 confinati al quarto posto. L’Olimpiade è questa, sappiamo quanto è difficile, anche solo qualificarsi. Per Tokyo uno dei nostri equipaggi di punta viene estromesso per la parità di genere: il quattro senza pesi leggeri. Questo diventerà un ulteriore problema ma andiamo avanti comunque, partendo dal gruppo che tanto bene ha fatto in Brasile. Ai Mondiali in Florida siamo arrivati primi nel medagliere, con 5 podi nelle specialità olimpiche: non accadeva da un po’ e questo ci inorgoglisce. Il processo continuerà, sappiamo che sarà difficile ma vogliamo sfatare un mito: conquistare una medaglia nel settore femminile, anche se sarà difficile considerando le risorse che sono inferiori rispetto ad altri Paesi”.
Il Presidente della FIS, Giorgio Scarso: “Stiamo lavorando per il 2020 e per le edizioni successive. La scherma si basa su 3 pilastri: l'attività agonistica nazionale, la riconversione degli atleti e la gestione del settore tecnico. Mi piace ricordare che dal 1960 si è dato vita a un progetto iniziato da Renzo Nostini e portato avanti da noi. L’attività giovanile inizia dai 6 agli 8 anni, poi c’è il Gran Premio Giovanissimi che è il bacino di fondamentale importanza. L’Under 14 è strutturata a livello internazionale, L’attività annuale si conclude con un campionato italiano con 3500 ragazzi a Riccione. Questo alimenta il senso di appartenenza e il bagaglio tecnico che consente di affacciarsi ai livelli successivi. Nei Cadetti siamo protagonisti grazie a questo processo virtuoso. Il Settore Assoluto consente di andare a vincere il campionato italiano, un sistema che si autoalimenta e che non ci ha dato ad oggi vuoti generazionali. Le liste tecniche consentono ai Gruppi Sportivi Militari di monitorare il livello tecnico dei ragazzi. Siamo competitivi grazie a questa organizzazione”.
Il Presidente della FIN, Paolo Barelli: “La pallanuoto, a partire dal 2004, con l’unica eccezione del 2008, ha sempre vinto delle medaglie. C’è una tradizione di competere ad alti livelli, poi ci sono possono essere delle annate meno fortunate. Ma i successi sono alle spalle, si guarda al futuro con attenzione e preoccupazione. Luciano Rossi ha parlato di società sportive, mi ha anticipato, perché noi abbiamo un supporto da questa realtà. I campioni degli sport di squadra, prima di diventare tali, sono giovani: però non si possono fare miracoli senza supporto di scuola ed enti locali. Questa crisi può investire i medaglieri a lungo termine. Il Paese deve probabilmente lanciare un ragionamento: è importante la medaglia e sentire l’inno Nazionale? Sembra di sì considerando l’importanza attribuita alla valenza agonistica. Bisogna chiedersi se è sufficiente promuovere lo sport per tutti, in cui siamo sicuramente imbattibili. Per ragionare sulle medaglie è necessario fare leva sulle società, che rappresentano la base. Sul discorso stranieri, invece, la FIN si è trovata a combattere per 10 anni perché, per andare sul podio, per andare a competere con atleti di altri Paesi, siamo riusciti a limitare l’organico a 3 non italiani. Questa cosa è sempre stata voluta dal nostro Consiglio Federale. Riteniamo che nell’ambito degli sport di squadra abbiamo ottenuto risultati perché siamo riusciti a contenere questo aspetto”.
Il Presidente della FIP, Giovanni Petrucci: “Ho sempre detto che non tutti gli sport sono uguali. Ci sono Presidenti che sono già a Tokyo. Per noi qualificarsi è molto difficile, più che conquistare delle medaglie. Il basket è diffuso in 215 Nazioni, bisogna essere realisti. Dopo il calcio è la disciplina più diffusa a livello internazionale, questo accresce le difficoltà ma non deve essere un alibi. Il CONI sta lavorando bene e può intervenire. Ci sono troppi extracomunitari e abbiamo bloccato un intervento di infrazione dell’UE. Oggi c’è un sogno: vincere una Eurolega, difficilmente si dice voglio vincere una medaglia ai Giochi. Lavorare in uno sport di squadra come il nostro è difficilissimo. Il CONI può limitare il tesseramento degli extracomunitari. Oggi non è solo l’NBA a negare i giocatori ma anche le realtà universitarie. Ci deve essere un gentleman agreement tra i Presidenti di Serie A partendo dal presupposto costituito dall’iniziativa del CONI”.
