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mosca chiusuraCome per la Cerimonia di apertura i rintocchi dell’orologio della Torre Spasskaja del Cremlino, diedero inizio alla cerimonia di chiusura dei Giochi della XXII Olimpiade la sera del 3 agosto del 1980, Un’edizione ferita dal boicottaggio dei 65 paesi del blocco occidentale e che sarà ricordata come una delle pagine più buie della storia sportiva. Il mondo olimpico già ferito dall’assalto dei fedayn al villaggio degli atleti di Monaco 1972 e dall’assenza di paesi africani a Montreal 1976, subì un altro durissimo colpo, seppure, dal punto di vista sportivo, il livello tecnico ed agonistico fu di prim’ordine.

 

L’atletica leggera mise in scena, nel mezzo fondo, una delle rivalità più appassionanti in assoluto: quella tra i britannici Sebastian Coe e Steve Ovett. I due grandi favoriti degli 800 mt. e dei 1500 mt. conquistarono entrambi il titolo, ma sorprendentemente nella specialità cui l’uno era favorito sull’altro. Il tedesco orientale, Waldemar Cierpinski, invece, si aggiudicò per la seconda volta consecutiva la maratona, eguagliando il mitico Abebe Bikila; mentre, l’etiope Miruts Yifter, ebbe la meglio sia sui 5.000 che sui 10.000 mt.

 

Nel nuoto femminile, invece, si registrò il dominio assoluto della Germania Est, che “colonizzò” il gradino più alto del podio con undici medaglie su tredici. L’Unione Sovietica, padrona di casa, fece incetta di titoli. Emblematiche le otto medaglie di Aleksandr Ditjatin nella ginnastica e il doppio successo di Vladimir Salnikov nei 400 mt., nonché nei 1500 mt. stile libero, dove stabilì il nuovo record mondiale, nuotando per la prima volta sotto i quindici minuti.

 

Nel pugilato, di contro, Pyotr Zeyev, dovette inchinarsi al grandissimo cubano Teófilo Stevenson, al suo terzo titolo olimpico consecutivo. Il medagliere finale vide il dominio dell’URSS con 80 ori, contro i 47 della Germania dell’Est. L’Italia chiuse al quinto posto con 15 medaglie (8 ori, 3 argenti e 4 bronzi), menomata dall’assenza degli atleti appartenenti ai gruppi sportivi militari.

 

Nell’atletica leggera il primo urlo di gioia fu di Maurizio Damilano nella 20 km. di marcia, cui seguirono i successi indimenticabili di Pietro Mennea nei 200 mt. e di Sara Simeoni nel salto in alto femminile. Il primo oro azzurro, tuttavia, fu ad appannaggio di Luciano Giovannetti nella fossa olimpica. Quasi inaspettato, poi, il trionfo di Federico Roman negli sport equestri, in particolare nella prova del concorso completo individuale, soprattutto per la tribolata vigilia che lo costrinse ad una preparazione quasi improvvisata.

 

Claudio Pollio ed Ezio Gamba, inoltre, a distanza di ventiquattr’ore l’uno dall’altro, conquistarono rispettivamente i titoli di lotta libera 48 kg. e di judo 71 kg. con due prestazioni eccelse. Infine, Patrizio Oliva, al termine di tre memorabili riprese, si laureò campione nei super leggeri di pugilato, aggiudicandosi anche la Coppa Val Barker, quale miglior pugile della manifestazione. Le soddisfazioni non mancarono anche nella pallacanestro con lo storico argento conquistato da Marco Bonamico, Roberto Brunamonti, Fabrizio Della Fiori, Pietro Generali, Enrico Gilardi, Pierluigi Marzorati, Dino Meneghin, Romeo Sacchetti, Marco Solfrini, Michael Sylvester, Renzo Vecchiato e Renato Villalta. L’Italbasket perse la finale con la Jugoslavia, ma riuscì nella storica impresa di superare in semifinale i padroni di casa dell’Unione Sovietica per 86 a 77.

 

Piazza d’onore anche per la squadra di sciabola maschile composta da Michele Maffei, Mario Aldo Montano, Ferdinando Meglio, Giovanni Scalzo e Marco Romano, al pari di quella del concorso completo a squadre negli sport equestri, con Federico Roman, il fratello Mauro, Anna Casagrande e Marina Sciocchetti. Il bottino azzurro fu reso ancor più cospicuo dai bronzi della staffetta 4x400 mt. formata da Pietro Mennea, Stefano Malinverni, Mauro Zuliani e Roberto Tozzi; dal tiro con l’arco con Giancarlo Ferrari, dai tuffi con Franco Cagnotto e dalla vela classe star con Giorgio Gorla ed Alfio Peraboni.

 

L’Olimpiade di Mosca, purtroppo, sarà anche ricordata per alcuni favoritismi a beneficio degli atleti di casa. La grande Nadia Comaneci fu privata dell’oro nella classifica generale individuale di ginnastica a causa della decisione controversa dei giudici che premiarono la sovietica Yelena Davydova tra le proteste persino del pubblico locale. Furono anche dei Giochi innovativi, che saranno ricordati, tra l’altro, anche per l'introduzione della teleselezione telefonica, che rappresentò un vantaggio per la stampa internazionale, oltre ad un’apertura verso l’Occidente.

 

Nel suo discorso conclusivo, l’allora presidente del CIO, Lord Michael Morris Killanin, chiuse con la raccomandazione, verso i giovani del mondo, “di tornare quattro anni dopo a Los Angeles”. Un’esortazione che non si realizzò, mentre la mascotte Misha volava in cielo sulle note di “Addio, Mosca”.

 

Partecipanti: Nazioni: 80 - Atleti: 5179 (4064 Uomini; 1115 Donne) - Italiani: 167 (128 Uomini; 39 Donne)

Medaglie Azzurre: 8 Oro – 3 Argento - 4 Bronzo

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