Claudio Gentile, ultimo tecnico del calcio a conquistare una medaglia olimpica: “I Giochi sono un appuntamento molto importante, oggi le regole sono cambiate. Prima si facevano Europei e Olimpiadi nello stesso anno e nel 2004 in 12 giorni abbiamo fatto un miracolo anche se avevamo un parco giocatori di grande livello. Mi dispiace molto che oggi il calcio viva un momento difficile, è la fase più critica del movimento. La mancata qualificazione al Mondiale è un danno di immagine e tecnico, ma su queste rovine si può costruire qualcosa di importante. Mi sono fatto tanti nemici perché non davo retta. Spero che questo non succeda più e che i tecnici non ricevano pressioni e possano fare il loro lavoro serenamente”.
La tavola rotonda è stata chiusa da Mauro Berruto: “Dal 29 luglio 2015, da quando mi sono dimesso, mi chiedo se c’è qualcosa che possa farmi accelerare il battito cardiaco come quando facevo l’allenatore di pallavolo. Mi piace ragionare proponendo 3 gesti: la prima cosa è la parola desiderio, che nasce da una mancanza, e per questo va creato nei nostri atleti un desiderio. La seconda mossa è coerente con la prima: va restituita ai tecnici la dignità del loro ruolo. Il terzo punto è legato ai primi due: rigenerare il desiderio, restituire dignità e immaginare la filiera di costruzione di un atleta olimpico. Il focus poi va concentrato sulla scuola: è il motore di tutto, per appassionarsi anche alla bellezza dello sport. I cerchi olimpici mi fanno pensare a quello che sarebbe potuto essere, ho sfiorato Rio e vinto una medaglia a Londra: è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita”.
La presentazione di Carlo Mornati
Stati Generali: lo Sport di vertice e la sua Organizzazione Istituzionale
Fabbricini: CONI grande grazie al territorio. Miglietta: ottimi risultati con il know how di Coni Servizi
- STATI GENERALI - SESSIONE VERDE
Nel pomeriggio è stato il turno del cerchio verde, che è anche il colore della speranza, dei parchi, dell’erba e la cui sessione è stata suddivisa in due parti. Per la prima il tema è stato: “Sport Dovunque, sport comunque” con moderatore il Direttore del Corriere dello Sport, Alessandro Vocalelli.
L’introduzione è stata curata dal Segretario Generale del CONI, Roberto Fabbricini. “Lo sport deve essere un diritto e anche un dovere nei confronti di noi stessi. Ricordo quello che succedeva quando eravamo bambini: facevamo attività senza saperlo, bisognerebbe ritornare a quei tempi. La parola decisiva è territorio, che è sempre stata fondamentale nell’attività del CONI. Onesti istituì il Servizio organizzazione periferica e portò nelle case di tutti gli italiani lo sport, come elemento vissuto. Tutti abbiamo chiara la mission del Comitato Olimpico Nazionale Italiano a livello statutario. Per soddisfare questo compito diventa fondamentale interagire con il territorio. Negli ultimi anni, con i Ministeri, si sono pianificati progetti che hanno trovato applicazione grazie alle strutture territoriali. Il Governo rappresenta un interlocutore attento delle istanze del nostro mondo. Per espletare questa attività è fondamentale Coni Servizi. Sarebbe importante ripristinare il vecchio sistema, sempre nel rispetto normativo. La storia è sempre maestra, credo che possiamo affermare che lo sport italiano ha un grande avvenire dietro alle spalle”.
L’Amministratore Delegato di Coni Servizi, Alberto Miglietta: “Coni Servizi esiste per rendere operativa la politica dell’Ente, tramite risorse umane e materiali. Svolgiamo anche molte attività per concretizzare i progetti ottenuti attraverso i Ministeri e vogliamo far crescere il nostro know how per valorizzarlo. Ci sono 21 Comitati Regionali e 104 Coni Point, il cuore dell’attività territoriale per lo sviluppo della quotidianità. Non è una gestione facile, perché la macchina va fatta funzionare perfettamente controllando i costi. 1277, di cui 678 utilizzati da Coni Servizi e 599 in aspettativa perché in organico nelle Federazioni. Negli ultimi 4 anni della nostra attività, oltre al sostegno di quello che il CONI ci chiede, ci siamo impegnati per fare in modo che il contratto di servizio fosse sempre più basso e nell'ultimo anno siamo scesi per la prima volta nella storia sotto la soglia dei 100 milioni (99): pensando che i primi contratti si attestavano intorno ai 180 milioni la cosa ci riempie di orgoglio, anche perché quelle risorse vengono trasferite all'attività agonistica. Nel 2016 i ricavi ammontano a 25 milioni, 3 milioni in più rispetto al 2013. Più il nostro know how cresce più possiamo ridurre il contratto di servizio. I ricavi extra rispetto al contratto di servizio sono passati dai 2 milioni del 2013 ai 14 del 2016. Questo è un dato significativo, perché ci permette di sostenere, tra l’altro, l’attività di Sport e Periferie. Coni Servizi è la società di tutti. Sono onorato di avere una società come questa”.
Raffaele Squitieri (progetto Sport e Periferie). “La logica di questo intervento è elementare: la valenza dello sport non è finalizzata solo all’aspetto agonistico ma è decisiva ai fini dell’etica e dei comportamenti. Il CONI e il Governo hanno voluto portare questa realtà anche nelle zone maggiormente disagiate del Paese. E’ un progetto ambizioso ma concreto. Le iniziative sono state divise tra interventi urgenti e ordinari. Gli enti locali devono presentare le proposte, che poi passano al vaglio del CONI. Sbrigate le complesse pratiche burocratiche siamo passati all’aspetto sostanziale. La Giunta del CONI ha dettato le linee: valutare la fattibilità, incentivare gli interventi legati a impianti multidisciplinari che abbiano capacità gestionali. Siamo contenti che il progetto sia stato confermato: in una congiuntura economica non sono pochi e un merito va dato anche alla sensibilità del Governo”.
Piercarlo Rampini (Project Manager Sport e Periferie): “Il calcio è la disciplina per la quale è stato previsto il più alto numero di interventi, 47, seguita dai centri sportivi polivalente, 38, e dalle palestre polivalenti, 34. Le regioni nelle quali si è agito maggiormente sono state la Calabria, con 35 interventi, la Sicilia con 22 e la Campania 19, per arrivare a Marche 15 e a Puglia 14. Centoventotto interventi sono sotto i 200 milioni, 22 maggiori di 200 e 22 maggiori di 800. Fino al 15 dicembre c’è tempo per caricare la richiesta di intervento: che vinca il migliore”.
Cecilia D’Angelo, dirigente Territorio e Promozione dello Sport: “Il territorio è la seconda gamba del CONI dopo la Preparazione Olimpica. Per essere competitivi serve allargare la base e lo possiamo fare attraverso la rete unica e radicata rappresentata dal nostro territorio. Che sono le gambe solide dei nostri progetti, dettati dalle istanze rappresentata dai grandi temi, relativamente ai giovani, attraverso iniziative legate alla scuola – che ci vede impegnati con gli Educamp, trofeo CONI Kinder+sport e i centri estivi, al lavoro – con il progetto “La nuova stagione” e il servizio civile nazionale, allo sviluppo del territorio - valorizzando il connubio con il turismo anche attraverso lo stesso Trofeo Coni Kinder+Sport -, all’inclusione – con le iniziative FAMI e Sport in Carcere – alla salute – grazie a #BeActive e alla Giornata Nazionale dello Sport. I progetti costruiti in questi 4 anni insieme alla nostra rete territoriale, perché il cuore vitale pulsa proprio lì”.
Isidoro Alvisi: “L’atletica per Barletta è la storia. Si sono scritte pagine di storia e realizzati primati mondiali. La restituzione della pista è stato un momento di grandissima valore e importanza. Per Pietro Mennea, che ci vede dall’alto, è sicuramente un grande orgoglio, come lo è per noi. Questi interventi non sono solo di carattere finanziario, danno riconoscimento dello Stato e ne certificano la valenza. E’ un intervento promozionale: è una patrimonializzazione”.
Damiano Lembo (Enti di Promozione Sportiva): "Il modello Sport e Periferie rappresenta un punto di svolta epocale, in cui tutti gli attori dialogano e cercano insieme di rispondere alle esigenze dei cittadini. La Presidenza del Consiglio, il CONI, gli operatori e poi i proprietari degli impianti. Con questo progetto il cerchio si è chiuso. Prima il fare e poi il dire.Sul territorio, e specificatamente ad operare nelle periferie, siamo in tanti e quindi dobbiamo fare rete. Lo dice la particolarita del nostro territorio, abbiamo una diffusione capillare delle nostre strutture. Questo sistema deve diventare un modello di rete di inclusione sociale. Abbiamo tutti un obiettivo, rendere più vivibile, bello e compatibile il nostro Paese attraverso lo sport, che e un mezzo straordinario di trasmissione della solidarietà. Approfittiamo di questo progetto, che è stato rifinanziato in questi anni, dal punto di vista di rapporti sociali, concreti e profondi. Tutti tendiamo a fare qualcosa per gli altri. Lo possiamo fare, facciamolo".
L'importanza del marketing. Nepi: Italia Team è un brand di valori e di successo
- STATI GENERALI - SESSIONE VERDE
Nella seconda parte il tema affrontato, con la moderazione di Marco Bellinazzo de “Il Sole 24 Ore”, è stato “Lo Sport come leva di crescita economica”.
Ad aprire il panel è stato Diego Nepi Molineris, Direttore Marketing e Sviluppo CONI, che ha spiegato lo sviluppo dell’Italia Team e le strategie del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. “Il marketing è strategia, valorizzare un prodotto, una vendita ma, per chi lavora nello sport in particolare e chi deve esprimere tutti quei valori dello sport, il marketing è un’emozione. L’emozione ti porta a cercare di creare dei sogni e delle visioni per il futuro. Creiamo un Team che racchiuda tutti i valori più alti dello sport e che sappia raccontare ai giovani l’importanza di fare squadra. È nel nostro DNA. Questo nostro sogno si realizza il 4 dicembre 2015, giorno in cui riportiamo al centro del nostro modo di pensare l’atleta. E insieme all’atleta torna al centro il Tricolore che si unisce ai cinque cerchi olimpici. Italia Team è una grande comunità che appartiene a milioni di italiani, che unisci milioni di sportivi.
Tutti vogliono appartenere ai grandi valori. Come rafforzare questo forte senso di appartenenza? Il nostro senso di appartenenza, il nostro brand è voluto da tutti a livello internazionale. Oggi il marketing è in continua evoluzione, le persone orientano le scelte di base, con le loro esperienze. Abbiamo pensato un modello diverso, orizzontale. È quello che va da persona a persona e crea connessioni valoriali. I nostri partner condividono i nostri valori e portano soluzioni ai bisogni dei nostri sportivi. Il nostro impegno segue tre grandi direzioni: lo storytelling, il contatto tra l’atleta e i propri fan e la condivisione, quel modo in cui i fan dialogano con tutti gli atleti.
Durante i Giochi di Rio abbiamo registrato 513 milioni di visualizzazioni sui social che hanno generato 28 milioni di euro tramite l’earned media. Italia Team è diventato un prodotto di successo, ora vogliamo creare un vero network dello sport italiano. Va rafforzata la sinergia tra CONI, Federazioni, Enti e Discipline Associate. Attraverso la tecnologia avremmo un network che nessuno ha. Vogliamo creare un big data dello sport italiano mettendo a sistema le informazioni su tutti gli sportivi italiani.
Grazie alla partnership con Alibaba andremo a vendere il nostro brand nel mondo. Oggi quanto valiamo? Nel 2016, con il Foro Italico, 34 milioni di euro, ma il nostro obiettivo è portare questo valore nel 2020 a 56 milioni di euro di ricavi, con i privati. Le risorse servono a mantenere la sostenibilità economica e gli impianti, ma io propongo di cominciare a ripensare e investire parte dei ricavi sui Giochi della Gioventù, in cui si lanciano importanti messaggi sui valori olimpici: il sacrificio, il rispetto, il modo di affrontare una sconfitta e di rialzarsi per realizzare i nostri sogni”.
Andrea Carlucci, AD Toyota Motor Italia, ha portato ad esempio lo sviluppo delle auto ibride. “Oggi 11 milioni clienti al mondo guidano auto ibride e finalmente abbiamo quote molto significative nel mercato italiano. Oggi la partnership con Giochi Olimpici è una scelta globale, fatta dal Presidente della Toyota. È stato scelto lo sport perché nello sport c’è il recupero dello spirito di Toyota. Nello sport vediamo un sogno e sogniamo in grande, sempre guardando al futuro, con la possibilità di far percepire un brand per quello che è. Il marketing non inventa nulla, rende quello che sei credibile. Lo sport è una leva enorme e ci dà una risonanza incredibile. Ho trovato nel CONI dei partner straordinari perché siamo riusciti a interpretare e unire il concetto di Italia Team con un secondo concetto: il Toyota Team, cercando di far passare lo sport come qualcosa che va oltre le barriere. Un brand riesce a guadagnare attraverso lo sport in credibilità e reputazione. Con l’acceleratore di Tokyo 2020 pensare che l’idrogeno arrivi in Italia è una battaglia di prospettiva. In questo senso industria e sport possono andare insieme”.
Marco Balich, Direttore creativo cerimonie olimpiche, ha raccontato la propria esperienza nel realizzare le Cerimonie di inaugurazione dei Giochi, da ultima quella di Rio 2016. “Ci siamo distinti nella nostra nicchia di lavoro nel costruire cerimonie, un settore dominato fino ad allora dagli anglosassoni. Fare un grande evento sportivo è la summa di tutto, per gli atleti e perché celebri lo sport. Il più grande show del mondo sono la cerimonia olimpica e paralimpica, perché l’audience è la più ampia, ha il budget più alto e perché è il live show più grande, con 10mila comparse. Parliamo di un pubblico di 2,7 miliardi di persone. La cerimonia è importante perché parla di un territorio, della storia di una Nazione. Occorre parlare a un pubblico universale con onestà, coraggio, trasmettendo emozioni e valori”.
Giovanni Cagnoli, AD Bain & C. “Dobbiamo regalare ai nostri figli la possibilità di avere le nostre stesse emozioni. Senza risorse però non si fa nulla, bisogna creare queste risorse. L’Italia è un Paese strano:è stato dimenticato come produrre le risorse e si è pensato soltanto a come ridistribuirle. Lo sport vale 160 miliardi di dollari ed è un fenomeno globale che cresce quasi come la Cina, con il 4% annuo. Vale quasi un decimo di tutta l’Italia. È realistico pensare che tra 10 anni sarà ancora più grande e prenderà una parte delle risorse preponderante. I diritti tv avranno una crescita esplosiva, la biglietteria invece è limitata dagli stadi dai luoghi in cui si farà sport. I 160 miliardi, però, sono una grossa sottostima del fenomeno, perché c’è tutto l’indotto. Complessivamente si arriva a 1600 miliardi di dollari, il 2% dell’attività economica mondiale. Numeri impressionanti che devono far riflettere. Come dimostrato dalle aziende americane esse generano indotto dagli impianti e creano un’ulteriore capitalizzazione. Si tratta di un moltiplicatore economico, in questo senso Roma 2024 grida vendetta perché sarebbe stato un moltiplicatore economico straordinario. Lo sport in Italia vale circa 0,20% del PIL, un quarto di quello che vale in Inghilterra. Abbiamo uno spazio di crescita enorme basato su due assi: lo sport non deve essere solo calcio, c’è la possibilità di sviluppare altri sport. L’altra dimensione di crescita sono i luoghi. Gli Stadi di Wembley e Twickenham valgono rispettivamente 140 e 105 milioni di euro, lo Stadio Olimpico 60 milioni euro. I luoghi hanno una potenzialità di sviluppo straordinaria. Lo Stadio Olimpico è l’unica chance in Italia. Non c’è altro luogo in Italia che può ambire a questi numeri. Deve diventare uno dei luoghi mitici dello sport attraverso l’organizzazione di eventi sportivi e l’intrattenimento, garantire la fruizione pubblica da parte di turisti e cittadini, la promozione dello sport e la gestione immobiliare. Servono investimenti, l’occasione delle Olimpiadi è stata sprecata ma dobbiamo trovare delle risorse. Se prendiamo il periodo 2018-2023 l’indotto, con un investimento di 80 milioni di euro, può arrivare a 3,6 miliardi di euro”.
Gianmario Verona, Rettore Università Bocconi Milano. “Lo sport è un’industria e quindi necessita di strategia, marketing e di risorse. Dobbiamo imparare molto dagli Stati Uniti. La nostra università crede nello sport. È fatta di ricerca, insegnamento e senso della pratica. Lo sport è cruciale in tutte e tre le dimensioni. Lo sport deve essere studiato, noi abbiamo un laboratorio che studia strategie e aiuta a capire come supportare le entità sportive. Lo sport è anche insegnamento. Abbiamo creato un percorso di sport manager. Lo sport non è semplicemente un gioco, è competenza. C’è una terza dimensione: l’università deve cercare di creare degli sportivi. Si può stimolare all’interno dei sistemi universitari, dare incentivi a chi fa sport professionistico. Lo sport ha un senso di concorrenza e di sfida che è fondamentale per creare leadership, un momento cruciale per chi fa l’università. I manager del futuro devono avere questo senso, lo sport è diventato un momento di apprendimento. Una buona attività sportiva crea i giusti stimoli e noi cerchiamo di formare gli studenti e gli atleti per il futuro”.
Nepi, chiudendo il panel, ha auspicato che da questi Stati Generali nasca un “incubatore - chiamato Game Changers - che unisca atleti e dirigenti e possa aiutare a realizzare i nostri sogni”.
La presentazione di Diego Nepi
Stati Generali: Sport dovunque, Sport comunque
Coppa del Mondo: fantastici Rieder e Rastner, secondi ad Innsbruck nello slittino doppio
- ESORDIO STAGIONALE
Per Ludwig Rieder e Patrick Rastner è buona la prima. Nella gara d'esordio di Coppa del mondo di slittino doppio, primo vero test in vista dei Giochi Olimpici di PyeongChang2018, l'equipaggio azzurro è stato subito protagonista e nel budello di Innsbruck si è piazzato al secondo posto, a 178 millesimi dai campioni del mondo tedeschi Toni Eggert e Sascha Terdiman (1:19.843) e davanti all’altro duo tedesco composto da Tobias Wendl e Tobias Arlt (1:20.258).
Un podio che rispecchia totalmente quello momentaneo della prima manche in cui il doppio azzurro ha chiuso alle spalle dei tedeschi con soli 33 millesimi di svantaggio.
Rispetto alla prima parte della gara migliora, invece, la coppia "esperta" azzurra formata da Christian Oberstolz e Patrick Gruber che risale dal nono al sesto posto (in 1:20.470). Florian Gruber e Simon Kainzwaldner sono stati invece squalificati e non hanno preso parte alla seconda manche.
Coppa del Mondo: fantastici Rieder e Rastner, secondi ad Innsbruck nello slittino doppio
- ESORDIO STAGIONALE

Per Ludwig Rieder e Patrick Rastner è buona la prima. Nella gara d'esordio di Coppa del mondo di slittino doppio, primo vero test in vista dei Giochi Olimpici di PyeongChang2018, l'equipaggio azzurro è stato subito protagonista e nel budello di Innsbruck si è piazzato al secondo posto, a 178 millesimi dai campioni del mondo, i tedeschi Toni Eggert e Sascha Terdiman (1:19.843), e davanti all’altro duo tedesco composto da Tobias Wendl e Tobias Arlt (1:20.258).
Un podio che rispecchia totalmente quello momentaneo della prima manche in cui il doppio azzurro ha chiuso alle spalle dei tedeschi con soli 33 millesimi di svantaggio.
Rispetto alla prima parte della gara migliora, invece, la coppia "esperta" azzurra formata da Christian Oberstolz e Patrick Gruber che risale dal nono al sesto posto (in 1:20.470). Florian Gruber e Simon Kainzwaldner sono stati invece squalificati e non hanno preso parte alla seconda manche.
Grand Prix, 1° podio in carriera per Della Monica-Guarise: terzi a Grenoble nell'artistico con record personale
- PATTINAGGIO DI FIGURA
Arriva a Grenoble, agli Internationaux de France 2017, il primo podio in carriera in una tappa di Grand Prix per Della Monica-Guarise (Ice Lab). Il tandem azzurro, campione italiano tra le coppie di artistico, nel quinto appuntamento stagionale del circuito internazionale centra infatti il terzo posto a quota 197.59 punti realizzando anche il primato personale a più di 4 lunghezze dal precedente record di 193.50 siglato questo ottobre al Finlandia Trophy. Prestazione, risultato e soddisfazione eccezionale dunque per Della Monica-Guarise, che regalano all'Italia il quarto podio stagionale di Grand Prix dopo i due di Carolina Kostner e quello di Cappellini-Lanotte: Nicole e Matteo hanno firmato oggi un programma libero da 126.94 punti (62.97 di valutazione tecnica e 64.97 per i components, -1 di deduzione) assai ben eseguito ad eccezione di un errore di Guarise in apertura di secondo segmento. Una performance che ha comunque permesso agli azzurri di difendersi dal ritorno dei canadesi Ilyushechkina-Moskovitch, quarti a 193.07. Dopo il 4° posto alla Cup of China, arriva così per gli azzurri quel podio tanto sognato. "Siamo davvero contenti per aver raggiunto questo grande obiettivo e la prossima volta proveremo anche a superare la fatidica quota dei 200 punti - le parole di Della Monica-Guarise, felicissimi a fine gara -. Oggi pattinare non è stato per niente facile perché le gambe tremavano parecchio, ma il lavoro psicologico che abbiamo fatto ci ha aiutato e abbiamo saputo reagire alla grande. Il percorso di questa stagione procede benissimo, meglio di così per adesso non potevamo pretendere, anche se non abbiamo ancora raggiunto il nostro massimo".
Resta invece un po' di rammarico nella danza, dove Guignard-Fabbri (Fiamme Azzurre) non riescono ad agguantare il podio e chiudono al 5° posto complessivo a quota 171.08 nella gara dominata dai francesi Papadakis-Cizeron, capaci di siglare il nuovo record del mondo con 201.98 punti, ritoccando il loro stesso primato realizzato due settimane fa alla Cup of China. La coppia vice campione tricolore della danza ha firmato un programma libero da 101.28 punti (52.23 di valutazione tecnica e 50.05 per i components), punteggio che non ha convinto a pieno gli azzurri: "Sì, siamo un po' delusi da quanto espresso dai giudici perché personalmente riteniamo di aver pattinato bene, anche meglio di quanto fatto alla Rostelecom Cup dove, pur con livelli tecnici inferiori, abbiamo avuto un punteggio più alto - hanno spiegato nel post gara Charlene e Marco -. Avremmo gradito qualche punto in più ma resta la soddisfazione per una prova in cui ci siamo sentiti davvero nella parte; certo, c'è margine di miglioramento, ma a novembre siamo a buon punto e procedendo passo dopo passo abbiamo fiducia di poter raggiungere i nostri obiettivi".
Primo podio in carriera nel Grand Prix per Della Monica-Guarise: terzi a Grenoble nell'artistico con primato personale
- PATTINAGGIO DI FIGURA

Arriva a Grenoble, agli Internationaux de France 2017, il primo podio in carriera in una tappa di Grand Prix per Della Monica-Guarise (Ice Lab). Il tandem azzurro, campione italiano tra le coppie di artistico, nel quinto appuntamento stagionale del circuito internazionale centra infatti il terzo posto a quota 197.59 punti realizzando anche il primato personale a più di 4 lunghezze dal precedente record di 193.50 siglato questo ottobre al Finlandia Trophy. Prestazione, risultato e soddisfazione eccezionale dunque per Della Monica-Guarise, che regalano all'Italia il quarto podio stagionale di Grand Prix dopo i due di Carolina Kostner e quello di Cappellini-Lanotte: Nicole e Matteo hanno firmato oggi un programma libero da 126.94 punti (62.97 di valutazione tecnica e 64.97 per i components, -1 di deduzione) assai ben eseguito ad eccezione di un errore di Guarise in apertura di secondo segmento. Una performance che ha comunque permesso agli azzurri di difendersi dal ritorno dei canadesi Ilyushechkina-Moskovitch, quarti a 193.07. Dopo il 4° posto alla Cup of China, arriva così per gli azzurri quel podio tanto sognato. "Siamo davvero contenti per aver raggiunto questo grande obiettivo e la prossima volta proveremo anche a superare la fatidica quota dei 200 punti - le parole di Della Monica-Guarise, felicissimi a fine gara -. Oggi pattinare non è stato per niente facile perché le gambe tremavano parecchio, ma il lavoro psicologico che abbiamo fatto ci ha aiutato e abbiamo saputo reagire alla grande. Il percorso di questa stagione procede benissimo, meglio di così per adesso non potevamo pretendere, anche se non abbiamo ancora raggiunto il nostro massimo".
Resta invece un po' di rammarico nella danza, dove Guignard-Fabbri (Fiamme Azzurre) non riescono ad agguantare il podio e chiudono al 5° posto complessivo a quota 171.08 nella gara dominata dai francesi Papadakis-Cizeron, capaci di siglare il nuovo record del mondo con 201.98 punti, ritoccando il loro stesso primato realizzato due settimane fa alla Cup of China. La coppia vice campione tricolore della danza ha firmato un programma libero da 101.28 punti (52.23 di valutazione tecnica e 50.05 per i components), punteggio che non ha convinto a pieno gli azzurri: "Sì, siamo un po' delusi da quanto espresso dai giudici perché personalmente riteniamo di aver pattinato bene, anche meglio di quanto fatto alla Rostelecom Cup dove, pur con livelli tecnici inferiori, abbiamo avuto un punteggio più alto - hanno spiegato nel post gara Charlene e Marco -. Avremmo gradito qualche punto in più ma resta la soddisfazione per una prova in cui ci siamo sentiti davvero nella parte; certo, c'è margine di miglioramento, ma a novembre siamo a buon punto e procedendo passo dopo passo abbiamo fiducia di poter raggiungere i nostri obiettivi".
Al via gli Stati Generali dello Sport Italiano. Il programma dei lavori
- CONI
“Gli Stati Generali dello Sport Italiano” si svolgeranno lunedì 20 e martedì 21 novembrenel Salone d’Onore del CONI al Foro Italico. Sarà una due giorni intensa, ricca di temi e dibattiti secondo un format che parte dei cinque cerchi olimpici e declina le singole sessioni di lavoro in base anche al colore del cerchio.
Si inizia con quello azzurro, che è anche il colore dello sport italiano, col tema: “Sport che unisce, condivide valori e riconosce regole”. Moderatore il Direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti. Interverranno il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, il Direttore Generale del CIO, Cristophe De Kepper, il Ministro dello Sport, Luca Lotti, il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, e il Presidente di Technogym, Nerio Alessandri. La sessione si concluderà con una tavola rotonda alla quale parteciperanno Raffaella Masciadri, Presidente della Commissione Atleti del CONI, Giancarlo Giorgetti, Presidente Commissione Parlamentare, e Chiara Appendino, Sindaco di Torino, ultima città italiana ad ospitare le Olimpiadi.
Si passa poi al cerchio giallo, che rappresenta il continente asiatico dove si disputeranno le prossime edizioni dei Giochi Olimpici Invernali ed Estive. Il tema è “Lo Sport di vertice e la sua organizzazione istituzionale”. Il moderatore è Giovanni Bruno, Other Sports Sky Director, con un’introduzione di Carlo Mornati, Vice Segretario Generale del CONI. La prima tavola rotonda “Road to PyeongChang 2018” con Antonio Spataro, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina dello Sport del CONI, Claudio Gallozzi, Responsabile Dipartimento Scienza dello Sport, Anna Riccardi, Dirigente Preparazione Olimpica CONI, Flavio Roda, Presidente Federazione Italiana Sport Invernali, e Andrea Gios, Presidente Federghiaccio. La successiva tavola rotonda sarà moderata da Daniele Dallera, Capo Redazione Sportiva del Corriere della Sera e vedrà la partecipazione delle tre federazioni di sport individuali in cui l’Italia è leader in questo momento, vale a dire il tiro a volo col Presidente Luciano Rossi, il canottaggio col Presidente Giuseppe Abbagnale e la scherma con il Presidente Giorgio Scarso, mentre gli sport di squadra avranno come relatori il Presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, il Presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, e due allenatori: Claudio Gentile, l’unico ad aver vinto una medaglia olimpica nel dopoguerra per il calcio italiano, e Mauro Berruto, per la pallavolo.
Nel pomeriggio di lunedì si passa al cerchio verde, che è anche il colore della speranza, dei parchi, dell’erba e la cui sessione è suddivisa in due parti. Per la prima il tema è: “Sport Dovunque, sport comunque”. Il moderatore sarà il Direttore del Corriere dello Sport, Alessandro Vocalelli. L’introduzione è affidata al Segretario Generale del CONI, Roberto Fabbricini. Alla tavola rotonda parteciperanno: Antonio Decaro (Presidente ANCI), Alberto Miglietta (AD Coni Servizi), Raffaele Squitieri (progetto Sport e Periferie), Piercarlo Rampini (project Manager Sport e Periferie), Pasquale Cascella (Sindaco di Barletta come “best pratice” della pista intitolata a Pietro Mennea), Cecilia D’Angelo (Direzione Territorio e Promozione CONI), e Damiano Lembo (Coordinatore Enti Promozione Sportiva). Per la seconda parte, il tema è: “Lo Sport come leva di crescita economica”. Il moderatore sarà Marco Bellinazzo de “Il Sole 24 Ore”. L’introduzione sullo sviluppo di Italia Team sarà di Diego Nepi Molineris (Direttore Marketing e Sviluppo CONI). La tavola rotonda sarà composta da Andrea Carlucci (AD Toyota Motor Italia), Marco Balich (Direttore creativo cerimonie olimpiche), Giovanni Cagnoli (AD Bain & C.), Gianmario Verona (Rettore Università Bocconi Milano).
Martedì 21 si inizia col cerchio nero, che raffigura il tema delle problematiche nel mondo dello sport. Il moderatore sarà Alberto Brandi, Direttore Sport Mediaset. L’introduzione sarà di Corrado Calabrò (Garante del Codice di Comportamento sportivo del CONI). Alla tavola rotonda parteciperanno: Giulio Napolitano (professore di Diritto Amministrativo), Carlo Deodato (Presidente Gruppo di Lavoro tecnico Statuti e Regolamenti), Enrico Cataldi (Procuratore Generale dello Sport), Attilio Zimatore (Professore di Diritto Privato), Franco Roberti (Procuratore Nazionale Antimafia), Alessandro Pajno (Presidente Consiglio di Stato). Nella seconda parte sarà affrontato il tema del doping in una tavola rotonda moderata da Paolo Brusorio, Capo della Redazione Sportiva de La Stampa. Ne parleranno Leonardo Gallitelli (Presidente Nado Italia), Francesco Botrè (Direttore Laboratorio Antidoping Roma), Alessandro Donati (Tecnico Sportivo), Elisa Di Francisca (bi-campionessa olimpica a Londra 2012).
L’ultimo cerchio, è quello rosso, che è anche il colore del cuore ed il tema è: “Cultura, Formazione, Opportunità”. Il moderatore sarà il Direttore de Il Messaggero, Virman Cusenza. L’introduzione è affidata al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Alla tavola rotonda parteciperanno: Marcella Panucci (Direttore Generale Confindustria, Gabriele Romagnoli (Direttore RaiSport), Teresa Zompetti (Strategia e Responsabilità Sociale CONI), Rossana Ciuffetti (Direttore Scuola dello Sport CONI), Carlo Cimbri (AD Unipol), Niccolò Campriani, bi-campione olimpico Rio 2016, Maurizio Casasco, Presidente Federmedici sportivi.
Nel pomeriggio le conclusioni saranno affidate al Presidente del CONI, Giovanni Malagò, che sarà coadiuvato da Gianni Letta e da Paola Severino (Rettore della Luiss ed ex Ministro della Giustizia).
Sarà possibile seguire i lavori in diretta streaming sul sito www.coni.it
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